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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Articolo
Scambi culturali
Di paola (del 12/02/2017 @ 00:40:40, in diario, linkato 474 volte)
Quando ci è stato comunicato che la classe di Matteo avrebbe partecipato ad uno scambio culturale con una classe di studenti francesi sia io che il vikingo abbiamo reagito entusiasticamente, come si addice a due prodotti dell'Europa unita, cresciuti ai tempi dell'interrail e delle vacanze-studio a Torquay. Ospitare per 6 giorni un ragazzo francese e mandare Matteo in Francia per un analogo periodo ci è sembrato un degno preludio per introdurre il pargolo alle gioie del programma Erasmus, fiduciosi che esista ancora quando Matteo entrerà nel corrispettivo olandese della quarta superiore.

La memoria è un singolare meccanismo che fa ricordare solo gli avvenimenti positivi e rimuove ogni esperienza traumatica. Sia io che il vikingo infatti ricordavamo con piacere e perfino un filo di nostalgia i nostri soggiorni in famiglie straniere; solo adesso che mi sto riprendendo da quest’ultima esperienza riaffiorano anche tutti gli aspetti meno edificanti di quei soggiorni e mi consolo parzialmente della nostra performance in questo.

Un mese fa ci è stato recapitato il nome del nostro ospite insieme a un succinto resumé autoprodotto in inglese traballante che ci ha lasciato completamente all’oscuro delle sue abitudini, preferenze e attitudini. Insieme al resumé ci è stato consegnato un dettagliatissimo programma delle attività previste che invece definiva inequivocabilmente i confini del nostro coinvolgimento: la fornitura di un posto letto, tre pasti al giorno e intrattenimento nel weekend. L’intrattenimento nei giorni feriali sarebbe stato organizzato e gestito dalla scuola di Matteo. Forti di questa assicurazione ci siamo preparati ad accogliere il ragazzo, ovvero, io ho cucinato pasti per un reggimento e il vikingo si è assicurato che Matteo si occupasse delle PR tramite Snapchat. Ma già il giorno prima dell’arrivo si sono addensate le prime nubi all’orizzonte sotto forma di contributo obbligatorio al rinfresco di benvenuto. Il vikingo si è immediatamente defilato adducendo impegni lavorativi improrogabili e mi ha lasciato a produrre tartine fino a mezzanotte e a rappresentare la famiglia al rinfresco.

Quando il pullman si è fermato sul piazzale della scuola e i ragazzi sono scesi mi sono resa conto che nessuno di loro aveva un cartellino col nome e che nessuno assomigliava anche solo vagamente alla fototessera inviata insieme al resumé. È seguito un imbarazzante quarto d’ora di ricerca reciproca, poi mi è sembrato di sentire chiamare il nome del nostro ospite, mi sono girata e mi sono trovata di fronte a un allampanatissimo ragazzo di origine mediorientale: Lyess, il nostro ospite. Sbrigate le formalità di prammatica ho caricato ragazzo e valigie in macchina e ho cercato di intavolare una conversazione in francese. Potevo percepire il terrore assoluto del ragazzo seduto accanto a me e ho provato una tenerezza infinita senza peraltro sapere come alleviare il suo stato d’animo. A casa ho cercato di far cooperare Matteo e Lyess: li ho spediti al supermercato con il compito di scegliere alimenti adeguati per la colazione e la merenda del giorno dopo e li ho invitati a sistemare insieme la camera da letto. Dopodiché ognuno si è messo a consultare il proprio smartphone e fino all’ora di cena non si sono più scambiati una parola.

Il giorno dopo toccava al vikingo occuparsi dei ragazzi mentre io tornavo a lavorare.
Prevedendo il peggio ho preparato il tavolo per la colazione come un buffet da bed & breakfast. Tornata a casa la sera sono venuta a sapere che Lyess non aveva osato prendere niente di diverso da Matteo e aveva fatto quindi colazione con latte e corn flakes e pranzato con un misero panino alla nutella. Ho soppresso le quindici bestemmie che mi sono scoppiate in testa e ho preparato la cena, assicurandomi che Lyess mangiasse abbastanza proteine e verdure. Dopo cena abbiamo tentato di coinvolgerlo nelle nostre preferenze cine-televisive, lui ha perfino trovato il coraggio di chiedere se nel weekend avrebbe potuto passare un po’di tempo coi suoi compagni di classe preferiti e bene o male siamo arrivati all’ora di dormire senza incidenti.

Il giorno dopo mi sono assicurata che Lyess mangiasse la colazione che preferiva e ho preparato un nutrito lunchbox, dopodiché sono andata al supermercato a fare la spesa per la settimana e infine mi sono apprestata a godermi la mia giornata libera. Stavo pedalando in direzione dell’università per assistere al discorso inaugurale di un’amica quando lo smartphone mi ha indicato che Matteo mi voleva parlare. Chiunque abbia figli adolescenti sa che costoro usano la funzione telefono solo in casi disperati, quindi ho risposto con una certa apprensione.
“Ciao mamma, brutte notizie.” ha esordito il mio adolescente facendomi istantaneamente perdere sei mesi di vita e imbiancare quindicimila capelli. “Non io, io sto bene,” ha aggiunto evitandomi l’infarto “ma la nonna di [compagno di classe] è in fin di vita e quindi [compagno di classe] mi ha chiesto se possiamo ospitare noi il suo ospite francese per il resto della settimana.”

Ho incassato il colpo senza perdere una pedalata e ho chiesto all’adolescente se il ragazzo francese in questione non fosse per caso uno dei compagni di classe preferiti da Lyess, avuta risposta affermativa mi sono consolata pensando che ogni svantaggio ha il suo vantaggio [celebre citazione di Johann Cruyff] e ho cominciato a pensare come incastrare questo ospite extra nella già complessa logistica del weekend. Tornata a casa e preparata la cena al volo ho constatato che il nuovo ospite era ancora più terrorizzato e taciturno di Lyess. A nulla sono valsi i miei tentativi di metterlo a suo agio per cui ho gettato la spugna e l’ho lasciato alle cure del suo amico.

Il giorno dopo io e il vikingo abbiamo lasciato i ragazzi dormire e siamo andati al mercato per completare e integrare la spesa settimanale. Ho lasciato tornare a casa il vikingo con croissants e panini freschi e ho proseguito la spesa con l’idea di tornare a casa, preparare le cene del weekend e poi occuparmi dell’intrattenimento degli ospiti, ma quando sono arrivata a casa sono stata accolta da una cucina devastata dall’arrivo a sorpresa dell’idraulico che aspettavamo da almeno tre mesi e dalla notizia che il numero dei nostri ospiti francesi era salito a tre.

Ho avuto la decenza di aspettare che l’idraulico si assentasse per andare a prendere il pezzo di ricambio che gli serviva prima di sbroccare.

Mi sono poi ritirata nella stanza che riserviamo alla meditazione e ho aspettato che l’idraulico finisse il suo lavoro prima di ripresentarmi in cucina. Mentre pulivo le macerie insieme al vikingo gli ho chiesto delucidazioni sull’evoluzione del nostro monte-ospiti ottenendo unicamente l’assicurazione che la presenza del terzo francese sarebbe stata limitata a poche ore. Un’interrogazione di Matteo ha rivelato che l’ospite ci era stato scaricato per permettere a [compagno di classe] di andare a giocare la partita del torneo della sua associazione calcistica. Non potendomi sfogare sul vikingo che nel frattempo si era strategicamente eclissato adducendo impegni lavorativi improrogabili mi sono sfogata sulle verdure per il minestrone e stavo quasi per calmarmi quando mi sono resa conto che era l’una passata e nessuno si stava occupando del pranzo: il vikingo era ancora latitante, i tre ospiti francesi erano chiusi in conclave nella loro camera e Matteo era sdraiato sul divano, incollato al suo iPad.

Ho avuto il piacere di constatare che quattro urla ben assestate hanno ancora il potere di far staccare un adolescente dall’iPad e fargli venire il desiderio impellente di aiutare sua madre a preparare il pranzo.

Ovviamente il vikingo è ricomparso solo per ricordarmi che avevamo un appuntamento per concordare il menù della cena per il nostro decimo anniversario di matrimonio mentre stavo facendo la cuoca-cameriera e mi ha costretto ad abbandonare sia il minestrone che i quattro ragazzi al loro destino. In macchina ho espresso la mia opinione sulla maleducazione di certi olandesi sottolineando la correlazione tra maleducazione e propensione a far parte di associazioni calcistiche. Il vikingo ha espresso il suo dissenso sulla mia correlazione e siamo arrivati al ristorante con lo stato d’animo di chi si appresta a incontrare gli avvocati per discutere la separazione. Fortunatamente lo chef – che ci conosce molto bene - ha capito l’aria che tirava ed è riuscito a farci calmare sufficientemente per riuscire a condurre una discussione produttiva sul menù.

Rientrati a casa abbiamo avuto il piacere di constatare che il terzo francese non c’era più e a quel punto il vikingo è finalmente entrato in azione e ha portato il gregge di adolescenti in centro per un giro turistico e una tazza di cioccolata, così da permettermi di finire di cucinare e concludere in bellezza la serata all’hamburgeria slow food. Da quel momento in poi il weekend ha ripreso una parvenza di normalità e il resto della settimana è trascorso senza incidenti. A parte il fatto di aver dovuto cucinare una settimana di cene per cinque persone anziché tre, di aver dovuto preparare ogni sera la tavola della colazione e tre lunchbox per evitare che gli ospiti andassero a scuola/in viaggio digiuni il giorno dopo e soprattutto di aver dovuto tentare di intrattenere per due ore al giorno due adolescenti terrorizzati e timidissimi: una combinazione che mi ha lasciato totalmente spossata.

Eppure, nonostante Lyess e il nuovo ospite abbiano passato tutto il tempo insieme senza pronunciare più di un paio di monosillabi in nostra presenza, Matteo ci assicura che tutti si sono divertiti molto e le numerose attività organizzate dalla scuola e dagli studenti sono state molto gradite. Questo ci conforta e ci fa ben sperare per la seconda parte dello scambio culturale, ovvero la settimana che Matteo trascorrerà in Francia. Speriamo che se la cavi.
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# 1
Molto divertente!
Se non mi ricordasse una esperienza analoga di tanti anni fa : deprimente
Di  Anna Berardesca  (inviato il 14/02/2017 @ 18:30:59)
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