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Innuendo

Daniele non è un eroe. Per questo preferisce evitare situazioni di conflitto. Daniele non alza mai la voce: la sua massima aspirazione è tornare a casa la sera sicuro di aver fatto il lavoro che il suo diretto superiore ha richiesto, senza aver fatto peraltro notare la sua presenza in ufficio. Tutto quello che chiede alla vita è di essere lasciato in pace, insieme ai suoi pensieri. Anche quelli sono pochi, ordinati e tranquilli come i suoi vestiti.
Daniele estrae le chiavi di casa dalla tasca, pregustando la simmetria neutra dei mobili da lui personalmente scelti in un grande magazzino, immaginando quietamente il sottile piacere di appendere il cappotto alla gruccia nel guardaroba e di trovare le sue pantofole marroni immediatamente sotto. Stasera il menù prevede minestrone di legumi e involtino di prosciutto cotto. Per finire, una mela e una tazzina di caffè con un cioccolatino di fronte allo spettacolo di Retequattro. Ecco, Daniele infila la chiave nella serratura sentendo già un po' di acquolina in bocca.
La chiave fa un quarto di giro e si blocca. Daniele, suo malgrado, scopre che le sue sopracciglia si stanno sollevando per il disappunto: la porta non è chiusa a chiave. Delicatamente spinge la maniglia e la porta scivola silenziosamente sui cardini ben oliati.
Dietro, il buio.
Buio pesto, nero di seppia, come se tutti gli scuri e tutte le tende di tutte le finestre siano state chiuse ermeticamente, sigillate. Daniele spinge l'interruttore della luce sul lato della porta.
Di colpo la stanza si colora di un freddo e intenso biancore. Sebbene nulla sia fuori posto tutto sembra distorto dalla luce tagliente: la porta del guardaroba sembra pendere da un lato, lo specchio riflette un quadro di rara bruttezza, perfino il tavolino a muro sembra sospeso in una soluzione acquosa. Daniele avanza lentamente, insicuro. Qualcosa non va, ma che cosa?
Cerca con la mano l'interruttore della luce all'interno del salotto, che è ancora immerso in un'oscurità soffocante. Incontra una superficie liscia e umida e ritrae la mano spaventato. Guarda incredulo i polpastrelli sporchi di inchiostro nero, poi, istintivamente, allunga la mano nel buio. Sente una piccola resistenza, come una ragnatela che si sfrangia sotto le dita e nell'attimo prima che l'impossibile accada pensa che la donna delle pulizie si è dimenticata di passare la cera sul pavimento.
Liberata dal suo involucro, l'oscurità avvolge Daniele e splasha di nero l'ingresso, chiudendo la porta con un colpo secco.
 
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