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Come cacciarsi nei guai per una buona azione

Situazione, vacanze al mare. Io - diciassette anni - mi invaghisco di Adriano, quindicenne, ma non oso farmi avanti perché Adriano e mio fratello sono diventati amici inseparabili, quindi, oltre la riprovevole differenza d’età, c’è anche di mezzo l’incesto virtuale. Anna, diciassettenne aspirante fotomodella, diventa mia amica inseparabile penso esclusivamente per piangermi sulla spalla e raccontarmi nei più torbidi dettagli le sue pene d’amore per Amedeo, che l’ha sedotta e abbandonata, nel senso tradizionale del termine, cioè ha colto il fiore della sua vergine innocenza, che lei ha ceduto solo perché follemente innamorata di lui, poi l’ha scaricata. Amedeo è un grandissimo figo pubblico (nel senso che è universalmente riconosciuto tale) di cui io, come tutte le altre femmine tra i 12 e i 42 anni, mi sono già innamorata persa senza speranza. Dopo le rivelazioni di Anna mi censuro senza pietà convincendomi che - oltre ad essere proprietà privata di Anna - Amedeo è un grandissimo stronzo con cui avrei tutto da perdere (non ci tengo particolarmente a perdere la verginità contro un muro con uno sconosciuto). Comunque il problema non si pone, perché Amedeo manco si è accorto dell’esistenza di una povera tapina come me, figuriamoci. Anna, inconsolabile per la perdita di Amedeo e della verginità, entro quarantottore dal fattaccio si è già consolata tra le braccia di Adriano. E certo: ormai tanto vale darci dentro. Il sospetto che Anna mi si sia incollata al fianco due giorni fa solo per conoscere Adriano non mi sfiora nemmeno, in compenso mi viene una depressione acuta al pensiero che queste sono le vacanze peggiori della mia vita. Per noia mi lascio corteggiare da Sandro, il figlio del direttore dell’albergo, che è brutto e zero sexy, ma almeno è simpatico e sembra tenerci particolarmente a conquistarmi. Per amor di chiarezza dichiaro a Sandro che sto con lui solo perché non ho di meglio da fare, per cui mani a posto e niente lingua.
Poi succede l’impossibile. Un giorno Amedeo mi abborda! Inizia una schermaglia verbale eccitantissima in cui io gli rinfaccio l’abbandono della mia migliore amica, lo definisco mostro e gliene dico di tutti i colori. Amedeo si difende impetuosamente e puntigliosamente osservando che Anna non doveva poi essere così innamorata ed innocente se subito dopo il suo abbandono è saltata nel letto di Adriano, che lui di Anne ne conosceva a pacchi, che quelle cercavano solo uno stappabottiglie (sic) per togliersi il pensiero. A corto di argomenti e agli sgoccioli dell’autocontrollo cerco freneticamente una frase ad effetto per uscire dalla situazione e, un piede già sulla scaletta del solarium dove Anna mi aspetta, sbotto: “Anna è innamorata solo di te. Non riesci a capire la differenza tra amore ed attrazione fisica?”. Amedeo mi afferra un polso (brivido di piacere al contatto della mano calda e sensuale), mi costringe a girarmi verso di lui, mi guarda negli occhi, profondamente e dice, con voce bassa e fremente “Sì, certo che la capisco. Per Anna provo solo attrazione fisica, mentre di te mi sono innamorato.”
OK, ho solo 17 anni e non ho mai letto un Harmony in vita mia ma chi se ne frega? Lo so benissimo che Amedeo si è ormai fatto tutta la spiaggia e io devo essere proprio l’unica che gli manca per fare tombola, so benissimo che la sua è solo una frase a effetto consumata dall’uso, ma fa sempre il suo bell’effetto! Rimango interdetta e Amedeo ne approfitta per sussurrare, sempre stringendomi il polso. “Stasera alle nove alla catena” che è il posto in cui ci si incontra fuori dalla vista dei genitori: il confine tra la proprietà privata dell’albergo e la proprietà pubblica del lungomare, tra il controllo e la libertà. Un appuntamento alla catena è uno sfacciato invito al peccato. Mi divincolo e salgo da Anna che, ignara, ha la solita faccia da sedotta e abbandonata. Di fronte a ciò, nel mio fertile cervellino si fa largo un’idea geniale. Ma certo! La nostra eroina ha una soluzione per tutta la situazione: farà incontrare Amedeo e Anna! Manderà Anna al suo posto e poi se la sbrighino loro. Così in un colpo solo dimostrerà ad Amedeo di che stoffa è fatta e proverà ad Anna che l’amicizia vale più di una sveltina, sia pure con Mr Figo Spaziale.
Così, con aria cospiratoria mi faccio giurare da Anna che - qualunque cosa succeda - Anna alle nove e cinque mollerà tutto e tutti e andrà alla catena. A fare che? Fidati di me, tu vacci e basta. Mi raccomando, qualunque cosa tu stia facendo alle nove e cinque minuti te ne vai alla catena. Questione di vita o di morte. Giura che ci sarai. Giuro che ci sarò.
Alle nove meno cinque Amedeo mi sfiora passando e sussurra “Cinque minuti”, poi va ostentatamente alla catena. Non faccio una piega. Ho visto Anna giusto dieci minuti fa al bar. Vado quindi al bar. Anna non c’è più. Adriano nemmeno. Orrendo sospetto. Dov’è Anna? E’ andata via con Adriano - dice Sandro - è inutile che l’aspetti, staranno via un bel po’. Implicazione chiarissima. Non credo alle mie orecchie. Non posso crederci. Non è vero. Le nove, le nove e cinque. Mi avvicino alla catena, fermandomi a cinquanta metri per vedere senza essere vista. Amedeo, da solo, fuma una sigaretta e aspetta. Le nove e dieci, le nove e un quarto. Un’altra sigaretta. Mi arrendo all’evidenza: Anna si sta scopando Adriano, non sarà mai alla catena, se ne frega dei giuramenti che mi ha fatto. Anna si merita che io esca col suo ex-uomo. Vado alla catena. Amedeo la accoglie col sorriso del trionfatore.
E’ stata una bellissima serata e non è stato affatto difficile difendere il mio onore, il che depone a sfavore di Anna. Naturalmente Sandro, Anna, Adriano e mio fratello mi hanno visto passeggiare per il lungomare mano nella mano con Amedeo ed è successo un putiferio. Per tutti la troia ero io e nessuno, dico nessuno, ha voluto credere che tra me ed Amedeo ci fosse stata solo una passeggiata (e qualche bacio, d’accordo, ma tassativamente niente più di quello).
Anna mi ha rincorso in spiaggia la mattina seguente e mi ha fatto una pubblica scenata apocalittica, dopodiché non mi ha più rivolto la parola. Nota bene: quando – durante la scenata - sono riuscita a ricavarmi uno spazio di replica, le ho chiesto semplicemente perché la sera prima non era alla catena come mi aveva promesso. Lei ha smesso per un attimo il fiero cipiglio dell’onore calpestato per assumere l’abituale faccia da sedotta e abbandonata e ha detto sommessamente “Tanto non sarebbe servito a niente. Non c’era più niente da fare.” Poi ha ricominciato ad insultarmi.
Sandro ha aspettato la quiete della pennichella pomeridiana ed il silenzio della sala TV deserta per farmi la sua scenata e quindi chiudersi in uno sdegnato silenzio interrotto da monosillabi eminentemente formali. La sua reazione era pienamente giustificata, dato che era l'unico ad avere qualche ragione per avercela con me, se non altro perché gli ho fatto fare una bella figura di merda di fronte ai suoi amici. Avrebbe potuto infierire e io non avrei potuto ribattere, invece, nel bel mezzo delle sue rimostranze il suo orgoglio ha avuto il sopravvento ed è saltato fuori con un "Ma che ti credi? Che me ne freghi qualcosa di te? Tanto di quelle come te ne trovo a pacchi ad ogni turno!", dandomi istantaneamente l'opportunità di fare la vittima offesa dal vitellone felliniano: è andata a finire che la scenata l'ho fatta io a lui! E lui mogio mogio a sentirsela invece di mandarmi a fare in quel posto!
Tutti gli altri, capeggiati da mio fratello, si sono trincerati dietro un severo no comment, che però lasciava trasparire il loro pensiero in maniera inequivocabile. Perfino quell’idiota di Adriano, che era l’unico beneficiario totale della vicenda, ostentava una muta disapprovazione!
Amedeo, the villain of the piece, è stato l’unico vero signore: mi ha consolata di tutte le angherie subite dai miei ex amici dicendomi allegramente di fottermene, dato che quella manica di stronzi non valeva un mio solo capello, ed è stato ostentatamente incollato al mio fianco a reggere insulti e sguardi di disprezzo fino a che non sono partita. In seguito mi ha telefonato per parecchi mesi, cercando di organizzare un incontro che poi non si è mai realizzato per motivi tecnici. Non mi risulta invece che lui e Anna si siano più rivisti nonostante abitino nella stessa città.
Epilogo:
Ho incontrato Anna, l'anno dopo, nello stesso posto. Mi ha salutato con un freddissimo "ciao" e ha ostentatamente girato lo sguardo ogni volta che ci incontravamo per fare capire a me e al resto del mondo che mi considerava una merda fetente. Per fortuna avevo altro da fare (storia di sesso n°2754) e così non si è nemmeno potuta togliere la soddisfazione di avermi fatto terra bruciata intorno.
Anche Sandro era lì. Lui però è stato molto più signorile ed educato, anche perché è un bravissimo ragazzo che non riesce a fare lo stronzo nemmeno se si sforza.
Adriano e gli altri non c’erano, ma c’era un amico comune a tutta la combriccola, che mi ha apostrofato a metà tra l’incredulo e l’imbarazzato: “Che cavolo hai combinato l’estate scorsa? Ti ho nominato appena ed è stato l’inferno. Mi fai vergognare di aver parlato bene di te a Sandro e a Anna! Sandro è il mio migliore amico, come hai potuto fargli questo? E perché tanto accanimento con Anna? Che cosa ti ha fatto?”
Amedeo è sparito nel nulla. Non mi ricordo nemmeno più che faccia ha.
I miei (veri) amici mi chiedono ogni tanto se Amedeo era davvero un po' più preso da me rispetto a tutte quelle della spiaggia, Anna compresa, o era solo una questione di principio e cioè che mancavo nella sua raccolta di trofei. Chi lo sa? Che importanza ha? Io mi sono divertita, lui si è divertito, abbiamo passato insieme giorni indimenticabili, la ricordo come una bella storia. Che me ne frega di che cosa è andato in giro a dire di me ai suoi amici? Molti sono andati in giro a dire cose orribili di me ed erano pure mezze seghe. Lui almeno baciava da dio, era un bel figo e con me si è comportato da gran signore. A dire la verità, mi farebbe quasi piacere che, parlando coi suoi amici, dicesse "Ah, che scopata grandiosa quella brunetta! Come li fa lei i pompini, nessuna!" da lui - che è andato totalmente in bianco con me - lo considererei un complimento.
Morale: in amore non conviene farsi troppi scrupoli e tanto meno immischiarsi nelle storie altrui. E’ sempre meglio invece cogliere le occasioni che si presentano e salvaguardare le energie per sopportare il diluvio che, inevitabilmente, seguirà.
 
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