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lo sfigario di bree gionas

agosto

1 agosto 2000

Mi hanno affibbiato una sola lavorativa tremenda! Domani all'alba devo partire per Pontremoli dove devo presenziare ad una riunione altamente diplomatico/politica tra il presidente di notissima azienda multinazionale (non nomino per questioni di riservatezza) e l'amministratore delegato di altrettanto nota azienda new economy (idem). Oggetto della riunione: esplorazione di possibili accordi commerciali. Che cosa c'entro io in tutto ciò? Assolutamente niente! Mi sono guadagnata la sola esclusivamente per le mie riconosciute capacità nel campo della new economy (!) ... gesù mi sto cagando sotto! E oltretutto in pieno delirio da brief per i progetti del 2001 ... ho dovuto giostrarmi gli impegni con grandissimo sforzo diplomatico e conseguente stress. Come effetto collaterale immediato ho dovuto annullare la serata da Bone ... poco male giacché nel frattempo mi sono anche arrivate le mestruazioni (sempre perché le disgrazie non arrivano mai sole) ma ho i coglioni che girano a mille. La prospettiva di serata casalinga è stata fortunatamente interrotta da SMS di Zen con convocazione sui Navigli per bere qualcosa insieme ai reduci della list, ormai ridotti a me, Zen, Terri, Neo e Tank. Assenti giustificati per ferie = 4 ... Bodhi definitivamente aggiunto all'elenco dei dispersi. I suoi ultimi, sporadici, messaggi in list sono stati di puro servizio e la sua unica presenza ai raduni da 3 mesi a questa parte è stata il 15 luglio da Love ... ovviamente quando io non c'ero. La cosa che ancora mi irrita quando ci penso è come sia riuscito a sparire all'inglese dalla mia vita senza che io potessi nemmeno menargliela un quarto d'ora come è nel diritto di tutte noi donne! Ma a parte ciò, la serata è stata piacevole: Zen si è rotto un dito in uno scontro con la credenza di casa e sfoggiava una robusta fasciatura, Terri ha lasciato il lavoro e si sta preparando ad una lunghissima vacanza, Tank e Neo sempre fedeli a loro stessi e convenientemente spaced out. Rientro a casa a mezzanotte causa alzataccia di domani e la solita mezzoretta ICQ con Zen. Giornata standard.
2 agosto 2000
 
La giornata inizia alle 6:30 con l'alzataccia prevista. Sorpresa n°1, la doccia che sputazzava fili sparsi d'acqua da qualche settimana ci ha definitivamente abbandonato ... e trova un idraulico il 2 agosto! Bestemmiando mi sono lavata a pezzi tra lavandino e bidet scempiando il pavimento che ho asciugato alla meglio con il tappetino. Di lavarsi i capelli neanche a parlarne. Ho scelto un vestito di rappresentanza e ho esitato un paio di minuti tra 2 paia di scarpe, scegliendo alla fine i sandali nude look con tacco medio e quadrato e scartando le scarpe di vernice a punta e tacco a spillo di 8 cm ... una scelta di cui da lì a 3 ore avrei ringraziato la madonna. Alle 7:30 puntualissimo squilla il cellulare: è il direttore commerciale che mi passa a prendere. Intraprendiamo il viaggio verso Pontremoli incontrando solo modeste code autostradali e raggiungiamo la ridente cittadina sotto un sole rovente e 30° con 1 ora e mezza di anticipo sull'appuntamento. Anche di questo ringrazieremo la madonna da lì a 10 minuti, quando cioè veniamo a sapere che la riunione NON si terrà nelle sale del comune come previsto bensì al locale castello medievale, gentilmente offerto dal sindaco del paese per la bisogna, e soprattutto che il centro storico è chiuso per il mercato settimanale e il castello è raggiungibile esclusivamente a piedi attraverso un comodo sentiero acciottolato in salita. Arriviamo più morti che vivi in cima al sentiero per scoprire che nessuno sa niente di questa riunione e che bisogna tornare alla base. Il direttore commerciale è particolarmente angosciato dal fatto che lui si deve trascinare dietro 2 valigie da 15 kg cad. contenenti proiettore, PC, documentazione e ammennicoli vari indispensabili alla riunione. Raccogliamo le valigie, ci installiamo al caffè della piazza principale invasa dai profumi e dai colori del mercato e aspettiamo. il Presidente arriva alle 10:45 in tenuta da skipper - era in vacanza sul suo veliero che ha fatto appositamente deviare per questa riunione - e si unisce a noi, offrendoci cappuccino e brioches che siamo costretti a mangiare (Sono ottime, assaggiatele). Dopodiché ripartiamo armi e bagagli e ormai si sono fatte le undici passate ... il direttore commerciale affronta la salita con spirito martire e 15 kg per spalla. Io ho un carico da 10 kg di borse mie e sue ripartito elegantemente che trasporto con nonchalance. Arriviamo sudati fradici ma arriviamo, ed è già molto. La sala a noi riservata è un affare lunghissimo e stretto con mura e pavimenti in pietra, un tavolo e 10 sedie imitazione XII secolo spaiate. Molto suggestivo. Molto inadeguato. Ci affanniamo a rendere presentabile la situazione, cercando la parete meno screpolata e muffosa per proiettare la presentazione powerpoint. Una specie di Igor in canottiera e jeans sporchi ci viene presentato come assistente del sindaco incaricato di provvedere alle nostre necessità per la riunione: lo sguinzagliamo in cerca di adattatori, bicchieri e acqua. La proverbiale efficienza milanese fa sì che tutto sia pronto e passabilmente confortevole per le 11:45 quando tutti i partecipanti alla riunione arrivano, sindaco in testa. Il quale fa subito un discorso introduttivo augurale di 10 minuti in cui trovano posto citazioni sulle crociate e l'europa unita. Finalmente la riunione inizia. Dopo un'ora e mezza di pura agonia il Presidente sorride soavemente e dichiara "mi sembra una buona proposta, occorrerà naturalmente fare un piano di fattibilità ma i presupposti per la collaborazione ci sono." e il direttore marketing dell'azienda new economy, un nerd di 28 anni a occhio e croce, pallido e macilento, vacilla e sta per svenire dall'emozione. Il Presidente aggiorna la riunione al ristorante e se ne va lasciandoci a pulire la sala. Cala il sipario sul primo atto, sono le 13:45. Usciamo e il sole abbagliante sulle pietre bianche del vetusto mausoleo ci taglia il respiro. Il direttore commerciale geme sotto il peso delle valigie, io lo conforto dicendo che è tutta discesa e poi mi concentro per non ruzzolare a valle dall'alto dei miei 6 cm di tacco, fortunatamente solo 6 e fortunatamente a base quadrata. Grazie ai miei quadricipiti ipertrofici arrivo in piazzetta sana e salva, con qualche litro di sudore che ruscella dalle maniche e dalle cosce. Procediamo per il ristorante, dove ci raggiungeranno sindaco, vari assessori, consulenti, imprenditori e Zucchero Fornaciari che nessuno capisce che cazzo c'entra, ma c'è, con donna e manager al seguito e si siede vicino al sindaco. La simpatica combriccola sembra non avere nessuna fretta di chiudere le libagioni, che consistono di una decina di vassoi di antipasti, due primi, un secondo, contorno frutta e dolce, caffè e ammazzacaffè. Il direttore commerciale ed io ci guardiamo sempre più affranti, limitando il danno calorico al minimo indispensabile e guardando l'orologio ogni dieci minuti ... alle 16 gli dico, rassegnati, la giornata è persa, comunque sempre meglio che lavorare ... e lui deve ammettere a malincuore che tutto sommato è vero. Cerchiamo di godercela anche se siamo palesemente i proletari della situazione, visto che uno qualsiasi degli altri ospiti al tavolo guadagna in un mese quello che noi due mettiamo insieme in sei. Non ci sono molti argomenti di conversazione comuni ... altro pianeta. Alle 16:30 la compagnia si scioglie e siamo finalmente liberi di tornare a casa. Accompagniamo il Presidente alla sua barca e ci riimmettiamo in A1 con lo stomaco zavorrato e l'occhio annebbiato. In autostrada ci attacchiamo ai rispettivi telefonini per rispondere alle decine di messaggi arrivati nel frattempo, patetiche icone del peggior management milanese à la Vanzina. Però il tempo passa velocemente e alle 18:45 arriviamo a Milano senza incidenti, sotto un cielo plumbeo: cala il sipario sul secondo atto. A casa trovo Sweet impegnatissimo a riversare su cassette tutta la discografia dell'ultimo decennio: sta preparando la colonna sonora della sua vacanza con Susi. Sogghigno al pensiero del test musicale che la malcapitata riceverà, uno dei tanti test a cui Sweet sottopone le aspiranti fidanzate ... già dato e mi sento molto sollevata. Mi immergo nella lettura di un giallo d'annata aspettando che Bone mi passi a prendere e lascio Sweet nel bel mezzo dell'annata '97 per ricongiungermi carnalmente al mio manico preferito. Sono esausta e non ho nulla da obiettare ad una serata tranquilla, cenetta leggera e film in TV: mi addormento quasi subito dopo, non senza averci dato dentro per 20 dignitosi minuti. Mi toccherà come al solito spegnere TV e lampada alle 3 del mattino, Bone dorme riverso e scomposto, lo guardo teneramente: lo amo davvero, che cazzo.
3 agosto 2000
 
Colpo di scena, Terri mi comunica che non si va a Mauritius ma ai caraibi, l'isola si chiama St Martin, ne ho sentito parlare ma non l'ho mai coverta. Secondo l'agenzia ci sono più possibilità di trovare la settimana extra lì che non a Mauritius, ma a parte ciò il bello è che l'andata sarà in business class e già solo questo mi fa stare bene. Il resto non conta, firmo l'assegno senza guardare e lascio che Terri si occupi dei dettagli: ha scaricato ottanta pagine di notizie in 30 minuti e passiamo la sera a studiare e farci una cultura. Sembra che l'isola sia rinomata per la sua vita notturna: fantastico.
4 agosto 2000
 
Sweet parte domani, non ci incroceremo più perché stasera sto a dormire da Bone. Ormai ci sentiamo solo per telefono e per comunicazioni di servizio, ma sono talmente stanca che proprio non ho voglia di stare a pensare ai significati psichici degli eventi. Ho postato in list una mail di invito per salutare me e Terri sabato sera, ovviamente tutti quelli che sono in città hanno risposto e ci saranno, tranne Bodhi che è in città ma si è ben guardato dal profferire verbo. Se penso che mesi fa stavo piangendo per lui e adesso mentre scrivevo la mail speravo ardentemente che lui non rispondesse ... mi sembrano passati secoli, mi scorre tutto addosso come acqua fresca: sono pronta a ricominciare, lasciare tutto dietro di me e andare.
5 agosto 2000
 
Mi sveglio a casa di Bone e diligentemente mi scavo dai coglioni in tempo utile per lasciarlo preparare le sue valigie. Starà via tre settimane con la moglie, nessun dolore. Torno a casa a finire di preparare le valigie, la casa è vuota e silenziosa, Milano sembra davvero deserta oggi. Mi sento in vacanza, respiro l'aria rovente e mi godo i rumori soffusi del traffico: adoro Milano in agosto, torna quasi umana. Concordo con Terri che starò a dormire da lei, metto la macchina in garage e Zen mi passa a prendere per andare a cena. Ci sono tutti: Tank abbronzatissimo di ritorno dalla Sardegna, Neo pallidissimo con molte ore di sonno arretrate, Zen ha il piede fasciato e zoppica, Evron porta una sua amica fighissima e giovanissima che mi deprime immediatamente. La depressione passa appena scopro che nonostante la sua figaggine sfacciata non batte chiodo e probabilmente è ancora vergine. C'è giustizia a questo mondo dopotutto. Facciamo tardissimo, beviamo copiosamente e ci facciamo pure una canna che mi devasta ma non quanto temevo, perlomeno forse stasera mi faccio 6 ore di sonno filato e senza interruzioni, chissà. Neo si offre di portarci all'aeroporto domani mattina, una bellezza ... si parte in grande stile. A nanna alle 3, solo 4 ore di sonno maledizione ...
6 agosto 2000
 
Partite! Svegliataccia all'alba con pochissime ore di sonno in corpo, Neo era già sveglio quando l'ho chiamato segno che era stato in piedi tutta notte, infatti ha detto che aveva provato a dormire ma non ci era riuscito: ha retto bene il viaggio fino a Malpensa e spero per lui che dopo sia andato a letto. In quanto a noi, ci siamo fatte una dormita colossale sui sedili della business, piacevolmente interrotte da pranzi e cene varie e dalla visione di svariati film sullo schermo personale ... la vacanza comincia bene. A St Martin, 30° e una luce accecante come da copione, anche se il cielo è nuvoloso e minaccia pioggia. Ci portano al villaggio col pulmino, la guida ci illustra le bellezze dell'isola ma siamo talmente esauste che diamo un'occhiata distratta al tutto. Dobbiamo reggere fino a mezzanotte ora locale almeno o siamo fottute, per cui ci mettiamo un po' in piscina, ceniamo e poi approfittiamo del courtesy bus del villaggio per andare in città ed esplorare le bellezze locali. Che si traducono in un paio di locali di musica latinoamericana ed una puntata al casinò di Phillisburg dove Terri sbanca la slot machine del poker. Quella donna ha un culo bestiale al gioco! Da mettere a profitto. Torniamo al villaggio all'1 e 30 ora locale e ci schiantiamo sul letto.
7 agosto 2000
 
Tempo nuvoloso, piogge sparse. Il che non ci impedisce di farci una full immersion in spiaggia. Terri si toglie immediatamente il pezzo sopra del costume e quel che resta è un tanghino modello filo interdentale, io la imito e constato con orrore che ho dei robusti salsicciotti sui fianchi nonché gambe gonfissime dal viaggio. La spiaggia non è un granché, se ricordo i miei viaggi con Sweet ai Caraibi le altre isole che ho visitato battono questa 10 a 1, eppure tutti ci continuano a dire che siamo sulla spiaggia migliore dell'isola ... sarà ... in effetti si stende per 2 km che ci facciamo avanti e indietro e scopriamo all'estremità opposta una spiaggia di nudisti dove il mare è bellissimo e non ci sono alghe, le mie eterne nemiche. Ci torneremo spesso, penso mentre percorriamo la via del ritorno. A pranzo mi limito a piluccare qualche insalata dal buffet pensando agli orridi salsicciotti, nel pomeriggio arriva sulla spiaggia una giamaicana che si offre di farmi le treccine, massì, è una vita che le desidero, facciamolo. Lavora un'ora sotto il sole cocente, io soffro di bestia ma alla fine il risultato è soddisfacente, quando mi guardo allo specchio non mi riconosco più, sembro un'altra e quest'altra mi piace molto. Cena leggera e via con le reminiscenze sugli amori perduti intervallate da commenti salaci sui maschi locali ed importati. Non c'è granché da vedere, almeno qui, è ovvio che bisognerà tornare in città, infatti colte da raptus prendiamo un taxi e ci facciamo portare a Marigot, ma dev'essere una serata morta. Terri però adocchia un francese a suo dire fighissimo seduto al tavolino di un bar e parte in una reverie esaltata sulla razza francese, superiore in ogni rispetto al prodotto nazionale. Io mi sento di difendere patriotticamente il prodotto nazionale, ma in capo a due ore mi rendo conto che la manica di stronzi che ho incontrato finora non vale la pena di essere difesa, Sweet a parte ovviamente ma non era mai stato in discussione. Concludiamo con una filippica contro gli anglosassoni che ci rappacifica e rientriamo a base.
8 agosto 2000
 
Tempo stupendo. Mattinata alla spiaggia dei nudisti. A pranzo conosciamo simpatica ragazza di Torino che è qui con un amico (non fidanzato) e che ci invita prontamente ad uscire con loro stasera. Non ne ho molta voglia ma vabbè, sempre meglio che stare allo spettacolino del villaggio. Ogni sera c'è una festa in un locale, stasera è la serata Greenhouse, sul lato olandese. Posto iperaffollato e saunatico, età media 20 anni, prevedo che mi romperò le palle a nastro. Chiacchieriamo coi torinesi per conoscerci un po', giriamo per il locale, che ha una veranda aperta con tavoli dentro e fuori. Cominciamo a fare il giochetto della punta, puntando i ragazzi che ci ispirano, a me non ispira nessuno, Terri ha la fissa dei francesi ma se ne vedono pochi, Kitty (la torinese) commenta poco, è schiva e timidissima. Gli unici degni di nota mi sembrano gli isolani e ne indico qualcuno a Terri giusto per stare al gioco, ma a lei i neri non piacciono e boccia tutte le mie scelte. Discussione accesa sulle razze, a me va bene anche verde e di Giove purché mi faccia vibrare, non ho pregiudizi, Terri invece caldeggia la superiorità del maschio francese sull'italiano. Poi lo vedo. E' appena arrivato, con 2 amici, devono essere americani dall'aspetto. Lui è bellissimo, tutto il resto del locale sparisce e resta solo lui. Lo indico a Terri che lo guarda appena e storce il naso ... non abbiamo gli stessi gusti e questo è tutto. Perché lui ha l'aspetto da angelo caduto, con lunghi e folti capelli biondo tiziano raccolti in una coda, gli arrivano a metà schiena, bianco, occhi impossibilmente blu: una via di mezzo tra Gesù e Kurt Cobain ... ha qualcosa di Bodhi nel sorriso e nella forma del viso, ma è molto molto molto più bello. Maglietta e pantaloni corti neri, scarpe nere di gomma da surf, gambe lunghe, diritte, ne' troppo grosse ne' troppo magre, alto ma non troppo e quando sorride irradia una luce calda e sensuale. Sorride spesso, lo guardo, non riesco a staccare gli occhi. I suoi amici vanno e vengono, girano per il locale, gli portano da bere. Lui rimane lì, in piedi in mezzo al locale, si guarda intorno, sorride. Mi guarda, io distolgo immediatamente lo sguardo e cerco di interessarmi ad altro. Non ci riesco. Mi sto facendo male, mi sono fatta male dal momento in cui l'ho visto e ho capito che è lui che voglio, lui l'angelo caduto. Adesso dovrò cercare di dimenticare tutto. La serata non finisce mai, Terri e Kitty vanno a ballare, io resto seduta e lo guardo, mi guarda anche lui, chissà cosa pensa. Mi alzo e vado a prendere una boccata d'aria, mi gira la testa, ho un groppo in gola e la sensazione dolce e terribile al tempo stesso che accompagna tutte le infatuazioni. Girando per il locale lo incontro di nuovo, siamo vicini per pochi secondi in cui sento il suo sguardo su di me, ma lui non si muove, non parla, mi sta facendo impazzire lentamente. Kitty torna dalla pista e mi chiede che cosa c'è. Le indico l'angelo e lei dice "Carino, state bene insieme." La guardo stranita, che vuol dire? Lei si lancia in un'elaborata spiegazione, secondo cui lui mi ha puntato e che ci vede bene insieme, facciamo una bella coppia. Seeeee certo, in che film? Se è americano come sembra sicuramente si aspetta che sia io a fare la prima mossa, andando a sedermi sulle sue ginocchia e dicendo qualcosa di volgare e diretto ... aspetta e spera! Faccio un altro giro e finisco vicino alla pista da ballo. Stanno suonando un pezzo techno e lui balla con gli occhi chiusi come in trance, con lunghi movimenti fluidi, dio come si muove bene e gli piace anche la stessa musica che piace a me ... basta, mi serve un diversivo o divento pazza davvero. Il diversivo arriva sotto forma di aitante nero con piercing sparsi, ci guardava da qualche ora e adesso attacca bottone con Terri. Parliamo un po', ci dice quali sono le serate dell'isola, sembra che le principali siano proprio il martedì al Greenhouse e il giovedì all'Indiana. Il mercoledì è serata Merengue ma siccome domani attracca una portaerei americana ci sarà una festa speciale di nuovo qui. Si è fatto tardi, il nero ci saluta e se ne va, il locale si svuota rapidamente. Rimangono però i 3 americani che si siedono ad un tavolo all'aperto. Trascino Terri al tavolo vicino, adesso ci sono meno di 5 metri tra me e lui. Ci guardiamo e questa volta è decisamente intenzionale. "Cazzo," gli dico in italiano, so che non mi può sentire "Tu sei americano e stai aspettando che io mi sieda sulle tue ginocchia, io sono italiana e mai nella vita farei niente del genere, quindi qui possiamo anche fare le ragnatele ma finché non alzi quel culo dalla sedia non si batte chiodo." Lui continua a sorridere, parla con gli amici, mi guarda. Due americane volgari e obese si siedono sulle sedie rimaste libere tra i due tavoli. Una di loro abbraccia uno di loro, quello alto 2 metri con la faccia da marine, e si fa fare una foto abbarbicata al gigante. L'altra invece attacca bottone con noi. Disperata, le sorrido a 32 denti e la incoraggio, ma quando le rispondo guardo lui che a sua volta ci guarda stupefatto. Non so più che fare per attirarlo al nostro tavolo, rido come una scema alle battute dell'americana fino a che i 3 si alzano e se ne vanno. Fine di un sogno.
9 agosto 2000
 
Perdura il tempo stupendo alla faccia delle previsioni di tempeste e cicloni: se sono passati, non hanno toccato St Martin e meglio così visti i disastri che ha combinato il ciclone del 1995 che ha lasciato l'isola completamente spelacchiata e senza palme. Mattina di nuovo alla spiaggia dei nudisti, pranzo leggero e comincio a vedere qualche minuscolo miglioramento negli gnocchi fiancali. Nel pomeriggio i torinesi ci invitano di nuovo a visitare una spiaggia con loro, loro sono dei veri stakanovisti e perlustrano almeno 2 spiagge al giorno. L'idea iniziale è di andare a Dawn Beach, che Aldo e Kitty hanno visitato ieri e di cui Kitty si è innamorata. Come però dice il nome, Dawn Beach è una spiaggia da mattina, quando arriviamo è già tutta in ombra e dirottiamo su Mullet Bay che giace sulla costa occidentale (grandi tramonti, recita la guida) e sembra sia l'unica spiaggia ancora dotata di palme sopravvissute all'uragano del '95 nonché ex-sede di un villaggio Valtur distrutto dallo stesso. "Se c'era un villaggio Valtur dev'essere bella." commenta Terri che sa vita morte e miracoli di tutti i villaggi turistici del globo. Invece è una fetenzia, ma ormai ci siamo, sono quasi le 5 di pomeriggio e tanto vale restarci almeno per il tramonto. Che non vedo perché mi addormento di botto e mi sveglio poco dopo le 6, Terri si è svegliata da poco, la vedo alzare la testa e bilanciarsi sui gomiti e poi dire "Hi!" con un gran sorriso a qualcosa dietro le mie spalle. Alzo la testa e seguo il suo sguardo: due ragazzi corrono sulla spiaggia, uno dei due si volta e mi sorride. Dice "Hi." e continua a correre. Riconoscerei quella chioma bionda e quel sorriso ovunque. Lo guardo a bocca aperta, rispondo al saluto e poi urlo a Terri "Ma era lui!" Terri mi fa segno di sì e Kitty commenta "Vedi che avevo ragione? Te l'ho detto che ieri sera non ti toglieva gli occhi di dosso." Le cose stanno correndo troppo velocemente nella mia testa, cerco di mettere ordine. "No, fermi tutti - dico - Non ha salutato me, ha salutato Terri, è lei che guardava ieri sera." e mi prende una tristezza infinita. Terri non dice niente, Kitty cuor d'oro insiste che secondo lei era me che stava salutando, io taglio corto dicendo vediamo che cosa fanno, mentre non stacco gli occhi dalle figure in movimento. Arrivano in fondo alla spiaggia, si fermano sotto le palme, confabulano. "Stanno guardando di qua." sibila Kitty. "Sì ma non si muovono." sibilo io. Infatti restano lì almeno 5 minuti sciogliendosi i muscoli e poi spariscono dietro la collinetta per non riapparire più. Ecco, ti pareva. Mi faccio subito un film in cui il biondo americano ha puntato Terri ma siccome vede chiaramente che io non gli tolgo gli occhi di dosso si sente in imbarazzo. Decido di scollarmi da Terri a partire da quella stessa sera con spirito martire per lasciarle vivere la sua avventura con il mio sogno in santa pace e mi sento stupidamente altruista. Ma Terri non demorde e mi conferma che l'articolo non le interessa e che proprio per questo vede come stanno le cose con obiettività, quindi mi ingiunge di vestirmi in modo casual ma non troppo perché secondo lei a quel tipo piacciono le sportive e stasera sicuramente lo rivediamo per locali. Torniamo al Greenhouse coi torinesi, non senza prima aver prenotato una macchina a noleggio per il resto della settimana in modo da non dover sempre dipendere da loro. Il Greenhouse è prevedibilmente pieno di marinai americani ubriachi appena sbarcati. Ci restiamo il tempo sufficiente per constatare che gli americani alternativi non ci sono e per farci abbordare da un marinaio diciannovenne che rimane senza parole appena gli sveliamo la nostra venerabile età. "How do you manage to look so young?" esclama visibilmente scosso. Io sorrido alzandomi e gli sussurro "Italian secret." prima di levare le tende con onore cavandolo dall'imbarazzo. Ci facciamo indicare da un tassista il locale di Merengue della serata, che è pieno zeppo di indigeni scatenati. Anche qui, niente chiome bionde e sorrisi da svenimento ma Terri punta un altro francese che ad onor del vero non è niente male. In altri tempi mi avrebbe scosso nel profondo, ma stasera mi accorgo con orrore che nessun altro uomo mi dice niente: ho in testa la polaroid dell'americano e sono dannata fino alla fine di queste stramaledettissime vacanze.
10 agosto 2000
 
Il tempo splendido perdura, Terri ed io ci infiliamo nella nostra macchina a noleggio e partiamo per nuove avventure. Cerchiamo inutilmente di raggiungere Capecoy Beach, facciamo una puntata a Long Beach, deludente, e approdiamo infine a Dawn Beach non senza prima aver fatto una puntata ai duty free di Phillisburg dove Terri si aggiudica una fotocamera digitale alla metà del prezzo italiano. Dormiamo praticamente tutto il pomeriggio ed è un bene perché saranno le ultime ore di sonno della vacanza. La sera, aspettando di andare all'Indiana, ci intratteniamo coi giochetti da dopocena del villaggio. Terri ed io veniamo coinvolte in un gioco di sollevamento pesi in cui i pesi siamo noi, scelte immediatamente come le più leggere tra le donne del villaggio. Mi fa un certo effetto essere qualificata come magra anche se ormai dovrei abituarmici e i cuscinetti non ci sono davvero più, merito delle passeggiate delle nuotate e dell'alimentazione francescana che ho adottato da quando sono qui. Finalmente arriva l'ora di andare in vita e Terri e Kitty mi incoraggiano come allenatori di pugilato, mi sembra di dover entrare su un ring anziché andare a ballare. E il nervosismo sale. L'Indiana è già pieno zeppo di gente, posto bellissimo per metà sulla spiaggia, sotto capanne di paglia collegate da passerelle di legno, due piste da ballo. Musica techno latin, grande DJ. Almeno questo, penso mentre affronto la fiumana in entrata sulla passerella principale. Scorriamo parallelamente alla fila di gente in uscita e la prima persona che vedo è lui, sta uscendo, davanti a lui una ragazzina dai lunghi boccoli rossi si gira, gli parla, lui le sorride. Mi ha visto e questa volta mi saluta con un sorriso che è solo per me, ma non fa altro che aumentare la mia frustrazione perché adesso capisco che è solo un sorriso di cortesia. Avanzo stoicamente fino alla pista da ballo, mi viene da piangere. Forse è sua sorella, penso con la forza della disperazione: si assomigliano, lei è molto giovane. Poi penso che probabilmente anche lui è molto giovane, non avrà più di 25-28 anni e quindi certo, io non sono nemmeno in target, solo una patetica tardona che si saluta per gentilezza. Eppure ... mi sarei aggrappata anche ad un capello (possibilmente dei suoi) per trovare uno spiraglio, una speranza. Lo vedo, lontano, sta parlando con la ragazza, le sorride e mi arriva addosso una sensazione di gelosia assurda. Il suo sorriso è magnetico e lo sta regalando a lei: vorrei essere lontana 1000 km e vorrei andare da lui, fare una pazzia. Mi siedo su un tavolo, lascio che la musica mi invada, chiudo gli occhi e quando li riapro lui non c'è più ma davanti a me c'è un nero enorme e inquietante che mi chiede come mi chiamo, si presenta e mi chiede come mai oggi non ero a Orient Bay. Non capisco niente, non so chi sia anche se lui evidentemente mi conosce al punto da sapere che spiagge frequento, ma resto a parlare con lui perché non ho nient'altro da fare e in fondo lui non è malaccio. Mi invita a ballare, mi trascina in pista, mi afferra e cominciamo a muoverci al ritmo di una canzone latinoamericana nella folla sudata. Il nero balla bene, niente da dire, ho rimediato la serata, ma vedo lui, l'americano, ballare a pochi passi da me con la ragazza dai riccioli rossi e chiudo gli occhi: non voglio vedere. Balliamo un paio di canzoni ma il nero stringe troppo e io sono fradicia di sudore (nemmeno tutto mio) per cui mi scollo ed esco dalla pista: quando mi giro il nero è sparito. Ma cazzo. Torno da Terri e Kitty, parliamo un po'. Terri è triste perché il francese di ieri si sta sbaciucchiando una figona mulatta. Terri mi dice di aver visto il mio nero in spiaggia, lo vado a cercare, penso, fanculo se deve andare così tanto vale. Ma mentre lo cerco capisco anche che non ho voglia di darmi al primo che passa solo per ripicca. No, o l'americano o nessun altro: col nero ci faccio un altro paio di balli e tanti saluti. Lo ritrovo prontamente, faccio la brillante e lui mi segue come un cagnolino in pista dove adesso stanno suonando Let Forever Be dei Chemical Brothers. Comincio a ballare e con la coda dell'occhio vedo l'americano, sta ballando a mezzo metro da me, da solo. La situazione è critica: mi metto a ballare tra i due in modo da poterli guardare entrambi e mantenere un'equa distanza. Ballo come un'invasata: è un grido di rabbia e di desiderio che sto esprimendo attraverso il movimento del mio corpo. L'americano si avvicina, tiene una distanza di sicurezza ma sta ballando con me. Va avanti così per quattro pezzi finché il nero capisce l'antifona e se ne va senza dire niente. Fuori uno: adesso o mai più. Nella pausa tra un pezzo e l'altro dico all'americano "I must be soaked." lui sorride e dice "It is good to sweat." Continuiamo a ballare. Sono esausta ma non lascerò la pista prima di lui a costo di sputare un polmone. Dopo qualche minuto la pista si affolla, la massa ci spinge e vedo bene di farmi spingere nella sua direzione. Arrivo a 10 cm e dico "It's getting crowded." Lui sorride e continua ad avvicinarsi. Siamo praticamente a un millimetro, i nostri corpi non si sono ancora toccati ma sento la sua mano sul mio fianco, un gesto timido e guardingo che incoraggio. Finiamo praticamente avvinghiati con la folla che preme da tutte le parti, sento tutti i suoi muscoli, il suo odore, la mia testa è contro il suo petto e sento la resistenza dei suoi jeans contro di me. Balliamo come se stessimo già facendo l'amore, non posso credere che stia succedendo, non oso guardarlo, ho paura di tutto. Vedo Terri che balla più in là con un indigeno, la guardo raggiante, mi sorride, mi fa il segno della vittoria, io le faccio segno di non guardare troppo, ho paura che finisca come è incominciato, che lui si stacchi da me e se ne vada via. Ma non succede. Balliamo tre canzoni, lui mi stringe e sento che mi sta guardando, ogni volta che alzo la testa incontro il suo sorriso. Mi accorgo che non so nemmeno come si chiama, non so chi è e siamo qui a strusciare i nostri genitali come amanti: è imbarazzante, poi sono sfinita perché ho ballato senza risparmiarmi per almeno dieci o dodici canzoni, fa caldo, sono sudata e le gambe non mi reggono più. Alzo la testa e trovo la forza di dire "It's so hot. Why don't we have a drink at the bar?". Lui dice entusiasta "Good idea." e usciamo dalla pista. Al bar c'è un fracasso infernale, lui mi soffia sul collo per rinfrescarmi, la cosa mi scombussola oltremodo, ma ricambio la cortesia e ordiniamo da bere. Arrivano due succhi d'arancia, la cosa mi stupisce un po' ma mando giù un sorso e trovo il modo di dire con sufficiente nonchalance "by the way my name is Bree." Lui dice "Martin.", gli chiedo da dove viene e la risposta è sconcertante: "Netherlands." cioè, Olanda, Europa? Ho capito bene? Mentalmente visualizzo la cartina e conto ad occhio 1000 km tra me e lui, madonna che botta di culo, già mi vedevo a menarmela su dodici ore di volo per Los Angeles. Gli dico che credevo che fosse americano e lui per la prima volta smette di sorridere, quasi si irrita e mi fa "Why? Do I look like a marine?": è la frase più lunga che abbia pronunciato finora e riconosco immediatamente l'accento olandese. Genuino. Adorabile. Cerchiamo di comunicarci i dati essenziali della nostra vita ma c'è troppo rumore e troppo caldo, Martin propone di andare in spiaggia, lì almeno fa più fresco e non occorre urlare per sentirsi. Approvo la mozione e ci dirigiamo verso le capanne sulla spiaggia, ma lui devia deciso verso la porzione di spiaggia non occupata dalle costruzioni e presto ci troviamo a camminare in riva al mare, la musica delle onde e lontani echi della musica sintetizzata dagli altoparlanti. Parliamo di viaggi, non so come arriviamo sull'argomento ma è una discussione appassionante che ci tiene impegnati per una buona ora: lui è stato praticamente ovunque, sei mesi di qui e due di là, sempre ospite di amici incontrati in viaggi precedenti. Lo guardo ammirata mentre mi racconta di come è riuscito a mantenersi due settimane a Tokyo vendendo collanine thailandesi al 2000% di profitto sui marciapiedi del centro. Mi chiede se sono stata in Nuova Zelanda, mi dice che il suo sogno è costruire una guest house sulle rive di qualche fiume neozelandese e vivere lì per sempre. Parliamo dell'India, anche lui ha il trip dell'India ma dice che si è messo in testa di andarci via terra. Immaginiamo il viaggio, con l'Orient Express fino a Istanbul e poi da lì in autobus fino a Teheran. "And then?" gli chiedo. "I don't know. I don't think so far ahead." risponde con semplicità disarmante e in quel momento mi innamoro di lui. Nascondo l'imbarazzo dietro un fiume di parole come mio solito ma questa volta parlo piano, con lunghe pause tra un concetto e l'altro, aiutata peraltro dall'inglese che sarà anche la mia lingua matrigna ma non abbastanza per discutere alla mia solita velocità di argomenti che non ho mai toccato in questa lingua, poi ho paura di interrompere la magia di questo sogno perché è un sogno, non può essere vero. Gli chiedo se usa internet, lui storce il naso e dice che cerca di usarlo il meno possibile perché preferisce dedicare più tempo alla vita reale. Io sto per lanciarmi in una difesa della rete ma guardo la luna, ascolto lo sciabordio delle onde e penso, ma sei pazza? che razza di discorsi fai? Mi giro verso di lui e dico. "It's true, internet is a useful tool but nothing compares to this." e indico il cielo stellato e il mare scuro. "I am glad we agree on this." dice lui e mi bacia, un bacio timido, tenero, più una carezza sulle labbra, seguita da altre carezze, la sua bocca è meravigliosa, mi sta facendo impazzire e mi lascio prendere da questa incredibile avventura labiale che si trasforma dolcemente in un bacio vero e appassionato. Finiamo nella sabbia, ci cerchiamo con tutto il corpo, non smette di baciarmi, io non smetto di baciarlo, non so quanto tempo è passato ma sento voci dietro di noi, qualcuno ci urla "Get a room!" e l'incantesimo si scioglie. Ci rialziamo ridendo e togliendoci sabbia dai capelli e dai vestiti. "This place is too public for this." gli dico. "Let's go get my friends, they have no idea where I am and it must be very late." Sono le 2 infatti e anche lui dice di aver lasciato i suoi amici non sa bene dove. "But I have the car keys." aggiunge, il che è un grande vantaggio. Ci avviamo verso le luci dell'Indiana, lui mi abbraccia, mi sento tornare indietro di almeno venti anni, mi sento una ragazzina quindicenne impacciata col suo primo fidanzatino, quel primo fidanzatino che non ho mai avuto. Gli chiedo quanti anni ha e trattengo il fiato per paura di sentire la risposta. Ha trent'anni, ringrazio il cielo che non siano i venticinque che temevo, lui mi chiede perché ringrazio il cielo e gli dico "You don't know how OLD I am.". Lui dice "Suppose you don't want to tell." e chiude l'argomento. Sono incantata, arrivo al rendez-vous con Terri e i torinesi in estasi. Vicino a Terri c'è un americano di quelli veri, quelli della portaerei, non capisco se la sta importunando o che, lo tratto abbastanza male, Martin ride e mi dice di non essere troppo dura col ragazzo. Decidiamo che ci separeremo: io andrò con Martin a recuperare i suoi amici e ad accompagnarli a casa, Terri e i torinesi torneranno al villaggio. Sempre abbracciati andiamo al parcheggio, dove le uniche macchine presenti sono proprio la nostra e la sua. I suoi amici sono già lì, lo aspettano da tre quarti d'ora e sono visibilmente scazzati. Nonostante ciò uno di loro si intrattiene con me per tutto il tragitto: mi spiega che sono ospiti a casa di sua sorella (la ragazzina dai riccioli rossi!) che vive qui da un anno insieme al suo fidanzato olandese ma residente dell'isola. La casa è in un complesso di villette a Cole Bay, molto secluded. Camminiamo in punta di piedi per non svegliare il vicinato, Martin sembra ansioso di mostrarmi dove vive, mi fa fare il giro turistico del complesso residenziale e della casa, poi abbandoniamo i suoi amici al loro giusto sonno e riprendiamo la macchina per tornare al villaggio che ovviamente è dall'altra parte dell'isola. Durante il tragitto parliamo ancora di viaggi, Martin è stato a Boracay 4 anni fa e mi descrive un'isola che non riconosco: la descrizione mi fa male, per me Boracay è l'emblema del paradiso, ma adesso sembra che la speculazione edilizia abbia colpito anche quell'angolo remoto di mondo. Arriviamo alla reception del villaggio alle 3 passate e mentre attraversiamo il viale di ingresso incontriamo Terri che sta tornando a casa ... con il marinaio americano!
11 agosto 2000
 
"Shame on you Terri! He is just 20!" esclamo e Martin ride. Abbasso il finestrino e li saluto, parcheggiamo e li raggiungiamo nel bar deserto e silenzioso dove ci facciamo un caffè dalle macchinette e le dovute presentazioni. E' un momento surreale, siamo tutti stravolti dalla lunga notte che non è ancora finita e la luce della luna getta ombre bluastre sui nostri profili. Decidiamo di andare a vedere le stelle cadenti in spiaggia, Martin mi prende per mano e scendiamo la scaletta parlando piano per non disturbare il villaggio silenzioso e addormentato. E' il momento di parlare dei grandi temi esistenziali, dei principi e delle aspirazioni. "The old question: why are we here?" dice lui enfatico, io rido. "No, don't! I stopped asking that question a long time ago. We are here, let's dance." "And sometimes we make the music." aggiunge lui, sguardo complice ... Dio, le cose che dice! Ma da dove gli vengono? Questa è pura comunione di anime. Camminiamo lungo la riva di Orient Bay lasciando impronte sulla sabbia bagnata, lui mi bacia in continuazione, finiamo come per magia su un provvidenziale lettino da spiaggia abbandonato e lui inizia a spogliarmi piano. Mi sento sciogliere e nello stesso tempo la mia mente si estrania dalla scena, la vedo dall'esterno, perché ancora non posso credere che tutto questo sia la realtà e non qualche parto della mia fertile fantasia onirica. Ma le sue mani calde sul mio corpo sono reali, le stelle sono reali, lo sciabordio delle onde è reale, l'unica cosa veramente irreale è il silenzio della notte e la luce della luna. "Look, a falling star!" dico puntando il dito in direzione di un groviglio di stelle luminosissime. "Now you can make a wish." dice lui e mi bacia. "I haven't made any. And you?", lui scuote le spalle, non è possibile desiderare altro che questo, non c'è niente di meglio di questo ed è già nostro. "I wish the clouds would go away." dico alla fine guardando un cumulo di nuvole bianche arrivato da chissà dove che adesso copre la metà del cielo. E quando alzo gli occhi di nuovo il cielo è perfettamente terso e vibrante di stelle, con un disco brillante al centro. "Full moon and falling stars night, that's too much!" dico a Martin che mi sorride e dice "Nothing is too much." Mio dio, ma chi sei? Come fai ad essere così romantico e dolce senza stonature, senza sbavature, con la naturalezza di un bambino, mi fai sentire bambina, mi stai facendo tornare indietro di quindici, no, diciotto anni: un'altra spiaggia, un altro mare e un altro ragazzo che mi sussurrava tenerezze mentre le sue mani mi esploravano. Ma questo è dieci volte di più, dieci volte più dolce e più bello. Mi lascio andare, non c'è domani. Il domani invece arriva sotto forma di freddo glaciale. Inizio a tremare, lui mi abbraccia, è caldissimo e sento tutti i suoi muscoli tesi e tonici avvolgermi senza sforzo. Restiamo abbracciati, nudi, sotto le stelle, finché anche lui comincia ad avere freddo: sono le 4 e 30 di mattina, tra poco albeggerà. La notte è finita, io sono esausta e troppo confusa per connettere. Ci rivestiamo e torniamo alla macchina, lui mi bacia per l'ultima volta e dice "See you later." Io lo guardo in estasi, annuisco e me ne vado. Sono talmente fusa che non mi accorgo della vaghezza del saluto, che diavolo vuol dire see you later? mi chiede Terri che incontro puntualmente con il suo marinaio sulla strada della nostra camera. Non lo so, non ho pensato, ho dedotto che volesse dire, ci vediamo stasera alla festa del locale del giorno. Piuttosto, che ne facciamo di lui? le chiedo additando il marinaio che ormai la segue come un cagnolino al guinzaglio. Non so dice Terri, adesso gli chiedo se non gli dà fastidio dormire in 3 nel nostro letto, tanto è un king size, ci stiamo. Guarda che non è a lui che dà fastidio, ma a me! sbotto rientrando nella realtà con uno strappo. Ma sei impazzita? C'è un comodo divano, dormirà lì. Va a finire che sul divano ci dormo io e lascio a loro il king size, mi pare il minimo e con ciò Terri me ne deve una: verrà utile. Del resto dormo pochissimo, alle otto sono già in piedi, mi faccio una doccia e scendo in spiaggia, rincoglionitissima. Cerco di dormire ma non ci riesco assolutamente. Sono nervosissima, ogni rumore mi fa scattare, come se mi aspettassi di veder comparire Martin da un momento all'altro. Ma non compare. A mezzogiorno invece compaiono i piccioncini, visibilmente provati dalla notte. Ne approfitto per andare a fare la mia passeggiata alla spiaggia dei nudisti, spero che il movimento calmi il nervosismo. Incontro il nero della sera prima: lavora ad uno degli stabilimenti di Orient Bay e capisco perché fosse così informato sui nostri movimenti: ci deve aver visto passare avanti e indietro tutti i giorni alla stessa ora negli ultimi 3 giorni e certo due fighe bianche con treccine afro in topless non passano inosservate qui. Decido che la miglior difesa è l'attacco e lo apostrofo con un "You definitely are in the habit of disappearing! Where have you been all last night?" e mi sento una perfetta faccia di merda. Ma come al solito funziona e lui mi dice contrito che non riusciva a ballare i ritmi techno che non gli sono familiari. Ma stasera è sera Goo Goo Jam, cioè latinoamericana, in un locale sulla spiaggia di Orient Bay, vicinissimo al nostro villaggio. Bene, dico mantenendo la faccia di merda, così mi insegni a ballare il merengue. Lui è ipereccitato, sarebbe stato una conquista memorabile se non avessi conosciuto Martin, ma è solo un pensiero fuggente: con una parte infima della memoria scansisco la figura atletica e muscolosa, la pelle lucida e tesa, le forme da Mr. Universo, il viso dagli zigomi alti e dai tratti caraibici, metto le informazioni nella cache e le abbandono lì. Niente e nessuno ha più importanza adesso, solo Martin. Mentre torno alla nostra spiaggia penso che mi farò molto male questa volta, molto più male di quanto mi sia fatta finora con Bone e con Bodhi e con Sweet e con tutti gli uomini di cui riesco ancora ad avere memoria. Mi sembrano tutti così lontani, appartenenti ad un passato remoto che non è più mio, oh cazzo, mi farò così male! Torno da Terri che ha già lo sguardo sognante e mi racconta velocemente tutto quello che è successo tra lei ed Eric, che non è un marinaio ma un top gun dell'aviazione americana, come dire la nobiltà della nave, che ha 28 anni e non 20 come dimostra, che viene da Miami ma abita in Virginia, che è dolce e tenero e timido e tutto quello che di meglio c'è al mondo. Decisamente non abbiamo gli stessi gusti: Eric è quel che si dice un bel prodotto della gioventù wasp americana, occhi azzurri, capelli biondi, faccia da vitaminizzato, sì, bel ragazzo ma non mi dice assolutamente niente. Resta con noi a pranzo, ci chiacchiero un po' e non posso fare a meno di provocarlo, è più forte di me, dopo la notte bambina con Martin devo sfogare la mia parte maschile e aggressiva e lo faccio su di lui. Obiettivo facile, non mi diverto più di tanto, lui è decisamente convenzionale e puritano come le peggiori raffigurazioni dei pellegrini da Mayflower. Riusciamo a liberarci di lui alle 16, ci invita ad una festa dell'aviazione per la sera stessa, ma io dico a Terri che per quanto mi riguarda stasera devo ritrovare Martin e sarà un'impresa perché non sono affatto sicura che andrà alla festa latina del Goo Goo Jam. Il nervosismo sale a livelli di paranoia, fumo come un'indemoniata e prego Terri di tornare a Mullet Beach: magari Martin va a correre lì tutte le sere, magari lo vediamo. Ma non c'è e alle 18 e qualcosa leviamo le tende: Terri deve prepararsi per la festa dei top gun, io devo pensare come setacciare l'isola per ritrovare Martin. E' come cercare un ago in un pagliaio, penso disperata. Ci saranno almeno una ventina di locali tra Phillisburg e Marigot, senza contare le feste sulle spiagge. Sono depressissima. Terri convince Kitty ad accompagnarla alla festa, Aldo dice che non ha motivo di andarci: sarà pieno di uomini e zero figa, in realtà è depresso anche lui perché si è visto soffiare Terri da sotto il naso (almeno così la pensa lui) e sicuramente da adesso in poi non avrà una grande simpatia per gli americani in generale e per l'aviazione americana in particolare. Le due se ne vanno e restiamo noi due a guardarci in faccia, l'umore non è dei migliori. Io non riesco a stare ferma, il senso di impotenza mi assale e comincio a girare come un leone in gabbia: faccio ad Aldo una scena isterica di prima classe e lo convinco ad andare in esplorazione di questo Goo Goo Jam: ce lo trascino di corsa praticamente, ma appena arrivata ho un flash: Martin non sarà lì stasera, ne sono sicura. Torniamo a base e chiediamo alla reception quali altri locali fanno serate speciali stasera: ce ne nominano almeno 4! Aldo ha pietà di me e mi propone di andare a Phillisburg a scandagliare i locali in questione, io accetto volentieri, sempre meglio che stare qui a rodersi il fegato. Per strada mi viene un'idea assurda: se solo riuscissi a ritrovare la casa dove sta Martin con i suoi amici ... è ancora presto, non saranno ancora usciti, forse. Lo dico ad Aldo che ormai, vista la situazione, accetta tutto con spirito sportivo: mi dice "Come vuoi: sono il tuo autista stasera. Mettiti dietro e chiamami Ambrogio." Ridiamo e facciamo battutacce fino a Cole Bay, lì mi concentro e cerco disperatamente di ricordare. Gli indico una traversa, la strada si fa presto stretta e sterrata, non è quella giusta evidentemente, ma c'è un baracchino e mi fermo a chiedere informazioni. Un olandese stagionato mi dice che conosce il posto: è ad una traversa da lì. Torniamo indietro, imbuchiamo la traversa in questione e magicamente il cancello del residence appare in fondo alla via. Parcheggiamo. Adesso devo solo trovare la villetta nella schiera di villette tutte uguali, ma ce la faccio, a puro istinto. La luce è accesa, attraverso la zanzariera vedo una decina di persone - tra cui la ragazzina dai riccioli rossi - sedute su un divano: parlano e ridono. Lui non c'è. Panico. Non posso stare qui fuori a sbirciare come la piccola fiammiferaia, ma non posso nemmeno bussare ed entrare come se niente fosse ... stallo totale. Aldo mi guarda e a tutt'e due viene l'ispirazione. Ci diciamo in contemporanea "Chi se ne frega, siamo qui solo per due giorni, una figura di merda ci sta." Busso e dico timidamente "Hello, I'm sorry to be intruding like this. I am Bree and I am looking for Martin. Is he in?" Dieci facce olandesi si pietrificano all'istante e mi guardano attonite. La ragazzina dai riccioli rossi si alza e mi apre la porta. Mi dice che Martin sta facendo una doccia, mi invita ad entrare, invita anche Aldo. Io tento di rifiutare ma lei insiste e ci troviamo seduti in mezzo agli olandesi che ci scrutano attoniti. Ci presentiamo, si presentano. Solo allora noto un enorme sacchetto di marijuana in mezzo al tavolo, e quelle che credevo sigarette si rivelano cannoni che ci vengono prontamente passati insieme alle birre. Faccio un tiro Bill Clinton per gentilezza, chiedo un bicchier d'acqua e mi sento morire. Qualcuno dice "Go call Martin." e la ragazzina sparisce nel corridoio. Passano cinque eterni minuti e poi arriva Martin, nudo, un asciugamano intorno alla vita, i lunghissimi capelli bagnati e pettinati all'indietro. Mi dice ciao e mi bacia e di colpo la tensione della stanza si scioglie, sono stata marcata, quindi accettata. Martin si siede sul divano, tra me e lui c'è Aldo, io gli dico - davanti a tutti - che mi dispiace aver commesso questo atto di intrusione ma siccome parto dopodomani mattina e non sapevo dove sarebbe andato stasera avevo paura di non rivederlo più. "And I had to see you." concludo sperando che l'abbronzatura nasconda il rossore. Lui mi guarda e sorride, mi sembra commosso, mi sembra che mi stia adorando in silenzio, non ce la faccio a sostenere quello sguardo e torno alla conversazione generale. Ma sento i suoi occhi su di me, non fa che guardarmi come se fossi la cosa più bella che abbia mai visto e questo mi manda in tilt totale. Finalmente la compagnia decide di uscire e nomina un locale assolutamente sconosciuto, non avrei mai indovinato che sarebbero andati lì e ringrazio il cielo di aver avuto questa ispirazione. Quando siamo al locale Martin mi porta in un angolo e cominciamo a parlare. Gli dico che sono ancora scossa per quello che ho fatto, che mi è costato tantissimo perché nonostante la mia aggressività apparente sono timidissima e cose del genere mi fanno stare male per giorni. Anche lui mi dice che è timidissimo e che quello che è successo ieri "is most unusual, I don't normally behave like that, I'm sorry ... I mean, I loved it ... it's just ... I don't do things like that, normally." Capisco che mi sta dicendo che si è lasciato andare troppo, capisco che è ansioso di farmi capire che non è un puttaniere, che quello che c'è stato non è il suo standard abituale, lo capisco non certo dalle parole, è come se gli leggessi dentro e mi sembra tutto così ovvio e naturale. Gli sorrido e gli dico "I know. But I am happy it has happened, it was magic." Ci guardiamo a lungo, sono le nostre anime timide che si parlano, che finalmente sono entrate in contatto, poi lui si scioglie e mi racconta tutta la nostra storia da quando mi ha visto al Greenhouse fino a ieri sera: è la prima volta che lo sento parlare così a lungo, ma la cosa più stupefacente è che lui mi ha visto e mi ha scelto nello stesso momento in cui io ho visto e scelto lui, ha provato lo stesso senso di inadeguatezza e di impotenza che ho provato io la prima sera, lo stesso stupore nel vedermi sulla spiaggia, la stessa angoscia che io non fossi all'Indiana ieri sera e lo stesso senso di sollievo quando finalmente la sua mano si è stretta intorno al mio fianco e la mia mano si è timidamente posata sulla sua spalla sulla pista da ballo. Abbiamo vissuto emozioni parallele per tre giorni senza saperlo. Gli dico che quando pensavo fosse americano credevo di dover essere io ad alzarmi e andare a sedermi sulle sue ginocchia, dicendogli qualcosa tipo "Hey stud." Lui mi guarda inorridito ed esclama: "I'm so glad you didn't do it, it would have been bye bye." e poi si lancia in un racconto di un episodio simile successogli in passato che ascolto solo per metà perché penso - ed è una rivelazione che vale tutti i soldi spesi in analisi finora - a che cosa ho rischiato con la mia aggressività da timida e che cosa mi sarei persa. Mi tornano in mente tutti gli episodi della mia vita in cui la mia aggressività ha rovinato tutto e mi ha fatto perdere gli uomini che ho amato, sono flash accecanti e dolorosissimi. Mi si apre un'altra finestra nel cervello, una veranda epifanica. Stiamo lì a parlare della nostra timidezza, è la prima volta che lo faccio e mi sento liberata da un peso enorme, Martin mi crede, capisce, vede tutto quello che nessuno finora ha mai voluto o potuto vedere. Mi sento galleggiare in un universo che non mi appartiene ma che sento mio finalmente, mi sento a casa, a casa. Tutto il resto della sera è un blob di colori e facce e suoni indistinti, parliamo per ore, mi accorgo che è molto tardi solo quando il povero Aldo mi chiede che intenzioni ho perché lui se ne andrebbe volentieri a letto. Ci guardiamo e Martin dice che è il caso di andare a vedere che cosa fanno i suoi amici, mi dice che il suo amico Nico (il gigante di due metri con la faccia da marine) è incazzatissimo con lui per ieri sera, quindi stasera deve essere gentile con lui per non ferire i suoi sentimenti. Trovo bizzarro pensare a Nico come un essere dotato di sentimenti che possono essere feriti ma Martin mi assicura che è un pezzo di pane, un gigante buono e mi fido. Mi fido! Dio mio, che mi succede? Da quanto tempo non do la mia fiducia cieca a qualcuno? Mentre Martin parlamenta con gli amici io vedo un futuro fatto di me stessa, quella me stessa che ho costretto per anni a girare come un cricetino nella ruotina, quella me stessa che adesso sta timidamente rosicchiando le sbarre della gabbietta e mi chiede perfavore di uscire e di vedere la luce. Martin torna e mi dice che Nico ha bisogno della macchina, per cui tornerà al villaggio con noi e passerà la notte lì. Ci avviamo, tutto è così irreale e così semplice, la vita può essere semplice se solo riuscissi a concepire la semplicità di cui Martin sembra integralmente permeato. Mi ha detto che è consapevole di essere timido e allo stesso tempo mi ha detto che è orgoglioso di esserlo, vorrei possedere questo orgoglio adesso, smettere di fingere, togliermi la maledetta maschera e buttarla via per sempre. Arriviamo al villaggio e qui ho la spiacevole sorpresa di non trovare la chiave in reception e la luce accesa in camera, segno che Terri e il top gun hanno già occupato la stanza. Imprevisto. Eravamo d'accordo che Terri avrebbe dormito da Eric ma evidentemente qualcosa è andato storto. Che si fa adesso? Mi accascio sul ballatoio in preda al panico, Martin mi consola, ma qui devo riprendere la maschera e pensare alla svelta. I miei sensi maschili si risvegliano in un istante e riprendono il sopravvento: so che cosa fare. Dico a Martin: "OK, this is the night where I have to be aggressive. I've done it before, once more and it will be over. Come with me." Lo trascino alla reception e chiedo al guardiano di notte un'altra camera. Questi impiega qualche secondo a capire la situazione, secondo me ci marcia anche un po', gli dico: "Monsieur, je suis autant embarassée que vous, mais s'il vouz-plait donnez moi la clef et finons-la ici." lui mi dice che non c'è problema per la camera ma che mi dovrà addebitare il costo, ecco il motivo dell'imbarazzo. Io lo guardo cattiva ed esausta: "Charger? Chargez-vous donc." cerco nella borsa e tiro fuori un rotolo di banconote. "Est-ce assez?", praticamente gliele lancio. Finalmente ho la benedetta chiave e corro fuori, il vento in faccia a calmare il rossore. Martin mi abbraccia, gli dico grazie di essere qui e poi hai idea di quanto mi sia costato questo? Lui annuisce e sa che non mi riferisco ai soldi. "Look on the bright side." dico riprendendomi, "We will have fresh towels and fresh sheets." Lui ride piano. La stanza è molto meglio della nostra, finalmente ci siamo, finalmente è tutto finito e adesso possiamo iniziare ad occuparci di noi. Cosa che facciamo subito dopo aver spento il condizionatore, aperto la porta finestra che dà sulla spiaggia e acceso una candela. Ci spogliamo a vicenda, facciamo una doccia insieme, ci asciughiamo a vicenda e quando asciugo i suoi capelli è pura estasi, lui si inginocchia e mi asciuga le gambe. "Bree." dice, assaporando il suono della parola. "What?" gli chiedo. Lui alza la testa. "That's it." le parole cadono nel silenzio. "It's a lot." mi sento dire ma già non capisco più dove sono e chi sono. Mi porta a letto, mi dice che ha trovato i miei tatuaggi, che sono stupendi, anche lui ne ha uno e lo cerco, è una figura mitologica, su di lui ha un effetto sovrannaturale, azzurra come i suoi occhi, ci esploriamo alla luce della candela, è tutto talmente bello e incredibile che deve essere un sogno: "It's a dream, isn't it?" gli sussurro "This dream does not have to end." mi sussurra lui e io gli credo, gli voglio credere, questo sogno non deve finire mai più. Tra le sue braccia mi sento una bambina, mi sento vergine di nuovo, una Bree che nessuno ha mai visto. Gli dico tremando che mi deve scusare ma sono un po' fuori allenamento ed è vero, perché finora ho fatto grandi scopate ma questo è diverso, questo è amore come non ne vedo da mesi, forse da anni, forse da mai. Lui mi dice di non preoccuparmi perché anche lui è fuori allenamento e quando la nostra sete d'amore si è placata oso chiedergli da quanto. Lui ci pensa un po' e dice "October." Faccio un rapido conto mentale ... dieci mesi? Impossibile! Mi spiega che a ottobre ha lasciato la sua ragazza e che per un po' di tempo ha cercato di riprendersi andando a feste e conoscendo ragazze nuove, ma non se la sentiva di ricominciare una nuova storia. Poi, quando è stato pronto, non ci sono più state occasioni. Gli chiedo ridendo se erano finite le feste o le ragazze e lui mi dice, nessuna delle due, ma nessuna ragazza mi ha dato vibrazioni positive finora. Lo guardo attonita. Adesso so che sto veramente sognando, ma da che mondo viene questo? Non è umano, è un angelo. La luce della candela manda bagliori sui suoi capelli biondi sparsi sul cuscino, sui suoi occhi azzurri, sul suo corpo bianchissimo e perfetto, un viso dipinto da Tiziano. Ho incontrato un angelo, è troppo bello per essere vero. Ci addormentiamo abbracciati, la candela il nostro sole e il mare la nostra canzone.
12 agosto 2000
 
Mi sveglio alle otto con la consapevolezza di non aver preso la pillola e di nuovo mi devo strappare al sogno, rimettermi i vestiti e andare in cerca della chiave della nostra camera. Busso ma non risponde nessuno, per cui mi faccio aprire da un inserviente che mi guarda sospettoso mentre arraffo vestiti a casaccio e mi impasticco. Torno indietro e cerco di dormire ancora un po', penserò a rintracciare Terri dopo, adesso non ho la testa e poi ormai la camera ce l'ho chissenefrega. Martin mi abbraccia e non mi molla più, mi dice che gli è successa una cosa stranissima stanotte, prima di addormentarsi, quando ha chiuso gli occhi gli sono arrivati una serie di flash su di noi, sulla spiaggia, sul Greenhouse, sull'Indiana ... è stupitissimo perché non si ricorda di aver mai avuto visioni di questo genere, io sorrido perché so che sono le visioni che ha letto dentro di me, la cosa mi sembra ovvia come il sole che filtra dalle tende, so ormai che la dimensione in cui stiamo viaggiando non è la realtà, l'accetto senza discutere, la vivo e basta. Dormiamo fino alle undici e poi scendiamo in spiaggia: trovo Terri più morta che viva che prende il sole e dorme sul lettino, vorrei menargliela per stanotte ma non ne ho la forza, poi lei mi dice che è appena arrivata da casa di Eric, che la nave è partita sob sigh. Io dico ma come, hai dormito da Eric? E lei sì certo non eravamo d'accordo così? Io le chiedo perché allora non c'erano le chiavi in reception e la luce accesa in camera e lei mi guarda stranita. "Cazzo Bree NON mi dire che non hai dormito tu nella nostra stanza?" mi fa con un guaito. In poche parole, anche lei era tornata al villaggio verso le due, ha visto la luce accesa e ha pensato che ci fossi io in stanza per cui è tornata da Eric e le è toccato dormire su un lettino in piscina perché la casa era invasa da almeno venti top gun ubriachi che dormivano su ogni superficie piana. Pensava avessi preso la chiave di riserva, ecco perché uscendo non aveva lasciato la chiave in reception ... insomma un gran casino. "OK, lasciamo perdere e facciamo finta che sia andata così." taglio corto. "Adesso ci incazzeremmo e basta, tra un mese ci sbellicheremo dalle risate raccontandolo agli amici ... anche se mi piacerebbe sapere chi diavolo ha acceso quella stramaledetta luce in camera." Torno da Martin, gli racconto la cosa tra le risate, concludo che avrei dovuto essere veramente quell'aggressiva che non sono e forzare la porta luce o non luce, ma chissenefrega, l'importante è che lui è qui e che l'avventura notturna si è conclusa senza danni. Martin si ferma a pranzo, poi lo riaccompagniamo a casa e questa volta grazie all'energico intervento di Terri ci scambiamo numeri di telefono, indirizzi, riferimenti e quant'altro per ritrovarci la sera stessa. Poi torniamo al villaggio, completamente esauste e ognuna sulla sua nuvoletta dorata personale. O meglio, cerchiamo di tornare a base, ma ci perdiamo non so come nelle backstreets di Phillisburg e ci ritroviamo su uno sterrato in piena montagna. "Terri, mi sa che ci siamo perse - dico con indifferenza totale - non te ne frega niente vero?" lei fa segno di no, fa inversione e ci riimmettiamo sulla statale, che non è molto meglio delle stradine di montagna appena passate perché percorre il costone per qualche chilometro, in tornanti a strapiombo sul mare. Proprio in mezzo ad uno di questi tornanti Terri guarda la baia e esclama "La nave!" io guardo lo strapiombo e urlo: "La strada!", si riprende giusto in tempo per non ruzzolare a valle e arriviamo al villaggio senza altri incidenti. Troppe emozioni per oggi, mi schianto a letto e riesco a buttare giù qualche ora di sonno profondo, interrotto dalla telefonata di Martin che mi annuncia il posto prescelto per stasera. Ci andiamo con 2 macchine giusto per evitare casini e infatti dopo qualche ora piuttosto inconcludente (siamo tutti stonati per i più svariati motivi) Terri torna al villaggio con i torinesi, Martin cede la sua macchina a Nico e finiamo di nuovo in spiaggia a bordo della macchina di Terri e mia. C'è ancora la luna piena e ci sono ancora le stelle ma la magia della prima notte è svanita, questa è l'ultima notte, l'ultima possibilità di dirci e darci tutto, del doman ... Parliamo e ci coccoliamo e parliamo ancora, chiacchiere oziose, quanto sei bella, mi fai impazzire, nessuno parla del futuro, Martin non ha un orologio, dice che non lo porta mai: "I always know the time: the time is now." Quanto è vero e quanto è difficile e quanto è meraviglioso poter vivere così, se solo ci riuscissi ... Quando fa troppo freddo in spiaggia andiamo da lui, Nico stasera starà fuori con la sua conquista, Sander (l'altro amico) si offre di dormire sul divano, l'ultima notte solo per noi, a casa sua, è un vortice di amore e di emozioni. Martin mi accarezza, mi guarda e poi di punto in bianco mi dice "It's good we finally made it to St Martin." Rimango senza fiato: l'enormità della cosa mi colpisce come un baratro karmico, comincio a capire di essere parte di un disegno così grande che non riesco ad afferrarne i contorni: sei il mio destino, sei tu, sono io, siamo noi, predestinati, ci siamo cercati tutti questi anni in giro per il mondo e questa è la fine del viaggio. E' troppo grande. La mente annega. "Who are you?" gli chiedo, "It's what I am trying to find out." mi risponde. Basta, voglio annegare, fine del viaggio: the time is now. "Martin" dico lentamente, in una pausa tra i suoi baci, le parole escono a fatica: "That night, at Indiana. I was dancing for you." "I was dancing for you too." mi dice prima di baciarmi di nuovo. Voglio farlo impazzire di piacere, devo farlo, è un imperativo morale. "Can I drive you crazy?" gli chiedo, "You can do anything you want." mi dice e quando gode ho paura che stia morendo davvero. "It's ... impossible ... my body ... I can feel it ... you ... all over my body ..." balbetta e di nuovo mi trovo proiettata nello spazio cosmico, sento che sto per morire e questo è il paradiso, mai provato niente del genere. Mai. Rientro lentamente nel mio corpo, non ho coscienza del tempo e dello spazio, sento solo pulsare un cuore e un'anima ed è più grande di me. Accetto senza domandare, il tempo delle domande è finito. Fa caldo e Martin si alza per fare una doccia, io cerco di dare una parvenza abitabile al groviglio di lenzuola che è diventato il letto. Sono a quattro zampe sul letto, sto cercando la mia biancheria, quando la porta si apre e la silhouette inquietante di Nico si staglia nel contorno degli stipiti. "Hey, that's my bed! Where am I going to sleep?". Rimango immobile, non cerco nemmeno di nascondermi sotto le lenzuola. Gli dico "Ask Martin, he's in the shower." li sento confabulare e Martin torna visibilmente imbarazzato. "I didn't expect him back, his girlfriend is here too, they will sleep in the other bed ... I'm so sorry this has happened, it's all so awkward ..." lo interrompo e lo tiro verso di me: sono successe tante cose strane e impossibili in questi giorni, che vuoi che sia questa? "Relax, it's alright, sleep and don't think about it." Sono veramente io questa? Chi sono?
13 agosto 2000
 
Mi sveglio ben prima che suoni la sveglia e resto a contemplare la schiena di Martin, i suoi capelli scompigliati e fluenti, il suo corpo diafano e perfetto nella luce del mattino. Cerco di imprimermelo nella memoria perché non so se e quando lo rivedrò, e voglio ricordare per sempre che cosa sto lasciando. Lui si gira e mi chiede perché non dormo, io sorrido e gli dico che è ora di andare, gli dico che è bellissimo e che non riesco a smettere di guardarlo. Mi accompagna alla macchina, mi bacia, mi abbraccia e stiamo lì, con la pressione dei nostri corpi che si fa sempre più grande, fino a che mi salgono le lacrime agli occhi. Non voglio che mi veda piangere. Mi dice "Let's see what happens." e io penso che è la cosa più bella che qualcuno mi abbia mai detto. Annuisco, lo bacio ancora e salgo in macchina. L'ultima visione che ho di lui è quella dello specchietto retrovisore: è fermo in mezzo alla strada, i capelli mossi dal vento del mattino, il sole che lo illumina da dietro, sembra davvero un angelo e mi aspetto che da un momento all'altro spieghi le ali e voli via. Invece sono io che svolto nel viale principale e la visione svanisce. Guido in trance fino al villaggio, sono esausta e senza occhiali ma vedo ogni dettaglio con una vista che non è mia. Sveglio Terri, ci sono le valigie da chiudere, il conto da regolare, la macchina da restituire, tutti quei dettagli di realtà che nessuna di noi vuole vedere, ma siamo brave bambine, non ci voltiamo indietro, andiamo solo avanti ovunque ci porterà la strada. La giornata passa lenta, ogni minuto è un minuto di visioni e ricordi, io mi chiudo nel mio mondo privato, le cuffiette stereo piantate nelle orecchie, Fila Brazillia a palla, autistica, voglio far durare questo sogno finché posso. I torinesi capiscono e sorridono, io e Terri siamo trasfigurate dall'amore e la foto che ci facciamo fare prima di imbarcarci mostra due donne che non siamo noi, due anime risplendenti di luce.
14 agosto 2000
 
Milano ci accoglie con caldo fetente e Neo, gradita presenza, ci viene a prendere all'aeroporto. Gli raccontiamo la nostra vacanza e sembra di parlare ad un muro, mi accorgo che non è possibile trasferire nemmeno un decimo di quello che stiamo vivendo, mi accorgo che la realtà ci ha assalito di nuovo e che prima torniamo in noi e meglio è per il nostro bene. A casa la prima persona a cui telefono è Zen: ho un disperato bisogno del suo materialismo spietato e lui non mi delude, si precipita da me, ascolta, commenta caustico come solo lui sa fare e mi riporta dolcemente coi piedi per terra. So che sta dicendo quello che dice solo perché sa che ne ho bisogno, vede che sto volando e che non è sano. Mi vuole bene, lo sento da ogni battuta tagliente e da ogni risata forzatamente sguaiata che mette in scena solo per me. Mi invita ad un rave per la serata, ci trascino Terri - che si è presentata nel pomeriggio in cerca di supporto morale - con la scusa della resistenza al jetlag, questa vacanza ha unito indissolubilmente Terri e me più di anni ed anni di amicizia. Ci siamo viste dentro, ci siamo riconosciute, ci stiamo sostenendo a vicenda. Anche Love ci chiama e pretende che andiamo da lei immediatamente a relazionare come dio comanda: è a Milano Marittima coi suoi amici, sarà un prolungamento di vacanza. Ci andremo domani, ci dobbiamo andare, fa parte della cura di riabilitazione alla realtà. Verso sera arriva anche Hal, andiamo tutti a ritirare le foto che Terri ha fatto a Eric, Zen e Hal continuano a scherzare e ridere sul "top gun" di Terri, commentano che sicuramente sarà un cesso tremendo, poi vedono le foto e ammutoliscono. "Ma davvero questo vola sugli F14?" Dice Hal con una vocina da bimbo. Leggo palese invidia sotto le loro facce da duri e mi fanno tanta tenerezza, vorrei abbracciarli e coccolarli ma, ehi, siamo a Milano, cazzo. Qui si gioca duro. Qui siamo tutti fighi con tre palle esagonali a testa, altro che coccole: calci in culo e pedalare! Andiamo a casa di Terri a prendere il dischetto di foto digitali che Terri ha fatto a Martin l'ultima sera, poi di nuovo a casa da me a scansire e riversare il tutto. A cena invito Dee, che si fionda curiosissima di sapere tutto trascinando un riluttante marito. Andiamo tutti al rave anche se siamo esausti, Dee muore dalla voglia di conoscere Zen. La musica è scadente, ma io ballo per Martin. Notte in bianco a caricare le foto sul sito e a scrivere una mail a Martin.
15 agosto 2000
 
Alla pesa ufficiale registro 53.4 e tutte le misure sono tornate nella norma! Sono troppo felice!
Il viaggio per arrivare da Love a Milano Marittima è un'orgia della memoria. Terri ed io ci ripetiamo le stesse cose per ore come mantra. E' tutto quello che ci rimane e non ne siamo mai sazie. Love ci accoglie a braccia aperte e si fa raccontare tutto, dice che non ci ha mai visto così in tutta la sua vita, che siamo stregate, che è bellissimo e poi tipicamente si lancia nell'ode del suo amore per Leo. Terri ed io siamo fuori ma non abbastanza per non renderci conto che Love sta per varcare la soglia pericolosa del coming out, ormai è solo questione di tempo ma anche per lei sta arrivando il ciclone. E' troppo tardi per andare in spiaggia, Terri si attacca alla rete per controllare la mail, io mi addormento sul letto di Love, poi andiamo insieme a cena e a vedere i fuochi artificiali sulla spiaggia. Guardo gli scoppi di luce con un'emozione nuova, come una bambina, penso che Martin li possa vedere coi miei occhi, come ieri mi ha sentito ballare per lui. E sono felice, di una felicità semplice e assurda.
16 agosto 2000
 
Ci svegliamo di buon'ora e passiamo la giornata in spiaggia, dove riesco perfino a dormire un po'. I discorsi sono sempre gli stessi, Love parla di Leo, Terri di Eric, io di Martin, francamente non so nemmeno se ci stiamo ascoltando, ognuna sta ascoltando la sua canzone, solo ogni tanto ci facciamo forza a vicenda, frasi di circostanza, nessuno crede di convincere nessuno, ci diciamo quello che vogliamo sentirci dire e il delirio continua. A cena ci sono un paio di amici di Love e anche loro si sorbiscono il racconto della nostra avventura caraibica. Anche loro come Zen, Neo e Hal minimizzano e tentano di ridurre tutto ai minimi termini squallidi di una scopata da vacanza, ma questi non sono Neo Hal e Zen, non ci vogliono bene, non si possono permettere di infangare la nostra storia, questa volta non ci sto e la mia aggressività esplode. "No cazzo, le conosco le scopate da vacanza, questa non è stata una scopata, questa è stata diversa!" Allora gli amici di Love smettono di scherzare, uno di loro mi guarda serio, la maschera gli cade per un istante mentre mi guarda negli occhi e dice "La domanda quindi è, starà pensando a te anche lui o sta già facendo altro, vero?" I muscoli tesi si rilassano, lascio cadere anche la mia corazza e dico piano: "Esatto." Poi arrossisco e abbasso gli occhi. Lui tamburella le dita sul tavolo e cambia discorso. Love riceve una provvidenziale telefonata che distoglie l'attenzione di tutti dall'argomento, poi dice "Bodhi vi saluta." Terri ed io ci guardiamo, io dico con la massima naturalezza "Saluti e baci anche da noi." e mi accendo una sigaretta. Dentro di me la puntina sul disco che suona la mia musica ha fatto scraaaaaatttccchhh. Spero che sia la fine dell'episodio, ma Love riprende il discorso mentre torniamo a casa, non capisco se lo fa per sadismo o incoscienza. Blatera a lungo sulle pene d'amore di Bodhi, sulla sua nuova fidanzata, quella famosa amica che doveva venire all'inaugurazione della casa di Terri, mi arriva la consapevolezza che fino ad allora avevo cercato di annegare nel subconscio: ho sempre saputo il perché del suo silenzio e delle sue reticenze, le mie visioni cassandree non sbagliano mai. La musica dentro di me ha smesso di suonare, faccio qualche commento indifferente, cercando di stare il più leggera possibile, ma Love insiste senza pietà, ci fa vedere le foto della festa del 15 luglio, Bodhi sta baciando una ragazza che riconosco vagamente, non è lei, so che è un'altra. Ho una leggera nausea, non dico niente, spero che finisca tutto presto, spero di poter andare a letto e cancellare questa sottile puzza di zolfo che sento nelle narici. Mi aspetta invece una notte inquieta e piena di incubi del passato.
17 agosto 2000
 
Ultima giornata in spiaggia, domani devo tornare a MI, andare a pranzo con Clo che ancora non sa niente e DEVE sapere, poi aspettare che il telefono suoni. So che sono stupidamente romantica ma sono fatta così e adesso sto trovando anche il coraggio di esserne orgogliosa. Francamente avevo sperato che Martin mi chiamasse dall'aeroporto, avevo sperato che mi dicesse che cambiava volo e che sarebbe venuto a MI anziché tornare ad Amsterdam: speranza stupida, it will never be. Non importa. Mi consumerò nell'attesa. Non mi importa più di niente. Sono stanca, voglio andare via, tornare al mio mondo fatto di ricordi meravigliosi, finché riuscirò a farlo durare nella mia memoria sarà come se lo stessi rivivendo in loop. A casa, tra la spiaggia e la cena, Terri ed io siamo sdraiate sul letto e guardiamo il soffitto, piene dei nostri mondi interiori. Comincio a parlare più a me stessa che a Terri, Love non c'è. Le dico che devo liberarmi dalla Bodhirabbia, quella rabbia che mi ha investito come un'onda di zolfo ieri quando Love ha cominciato a parlare, le dico che adesso le farò una confessione, qualcosa che non ho mai detto a nessuno ma che è tempo di fare uscire e poi sarò libera per sempre dal mio passato. Terri mi guarda, comprensiva e attenta. Io parlo a fatica, è così doloroso ma devo farlo, la merda deve uscire o non ci sarà un futuro al mio sogno. Lo so. E anche se ho odiato Love per avermi costretto a ricordare adesso capisco che ha giocato un ruolo determinante nella ricerca di me stessa. L'unica cosa che non posso e non potrò mai perdonare a Bodhi, le dico, la ragione per cui mi rifiuto categoricamente di considerarlo ancora una parte di me, è che quando a Febbraio gli ho dato una via di uscita onorevole da quello che era ed è sempre stato un rapporto sbagliato, fatto di equivoci e di maschere, lui mi ha deliberatamente ingannato. Mi ha detto che i suoi silenzi non erano segnali negativi, mi ha giurato che il nostro era un rapporto molto profondo e che sarei stata la prima a sapere se qualcosa fosse cambiato perché lui era fatto così: massima trasparenza, massima sincerità per quanto dolorosa e difficile, e sperava che anch'io fossi fatta allo stesso modo. Mi aveva fatto sentire un verme per aver osato dubitare delle sue intenzioni, ci era riuscito, il bastardo. E poi non aveva nemmeno avuto il coraggio di alzare il telefono, spendere le 195 lit più IVA e scatto alla risposta che erano tutto quello che ci voleva per dirmi che le cose erano cambiate, quando era talmente evidente anche ad un idiota estraneo che si era innamorato di un'altra. Terri rimane in silenzio e poi mi abbraccia. "E' tutto finito." mi dice e io dico, sì, adesso è tutto finito, andiamo a cena. E la musica ricomincia a suonare.
18 agosto 2000
 
Svegliata alle 9 e mezza, con una mossa maldestra faccio cadere il cellulare dal comodino. Cazzo. Lo apro e controllo che sia tutto ok, ma devo constatare che questa caduta ha definitivamente compromesso la sua già malferma salute: il mio Motorola è definitivamente defunto. Fanculo, decido istantaneamente di regalarmene uno nuovo per il mio compleanno, ci facciamo dire da Love dove trovare un MediaWorld sulla strada per MI e partiamo di gran carriera. Io friggo: di tutti i giorni in cui si poteva rompere il dannato cellulare proprio oggi! Terri mi assiste nell'acquisto e novecentomila lire dopo esco da MediaWorld con un Nokia 8210 che Terri giura essere il meglio sul mercato. Lo carico in macchina e continuo a friggere. Ma non succede niente fino a MI, chiamo Clo per dire che sarò in ritardo per il pranzo e lui mi dice che tanto vale che passi lui verso le 16 sulla via di casa. A casa lavoro svogliatamente, disfo la borsa, svuoto il beauty case, faccio bucati, do da mangiare ai gatti, cerco di dormire senza successo. Alle 16 squilla il cellulare ma è solo Clo che naturalmente mi dà il pacco: deve correre a VE per il concerto degli RN Tickets, dice che ci vedremo in settimana, fanculo. Terri mi chiama e mi consola, mi invita a cena, dice che la devo aiutare a mettere giù la seconda mail per Eric, che non ha mai risposto alla prima, è molto giù anche lei, devo andare, è meglio che vada. Vado a farmi la doccia per farmi coraggio e sopportare la mia vita vuota di Martin.
 
Ore 19.30: HA CHIAMATO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ha chiamato quando ormai avevo perso ogni speranza e stavo uscendo per andare da Terri: era tornato da un'ora e mezza dopo un viaggio allucinante di 3 giorni durante il quale gli hanno perso il bagaglio, ha chiamato prima ancora di farsi la doccia e mi ha chiesto quando ci vediamo. Andrò su il prossimo weekend, non smettevo di dirgli quanto ero felice che mi avesse chiamato e lui non smetteva di ripetermi quanto mi aveva pensato in questi giorni. Gli ho chiesto subito il numero di telefono e se aveva un cellulare: "No, I like to be unreachable." mi ha detto con sufficienza. "But I NEED to reach you!" ho praticamente urlato. Lui si è messo a ridere e ha detto "You don't have to worry: call here, leave a message on the answering machine, and I WILL call back." Io lo amo, io lo adoro, io voglio passare il resto della mia vita con lui o col pensiero di lui che mi pensa. Sono andata da Terri in stato di grazia, non ho praticamente toccato cibo, in compenso ero in vena strepitosa e la mail per Eric è stato un capolavoro. Poi è arrivato anche Zen e siamo andati a bere qualcosa insieme: Zen si è dovuto sorbire un'ora di delirio mio che ha retto stoicamente, non senza tentare di tagliarmi a fette con le sue solite battutacce (poi nella camera caritatis di ICQ mi ha confessato di essere un po' invidioso della mia felicità ... tesoro). Ho passato quasi tutta la notte in rete a cercare un volo ad un costo decente per venerdì prossimo, ce l'ho fatta verso le 3 e mezza ma devo ritelefonare domani perché questi non accettano prenotazioni online cazzo. Ho passato un'altra ora al telefono con Maffa che non sapeva ancora nulla, poi ho cercato di dormire ma non ce l'ho fatta e alle 5 e mezza mi sono arresa all'evidenza di un'altra notte in bianco. Ho lavorato un po' al sito e all'alba mi sono trascinata a letto per cercare di dormire almeno un paio d'ore.
19 agosto 2000
 
Mi sono svegliata alle 9 e 30 e non c'è stato più verso di riaddormentarmi. Ho prenotato l'aereo, ho fatto le spese per domani e mentre ero alla cassa dell'Esselunga è squillato il cellulare: era Terri pazza di gioia perché Eric ha risposto alla mail (eh già, era proprio una bella mail modestamente), mi ha letto al telefono il testo del messaggio e l'ho invitata a pranzo per commentare la cosa: tenera, non stava più nella pelle. Durante il pranzo ha chiamato Martin, felicissimo perché aveva sentito il messaggio in segreteria che gli annunciava l'orario dei miei voli, abbiamo parlato un quarto d'ora, non smettevamo mai ... dio come vorrei che fosse già venerdì ... lo adoro, lo voglio, lo anelo, mi sento tanto stupida romantica e felice. Nel pomeriggio ho dovuto affrontare l'inevitabile e cioè i miei genitori, che hanno ascoltato una versione censurata della storia e si sono chiusi in un pensoso mutismo per parecchi minuti per assorbire tutte le implicazioni. Poi, da quei tesori che sono quando vogliono, mi hanno espresso tutto il loro accorato affetto e la speranza che tutto vada bene: papà mi ha offerto il biglietto aereo per Amsterdam come regalo di compleanno, la mamma mi ha infilato in tasca una mazzetta per le spese impreviste e poi ha preparato la salsa di pomodoro per Martin con le sue mani. Mentre tagliavamo e sminuzzavamo verdure, ho detto a mia madre: "Ho la risposta." Lei mi ha chiesto "Quale risposta?" e le ho ricordato le nostre conversazioni capresi. "So che cosa dire a Bone adesso che è arrivato il mitico ragazzo serio di cui mi sono innamorata e che spero mi ami altrettanto. Gli dirò, grazie di tutto, sei stato un grande amico e un grande conforto nei miei momenti più bui, non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che hai fatto per me e spero sinceramente che ci terremo in contatto perché non voglio che tu sparisca dalla mia vita. Ma adesso, semplicemente, non ho testa per continuare a vederti come ci siamo visti finora." Mi hanno lasciato andare a malincuore, salutandomi come si saluta un soldato che va al fronte e mi sono sentita tanto caldo intorno al cuore. Tornata a casa sono andata a prendere un gelato con Zen e Terri - reduci dal cinema all'aperto - e mi sono disfatta le treccine, con l'aiuto di Terri, mentre Zen scattava foto come un invasato. Ho preso una pastiglia di melatonina per dormire e finalmente ho chiuso gli occhi dopo 8 giorni di insonnia.
20 agosto 2000
 
Oggi sono più vecchia, ma nonostante questo ho passato una giornata deliziosa in compagnia di tutti gli amici che sono a Milano. E' stata una no-stop dal pranzo alla cena, con gente che andava e veniva in continuazione. Hal è arrivato per pranzo con la fidanzata, Neo è tornato a sorpresa dalle vacanze e ci ha graziato della sua presenza nel pomeriggio, Felix e Xavier sono arrivati per l'aperitivo serale, Pat per cena e naturalmente Terri e Zen, che sono rimasti tutto il tempo: un premio per la maggior partecipazione. Ovviamente tutti si sono dovuti sorbire la telenovela di Martin e tutti hanno fatto la loro parte: Xavier e Pat incoraggiandomi e profetizzando che questa sarà una bellissima storia, Neo e Zen sfottendomi e predicendo miserevoli epiloghi. Zen si è esibito nella sua versione della telenovela facendoci sbellicare dalle risate, la riporto perché è una vetta di poesia zeniana:
 
Siccome Terri e Bree non riuscivano a beccare cazzi in Italia sono andate a cercare di comprarli dai neri dei Caraibi, che lì li danno via per duecento lire, ma sono così sfigate che non riescono nemmeno a beccare un cazzo nero a pagamento e l'unica cosa che riescono a rimediare sono: a) uno sfigato olandese che ci mette tre giorni prima di dare un bacio a Bree b) un coglione americano che dice di fare il top gun ma in realtà pulisce cessi sulle navi e nemmeno riesce ad infilarlo in buca, e dire che ai top gun gli insegnano a tirare le bombe dagli aerei nei camini e questo manco riesce mettere un cazzo in figa.
 
Tutti quelli che non potevano essere presenti hanno telefonato e mandato SMS, la telefonata di Martin è arrivata alle 17 ed è stata la più attesa: non smettevamo di parlare e di ridere, ho promesso che lo richiamerò domani perché è troppo bello ascoltare la sua voce tutti i giorni - quella di Bone è arrivata subito dopo ed è stata la più difficile: ha capito subito (istinto bestiale) che qualcosa è cambiato e ha tentato di fare le sue solite battutacce, gli ho detto molto francamente di smetterla che questa volta era inappropriato. Sweet ha chiamato per primo: a lui ho detto solo che sarò via nel weekend e quando mi ha chiesto se era per lavoro ho detto che gli spiegherò ... non so come l'ha presa, ho un vago sospetto che si comporterà esattamente come mio padre. Tra i regali, ovviamente spiccano il dizionario e il manuale di conversazione italiano-olandese-italiano: un pensiero di Zen che ho molto apprezzato. Poi libri, una sveglia da viaggio (così non perdi l'aereo ha detto Terri) e una maglietta dal campionario della nuova collezione di Xavier ... un'esemplare unico, troppo figo. Penso che metterò tutti i regali in valigia e li porterò con me ad Amsterdam, mi sembrerà di avere vicino tutti i miei amici e mi sentirò tanto bene qualunque cosa succeda.
21 agosto 2000
 
Pesa ufficiosa intermedia: 52.8 kg! E mi sento da dio!
Il primo giorno di lavoro è uno shock, comincio con lo sbagliare fermata del metrò, poi mi accorgo di aver dimenticato le chiavi chissà dove, le ritrovo fortunosamente e ritrovo anche la strada per la mia scrivania ... ma naturalmente non riesco a concentrarmi minimamente, controllo la posta ogni ora e mi riguardo le foto ogni dieci minuti. Guardo stranita la foto di Bone sul tazebao e la stacco, non mi sembra più appropriata, domani devo ricordarmi di fare una stampa di quelle di Martin. Riesco a mettere insieme tre o quattro ore di lavoro decente, poi arriva la mail di Martin e non capisco più un cazzo. La rileggo quelle tre-quattrocento volte, è così dolce e tenera, mi sento sciogliere. Poi mi accorgo che non è la mail che mi fa sciogliere ma l'aria condizionata che non funziona ... dicevo io ... Il cellulare squilla in continuazione, Zen e Laura in alternata, Zen è assatanato con nuove idee per il sito, aveva detto che a settembre ci avrebbe preso a calci in culo per far decollare il progetto e non scherzava ... Laura invece di ritorno dalle ferie, depressissima. Sento che ha bisogno di compagnia e mi fiondo: sono solo le 18 ma mi sembra di aver lavorato per 18 ore, sono esausta. Laura mi accoglie in lacrime, si scusa, si sfoga un po', poi vuole sapere tutto sulla mia vacanza. Le do la versione da 15 minuti, ormai l'ho raccontata così tante volte che sta diventando un film ... Lei mi dice che ho uno sguardo radioso, che sono bellissima, che non sembro nemmeno io, anzi, che sono finalmente quell'io che ho cercato per anni di nascondere dietro la stronza strafiga che non sono mai stata io per quanto mi sforzassi di farlo credere a tutti: "E mi facevi rabbia perché si vedeva benissimo che non eri tu e pensavo, ma perché cazzo lo fa?" ... tutti mi stanno dicendo la stessa cosa, non vedo l'ora che torni Gio dall'America, non vedo l'ora che sappia e che gioisca anche lei. Confesso a Laura che mi sto cagando sotto perché questa cosa è talmente grande e inaspettata che ho paura di rovinare tutto con qualche mossa maldestra delle mie, o ho semplicemente paura che mi scivoli via, perché si è talmente caricata di aspettative che adesso ho paura che si sbricioli tutto quando ci vedremo venerdì sera. Laura mi dice di non fare la scema, che anche se tutto va a puttane - e lei personalmente non lo crede - questa è una tappa talmente importante del viaggio all'interno di me stessa che sarà un bagaglio di conoscenza impagabile. Poi succede una cosa incredibile. Sono sdraiata sul divano e le parole mi escono un po' sconnesse, ancora non elaborate. Le dico "Sai, è la prima volta che penso, penso, non dico che ho deciso o che, ma ci sto pensando, a ... bambini ... figli. Cioè, non me la sto menando sul fatto ... che magari lui li vuole e io no ... dico ... mah, vediamo. Boh." Laura urla di gioia e mi dice che aveva avuto questa sensazione quando mi ha sentito al telefono lunedì, che non mi aveva detto niente perché le sembrava assurdo e incredibile, ma che era sicura che prima o poi l'avrei detto. Io la guardo stranita, non ho ancora capito che cosa penso esattamente, so solo che questa volta l'idea di un figlio non mi dà ansia e non mi fa orrore, poi da qui a decidere la strada è enormemente lunga e irta di incertezze, ma qualcosa si è sgretolato nelle mie granitiche convinzioni e non so ancora perché e che cosa. Laura è scatenata, mi dice menomale che non ti sei fatta tagliare le tube cazzo pensa adesso che cosa staresti passando! OK, messaggio ricevuto, mettiamo via e poi ci pensiamo, adesso stanno succedendo troppe cose e troppo in fretta. Torniamo coi piedi per terra ed è il mio turno di fare domande, andiamo sul terreno familiare degli uomini (leggi quanto sono immaturi gli) e cerco di fare del mio meglio per sollevarle la testa oltre il bordo del baratro e tenerla lì. So che la poveretta è nelle stesse condizioni in cui ero io non più tardi di 3 o 4 mesi fa, so che cosa ho passato io e non ho il coraggio di dirle che cosa l'aspetta. Le dico solo di tenere duro e accettare la caduta, perché solo dopo potrà guardare il cielo. Mi auguro che il mio modesto contributo le serva a qualcosa, è sempre così difficile dire agli altri che cosa è meglio fare, chi sono io per dirlo? che diritto ho? Mi sento esausta, ho una gran voglia di tornare a casa e dormire, ma voglio prima sentire Martin, voglio sentire la sua voce. Lo chiamo sperando di non incontrare la segreteria telefonica, risponde lui, stiamo al telefono 45 minuti, parlando di tutto e di niente come veri innamoratini quindicenni, nessuno vuole staccare ma bisogna farlo, mica possiamo farci fuori lo stipendio in telefonate, poi dove li troviamo i soldi per vederci? Dopo la telefonata la stanchezza mi passa di colpo e piazzo ben 5 ore di lavoro al sito senza pause, mangiando distrattamente verdura e tartare di fronte al computer. Adoro la mia vita.
22 agosto 2000
 
Un'altra lunghissima interminabile giornata inconcludente in ufficio. Clo è venuto a pranzo, mi ha raccontato le sue novità, sembrava rilassato e sicuro ma non mi fido più di tanto, sono anni che sembra rilassato e sicuro e continua a lavorare come un pazzo senza trovare la pace. Adesso sembra che le cose gli girino bene, ha offerte di lavoro e royalties sui dischi che produce, dopo 10 anni di culo nero mi pare il minimo. Ha ascoltato la versione da 10 minuti della mia telenovela, ha sorriso e mi ha detto le solite cose: anche lui mica si deve fidare poi così tanto della sottoscritta ... ma gli ho chiarito che questa volta è diverso, che ci sono dentro fino ai capelli come mai nella mia vita e allora mi ha guardato con occhi diversi e mi ha detto solo "Bree, non essere dura con lui." Ha come al solito ragione, il nocciolo di tutto sta in me, come sempre. Mi sono lasciata andare, gli ho detto che non ne posso più di fare la strafiga, che questa volta voglio essere me stessa e se mi farò male pazienza, almeno non avrò rimorsi. Poi sono andata via perché l'empatia era diventata troppo forte. Ho controllato la posta ogni 30 minuti, anche di più, il messaggio di Martin è arrivato alle 17 e non ho più capito niente. Mi scrive cose impossibili, mi fa volare sempre più in alto, sono sempre più fuori. Sono rimasta almeno mezz'ora senza riuscire a connettere, perché che cosa puoi mai rispondere a qualcuno che ti dice che sei la sua acqua e il suo cibo e che gli piacerebbe essere a godersi la furia degli elementi a St. Martin (dove nel frattempo è arrivato l'immancabile uragano annuale) stretto a te su un balcone overlooking the ocean? Gli ho scritto una poesia, ma è poca cosa rispetto a quello che lui riesce a mettere insieme in tre righe buttate giù durante un accesso di disperazione perché venerdì sembra non arrivare mai. Mi sono fatta forza e sono andata a cena dai miei: dovevo ritirare il biglietto per Amsterdam e anche rivedere mio fratello che non vedo ormai da mesi. Non so bene come fosse l'atmosfera, io ero talmente spaced out che non mi interessava niente, però ho mangiato qualcosa di solido finalmente e sono anche riuscita a tornare a casa senza incidenti.
23 agosto 2000
 
Mi sono svegliata dopo quasi 8 ore di sonno pressoché filato, finalmente. Mi attendeva una riunione dal cliente, insieme ad una nuova client service manager con cui avrò scambiato sì e no quattro battute da quando la conosco. La stavo aspettando alla reception e quando è arrivata mi ha guardato a bocca aperta e ha esclamato "Bree, ma quanto sei bella!" Io ho sorriso, non sembro fare altro da quando sono tornata dalle vacanze, abbiamo dovuto aspettare la fine della riunione per parlare, lei ha ascoltato la versione da 5 minuti con molta attenzione e lo sguardo attonito di tutti quelli che mi hanno visto in questi ultimi giorni, poi ha sorriso e mi ha detto "Allora mi fai un nipotino con gli occhi azzurri e i capelli biondi?" e io le ho detto semplicemente: "Spero di sì." e ho sorriso come un'ebete. Non si è resa conto della solennità del momento, ovviamente, ma le ho detto di riferire al suo capo la sua domanda e la mia risposta e di osservare attentamente la reazione. Poi sono tornata in ufficio a contare i minuti e a cercare di buttare giù almeno altre 2 ore di lavoro, ma già alle 16 e 30 non ce la facevo più e ho riletto tutto "Shirai Reena" per capire quanto sono lontana dal mio ex mondo. Mi è sembrato di leggere un romanzo dark di qualche scrittore maledetto, non io certamente, non più. Alle 18 non ce l'ho fatta più e ho chiamato Martin: c'era, abbiamo delirato per un quarto d'ora, è stato bellissimo. Il resto non conta. Ancora 36 ore.
24 agosto 2000
 
1° giorno senza sigarette: dovevo farlo, avevo solennemente giurato a Terri in presenza di Love il 17 agosto a mezzanotte che avrei smesso di fumare se con Martin le cose fossero andate bene e quindi mi tocca. E mi tocca un giorno prima di partire per evitare la rota in sua presenza. Infatti sono stata in rota pesante almeno fino alle 16, poi la dipendenza fisica è passata ed è rimasta quella psicologica, più subdola e difficile da gestire. Comunque sono stata complessivamente abbastanza di merda, tra mal di stomaco, stitichezza, mal di testa e per finire un bell'attacco di asma con tosse convulsa. Stoicamente ho mangiato quantità industriali di liquirizia, bevuto almeno 20 tazze di tisana, mi sono mangiata più o meno tutte le unghie e per finire sono andata in palestra a buttare fuori le tossine con 30 minuti sul runner. A momenti ci lascio la milza ma dopo mi sono sentita decisamente meglio e pronta ad affrontare le 24 ore che mi separano da Martin. Mi è calata addosso una strana calma interiore, mentre fuori la gestualità nevrotica da mancanza di sigarette continuava: un bel contrasto. Alle 19 e 30 ha chiamato Sweet dicendomi che stava rientrando a casa, ce l'ho trovato infatti, capelli lunghissimi e scomposti, in forma splendida, mentre disfaceva le valigie. E' stato un incontro ai confini della realtà: nessuno di noi era veramente lì con la testa, lui fremeva per tornare da Susi, si è fermato giusto il tempo per disfare le valigie, fare una doccia e mangiare una cosa con me, solo ed esclusivamente perché voleva sapere che cosa mi stava succedendo, credo. Ma è una settimana che mi preparo all'evento e non ho ceduto di un millimetro: ha dovuto parlare prima lui. Infatti ha parlato e mi ha detto quello che mi aspetto da almeno 2 mesi e cioè che lui vuole andare a stare con Susi il più presto possibile, che voleva dirmelo già prima delle vacanze ma si è trattenuto a stento per non turbarmi. Io impassibile gli ho detto che me lo aspettavo (conosco i miei polli) e che lo ringrazio per la gentilezza. Gli ho poi chiesto come intendeva organizzarsi giacché delle due l'una, o resto io o resta lui in questa casa. E qui è arrivata l'inaspettata e lieta sorpresa! Sweet ha detto che preferisce cercarsi una soluzione nuova, perché questa casa è la nostra e di conseguenza non rappresenta adeguatamente il cambiamento che la sua vita ha in atto, poi questa casa è bella così, ha un suo equilibrio che non va toccato. Nel fondo del subconscio mi aspettavo che mi dicesse qualcosa di simile: conosco i miei polli e so bene che per Sweet cambiare vuole dire abbandonare il vecchio nido così com'è e ricostruire il nuovo nido ex novo, portando con se solo i pochissimi oggetti a cui è affezionato (i quadri di Jo ...). Morale della favola, mi trovo a fare la guardiana del nido, con tutti i cimeli della nostra convivenza, mentre lui vola verso nuove avventure. La cosa mi sta molto più che bene: è esattamente quello che ho sempre voluto, io a questa casa ci sono affezionata e per me già da mesi rappresenta la MIA casa e non più l'icona della nostra convivenza: non ho nessun problema morale a ricominciare la mia vita da single o da eventuale compagna di chicchessia tra queste mura. Ma ovviamente a Sweet ho dato la versione politically correct e cioè che data la situazione, io concordavo con lui al 100% perché mi avrebbe dato piuttosto fastidio sapere che Susi abitava qui e toccava le mie cose, mentre io posso tranquillamente occuparmi del mantenimento del tempio fino a che la mia vita non sarà più definita. A questo punto e solo a questo punto gli dico di Martin, la versione spot da 30" con tono molto understated, gli dico che se tutto va bene sarò io ad andare perché non mi interessa che lui venga a MI e a questo punto la casa torna a Sweet. L'importante è che nessuno vuole vendere e che entrambi ci impegniamo a manutenerla per conto dell'altro in qualunque momento sia necessario. E' sempre un piacere fare le trattative con Sweet ed esco con la piacevolissima sensazione di avere ottenuto quello che voglio, lui altrettanto mi pare e infatti si fionda dalla sua Susi ... è tenero, osservo distaccata che è proprio nella fase acuta dell'innamoramento, quella in cui la sua vita e quella di Susi sono una sola cosa. Penso con tristezza all'evoluzione inevitabile della cosa, ma non sono più affari miei fortunatamente e per la prima volta nella vita mi sento vicina alla sua ex. Non fingerò che Susi mi piaccia, non farò pressioni perché si diventi amiche, il mio ruolo è ormai quello di guardiana del faro e mi posso permettere - come ho fatto - di ammonire Sweet. Infatti gli ho detto di non fare come suo solito, di non cercare adesso di imbottigliare e plasmare la Susi ad immagine e somiglianza della sua donna ideale, di lasciarle aria ... so che è fiato sprecato, il processo di clonazione è già in atto, Sweet dice che Susi è troppo buona, che si fida troppo degli altri e che ha molto da imparare ... naturalmente lui sarà l'insegnante ... ecco pronto un altro bel rapporto endogamico in cui Susi beve felice alla mammella di mamma-Sweet. Non sono più cazzi miei, penso con gioia, non sono più cazzi miei. Domani vedo Martin e tutto sarà bellissimo.
25 agosto 2000
 
Dormito pochissimo, svegliata alle 7:30, in ufficio in trance alle 9:00 dopo un'ora e mezza di cazzeggio totale ho detto al team che mi sembrava più onesto prendermi un giorno di ferie piuttosto che fare finta di lavorare e me ne sono andata. Ho ammazzato il tempo tra lettino solare, parrucchiere e internet, alle 13:30 è arrivata Marta, abbiamo mangiato qualcosa e siamo partite per Orio in perfetto orario. Poi siamo rimaste a chiacchierare all'aeroporto quel paio d'ore giacché le temute code da rientro non si sono appalesate e siamo arrivate a destinazione con larghissimo anticipo. Dopodiché mi sono sciroppata 1 ora di attesa nella lounge Gandalf, Prodigy a palla negli auricolari, ovviamente l'aereo era in ritardo e per di più ho scoperto con orrore che trattavasi di un modesto 10 seater sia pur jet, ma cazzo che terrore ... devo dire che il volo è stato ottimo nonostante le premesse poco incoraggianti e se non fosse stato per la mezz'ora che ci hanno impiegato a ridarci le valigie (la mia borsa pesava 11 kg ... indifendibile come bagaglio cabina) il tutto sarebbe perfino stato idilliaco. Comunque, arrivata a Schiphol ho visto subito Martin che mi cercava ansioso al di là del vetro: era ancora più bello di come me lo ricordavo, con i capelli sciolti e liberi di arricciarsi come piacciono a me, incredibilmente alto, diafano, tenero e selvaggio. Mi ha visto ed è praticamente corso verso il vetro, abbiamo appoggiato le mani una contro l'altra, abbiamo mimato un abbraccio virtuale, scene da galera nel vero senso della parola, con tanto di bacini sul vetro e guance appoggiate e coccole ... finalmente è arrivato il bagaglio e sono corsa fuori, un'emozione troppo grande per riuscire a parlare, siamo rimasti abbracciati a baciarci per almeno cinque minuti e il tempo si è fermato. Mi ha portato giù alla stazione ferroviaria, era venuto in treno, ci speravo, così almeno avremmo potuto godere ogni istante di noi senza che lui dovesse preoccuparsi del cambio, del volante e di praticità assortite. Ci siamo mangiati con gli occhi per tutto il viaggio (1 ora e 40'), appallottolati su un solo sedile, a parlare di tutto, così come veniva. E' stato bellissimo, il più bel viaggio in treno che ricordi e intanto il paesaggio olandese scorreva pigro, mi sono sentita quasi subito a casa. A casa sua mi ha fatto fare il giro turistico, non mi ricordo nemmeno se abbiamo mangiato, mi pare di no, mi ha portato nella sua stanza e mi ha detto che i suoi amici ci aspettavano al bar, tutti curiosissimi di conoscermi, anche lui da quando è tornato non ha fatto altro che parlare di me. Mi ha detto, ci facciamo una doccia e andiamo ok? Ma alla doccia non ci siamo nemmeno arrivati. E' stata la solita cosa devastante, molto più che sesso, io gli devo trovare un altro nome, amore forse? Amore vero al 100%. Poi abbiamo preso le biciclette e mi sono trovata a pedalare per le strade di Nymegen come se non avessi fatto altro tutta la vita. Siamo arrivati in centro e qui ho avuto un déja vu fortissimo: la piazza della cattedrale di Nymegen, già vista, in sogno, sono assolutamente sicura, fino all'ultimo dettaglio. Gli eventi magici stanno continuando, a quanto pare. Gli amici erano schierati al tavolo del bar, mi aspettavano al varco, curiosissimi di vedere la famosa Bree, mi hanno scansito e interrogato per quasi un'ora ma alla fine devo aver passato l'esame perché Frank mi ha invitato ad andare al lago con loro domani. Non so bene che valore dare a questo invito, ancora non sono pratica di convenzioni sociali olandesi, mi sembra comunque un segnale positivo ed evidentemente Martin era ansioso che venissi approvata anche dai suoi amici. Si è fatto tardi, si è fatto freddo e siamo tornati a casa in bicicletta per un'altra notte da sogno.
26 agosto 2000
 
Mi sveglio e lo vedo vicinissimo, con quel viso da angelo che ricordavo così bene, ma questa è la realtà, questa è la sua realtà e sta lentamente diventando anche la mia. Apre gli occhi, mi guarda e so che lui sarà il padre dei miei figli. Ci coccoliamo a lungo, con voluttà, starei qui per sempre a farmi sollevare brividi come onde calde sulla pelle, lui dice che mai nella vita ha provato quello che prova quando io lo tocco ... è magia questa, non può essere altro, sensazione di totale possesso, totale identità, niente e nessuno ci può dividere più. Ma a lungo andare sarebbe noioso, dico ridendo e alzandomi, sono quasi le dodici, ho anche fame, a ben guardare non ho praticamente toccato cibo ieri. Lui dice che le sue relazioni non sono mai durate tanto da arrivare al punto di noia, ma come dico io e la tua ragazza dell'anno scorso? Ah Juliet, è durata 4 mesi, forse solo 3 e qualcosa. E questa sarebbe stata la relazione più seria che ha mai avuto? Brivido. Niente, sono il suo primo vero amore, che vuoi che sia? Non pensiamoci. Facciamo la famosa doccia che avevamo in sospeso dalla sera prima, ci rivestiamo e andiamo a fare colazione. Yogurt e fragole, che mangiamo imboccandoci. Il suo amico Frank arriva con la moglie all'una, hanno portato un costume da bagno anche per me, Loes ha la mia taglia, in effetti e il costume mi va a pennello anche se non è il mio stile. Inforchiamo le biciclette e Frank mi chiede se ho problemi a pedalare per 30-45 minuti. Figurati, dico io, in palestra faccio sempre 30 minuti di cyclette. E spero ardentemente che si tratti di farli tutti in pianura: giacché siamo in Olanda l'occorrenza di rilievi dovrebbe essere statisticamente nulla. E' una giornata splendida, tiepida, soleggiata. Pedalo felice in mezzo a campi di grano e canali, Martin mi dice, capisci adesso perché mi piace vivere qui? Lo capisco eccome, la dimensione umana, la natura tranquilla, magari a lungo andare sarebbe noioso ma la mia relazione con la vita semplice non è mai nemmeno iniziata, quindi si può almeno provare. Arriviamo al lago che non ho nemmeno il fiatone, mi compiaccio. Andiamo a sistemarci nella spiaggia dei nudisti, decisamente la tintarella totale è il leitmotiv di questa estate magica. Frank e Loes hanno portato un po’ di ghiottonerie da mangiare che pilucchiamo, io scatto foto a Martin come un'invasata: ho dichiarato che voglio scaricargli addosso 2 rullini nella speranza di ottenere risultati più confortanti di quelli di St. Martin, dove per colpa del flash i suoi meravigliosi capelli biondo tiziano sono venuti color mogano e i suoi occhi fiordaliso sono venuti invariabilmente rossi. Mi convince anche a fare il bagno nella laguna gelida, saranno al massimo 12 gradi, mi si anestetizzano tutte le estremità, ma nuoto felice con lui fino a che non ci prende un inizio di ipotermia. Ci asciughiamo al sole e finiamo a giocare con l'aquilone che ha portato Helen, amica di Loes, in un campo vicino. Giochiamo per ore, è bellissimo, mi sento ormai tornata permanentemente a quell'adolescenza che non ho mai vissuto, sento che sto vivendo alla rovescia e che va bene così. Torniamo a casa, altra doccia e mi metto ai fornelli per cucinare la famosa pasta col famoso sugo di pomodoro fresco fatto a mano da mia madre. Siamo soli a cena, Martin stappa una bottiglia di vino rosso francese tenuta via per le occasioni speciali - come questa - mi dice. Finiamo la pasta, portiamo la bottiglia in camera sua, lui apre un barattolo di Ben & Jerry choc chip e finiamo in un groviglio di gelato, cioccolato e vino spalmato sulla pelle e leccato via, che va a finire dappertutto ma non gliene frega assolutamente niente a nessuno. Non dovevamo andare alla festa di quella tua amica gli ricordo ad un certo punto e lui dice che non sa nemmeno dove è e non gliene frega un cazzo. Balliamo piuttosto, ha tanta voglia di ballare con me da quella sera all'Indiana e balliamo alla luce della candela di Laura con i Fila Brazillia in sottofondo, balliamo forse una canzone intera e poi siamo di nuovo aggrovigliati. Io gli dico che lo amo, lui mi dice che si sta innamorando ma perfavore ha bisogno di tempo, tutto il tempo che vuoi gli dico ma poi mi riprendo in tempo per dire, tempo per che cosa esattamente? e lui dice che è troppo razionale, ha bisogno di fare sedimentare le cose, qui le cose stanno andando troppo in fretta. Come se l'amore fosse un gokart... dove li trovi i freni? Come impedisci al sangue di pulsare più veloce? Come fermi la pituitaria in piena produzione di ormoni, ferormoni ed endorfine? Ma non importa, non è il momento di razionalizzare, gli dico non c'è problema, amami stanotte domani ci penserai. E ripartiamo sulla nostra personale stairway to heaven.
27 agosto 2000
 
Durante la notte si è messo a piovere e ci svegliamo con il grigiume che filtra dalle finestre. Così non ci sono sufficienti motivazioni per alzarsi e possiamo riprendere i discorsi interrotti ieri sera. Ormai sono ridotta in uno stato pietoso, dalla vita in giù mi fa male tutto, la zona bikini è gonfia e tumefatta, ma chissenefrega, avrò molto tempo per rimettere in sesto l'apparato genitale nelle prossime settimane perché Martin non riuscirà a venire a MI prima del 21 settembre, quindi anche se me la spano davvero è la volta che me lo posso permettere. E poi il dolore sparisce subito quando le endorfine riprendono a circolare e cioè esattamente 3 secondi dopo la prima fitta lancinante. Nella fase che nella mia vita precedente si chiamava sigaretta postcoitale e che adesso si chiama estasi di riflusso Martin dice che se ha smesso di piovere si potrebbe andare a casa dei suoi genitori a prendere la sua moto: gliel'ha lasciata prima delle vacanze in custodia ma adesso gli piacerebbe riaverla a disposizione e poi ancora non è stato a trovarli da quando è tornato, suo padre ha chiamato ieri e naturalmente gli ha chiesto di me. Trasalisco: "Ma l'hai detto anche ai tuoi genitori?" e lui mi fa un sorriso malandrino, no certo, l'ha detto solo a sua sorella, sicuro che dieci secondi dopo lo avrebbe saputo tutta Deurne (sua città natale). E così sto rapidamente diventando la celebrità del Brabante e del Gelderland, mica male per una che fino a dieci giorni fa non sapeva nemmeno che esistessero Nymegen e Deurne. Gli dico ma cazzo Martin sei peggio di noi terroni e lui mi fa "I don't usually get girls that take a plane from Milan just to see me." e solo allora mi accorgo di quanto questa cosa che per me è ovvia e scontata sia una bomba per uno come lui che probabilmente col costo del biglietto aereo Gandalf ci campa un mese. Devo starci più attenta, devo tenere un profilo molto ma molto più basso o qui mando a puttane tutto e mi viene il panico per quando Martin approderà a MI ed entrerà in casa mia ... medito di farmi prestare la vecchia casa di ringhiera di Dee per l'occasione ... vedremo. Per me va bene se a te non dà fastidio, dico sottomessa, però io li avvertirei mica fargli un'improvvisata, ai miei gli prenderebbe un colpo. Martin non aspettava altro anzi secondo me era già d'accordo da ieri, altro che idea della domenica ... per cui ci laviamo e rivestiamo di corsa e poi di corsa in stazione a prendere il 12:15 per Venray, dove ci aspetta papà van Houts con la sua potente Ford Fiesta per portarci a Deurne. Durante il viaggio Martin mi dà le info vitali sulla sua famiglia: cattolici, da parte di madre sono in 15 tra fratelli e sorelle con una media di 10 figli a testa fa 150; hanno fatto un raduno giusto 3 anni fa per contarsi ed era una cosa impressionante "But very nice. I really enjoyed it." dice Martin con un sorriso genuino e io penso che mi è andata di culo anche questa: capace che i miei lo fanno sballare dalla simpatia. Il papà, continua Martin è più giovane della mamma di 5 anni e 2 giorni (e qui mi guarda malizioso e io mi sento arrossire fino alla punta dei capelli), è gente semplice, proletari: il papà fa il camionista. Entrambi lavorano ancora ma adesso finalmente si possono permettere qualche lusso tipo costruirsi il barbecue in giardino e andare in vacanza una volta l'anno. Mi sento male. Questo è il contrappasso per aver sempre messo la carriera e i soldi avanti a tutto nella mia povera vita. Povera ricca ragazza ... quando cazzo torna la strizza? Ho bisogno di aiuto alla svelta. A Venray scendo dal treno con le gambe di gelatina, c'è un po' di gente sulla banchina ma riconosco subito papà van Houts e capisco da chi Martin ha preso quegli occhi assassini. Mamma van Houts non può aver resistito nemmeno un secondo. Ci guardiamo, spero che ci stiamo comunicando quello che sento, ci stringiamo la mano, mi scorta alla macchina, mi fa sedere davanti. Io siedo rigida e composta, timida, parlo a voce bassa, in tedesco, ho perfino messo il cerchietto nei capelli nella speranza di azzerare la mia aggressività da panico. Ma Martin mi abbraccia da dietro, mi accarezza, insomma non tenta nemmeno di fare finta che sono un'amica qualunque e che non è pazzo di me e siccome parla olandese col padre per quello che ne so gli sta anche dicendo che sono la madre dei suoi figli e io lì a sorridere come un'idiota. Arrivo a casa van Houts che mi sto già cagando sotto, la prima cosa che noto entrando dalla cucina è un'enorme torta di mele che ha l'aria di essere stata appena sfornata. Mamma van Houts mi sorride con le lacrime agli occhi, è emozionatissima, stringe la mia mano in entrambe le sue e mi dice "Welcome." ma mi comunica talmente tanto con le sue emozioni che rimango senza fiato e le lacrime agli occhi vengono a me. Mi invitano a sedere in salotto, ingiungo a Martin di starmi vicino e aiutarmi in questo momento terribile. Parlo poco e lentamente, mangio la torta di mele che mi è stata offerta, alla fine dico Lekker! e tutti ridono, io divento viola e chiedo smarrita a Martin che cosa ho detto che non va, credevo che lekker volesse dire buono. Martin dice ridendo che va benissimo, mamma van Houts si fa travolgere dall'emozione e mi chiede se voglio vedere la casa, io dico Gerne, ma non è la parola giusta, è tedesco, vado in confusione. Mamma van Houts mi porta su per la scala ripidissima, diventa loquace di colpo, mi fa vedere tutte le stanze, mi spiega tutte le foto in un misto di olandese, inglese e portoghese perché lei è nata in Brasile e ha vissuto lì fino a sedici anni o giù di lì. Mi spiega dove sono tutte le sue sorelle in Brasile, mi fa capire che lei lavora come bambinaia, tiene fino a 7 bambini tra 2 e 5 anni per volta, praticamente ha cresciuto tutti i bambini di Deurne. Io vorrei dirle che se solo Martin mi fa il grandissimo onore di chiedere la mia mano al colonnello mi impegno a sfornarle 2 marmocchi di sesso misto, ma ovviamente mi trattengo, anche perché ormoni impazziti a parte non è che di colpo mi sia venuto un grande istinto materno e le foto dei bambini non sollevano più di un blando entusiasmo che spero venga moltiplicato dall'emozione. Finito il giro della casa chiedo a Martin se è pronto con la moto e lui dice adesso andiamo a prenderla è a casa di mia sorella. Rimango senza fiato. E bravo il mio angelo vichingo, che bella inchiappettata! Degna di un Borgia, saranno le origini cattoliche ma cazzo ci voleva tanto a dirmi ti voglio presentare alla mia famiglia? No certo, troppo timido per dirlo a me, però abbastanza shrewd per organizzare questa bella farsa. Ormai ci sono in pieno. Mamma van Houts prende borsa e cappottino e tutti quanti andiamo in processione nella Ford di papà van Houts dalla sorella sposata con prole, che sta dormendo perché ha fatto il turno di notte all'ospedale, ma il marito che sta sonnecchiando sul divano mi guarda appena, ancora le presentazioni non sono state fatte e lui sta già dicendo "ah ecco Bree, Martin va a svegliare Anna": non solo comincio a capire l'olandese ma mi sento anche un freak da circo. Ma passa anche questa, saluto la sorella, svegliano anche la creatura di 2 anni e me la fanno baciare, ammetto che l'esperienza mi dà una scossa e la bambina è stupenda, ma adesso voglio andarmene e subito: arriverai in Italia Martin van Houts e questa me la paghi con gli interessi. Scateno i miei: tu non sai che cosa ti aspetta, altro che torta di mele e bambino da baciare. Prendiamo la moto e finalmente la strada di casa. Martin è eccitatissimo, dice che non ha mai portato nessuno sulla sella della sua moto, decodifico, nessuna ragazza, ma cazzo, possibile che io sia la sua prima fidanzata? Stento a crederlo, che cosa hanno le olandesi al posto degli occhi? Come hanno fatto a non accorgersi che c'è un angelo tra di loro? Sono qui da due giorni ma col cavolo che ho anche solo intravisto qualcuno che possa competere per bellezza fisica con Martin, per non parlare di tutto il resto. Mah. Secondo me dio esiste e ha messo un velo intorno a Martin che è stato sollevato solo per me. Intanto il detto angelo mi sta facendo fare la strada romantica per tornare a Nymegen, incurante del fatto che nel frattempo ha ricominciato a piovigginare. Paesaggio struggente, da sogni di Andersen e fratelli Grimm due in uno, e questo è l'uomo che non più tardi di dodici ore fa mi ha detto di dargli tempo che ci deve pensare, ma a che cosa deve pensare? Alla data delle nozze o al nome del primo figlio? Mah. Ci impieghiamo 2 ore, un freddo becco ma io resisto stoicamente sigillata alla sella e abbracciata stretta al mio vichingo, anche quando all'ennesima curva prendiamo una bella scivolata sul terreno viscido che ci manda lunghi distesi: mi lascio andare, mi abbandono alla caduta con grazia e scioltezza pensando che se non irrigidisco i muscoli il casco ci salverà la vita e se abbiamo culo non sta arrivando neanche un TIR. Abbiamo culo e ce la caviamo con lacerazioni superficiali, la moto non sembra aver subito danni permanenti. Ovviamente Martin è prostrato dalla vergogna e mi dice "OK I guess you will not want to hear about my motorbike ever again." e io gli dico ma che cazzo stai dicendo? Dai non è successo niente, non mi sono nemmeno fatta un graffio, la kway e i jeans sono intatti (sotto un bozzo pazzesco sta cominciando a pulsare ma non si vede e io lo ignoro). Tutto OK amore, non ti preoccupare. Rimaniamo abbracciati in mezzo alla pioggia, ci coccoliamo un po' e ripartiamo, questa volta Martin non fa il figo, guida bene e con prudenza, arriviamo a Nymegen sani e salvi e allora posso dirgli che mi sono presa una bella strizza e che ci è andata davvero bene o potevamo non essere qui a dover correre per andare a Schiphol. Non che la cosa mi sarebbe dispiaciuta, ma sai com'è, meglio interi e a MI che a pezzi in terra straniera. E così riprendiamo il treno, altre due ore di coccole assortite, lui mi conferma che sarà a MI il 21 perché vuole vedere dove e come abito ... devo convincere Sweet a portarsi via la metà dei mobili o questo si piglia un coccolone ... altro che comprare il servizio giapponese da High Tech ... mi sa che nemmeno faccio ridipingere, anzi magari la sera prima faccio un party selvaggio che lascia in giro un po' di detriti ... e poi non se ne parla di fargli conoscere le ragazze se non mi giurano che si presentano in jeans del '94 e superga scassate. Fortunatamente la list è sufficientemente ruspante, mal che vada chiedo a Neo di prestarmi la topaia per un weekend. Tutte cose a cui pensare da domani in poi, adesso mi godo l'idillio, gli chiedo se secondo lui tra domani e il 21 è un lasso di tempo sufficiente per prendere le decisioni che deve prendere, lui dice ridendo di sì, dice che ammira il mio decisionismo e vorrebbe un po' della mia forza, perché lui si paralizza sempre di fronte alle difficoltà della vita. Allora gli dico che in questo caso forza o non forza mi sto cagando sotto anch'io perché questa cosa è troppo grande e non so come gestirla, sono abbastanza lucida per capire le difficoltà che si porta dietro. Perciò sto vivendo alla giornata e mi sto concentrando su una cosa alla volta. Una sola. Adesso, per quanto mi riguarda, da qui al 21 settembre lui si deve concentrare sull'unica cosa che conta e cioè decidere se vuole stare con me, che non si perda nella logistica, nel come, che tanto succede sempre qualcosa che risolve il come ma nessuno può decidere il cosa al posto suo. Finiamo a sbaciucchiarci come adolescenti sulla terrazza del ristorante Panorama in mezzo agli aerei della KLM finché non chiamano il mio volo. Torno a Milano con il cuore pieno di tenerezza, Marta e Zen all'aeroporto mi chiedono come è andata ma hanno solo bisogno di guardarmi in faccia. Andiamo a prendere un gelato e poi a casa mia, io sono completamente rincoglionita. Controllo la posta giusto per non trovarmi domani a dover smazzare 20 mails e la prima mail che appare, datata 25 agosto, è sua. E' delle 16:30, cioè un secondo prima di uscire dall'ufficio per venirmi a prendere all'aeroporto e dice: hi Bree, hope your flight back to milano was full of happines and with a smile on your face and listening to good music. and for tonight, a kiss on your lips and sweet dreams love M. Non ho nemmeno la forza di mettermi a piangere dalla felicità.
28 agosto 2000
 
Dormito a tratti, mi svegliavo ogni 2 ore circa e ogni volta che mi svegliavo vedevo Martin. Mi sono alzata infine alle 8 e ho iniziato la mia solita routine da giorno feriale, ma questa volta avevo Martin dentro di me e mi sono sentita follemente bene. Come prima cosa ho portato a sviluppare i rullini al QSS, ingiungendo la consegna entro l'ora di pranzo. In ufficio ho combinato abbastanza poco, solo marginalmente più di settimana scorsa, ok c'è di positivo che finalmente sto imparando a delegare, ma di negativo che non sto facendo bene la mia parte di lavoro. Tanto, fino al 21 settembre ci sono ben 3 weekend in cui posso recuperare lavorando il tempo perso ... il messaggio di Martin arriva alle 10 e qualcosa, mi perdo definitivamente. Durante l'ora di pranzo vado a ritirare le foto e ho il piacere di notare che sono bellissime, tutte meravigliose, insomma anche se la mia macchina fotografica è una chiavica l'occhio dell'amore ha fatto di più ed ecco finalmente il blu fiordaliso degli occhi e il biondo tiziano che diventa rosso fiamma al tramonto dei capelli, stampato su carta kodak. Sobbalzo quando mi accorgo che una foto ha ripreso più di quanto avessi pensato ... io avevo mirato la faccia, ma non mi ero accorta che l'inquadratura arrivava sotto il cavallo e in quel momento Martin era nudo ... quindi ... ho di che sognare. Serata passata a scansire e mettere online le foto. Ho chiamato verso le 20, siamo stati al telefono mezz'ora ... non oso pensare alla bolletta questo bimestre ... a letto alle due, dormito zero.
29 agosto 2000
 
Mi sono svegliata alle 7 e non c'è più stato verso di riaddormentarmi. Sono in manca pazzesca e non sono passati neanche 2 giorni ... la cosa è preoccupante. In ufficio ho giusto lavorato quel tanto che basta a non far capire quanto in realtà non stia facendo 1 cazzo. Andiamo male, qui bisogna fare qualcosa. A pranzo con ex colleghi, nessuno ma dico nessuno poteva credere ai suoi occhi, quasi tutti hanno cercato di fare battutacce nel vecchio stile, io li guardavo stranita, li trovavo oltremodo volgari e fuori luogo. Mi sono accorta solo allora di quanto poco sto usando il turpiloquio che mi ha accompagnato in questi ultimi 20 anni. Martin ha questo effetto su di me: mi fa venire voglia di diventare migliore, proprio come Jack Nicholson in "Qualcosa è cambiato". Via dall'ufficio presto, Dee è tornata dalle vacanze, Gio anche, quindi aperitivo. Gio non mi è affatto sembrata in forma, da quello che ho capito ha passato vacanze piuttosto tese con la famiglia, mi sono sentita male per lei e avrei voluto approfondire, ma come sempre lei ha spazzato via i suoi problemi con leggerezza e si è concentrata sulle vicissitudini mie e di Dee. La quale mi sembra sia tornata meno stressata di quando è partita: meno male. Laura - che sono andata a prendere all'aeroporto tra aperitivo e cena - è quella messa peggio di tutte. Ci ha raccontato di essere stata malissimo, di aver avuto attacchi di panico, di non essere nemmeno riuscita ad alzarsi dal letto per giorni e di aver avuto problemi a trovare il check-in dell'aeroporto. Io la ascoltavo stranita, pensando dio fai che non mi succeda mai fai che questa volta sia la volta buona ti prego, poi cercavo di consolarla e di tirarla su di morale, ma dentro di me ero terrorizzata. Sono tornata a casa piuttosto scombussolata, ero rimasta d'accordo con Martin che mi avrebbe chiamato lui al ritorno dal cinema, verso le 23 e 30, ma a mezzanotte il telefono era ancora muto e sono andata a letto con un sottile nervosismo. OK, ci sono duecento ALTRE ragioni per cui non mi telefona, ho pensato, magari ha fatto tardi e non mi vuole disturbare, magari non ha capito, magari gli è solo passato di mente ma avevo in testa solo l'ALTRA ragione. Martin è diverso, mi dicevo, non ha niente a che spartire con Bone, ma Nymegen è tanto lontana, quanto si può tener vivo un amore appena nato a questa distanza? Ho cercato di leggere ma non vedevo le pagine e allora ho spento la luce e ho cercato di dormire. Onestamente ci stavo riuscendo, ma alle 00:28 è squillato il telefono e sono saltata in piedi. Naturalmente Martin, era appena arrivato, era scombussolatissimo perché il film in programmazione era American Psycho, io pensavo con orrore all'effetto di un film del genere sulla sua meravigliosa purezza e stavo male per lui. Abbiamo parlato d'altro, gli ho raccontato la mia cena, abbiamo fatto un po' di battute sui suoi amici e sul fatto che io fossi stata "approvata", poi di punto in bianco sento la sua voce spezzarsi: "I miss you so much." mi dice e so che sta piangendo. Mi arriva addosso un'ondata di calore immensa e piango anch'io. No ti prego non dirmi queste cose io cercavo di non dirlo ti prego non fare così sei tu che hai detto che dovevi pensare che non dovevamo correre ... sì è vero non voglio correre ho paura di rovinare tutto ho paura di farmi male ma mi manchi tanto vorrei che fossi qui ... io non potrei mai farti del male io non potrei mai permettere che ti facessi male piuttosto sto male io ma non voglio che ti succeda niente amore, anch'io ho una paura terribile, forse è meglio che non ci vediamo per un po' e poi tu hai tante cose da fare, il rave, il concerto, la gita al lago con i tuoi amici ... ma ci puoi venire anche tu lo sai che puoi venire qui quando vuoi sono io che non posso venire giù prima del 21 ma tu vieni anche adesso ... non dirmi queste cose ti prego non dirmi così mi fai stare male dobbiamo essere bravi ci scriviamo ci telefoniamo e intanto il tempo passerà. Ma mentre dicevo queste stronzate pensavo col cazzo io domani prendo il primo aereo per Amsterdam chissenefrega non posso resistere fino al 21 non ce la faccio e non ce la fa neanche lui. Questa attesa è pura crudeltà, altro che non correre: qui siamo già oltre, molto oltre il punto di non ritorno.
30 agosto 2000
 
Mi sono svegliata dopo quasi 7 ore di sonno filato ... evento! Sensazione struggente di mancanza dolorosa ... appena arrivata in ufficio ho afferrato la mia segretaria e le ho ingiunto di trovarmi un volo per Amsterdam al più presto. Dopo 15 minuti avevo date, orari, costi e prenotazioni fatte. Ho scritto a Martin chiedendo se avrei dovuto comperare il biglietto e la risposta è arrivata 2 minuti dopo: YES! E' seguito un delirio epistolare che fra qualche anno sicuramente disconoscerò, dopodiché sia io che lui (mi riferisce) siamo andati in giro per tutto il resto del giorno con un grande sorriso idiota stampato in faccia. Chissenefrega. Ho lavorato diciamo un buon 20% in più dei giorni scorsi il che porta la mia produttività al 55% del potenziale ... mah. Dopo pranzo chiamo Phil, che lavora agli headquarters della mia vecchia agenzia e chissà mai che non abbia qualche lavoretto per me ad Amsterdam. Gli racconto la telenovela per sommi capi (ormai sono bravissima: la versione da 45” è un capolavoro) e lui mi dice, beh sai che è curioso, ti ricordi Pierre? Adesso è chairman della regione Benelux e non mi stupirei affatto se ti chiamasse molto presto perché di opportunità ce ne sono sempre e sai che anche lui ti rimpiange. In effetti Phil e Pierre sono le uniche persone che mi è dispiaciuto lasciare quando ho cambiato agenzia, belle dentro, di quelle che chiami o ti chiamano una volta ogni tre anni ed è sempre come se fosse ieri. Ho concluso la telefonata ridendo e dicendo a Phil di fare avere i miei numeri e i miei saluti a Pierre. Un'ora dopo mi ha chiamato! Incredibile! Mi ha detto che per ora di opportunità immediate non ce ne sono ma vuole assolutamente vedermi a pranzo la prossima volta che sono ad Amsterdam, perché Phil nella sua innata discrezione non gli ha detto niente e lui è quantomeno curioso di sapere che cosa mi porta in Olanda. Glielo dico in 10 secondi, lui fa una piccolissima pausa e dice, beh se le cose stanno così e non c'è fretta sono sicuro che qualcosa troviamo, anzi credo già di sapere che cosa, ho in mente un bel cliente per te. Diamoci l'impegno reciproco di vederci entro Natale ad Amsterdam qualunque cosa succeda e se poi succede prima, tant mieux! Metto giù frastornata e quasi in lacrime (di commozione naturalmente) ... sto vivendo in un film! Chiamo subito Dee per aggiornarla e lei ha un mezzo colpo apoplettico, si deve sedere, mi dice oddio te ne stai andando, lo vedo ... mi tocca consolarla e rassicurarla ma naturalmente ci ha preso: anche se sono ancora fisicamente qui la mia testa il mio cuore e la mia anima sono già ad Amsterdam. Verso le sei chiama Terri che mi chiede se vado da Bodhi stasera. Come, cosa, quando, perché? Ma è il suo compleanno mi dice, ha mandato l'invito in list ieri sera ... già ma io ieri sera ero al telefono con Martin che ne so ... controllo la mail ed effettivamente ecco lì l'invito in bella mostra. Che faccio? Massì, andiamoci. Scrivo una risposta perfidissima e spengo tutto, vado a provare il nuovo programma in palestra e sudo per un'ora e mezza col sorriso ebete sulle labbra. Poi prendo un taxi e vado nel locale dove Bodhi tiene banco da un'ora. Non lo riconosco subito anche perché della list c'è solo Neo, tutti gli altri sono perfetti sconosciuti. Vicino a lui una volgarissima ragazza ipertruccata, biondo platino con crescite nero pece, artigli laccati di bianco perlato, fuma una sigaretta dietro l'altra ... non posso credere che sia lei ma la conferma mi arriva da Neo dieci secondi dopo i saluti. E' lei la nuova fidanzata di Bodhi. La guardo con orrore, so che ha 23-25 anni e ne dimostra 35, ma quello che mi colpisce di più è il suo sguardo: cattivo, buio, stronzo. Non riesco a guardarla, mi mette a disagio e sento che sta tirando fuori tutti i lati oscuri di Bodhi, lo vedo da come lui mi guarda: con occhi cattivi, lubrici, anche il sorriso è amaro, ha perso quell'ombra di innocenza ed è rimasta solo la ferita della caduta dal cielo. Il mio angelo caduto, non è più lui, o forse non è mai stato quello che vedevo quando l'amavo. Sono profondamente a disagio, mi chiedo come ho fatto a pensare di poter dividere anche solo parte della mia vita con lui, mi chiedo che cosa ho visto, ma qualunque cosa sia stata quella donna glie l'ha spenta e mi viene una strana amarezza. Naturalmente spiego un sorriso a trentadue denti e faccio la brillante, fa il brillante anche lui, si fa raccontare le ultime vicissitudini, gli dico molto poco, ciononostante lui tenta di infangare la mia storia, non so perché lo fa, non mi importa, gli sorrido e gli dico di andare a cagare, gli dico che non voglio sentirmi dire niente da lui, non ha nessun diritto di commentare la mia vita, non più. Poi chiedo a Neo di andare via, perché fa freddo e non è solo una questione di temperatura esterna. C'è un ragazzo che mi ha fatto gli occhi dolci tutta sera, è un amico di Bodhi che devo aver incontrato qualche altra volta senza notarlo, ha solo 28 anni; lo guardo con sufficienza e lo stronco, lui rimane ovviamente affascinato ma la cosa non solletica nemmeno la mia vanità e me ne vado con Neo sorridendo, felice solo del fatto che quando il tavolo ha saputo la mia età c'è stato un moto generale di incredulità e occhi sbarrati, compresi quelli della fidanzata di Bodhi che deve aver capito solo in quel momento chi ero. Mi sono sentita i suoi occhi addosso mentre mi allontanavo con Neo, il mio unico pensiero era di tornare a casa prima delle 23, perché ero d'accordo con Martin che ci saremmo sentiti. E infatti sono tornata e ho trovato un messaggio di Martin sulla segreteria del fisso: quel ragazzo ha l'allergia dei cellulari evidentemente. Lo chiamo subito e stiamo al telefono quasi un'ora, parliamo del prossimo weekend, di dove andremo, che cosa faremo, come mi devo vestire ... lo amo tanto, sono già lì, mi sento male pensando che mancano ancora 8 giorni e non so come farli passare: no idea. Cerco di guardare un film, non vedo niente, lavoro un po' al sito, sto un po' al telefono a spettegolare con Terri e crollo alle 2 col sorriso sulle labbra.
31 agosto 2000
 
Mi sveglio alle 8 col sorriso sulle labbra e Martin negli occhi. Penso che a quest'ora sarà in treno, forse legge il suo libro, gli mando un bacio e mi preparo la colazione. Mi aspetta una mattinata di training. Che sarà una pizza totale lo si capisce da come il docente si presenta, di solito uno dice mi chiamo pincopallo lavoro qui da tot tempo e mi occupo di questo e quello e prima lavoravo in questa e questa compagnia, ho fatto questo e quello e fine, tempo totale 40". Invece questo attacca un monologo di 10 minuti tutto teso a fare capire senza alcuna possibilità di dubbio a tutti quanto lui sia figo, potente, indispensabile e palluto. Io ascolto la prima metà del monologo con educato interesse e poi mi succede una cosa stranissima: inizio a guardarlo e a sentirlo come se invece di essere io seduta in prima fila con il mio tailleurino beige ci fosse Martin, con i suoi riccioli infuocati, i suoi occhi fiordaliso e quel sorriso ironico e un po' svagato che sfodera invariabilmente quando vede qualcosa di particolarmente buffo o patetico. E' una sensazione inspiegabile: mi sento i suoi occhi, i suoi capelli e sento che la mia faccia si sta deformando per assumere i suoi contorni, la sua mimica. Dopodiché tocca a me presentarmi e lo faccio ancora più understated di come lo farei di solito, mi sento sorridere molto, anche la voce è diversa. Poi Martin lascia il mio corpo ed entro istantaneamente in manca. A metà mattina vado in bagno a versare un paio di lacrimucce nella carta igienica: non ce la faccio a resistere altri 8 giorni, non mi passa più! Invece la giornata passa, lentamente ma passa: Martin mi scrive una mail strappacore: mi dice che la sua vita sta cambiando da quando mi conosce e che non sa dove tutto questo ci porterà ma sente che non finirà mai; mi chiama mio fratello che non ha capito niente di quello che sta succedendo e che cosa esattamente vado a fare a Nymegen e si fa rispiegare tutto, mi chiama mia madre che finge di non ricordarsi di avermi già fatto tutte quelle domande cattive su Martin e le ripete con sadica voluttà. Sono pazientissima, rispondo senza mandarla a cagare e finalmente torno a casa a cambiarmi per la cena di lavoro e soprattutto a mettermi un paio di calze, le prime da 4 mesi, perché la temperatura si è allineata di colpo a quella olandese: abbiamo perso 10° in 24 ore! Il periodo degli eventi magici continua. Prima della cena aperitivo bis con le ragazze perché lunedì eravamo un po' tutte frastornate e a scaglioni, oggi invece ci siamo tutte e tutte in gran forma. Dee mi tira un culo pazzesco sulla mia decisione di trovare lavoro ad Amsterdam, mi dice di non fare la Laura che qui nessuno si muove finché il ragazzo non cala l'anello con allegata data di matrimonio. Gio mi ingiunge di non prendere alcuna decisione finché non torna la strizza e Laura mi dice ma vai che cazzo te ne frega? subito zittita dalle altre. Poi si parla di vestiti e Dee tiene banco, di nuovo mi arriva addosso Martin, vedo Dee con i suoi occhi e la trovo irresistibilmente ridicola, rido infatti, la risata contagiosa di Martin, ma lei non sembra notare niente di strano e continua. Mi passa anche questo attacco di straniamento, Gio dice che si vuole comperare un paio di minigonne e io la guardo stranita. Ho capito bene? No scusate, ho sentito Gio dire minigonna? chiedo al consesso. Dee strabuzza gli occhi e dice oggesù, Bree vuole sposarsi e fare un sacco di bambini, Gio si vuole comperare una minigonna e Laura non ha un uomo al guinzaglio ... che sta succedendo? Ridiamo come pazze e Gio dice che questa estate del 2000 è veramente particolare, bizzarra, magica. Io mi sento da mesi in un film e gli eventi incalzano ad una velocità tale da non lasciarmi il tempo di capire e analizzare, ma solo di vivere. A cena il direttore commerciale (quello dell'avventura di Pontremoli) mi stupisce con effetti speciali chiedendomi come è andata a St. Martin (mi ricordo che ne avevamo parlato giusto a Pontremoli), dicendomi che è un'isola fatata e che a Mullet Beach succedono cose magiche, poi ascolta tutte le vicissitudini, fa un paio di domande, mi guarda e fa "Vai, vai subito, non stare a pensarci più di tanto. E se va male OK, depressione, ma tanto se stai qui ti chiederai per sempre come sarebbe andata se invece fossi andata su." Poi mi dice che mi passerà il numero di tel. di un'insegnante di olandese, la stessa che ha insegnato in 6 mesi a suo fratello a parlare olandese come un madrelingua in occasione analoga. Poi mi dice che sta leggendo la profezia di Celestino e che quel libro gli ricorda la mia storia e capisco che film sto vivendo! E Roberta attacca a parlare di numerologia, dice ma tu sei appena entrata nell'anno 3 no? E' l'anno ideale per ricominciare tutto, cominciare una nuova vita e una nuova relazione, ti ricordi, ne abbiamo parlato prima delle vacanze. E' vero e mi viene un flash, faccio un rapido conto e dico, Robi anche Martin sta entrando nell'anno 3, tra me e lui ci sono 20 giorni di distanza, che vuol dire? Lei fa una pausa di qualche secondo e dice, sarà un rapporto eterno. Rimango fulminata, fisso come un'ebete il muro di fronte a me, non riesco a pensare a niente. L'advertising manager mi dice, domani ti do il numero dell'insegnante di olandese, fallo perché questo è il tuo destino. Non vedo l'ora di tornare a casa, SO che Martin mi ha chiamato, riesco ad arrivarci alle 23 e 15 e naturalmente c'è un messaggio suo sulla segreteria. Lo chiamo subito, stiamo al telefono mezz'ora a dirci quanto non riusciamo a fare a meno di sentirci, sentire solo il suono della nostra voce, in mancanza di meglio. Lui ha già il biglietto per il 21 ... Non ce la farò mai ad aspettare altri 8 giorni e poi altri 11 giorni ... dio come faccio?
 
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