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La forza della natura

Talvolta accadono cose inspiegabili: due molecole che si incontrano tra miliardi di altre e proseguono affiancate per poi dividersi e perdersi di nuovo nei loro universi paralleli. Per caso? Per destino? C’erano stati segnali di un simile evento prima che accadesse? Non ha molta importanza, una volta che il fatto è accaduto, ma se le molecole pensano tutto questo può portare a infinite riflessioni, inutili e dolorose. Perché? Perché io e non un’altra. Perché lui e non un altro.
Walk out to winter è il nuovo disco lancio su Radio 105. Da lunedì a venerdì.
‘Laura, Chiara, abbiamo un ospite. Si ferma con noi fino a venerdì.’ Il solito rimorchio di Barbara. Chissà dove lo ha pescato questa volta.
‘Che te ne pare?’
‘Carino, niente di speciale, normale.’
‘Come siamo schizzinosi! Vorrei proprio sapere chi è il tuo tipo!’
Lui si muove nervoso, esplora il territorio. Cerca una strada nella giungla della mia indifferenza e dell’ostilità di Chiara.
‘Vuoi una sigaretta?’
‘No, ho smesso. Beh, vabbè, magari una, ma non devi viziarmi.’
Simpatico, bello, un fisico da bronzo di Riace, abbronzatura compresa. Dicono che assomiglia a Richard Gere in American Gigolo. Nome? Ah, sì, Piero. E’ a Milano per un corso di aggiornamento per operatori di sistema. Aztec Camera per il nuovo disco lancio che ci terrà compagnia fino a venerdì.
‘Ciao, come è andata la lezione?’
‘Bene, non ho capito un cazzo.’
‘Ma no, non fare così, devi studiare. Potessi farlo io!’
Barbara, manco a dirlo, stasera ha le palle girate e lo caga a malapena. Chiara si dilegua nella sua stanza. Imbarazzo generale.
‘C’è Mr Fantasy in TV. Ti piace?’
‘Dimmi, tieni di più alla tua donna o al tuo migliore amico?’
‘Perché?’
‘Perché voi maschietti siete capaci di amicizie omosessuali molto più profonde di noi donne.’
‘Beh, io tengo di più alla mia donna.’ (mica sono frocio, io).
‘Toh, non lo avrei mai detto. Da quando sei qui non fai che parlare di quello che fai con il tuo migliore amico, mentre la tua donna è un miracolo se passa ancora dalle porte con le corna che ha. Strano modo di tenerci, il tuo.’
Come siamo entrati in questa conversazione? Colpa mia? No, anche lui mi ha cercato con gli occhi stasera, ci siamo sorrisi, ci siamo capiti, abbiamo aspettato pazientemente che Barbara si arrendesse e andasse a letto, travolta dalla valanga delle nostre parole. Adesso siamo soli e i discorsi si sono fatti sempre più intimi, vengo a sapere cose della sua vita che non avrei voluto. I suoi gusti grossolani, le sue bravate al limite del teppismo, le storie sordide di sesso di gruppo, le notti brave, la fidanzata ignara che prepara il corredo per le prossime nozze.
‘Ma lo sai che sembri un bronzo di Riace?’
‘Come?’
‘Una faccia di bronzo.’
‘Belìn, come me non c’è nessuno.’
‘Appunto, faccia di bronzo.’
‘No, bronzo di Riace. E ho anche gli occhi verde muschio che fanno impazzire le donne.’
‘Macché verde muschio! Sono normalissimi occhi castani, al massimo hanno un’aureola verde, toh.’
Sì certo. Di qualunque colore siano sono maledetti. Perché mi guardano da due ore, senza un solo attimo di tregua. Perché mi hanno già detto tutto quello che c’è da dire.
‘Beh, adesso vai a dormire.’
‘Perché?’
‘Perché sei stanco.’
‘E tu non sei stanca?’
‘No. Sono una creatura della notte.’
‘Ma io non ho sonno.’
‘Neanch’io.’
‘Allora …’
‘Vai a dormire, è meglio.’
Sento che la faccia diventa rossa e chiudo subito la porta
‘Ciao.’
‘Ciao.’
Sguardo mattutino carico di desiderio. La giornata è lenta e pesante, cerco di arrivare a casa il più tardi possibile, sperando di non vedere nessuno. Inutile. Lui mi sta aspettando per la resa dei conti.
‘Laura, vieni un po’ qua, guarda che cosa ti ho portato.’
‘Oh, mio dio, i manuali del computer, ti sei ricordato, grazie, sei una stella!’
‘Me li sono portati dietro dalle 5.’
‘Oh che tesoro: meriti un bacino.’
Un bacino, come no. Lo sguardo è esplicito, impossibile ignorarlo. Non ci sono parole, non servono. Un lungo silenzio carico di comunicazione.
‘Perché proprio io, eh?’
‘Ma mettiti nei miei panni: in casa con tre donne per cinque giorni.’
‘Non fare lo stronzo, e allora?’
‘Ma non ti pare una situazione assurda?’
‘A me no. Assolutamente.’
‘Beh, a me sì.’
Già, e se non ti scopi qualcuna non ti senti realizzato, vero? Beh, perché non vai dalla Barbara? Sei ospite suo.
‘Perché non mi dice niente.’
‘E io ti dico qualcosa? Ma va, sono solo l’ultima rimasta!’
Mi alzo di scatto, si alza anche lui, ci fronteggiamo per un attimo e lui mi solleva da terra e mi bacia selvaggiamente, mordendomi le labbra, come in preda ad una fame vorace.
‘Non provarci mai più.’
‘Ma perché, che cosa c’è che non va?’
‘Non farlo mai più.’
‘Dai, calmati, vieni qua.’
‘Lasciami, lasciami, tu non mi conosci, non sai chi sono. Vai via, non toccarmi!’
Lo spingo via, mi chiudo in camera. Agitata, cammino avanti e indietro, so che lui è davanti alla porta e aspetta. Ma non ce la faccio a fronteggiarlo di nuovo, a parlargli. Strappo un foglio, scarabocchio una serie di frasi implausibili. Sento bussare leggermente.
‘Laura, come va?’
‘Tieni.’
‘Perché scrivi? Non ne possiamo parlare?’
Non in mezzo al corridoio alle due di notte mentre le altre dormono o almeno ci provano. Lo tiro dentro facendogli segno di stare zitto. Mi parla lui, a lungo. Non so di che cosa. Io sono persa nella mia confusione mentale.
‘Allora, sei più calma? Posso andare?’
‘Aspetta, c’è una cosa … mi vergogno un po’. Vorrei dormire con te stanotte. Dormire, capisci? Però vicino a te.’
‘Volevo dirti la stessa cosa.’
Siamo a letto adesso, al buio. Il contatto col suo corpo mi rilassa. Sto molto attenta a non toccare più di cinque centimetri di pelle alla volta. Ma non serve a niente.
‘Laura, non è vero che io l’amore con te non lo farei: lo farei eccome!
‘Stai calmo.’
‘Come faccio a stare calmo, non ce la faccio!’
‘E va bene, e va bene, e va bene. Hai vinto. Vaffanculo, che si fottano tutti. Stasera si scopa e basta. Domani è un altro giorno, ci penserò domani.’
‘Laura, ma che cazzo stai facendo?’
‘Sorpresa.’
‘Laura, che cos’è?’
‘Come, non lo sai?’
‘No, cazzo, non lo so. Che cos’è?’
‘Che cosa usa la tua donna come antibimbo?’
‘La pillola … ma … che cosa …’
‘Beh, io non la posso prendere. Allora, indovini?’
‘No.’
‘Che ignorante. E’ un diaframma.’
‘Oddio! Sapessi che cosa avevo creduto con quella siringa!’
‘No!’
‘Sì, sì!’
‘Ma sei un ignorante.’
‘Sì, sono un ignorante, sono un ignorante: spiegamelo tu eh, come si fa, spiegamelo tu.’
E’ su di me, è intorno a me, è dappertutto e mi copre di baci, di carezze, di morsi golosi. Sono senza fiato, non mi aspettavo niente del genere, mi sembra di essere un fuscello nelle sue mani, totalmente in balia degli eventi e alla sua mercé.
‘Vieni qui amore, vieni qui, ti voglio tutta, tutta, tutta.
Mi penetra subito, selvaggio, enorme: è un terremoto, un tornado, un portento della natura. Non riesco a soffocare un urlo di pura agonia.
‘Che cosa c’è? Ti faccio male?’
‘Sì, cioè no … non lo so … sei … sei …’
‘Dove lo trovi uno come me eh? Dove lo trovi?’
Non posso fare nulla, mi abbandono alla sua passione, mi faccio travolgere dalla sua bestiale voglia di amare, rovescio la testa indietro e vengo per un’eternità.
‘Ti spacco ti spacco ti spacco ti spacco.’
‘Buongiorno amore.’
Dio mio, che cosa ho fatto?
Mah, vediamo, una scopata memorabile, ho perso la sensibilità vaginale e la motilità inguinale. Camminare mi fa male e sedermi è una tortura. Ah, già, poi mi sono anche innamorata.
Come il disco lancio: da lunedì a venerdì. E adesso?
Le due molecole si dividono, non si incontreranno mai più.
Ho sempre pensato che prima o poi incontrerai l’uomo o la donna della tua vita; magari non potrete stare insieme, anzi, quasi sicuramente non starete insieme ma da quella volta sai che lei o lui era la tua anima gemella.
‘Bella soddisfazione!’
‘La vita è così.’
Camminiamo insieme lungo i marciapiedi. Mancano solo venti minuti al suo treno.
‘La sposerai, vero, la tua donna?’
‘Sì.’
Già, non poteva essere altrimenti. D’accordo: è stato bello, anzi, stupendo e tu sei bello anzi stupendo e io ti vorrei ancora. Ma facciamo finta che sia tutto normale così.
‘Ciao.’
‘Ciao.’
Basta, basta, basta. Voglio anch’io qualcosa di bello dalla vita! Sono stufa di dover sempre avere il rovescio delle medaglie.
Un’altra stupida, immonda e affanculo settimana.
Mi odio, mi odio, mi odio e odio te perché mi hai già dimenticato, maledetto, e mi rovini le giornate e odio te perché mi hai usato e ancora la ferita mi fa male e odio te perché hai giocato e non sai più come tirarti indietro adesso e odio te che sei un uomo e sei bello e sei bravo e hai tutto quello che io non ho e puoi quello che io non posso e odio voi due che state vedendo American Graffiti e mangiate le mie ciliegie vi odio tutte e vorrei che lei morisse e che non ci fosse più e che tu tornassi da me e mi odio per pensare queste cose.
Ha telefonato 2 volte a settimana per 2 settimane. La terza settimana mi è venuto a trovare con la scusa della trasferta della sua squadra del cuore. E mi ha sverginato. Lo so che è incongruente, ma è andata così. Non sapevo di essere ancora anatomicamente vergine. Non sapevo che fosse possibile scopare con dieci uomini e rimanere tecnicamente vergine. Non so che cosa voglia dire, se sia un segno del destino o semplicemente la conferma della conformazione anatomica differenziata, vedi Kamasutra. Forse sono una donna-elefante e fino a lui avevo conosciuto solo uomini-coniglio.
Poi mi ha chiesto perché non pensavo che noi due avremmo potuto stare insieme, se lui era troppo poco intellettuale per me o che cosa. L’ho rimandato a casa da lei.
E’ tornato un mese dopo. Abbacchiato. Avevano comperato la casa, l’avevano arredata. Mancava una settimana al matrimonio. Voleva vedermi per l’ultima volta. I suoi occhi mi imploravano di dirgli l’impossibile, di chiedergli di mollare tutto e di restare a Milano con me. Mi dicevano che lui lo avrebbe fatto, se solo glielo avessi chiesto.
L’ho baciato a lungo, molto a lungo. Poi mi sono voltata e sono andata via.
 
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