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Blue Velvet

La pioggia batte insistentemente contro il vetro delle finestre. Uno dei soliti temporali estivi, violenti e di breve durata. Ecco che il cielo si chiude sempre più fino a diventare di un colore grigio scuro come lo smog di grossi autobus che passano ad intervalli regolari nella strada sottostante e colorano le facciate delle case dello stesso, uniforme sporco.
Occorre accendere la luce elettrica e ancora il senso di irrealtà che dà la luce del sole imprigionata dietro le nuvole fatica a sparire. Il rumore della pioggia sui vetri, sulla strada, lungo le grondaie, echeggiato all'infinito. L'odore acre della polvere bagnata, del legno bagnato si insinua nelle stanze, contamina i profumi di casa, arriva alle narici in un disgustoso melange.
Seduto sul divano, un libro, la TV e tutte le luci accese. Ho paura dei temporali, quando finirà?
Se solo ci fosse lei.
La luce fuori è sempre più tenue. Tra poco imbrunirà, anche se il cambiamento sarà impercettibile.
Avrei dovuto insistere. Ma lei è sempre stata così testarda. Lei non ha paura dei temporali. Acqua, come l'acqua della doccia, una doccia con i vestiti addosso.
Quel suo vestito di velluto blu, così carino, stretto sui fianchi, corto come piacciono a me. E' sempre stata attenta a mettere solo le cose che piacciono a me.
L'acqua scroscia dal tubo della grondaia, impetuosa come un fiume in piena. Il cortile è presto allagato e la montagna dei sacchi della spazzatura in un angolo comincia a cedere. Cadono sacchi, si spaccano lasciando galleggiare nell'acqua sporca resti di cibo, scatole di polistirolo, carta, alluminio di lattine taglienti, un pezzo di velluto blu, un altro, un altro.
 
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