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2001

06 01 2001 dove vivo

Vivo in un quartiere dietro la stazione centrale di Nijmegen, fatto di casettine a 2 piani con giardinetto fronte e retro, strada lastricata coi bumpers così le macchine sono costrette ad andare piano e non ammazzano i bambini che giocano per strada. All'angolo opposto c'è uno snack bar gestito da cinesi che vende snacks fritti (vetbek) di vario genere, patatine Doritos e Lay/Smiths e gelati Algida: un aspetto della globalizzazione che bisogna apprezzare. Nel quartiere ci sono anche due piccoli supermercati tipo despar, un fruttivendolo, una macelleria, tre birrerie e un tabaccaio che praticamente credo venda di tutto nell'area del fumo, perchè l'ultima volta che il vikingo è andato a farci le fotocopie il gestore sembrava abbastanza fuori e nell'aria aleggiava il profumo inconfondibile della marijuana fresca. Poi c'è anche un'estetista che credo non si occupi di unghie come dice e una strana koffiehuis che dev'essere il ritrovo della malavita locale perchè le facce che vedo parcheggiate davanti tutti i giorni non sono esattamente sorridenti aperte e gioviali. Il quartiere è tra i peggiori della città, tanto che il consiglio municipale ci sta spendendo una tonnellata di soldi per riportarlo a livello dei quartieri confinanti, che invece sono bellissimi e curatissimi, con quell'atmosfera di benessere rilassato e understated che amo tanto in questo paese (e anche in Inghilterra a dir la verità). La gente che vive nel quartiere è un mix di proletariato locale e immigrati turco/marocchini: gli unici che fischiano quando passo e fischiano anche quando passa il vikingo (l'ho detto io che deve stare attento con quei pantaloni stretti e i capelli al vento). Alcune case hanno le telecamere e non si capisce se sono antifurto o antimarito violento che è stato diffidato dal rimettere piede a casa. Una sera io e il vikingo stavamo andando a casa mia e abbiamo visto una piccola folla silenziosissima di immigrati turchi ferma di fronte ad una delle casettine a due piani. C'era anche l'auto della polizia, ma quello che ci ha colpito era la totale immobilità e silenziosità della scena: una natura morta umana. Poi abbiamo saputo che uno dei mariti violenti diffidati era tornato a casa e aveva accoltellato la moglie. Il figlio, tornato a casa dopo la scuola, aveva suonato alla porta del vicino dicendo educatamente "Può venire a vedere? La mamma è sul letto e non si muove." Se questo è colore aggiunto dalla fonte che ha raccontato ad Eva il fatto (turca sessantenne che vive dirimpetto) non si sa, comunque episodi di questo genere sembra non siano proprio eccezionali. Poi ci sono i marocchini, che camminano sempre in branco per strada, gli uomini davanti e le donne dietro: enormi, sfondate e infagottate in tre o quattro strati di vestiario invernale nero o grigio scuro sia che facciano 3 o 30 gradi, velo in testa, nero ovviamente, solo le ragazze hanno il viso scoperto. Le ragazze sono bellissime, ma durano poco, perchè vengono mandate all'ingrasso appena sono in età da marito. Infine i locali, uguali al proletariato di tutte le città: le ragazze si vestono come puttane e si truccano troppo, i ragazzi fumano a 14 anni e truccano gli scooter. Si trovano ai crocevia e parlano, ridono, motteggiano, fanno un pò di casino, le solite cose. Tutti comunque a nanna per le otto: siamo pur sempre in Olanda e nessuno si azzarderebbe a schiamazzare di notte. Non è sociale!
 
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