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L'uomo che amava le donne

Prima estate in vacanza da sola, senza genitori, fratelli e affini. Solo la mia amica del cuore Lidia. Abbiamo scelto la riviera ligure più che altro perché entrambe conosciamo bene il territorio e come prima esperienza di libertà ci pare sufficiente.
Arriviamo speranzose e piene di buone intenzioni: dieta, tanto nuoto, tanto sole e la sera in vita. Io mi sento grandemente avvantaggiata rispetto a Lidia perché, avendo già saltato il fosso sei mesi fa in città, non ho più il problema di dover difendere il fiore della mia innocenza. Lidia invece è molto nervosa per lo stesso motivo: teme che la trascini in orge sfrenate.
Comunque il problema non si pone per un’intera, lunghissima e noiosissima settimana. Al contrario, mentre Lidia tenta inutilmente di attirare l’attenzione di qualche maschio, io devo mollare sberle a destra e sinistra per togliermi di dosso le mani di innumerevoli sconosciuti tamarri che misteriosamente mi gravitano intorno come api sui fiori.
Ma proprio la sera in cui Lidia ed io, sedute al bar più affollato del lungomare di fronte ad un gelato gigante, tiriamo le somme dell’esperienza e decidiamo di anticipare il nostro rientro in città, veniamo finalmente abbordate. Anzi, Lidia viene abbordata da un tipo biondo con incredibili occhi azzurri; molto carino, ma soprattutto molto sicuro e disinvolto, con quella inconsapevole aura di fascino che possiedono solo i veri fighi. Non è solo, c’è anche l’amico, decisamente un anticlimax rispetto a lui: piccolo, magro, nervoso, insignificante. Lo detesto subito. Si presentano, chiacchieriamo un po’ e scopriamo di stare alla stessa spiaggia. Perché non ci siamo mai visti? Sguardi incrociati dei due. Sicuramente facciamo orari diversi, dice il biondo, noi in spiaggia mai prima delle quattro del pomeriggio.
E’ una dichiarazione di guerra, praticamente. Lidia rimane leggermente interdetta, io invece parto all’attacco. Non mi direte che trovate qualcosa da fare la sera: questo posto è un mortorio. Sento un calcio sotto il tavolo ma rimango impassibile. Massimo, il figo, mi guarda di sfuggita e poi risponde a Lidia che bisogna solo conoscere i posti giusti e loro, modestamente, li conoscono tutti. Segue infuocata discussione sui posti giusti, che si conclude con un appuntamento alla sera dopo per andare insieme in uno di questi.
Rimaste sole, consiglio di guerra dove si stabilisce: primo, di partire anzitempo non se ne parla più, secondo, siamo entrambe orientate a Massimo, mentre Fabio non piace a nessuna delle due, terzo, vinca la migliore e l’altra si becca Fabio in puro spirito di amicizia.
Ma quando, la sera dopo, Massimo e Lidia iniziano a sbaciucchiarsi sul muretto del lungomare, Fabio ed io ci guardiamo negli occhi ed il messaggio esplicito è: stai lontano/a da me, a me piace il/la tuo/a amico/a. Accomunati dalla sfiga cominciamo a starci perfino simpatici e ci sorridiamo. Fabio sportivamente propone di lasciare i due ai loro amplessi e andarci a prendere un gelato. Dal gelataio ci scambiamo poche e chiarissime dichiarazioni. Per amor di pace faremo buon viso a cattivo gioco, ma checché ne pensino Lidia e Massimo tra noi non se ne parla proprio. Segue recriminazione di Fabio sulla storia della sua vita, dove Massimo si è sempre preso il meglio e a lui toccavano gli scarti, niente di personale naturalmente. Naturalmente, anche perché la cosa è palesemente reciproca.
Torniamo al muretto con quattro coni e, colpo di scena, Lidia e Massimo guardano in direzioni opposte, visibilmente scocciati. Fabio ed io siamo sconcertati, ma solo per un secondo. Fabio si incolla al fianco di Lidia e inizia subito a tessere la sua rete di seduzione. Io offro il cono a Massimo e aspetto. Non devo aspettare a lungo. Dopo due minuti la sua lingua è nella mia bocca. Cambi idea alla svelta tu, commento sarcastica. Non dire niente, non fare domande, dice lui e mi bacia di nuovo. Ha ragione: io ho quello che volevo, a lui evidentemente va bene tutto, siamo al mare, niente di personale.
Il resto della sera è avvolto nella nebbia rosea dei baci e dei contatti dei nostri corpi attraverso i vestiti leggeri. Camminiamo e parliamo molto, di noi, della nostra vita, delle nostre aspettative. Il rintocco del campanile ci sorprende: ci guardiamo intorno e scopriamo di essere seduti su una panchina in un parco deserto. Poco più in là, Fabio e Lidia sono avvinghiati su un’altra panchina. Nessuna idea di dove siamo e come ci siamo arrivati e soprattutto che cosa ci fanno loro due qui. Ma sono quasi le tre e l’incanto s’è rotto. Si torna in albergo.
Troppo stanche per parlare, rimandiamo tutto alla mattina dopo. In spiaggia chiedo a Lidia che cosa è successo la sera prima tra lei e Massimo, ma ottengo solo silenzi asciutti e monosillabi di scoraggiamento. Passo all’argomento 2, cioè Fabio e lei mi assicura nello stesso modo asettico che le sta bene così, che aveva sottovalutato Fabio. Contenta lei, contenti tutti.
Quando arrivano i ragazzi l’incanto riprende: Massimo ed io parliamo per ore, questa volta senza poterci toccare. Di conseguenza i discorsi scivolano inevitabilmente verso l’erotico e a questo punto lui mi chiede fino a che punto può spingersi con me. Mi sorprende un po’ questo modo quasi professionale di affrontare l’argomento, ma lui mi assicura che ha solo due grandi passioni nella vita: la prima sono le donne (la seconda è il calcio, ma in questo contesto la cosa è trascurabile). Questo significa che lui non può fare a meno di innamorarsi di tutte le donne che lo colpiscono anche solo per un particolare, a tutte vuole bene in egual misura, ma non riuscirebbe a rinunciare a nessuna. Come scusa per l’infedeltà cronica merita sicuramente un premio, a parte questo ancora non mi sono chiarissime le altre implicazioni. Massimo mi spiega che il suo vero piacere consiste nel far godere le donne, per questo si informa sempre su quello che gli è consentito fare con ciascuna di loro. Mi si apre un debole squarcio nel cervello a proposito del misterioso comportamento di Lidia la sera prima: posso immaginare come si sia sentita quando Massimo ha intavolato lo stesso discorso con lei! Fortunatamente io non sono così pudica e mi affretto a sciorinargli tutto il mio campionario di esperienze. Massimo mi ascolta serissimo, interrompendomi solo per chiedere chiarimenti su alcuni punti cruciali, poi mi guarda compiaciuto e dichiara che non può credere a tanta fortuna: sono palesemente una dilettante inesperta, cioè il top di gamma delle sue ambizioni. Mi promette che se lo lascio fare mi farà provare cose mai viste. Io rido, dentro di me un miscuglio di emozioni contrastanti, ma lui serissimo mi propone di passare la notte insieme. E dove? Qui, naturalmente. In spiaggia? Sì, certo, non hai mai fatto un bagno di mezzanotte? No, naturalmente, ma c’è una prima volta per tutto. Massimo fischia in direzione di Fabio e quando ha la sua attenzione dice solamente bagno di mezzanotte. Vedo Lidia alzare subito le antenne della disapprovazione più totale, ma Fabio comincia a parlarle con tono basso e suadente e a poco a poco i suoi lineamenti si distendono. Massimo intanto è tornato a dedicarmi tutta la sua attenzione e mi assicura che sarà bellissimo e che non vede l’ora di avermi tra le mani, lasciando intendere che sto facendo l’affare della mia vita.
Nell’intermezzo tra la spiaggia e la cena, discussione violentissima tra me e Lidia sull’opportunità di accettare l’invito. Lidia non ha nessuna voglia di passare la notte all’addiaccio solo per reggere il moccolo a me, in realtà teme molto le conseguenze sulla sua verginità di una situazione ad altissimo rischio come quella proposta. Devo sudare sette camicie per convincerla e sono costretta a farle una serie di promesse assurde per placare la sua angoscia. Ma ottengo quello che volevo e si va all’appuntamento, io col cuore in gola, lei con la faccia da martire cristiano di fronte alla gabbia dei leoni.
Attraversiamo il lungomare e ci fermiamo sul muretto, aspettiamo che la folla si diradi e poi saltiamo giù dall’altra parte, atterrando sulla sabbia fredda e umida. Massimo mi prende per mano e mi conduce attraverso le file di ombrelloni chiusi fino alla piattaforma dei tuffi, dietro le cabine. Da qui si vede la battigia e l’acqua nera sciabordante sulla rena, puntellata delle luci lontane del lungomare, ma la piattaforma dei tuffi è più riparata e pulita per il nostro scopo. Stendiamo teli e asciugamani, ci spogliamo e subito Massimo inizia ad accarezzarmi. Non ho moltissima esperienza di queste cose, ma so riconoscere la mano di un esperto. Massimo è un fuoriclasse. Le sue mani e le sue labbra scorrono sulla mia pelle come quelle di un musicista sul suo strumento: ogni suo gesto stimola una sensazione diversa e la sequenza dei gesti una sinfonia di sensazioni perfettamente accordate, in crescendo. Tento di ricambiare, un po’ impacciata, ma lui mi ferma e mi sussurra dolcemente di lasciare fare a lui, di non distrarlo, di concentrarmi solo su me stessa e di comunicargli le mie sensazioni. Adesso che lo scrivo mi viene il sospetto per la prima volta di aver avuto a che fare con una forma di perversione sessuale, ma anche se fosse, posso assicurare che è una gran bella perversione ed io ero totalmente consenziente, anzi me la sono goduta fino in fondo.
Massimo è andato avanti a baciarmi ed accarezzarmi dappertutto per un’ora, senza dare segni di stanchezza o di perdita di controllo. Io in compenso vedevo le stelle e ogni nuova carezza mi portava su vette sempre più alte. Ho dovuto implorare a lungo che mi penetrasse, quasi come se fosse una liberazione da tutto quell’immenso piacere: credevo di non poterne più. Mi sbagliavo. Dopo, sono crollata, esausta, fra le sue braccia. Mi ricordo che mi ha sussurrato dormi pure: la notte è ancora lunga.
Il resto della notte, fino all’alba, è stato un continuo rincorrersi di stati di sonno profondo e giochi sempre diversi, finché tutto il mio corpo è stato saturo d’amore. L’alba mi ha sorpreso addormentata, sfinita, totalmente appagata. Mi sono alzata barcollando: occorreva sloggiare prima che arrivassero i bagnini. Siamo tornate in albergo senza una parola, ci siamo buttate a letto e abbiamo dormito fino a mezzogiorno. Dopo la doccia, Lidia mi ha detto che ero come trasfigurata, che c’era qualcosa in me di molto diverso da prima. Che cosa ti ha fatto Massimo? Mi ha chiesto ridendo. Credo che mi abbia trasformato in una donna, ho risposto serissima.
Come è andata a finire? Ho passato una settimana di assoluta goduria, facendo l’amore in ogni momento e in ogni posto: Massimo diceva che ormai sapeva come farmi godere e non perdeva occasione per dimostrarmelo. Era quasi incredibile il modo che aveva di sfiorarmi quasi distrattamente con la mano sotto il tavolo mentre giocavamo a carte procurandomi sensazioni violentissime che immancabilmente trovavano sfogo alla fine della partita in qualche cabina vuota. Lui sembrava non essere mai sazio di me e io sentivo di avere una valanga di anni di astinenza da recuperare. Quando ci siamo scambiati gli indirizzi di città una voce dentro di me mi diceva che non sarebbe andata come tutte le altre volte, che quell’indirizzo mi sarebbe servito. Infatti, a settembre ci siamo rivisti a casa sua e per la prima volta lo abbiamo fatto su un regolare letto matrimoniale, in una regolare camera da letto. E’ stato allora che Massimo mi ha detto, secondo me adesso sei pronta a venire anche solo con una carezza sui capezzoli, e ha proceduto alla dimostrazione. Non mi è mai più successo nulla del genere, con nessun altro.
Sempre in quell’occasione mi ha detto che si era innamorato di me, ma che percepiva chiaramente che io invece non ero innamorata di lui (vero) perché c’era già un amore nella mia vita (verissimo), per cui non si faceva alcuna illusione, ma gli sarebbe piaciuto continuare a vedermi, se lo desideravo anch’io. L’ho desiderato per sei mesi, poi, una sera, al telefono, gli ho dato un appuntamento che sapevo di non voler onorare e quando lui ha accettato ho saputo che anche lui non si sarebbe presentato.
Da quella telefonata non ho più notizie di lui. Lidia ed Fabio si sono sposati due anni dopo.
 
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