paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2013

Dodici anni e mezzo

Chi di voi si ricorda il film «Nove settimane e mezza» (Nine and ½ weeks), che nel 1986 ha fatto di Mickey Rourke e Kim Basinger due icone sexy? Il film – che pure mi ricordo aver fatto parecchio scalpore - non era nulla di speciale e le scene di sesso erano da educande a paragone di «Histoire d’O», ma per gli standard di Holliwood era il confine massimo cui si poteva arrivare in quegli anni.
Per recensire i dodici anni e mezzo di esilio volontario che ho appena festeggiato insieme ai testimoni del tempo passato, mi chiedo che standard devo adottare. Secondo gli standard milanesi degli anni novanta questi due lustri e mezzo sono stati sicuramente scevri di eventi, perfino noiosi. Secondo gli standard londinesi degli anni ottanta sono stati addirittura da ospizio. Mai una volta mi son risvegliata in una casa sconosciuta a fianco di uno sconosciuto, mai una volta mi son detta “Mai più ‘sta roba.” abbracciando la tazza del WC per tenermi in equilibrio mentre restituivo alla rete (fognaria) il contenuto del mio stomaco e mai una volta ho pianto sui cocci del mio cuore infranto dall’ennesimo stronzo maledetto. I concerti cui son stata si contano sulla punta delle dita e le serate in discoteca (o l’equivalente contemporaneo) su quelle di una mano sola. Ho fatto un solo viaggio intercontinentale nuovo (Sud Africa, 2010) e son tornata due volte negli Stati Uniti, per lavoro e controvoglia. Ho traslocato solo due volte; da via Plinio a Rozenstraat (via delle rose) e da Rozenstraat a Perzikstraat (via delle pesche). Il viaggio più avventuroso è stato quello della mia convivenza col vikingo, commutata in matrimonio sei anni fa praticamente all’insaputa di entrambi, che ancora guardiamo le fedi con stupore e ci dimentichiamo regolarmente di festeggiare il nostro anniversario. E naturalmente lo tsunami che porta il nome di Matteo e che ha lasciato cicatrici perenni sul mio corpo e sul mio spirito: l’esperienza della maternità è stata pari ad un viaggio interstellare in hyperdrive e mi ha scaraventato in un universo parallelo che al confronto tutta la serie di Star Trek è una passeggiata al parco. Curiosamente, nessuno dei miei amici vecchi e nuovi sembra dar rilevanza allo sconvolgimento che la convivenza con un essere umano autoprodotto ha comportato. Un essere umano che quotidianamente mi sbatte in faccia l’immagine riflessa della mia personalità al quadrato, compressa in 34 chili e 140 centimetri (e ancora non è arrivato all’adolescenza; sono terrorizzata solo al pensiero dell’inserimento di questa variabile nel nostro precario equilibrio). Tutti gli olandesi invece si chiedono e mi chiedono come abbia fatto a lasciare la dolce vita italiana per il gelido nord.
Alla luce dei risultati delle elezioni testè pubblicati direi che lasciare l’Italia è stata una scelta estremamente lungimirante, se pure del tutto indipendente dagli avvenimenti politici. La realtà è che da quando ho posato gli occhi sul vikingo quel lontano 8 agosto del 2000, in me si è immediatamente manifestata la consapevolezza che ogni attimo di separazione sarebbe stato come camminare su cocci di vetro a piedi nudi respirando zolfo. In confronto, la rinuncia a pizza, mozzarella, sole e compagnia cantante è stata una bazzecola. Le pizze surgelate dell’Albert Heijn mi tengono in vita tra una vacanza italiana e l’altra, ho imparato ad apprezzare la mozzarella Santa Lucia e per il resto vado alla sauna dove mi bombo di infrarossi e UVA. La decisione di partire non è stata difficile, il difficile è ricordarmi ogni giorno perché l’ho fatto, mentre aspetto l’ennesimo treno in ritardo, sferzata da vento gelido e pioggia, mentre Matteo mi fa uscire dai gangheri per la quindicesima volta in quindici minuti, mentre il vikingo mi chiede seraficamente che cosa intendo dire con “Perché non hai fatto il bucato?” di fronte al cesto della biancheria traboccante. Ma gli anniversari servono proprio a questo: a ricordare quello che la quotidianità cancella. Per questo il vikingo ed io abbiamo voluto festeggiare il nostro viaggio insieme alle persone più care. E’ stata una bellissima festa. Oggi ritorniamo a spalare la merda quotidiana. (26 febbraio)
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk