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Come farsi violentare da un amico

Questa è l'unica violenza carnale che ho subito, non so nemmeno se mi sia consentito chiamarla violenza, perché non ho fatto niente per evitarla e nemmeno per difendermi. Nessuno finora ha creduto alla mia versione dei fatti. Ma è andata così.
Antefatto: conosco Luca in gioventù ad un corso di specializzazione. Lui è più vecchio di me di cinque anni, si sta per laureare in scienze dell’informazione (il primo corso in Italia) e per tutto il corso mi tratta più o meno come una merda perché io invece sono una matricola di lettere, non so neanche che cos'è un computer e scrivo (a mano) racconti in continuazione.
Poi, un giorno, le cose cambiano. A lezione gli mando un bigliettino con su scritto "I computer possono scrivere romanzi?". Adesso non mi ricordo più perché l'ho fatto. Un po' ero veramente in paranoia sul fatto che l'unica cosa che sentivo di saper fare sarebbe un giorno potuta diventare automatica (ero intrippatissima di Orwell), un po' volevo uscire dallo stereotipo dell’oca giuliva in cui lui mi aveva inquadrato, non so. Fatto sta che, invece di ignorare la mia richiesta o liquidarmi alla svelta, si è addirittura preso la briga di dedicarmi tutto il coffee-break. Inizia con "Non nel senso che credi tu, però ... " e si incarta in un discorso sull'intelligenza artificiale che ascolto senza capire una parola, ma faccio la faccia intelligente. Da allora, effettivamente, non mi considera un'oca giuliva, ma anzi, si ferma ogni tanto a scambiare due battute e si siede vicino a me nella mitica conferenza stampa sull’evoluzione del mercato TV di un certo Emilio Berlusconi (errata corrige assieme all'invito: trattasi di Silvio Berlusconi, ci scusiamo con l'interessato) all'istituto Carlo Erba, alla fine della quale dice "Non riesco a capire se questo Berlusconi sia un simpatico figlio di puttana o un figlio di puttana fottutamente simpatico." Io rido alla battuta, lui si sente gratificato (mi sa che poche donne ridevano alle sue battute) e cominciamo ad avere una certa confidenza. Ci sentiamo regolarmente sul lavoro, io gli chiedo consigli, più che altro, ma anche lui me ne chiede qualcuno, finché una sera mi svela che sta lavorando ad una cosa e me la manderebbe via modem: vuole sapere la mia opinione. Io gli dico OK (sono onoratissima!) vado al terminale-stampante e tiro fuori la cosa. Quella “cosa” è stata una delle applicazioni chiave per il nostro settore e lui non si è potuto nemmeno accreditare il copyright perché era solo uno stagier! Adesso TUTTI in Italia lavorano con questa applicazione e sfido chiunque a ricordarsi che fino al 1982 non c'era! Io rimango senza fiato, gli telefono subito, gli dico "Luca! Ma ti rendi conto di quello che hai fatto? Ma lo sai che questa è la cosa più utile che io abbia mai visto?" Lui non ci crede. Gli sembra una stronzata. Praticamente lo devo convincere a presentarla al suo capo: lui la vuole buttare via.
Dopo 15 giorni dall'uscita della sua applicazione lo assumono nella migliore software house di Milano, con uno stipendio da favola.
Questo per chiarire il nostro rapporto.
Finisce il corso, andiamo in vacanza, torniamo dalle vacanze. Io sto di merda, perché Matteo mi ha mollato e anche se ho incontrato Giovanni che è un tenerone io amo solo Matteo, il quale invece se ne frega e mi ha pure inviato una foto che lo ritrae in tenuta punk in mezzo ad un cumulo di rifiuti (la sua tenda durante una vacanza ad Amsterdam). Ho appeso la foto insieme alle altre nell'apposito spazio sul muro della mia stanza, sospiro e mi struggo. Ho anche deciso che sono insopportabilmente grassa e digiuno da giorni per calare 5 chili, fumando 25 Marlboro al giorno per placare i morsi della fame.
Questo per spiegare la mia situazione psicofisica.
Luca mi telefona e mi dice "E' un sacco che non ci vediamo, ti va se ti vengo a trovare stasera?" io naturalmente dico di sì. Sono sola in casa, le mie due coinquiline sono ancora in ferie. Lui arriva sul tarduccio.
Adesso devo fare una pausa logica per cercare di chiarire i miei sentimenti nei confronti di Luca. Non lo trovo affatto bello, anzi è molto inquietante: è come un lupo affamato, con degli occhi veramente da pazzo, ma è un genio matematico e io sono sempre stata attratta dai geni matematici. Riconosco la sua enorme intelligenza e ne sono affascinata. E poi, sì, lo confesso, l'idea di farmi un giro mi aveva sfiorato più volte, solo che poi mi rendevo conto che era solo il suo cervello ad attirarmi, mentre il resto della sua persona era davvero un po' troppo borderline per i miei gusti e lasciavo perdere.
 
Lui arriva, chiacchieriamo, poi lui dice: ti scoccia se fumo? Io lo guardo un po' stranita, visto che io avevo fumato in continuazione da quando ero in casa e la stanza doveva essere nella nebbia. Gli dico "Figurati" e allungo il posacenere verso di lui. Lui tira fuori dalla tasca un pacchetto di Marlboro e un panetto tondeggiante di marocco grosso come una palla da baseball. Giuro! Prepara una canna enorme, con un sacco di fumo e mi dice: ne vuoi una? Io faccio la gradassa, "Grazie." gli dico. Fino ad allora avrò sì e no tirato una ventina di boccate da cannette di libano stantio fatte in economia, ma questo l'ho realizzato solo dopo. Lui mi da la canna e comincia a prepararne un'altra. Io tiro una boccata e faccio per ridargliela, ma lui dice, no, no, questa è per te.
Cazzo! Vado fuori subito (sono digiuna, ho anche bevuto una birra, credo) e comincio ad avere le visioni. Cioè, non le visioni, ma è come se riuscissi a separare tutti i piani che compongono la realtà: sento la musica, la vedo anche, poi vedo la stanza, in sei o sette dimensioni, il tutto con estrema lucidità. Sento le nostre voci e mi sembra che siano processate da un altro hard disk che sta lavorando in mirroring nel mio cervello. Sono talmente occupata a godermi lo spettacolo nella mia testa che non bado affatto a quello che fa Luca. Che fa Luca? Subdolamente comincia a fare delle avances: io non reagisco. Ne fa sempre di più. Io gli dico che il mio amore è appeso al muro e guardo in direzione delle foto di Matteo. Che naturalmente sono ormai a grandezza naturale e in tre dimensioni. La faccia di Matteo si spalma su tutte le cose, mi giro verso Luca, toh, ma ha la faccia di Matteo! Glielo dico e mi metto a ridere. Lui non ride. Si spoglia. Mi spoglia. Mi scopa. A lungo. Come un lupo affamato, come avevo immaginato che avrebbe fatto. Io non sento niente, però l'hard disk che fa il mirroring mi dice che Luca mi fa schifo e chiudo gli occhi. Con me c'è Matteo, ma continuo a non sentire niente, e l'altro hard disk, fedele, mi ricorda che tutto questo mi fa schifo. Poi, nel momento di lucidità che segue la prima onda della droga, mi rendo conto di tutto. Lo sento grugnire sopra di me, sento i colpi dentro di me e penso: oddio, ma questo mi sta violentando! Ce l'avrò il diaframma? Sì, l'ho messo stasera, in previsione. Di che? Non importa, non ricordo: l'ho messo, comunque. Allora che faccio? Niente, che posso fare? Sono sola in casa, nessun testimone, sfido chiunque a dire che non me la sono voluta. Che posso fare? Niente, non faccio niente, faccio finta di essere svenuta.
La cosa non finisce mai, non finisce mai e per fortuna che sono fatta come un bufalo così non me ne accorgo! Finalmente il porco la fa finita e si rialza. La sua voce, dolce, ancora più agghiacciante. "Ma sei sempre così?" Io biascico, senza muovermi. "Così come?" "Così passiva." e io "Passiva? Ma io stavo dormendo. Lasciami in pace." "Ah sì? Stavi dormendo?" dice lui e ricomincia. Giuro, non voglio nemmeno ricordare quanto è andato avanti!
Finalmente, se dio vuole, un barlume di coscienza gli deve aver attraversato il cervello, o forse semplicemente non ne aveva più per nessuno. Fatto sta che si è rivestito, abbiamo chiacchierato come se niente fosse (io un automa) e poi se ne è andato. Aveva una faccia preoccupata, come se temesse di avermi fatto uscire definitivamente di testa. Mi deve aver detto "fatti una bella dormita. Domani ti telefono" o cose del genere.
L'indomani mi telefona, tutto preoccupato. Io, gelida, dico: "Sai che non mi ricordo che cosa è successo ieri? Ma quando sei andato via? Proprio non ricordo. Adesso ho un gran mal di testa, ho preso anche la Novalgina ma è fortissimo." Lui, si sente benissimo, tira un sospiro di sollievo e dice: "Forse è meglio così." Io, implacabile: "Come? Che cosa hai detto?" Lui: "Niente, niente. Fatti una bella dormita e dimentica tutto." Io: "Beh, difficile dimenticare una cosa che non ricordo, ma che cazzo è successo? Ho bevuto troppo?" Lo vedevo letteralmente arrossire dall'altra parte del filo, lo stronzo.
Questa storia ha un epilogo ancora peggiore.
Da quella telefonata non ci siamo più sentiti ne' visti per quattro anni. Nell’anno accademico 1985/86 mi sono iscritta ad informatica e adesso non ricordo più come è ricominciato tutto, ma un giorno eravamo al telefono (dopo 4 anni i nostri rapporti erano poco più che formali, lui lavorava sempre per questa software house). Lui, saputo che mi ero iscritta a informatica mi ha offerto alcuni suoi vecchi testi di programmazione, dicendo che me li avrebbe portati in ufficio. Ci diamo appuntamento, lui arriva, i libri sono a casa sua, intanto mi porta a bere una cosa, poi a mangiare una cosa, poi a casa sua. Io penso, mica rifarà la storia dell'altra volta? però, stupidamente, casco nella stessa trappolona. Lui questa volta è esplicito: dice che ha bisogno di fumare, che lui ormai si fa cinque grammi di fumo al giorno sennò non riesce a lavorare. Poi mi fa una serie di discorsi folli dicendo che io e lui facciamo parte di una razza eletta, che io sono troppo intelligente per mischiarmi con la plebe, e roba di questo genere. Io rido e gli dico di piantarla di fare lo stupido, che non credo nei superuomini nietzschiani, che se io sono intelligente lui lo è molto più di me e quindi è proprio inutile che ci mettiamo sullo stesso piano. Lui si fa la canna e dice ammiccando: "A te no perché l'ultima volta sei andata troppo fuori!" lo stronzo! E doppiamente stronza io che invece di mandarlo affanculo gli dico "Era molto tempo fa. Adesso ne ho provate di ogni." Il che è vero, ma mai fumo come il suo e acido solo una volta in cui ho creduto di morire. "La posso reggere, stavolta, basta che non me ne fai un chilo!". Ci sto attenta, questa volta la quantità è modesta, ma cazzo, che fumo compra? E' peggio dell'acido! Questa volta non ho dubbi: ho proprio le visioni. Ricordo che guardavo la TV e c'era questo video su VM, era "Something about you" del Level 42. Se lo vedo adesso sto ancora male!
L’esperienza mi ha insegnato che è meglio stare calmi e aspettare la fine della prima onda prima di reagire, così me ne sto tranquilla a vedere il video e quando le immagini tornano ad essere bidimensionali dico: "Adesso voglio andare a casa." Lui non discute, anche perché devo avere la faccia verde. Usciamo. Saliamo in ascensore. Io guardo per terra. Poi sento la sua voce, bassa, molto sensuale. Dice "Ti ricordi che abbiamo scopato, quella volta? Te lo ricordi?"
Non ci posso credere! E' un maledetto porco!
"Vagamente, molto vagamente." dico indifferente.
Lui si eccita. "Perché? Ti ha fatto schifo? Ti fa schifo uscire con me?" urla.
Ma quanti piani ha questa casa?
"Ma no, che dici, uffa! E' che ho sonno, sono stanca. Dai, portami a casa."
L'ascensore si apre, usciamo, saliamo in macchina. Deve essere molto tardi perché non c'è nessuno in giro. Percorriamo strade, incroci, semafori, strade, incroci, semafori. Il tempo non passa più. Lui continua sullo stesso tono di prima "Perché ti fa schifo uscire con me? Perché ti faccio schifo?" e io a dirgli, dai, siamo fatti, lascia perdere, ma no che non mi fai schifo, dai Luca, siamo amici no? Strade, incroci, semafori. Mi prende una terribile paranoia: questo non mi sta portando a casa, mi dico, questo mi sta facendo fare il giro dell'oca, come si fa con i rapiti, poi mi porta di nuovo a casa sua, mi violenta e poi mi fa fuori. La paranoia sale. Mi viene da vomitare. Sto vomitando, ma trattengo il vomito tra i denti e lo ributto giù (una cosa praticamente impossibile, mi dicono). Non deve accorgersi che ho paura. Invece se ne accorge e si incazza ancora di più (o così pare a me). Ferma la macchina ad una stazione di servizio, mi fa scendere. "Prendi aria, respira." dice, ma la sua faccia è quella del lupo, il suo ghigno è quello del clown del video dei Level 42: mi vuole mollare qui, in mezzo alla strada. Tutti ridono di me, tutti vedono che sono fatta, dio che vergogna! "Voglio salire in macchina." dico a denti stretti. “Ma no, stai meglio qui.” Dice il clown. "Voglio salire in macchina!". Cede, mi fa risalire. Urti di vomito sempre più forti, ma ormai so come si fa a trattenerli. Se dio vuole lui non dice più niente. Finalmente arriviamo a casa. Io scendo. Sento che sto per morire, sono paralizzata, non riesco a parlare, articolo a fatica. Dico:
"Lu-ca?". Lui mi guarda. "Mai ... più ...". "Cosa?" dice la sua voce da stronzo, la sua faccia da lupo. "Qu-e-sto. Fu-mo. Ma-i-più." Sbatto la portiera, entro in casa, salgo le scale, non so neanch'io come. Mi butto a letto vestita, bocconi. Per lunghissimo tempo vedo ancora strade, semafori, incroci.
Ecco tutto. Da allora evito accuratamente ogni contatto con lui. Ho perfino pregato un mio collega che ha rapporti di lavoro con lui di non menzionarmi mai nella conversazione e di svicolare nel caso i cui sia lui a parlargli di me. Figuriamoci, magari Luca alla prima occasione gli avrà raccontato la sua versione, non oso immaginare quale!
Spero solo che lo stronzo mi consideri indegna del suo tempo mentale e si dimentichi di avermi conosciuta. Alternativamente, che rimanga secco con le sue canne di merda!
 
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