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lo sfigario di bree gionas

ottobre

1 ottobre 2000

Martin vive in una woonvereiniging, che è una specie di condominio ma con la differenza che nei condomini ci sono appartamenti separati mentre una woonvereiniging è una casa grande in cui le stanze sono occupate da diverse persone la cui unica relazione reciproca è appunto abitare sotto lo steso tetto. La faccio complicata perché è complicata, non è come da noi che 3 persone decidono di dividere una casa. La woonverininging è registrata (ed ecco perché ad agosto sono impazzita a cercare il numero di telefono di Martin ... il telefono è intestato alla woonvereiniging!) e per accedere devi superare una serie di interviste con il consiglio di amministrazione e quindi firmare un regolare contratto associativo che ti dà diritto alla prelazione in caso di vendita dell'immobile. Poi per il resto funziona come una normale convivenza studentesca, però ci sono riunioni del consiglio di amministrazione ogni mese e una riunione di bilancio annuale. Questa woonvereining è una casa d'angolo su 2 piani + seminterrato con enorme backgarden in uno dei quartieri più malfamati di Nymegen, dietro la stazione NS. Ci abitano Martin, Rem, Eva e Tas. Rem e Tas sono gay, Rem al momento è sfidanzato ma Tas ha una fidanzata fissa che è una figa astrale e quando mi guarda devo dire che mi sento leggermente a disagio. Rem studia storia dell'arte, parla italiano ed è innamorato dell'Italia, per cui Martin è salito di 2000 punti nella sua stima da quando ci sono io e mi ha detto che Rem mi considera praticamente una dea, solo per il fatto di essere italiana. Tas è una psicologa e Eva è una cuoca professionista. Infine c'è Minou, il gatto di casa viziatissimo e coccolatissimo. Devo dire che quando come stamattina arrivo in cucina e trovo Tas che sta cuocendo le uova mi sento davvero a casa. È bellissimo. È una comune anni '70 senza le complicazioni degli anni '70.
4 ottobre 2000
 
Dopo una notte totalmente insonne la giornata inizia malissimo, con una pesa ufficiale di 52.4 kg e misure sempre più depresse nella parte superiore (tette 86 cm).
Decido istantaneamente di concedermi colazione ricca di carboidrati complessi con il risultato che ho la nausea da intossicazione carboidrati già alle 9 di mattina. Dopodiché vengo rimbalzata dall'assicurazione a cui ho portato con colpevole ritardo le ricevute della strizza: o presento un'altra fattura entro il 10 novembre o posso dire addio ai rimborsi dell'anno e comunque quelli di gen-feb me li sono già fumati. L'incazzatura da frustrazione si aggiunge all'intossicazione e arrivo in ufficio già pronta per litigare con qualcuno. Trovo 2 torte fatte da Chris per il compleanno di Edo e ne mangio parecchie fette con il caffè, dopodichè voglio solo vomitare. Accendo il PC e mi trovo una mail di Roberta che mi ingiunge di presentarmi insieme a tutti gli altri disgraziati che lavorano sul cliente nuovo venerdì alle 10 e 30 per uno shift di 4 ore in affiancamento. Mi vengono i sudori freddi e cerco di negoziare una ritirata strategica impugnando il fatto che nessuno mi ha precedentemente avvertito della cosa, sì certo che sapevo che il 6 ottobre era il giorno dello shift in affiancamento ma cazzo mica è top of mind, l'ultima volta ne abbiamo parlato al coffee break del seminario il 31 agosto! Minimo mi aspettavo una mail o una telefonata di reminder anche per concordare gli orari. Cosa che a quanto pare è avvenuta con tutti tranne che con me, dove Roberta e Mic hanno deciso al posto mio. Quindi, conclude Roberta, non è un problema mio, veditela con Mic e comunque giacché il chairman e il dir gen trovano il tempo di farlo non vedo perché devi sempre essere così difficile. Mi fiondo da Mic e la sollevo di peso. Lei ovviamente si scusa, le era completamente uscito di testa, non si era ricordata di avvertirmi, del resto aveva capito che era un impegno al quale non potevo sottrarmi in ogni caso. Già. Torno alla scrivania già con le lacrime agli occhi e bulimia virtuale (fame e nausea) e chiamo Roberta per dirle che cazzo anche stavolta mi ha fregato ma che è l'ultima. Al che lei mi sbatte il telefono in faccia. Rimango totalmente spiazzata, le lacrime di rabbia premono sempre più contro le palpebre, mangio un'altra fetta di torta, bevo un altro caffè. Scrivo a Martin e vorrei morire mentre gli dico di non preoccuparsi anche se venerdì dovrò lasciarlo solo per quattro o cinque ore. Poi cerco di lavorare a qualche stronzata per non sentire la rabbia e la voglia di mandare il mondo a fare in culo. Sweet mi chiama inopinatamente chiedendomi con fare gioviale quando usciamo a pranzo, vorrei baciarlo, gli dico perché non oggi, ho giusto bisogno di distrarmi e così almeno l'ora di pranzo è sistemata. Appena fuori dall'ufficio mi sento meglio, vado al Body Shop a fare un po' di shopping sensoriale. Quando arrivo al ristorante Sweet è già lì che mi aspetta, sorridente e sereno, beato lui. Passiamo un'ora e mezza piacevolissima, nessuno ha veramente voglia di andare via, ma ci tocca. Secondo round inconcludente in ufficio, solo mentre sto per andare dalla strizza mi telefona il cliente storico e mi chiede una valanga di informazioni che avrebbe potuto chiedermi in qualunque altro momento cazzo. Arrivo quindi in ritardo e in lacrime perché mentre sto aspettando il bus mi esplode irrefrenabile la rabbia e piango per mezz'ora. La seduta va avanti tra le mie lacrime e gli sguardi preoccupati della strizza, le racconto il sogno in 3 atti di sabato e lei mi guarda malissimo, dice che è un sogno talmente complesso che solo quello merita un piano di lavoro ... a me non importa più niente, voglio solo andarmene via, lontano da qui, da tutti, voglio andare da Martin e rimanerci. Invece mi tocca ancora andare a lezione di olandese e poi a cena per il compleanno di A&E. Arrivo puntualissima, A&E è già lì che ci aspetta, parliamo un po' di niente giacché da anni non abbiamo più un rapporto degno di questo nome, poi arrivano anche le altre e cominciano il solito cancan. Io mi sento lontana da tutto, mille km lontana, le guardo come attraverso un vetro, so di avere un aspetto orribile dopo una notte insonne e l'ora abbondante di pianto liberatorio, ma non ci posso e non ci voglio fare niente. A&E ha voluto una cena tra sole donne, le sue migliori amiche e ci sono dentro anch'io figurati quanto è messa male. Mangio quello che mi dicono di mangiare e al caffè tiro diligentemente fuori i regali. Voglio andare a casa, voglio andare a telefonare a Martin, ma A&E implacabile ci invita a casa sua per un drink: sono già le 22:30, agonia pura. Alle 23:30 me ne vado, le altre sono ancora lì, nessuna ha l'aria di aver sonno eppure non è che la serata sia stata brillante, A&E forse vorrebbe che si restasse tutte finché suo marito non se ne va a letto così non le tocca ricevere il suo regalo di compleanno, non lo so, è un pensiero fugace e crudele, ma sono già in strada, sono già in macchina, sto andando a casa, ancora dieci minuti ancora cinque minuti, mi avvento sul telefono e finalmente la voce di Martin risuona nella cornetta.
6 ottobre 2000
 
L'aereo che porta Martin a MI ha solo un misero quarto d'ora di ritardo: l'alitalia mi vuole stupire!
12 ottobre 2000
 
Sono andata dopo il lavoro (si fa per dire) a trovare Laura che è in totale para depressiva da quando Ru ha fatto le valigie. La mia intenzione era di riempire il vuoto tra dopo lavoro e cena, che Laura aveva organizzato con Gio e un suo non meglio precisato amico e poi andarmene a casa ad aspettare che si facessero le dieci e mezza ma Gio è rimasta imbottigliata nel traffico, si è presentata alle nove con sushi per otto persone e a quel punto Laura ha detto nessuno si muova è iniziato il grande fratello e stasera eliminano marina. Io elegantemente mi sarei tolta dai coglioni adducendo come motivazione il mio totale disinteresse nel grande fratello di cui non avevo mai visto una sola puntata ... risposta sbagliata! Laura e Gio si sono messe ad urlare come aquile che era mio dovere rimanere updated con gli ultimi trend sociali di cui il grande fratello era chiaramente il più rappresentativo e quindi mi hanno praticamente obbligato a rimanere a cena. In sé l'idea non mi è dispiaciuta: meglio sushi in compagnia delle mie amiche sia pure con obbligo del grande fratello che insalata coi gatti. Se non che dopo 10 minuti mi sono accorta che a) non ero in vena sociale e il mio contributo alla conversazione era nullo b) la mia sopportazione degli eventi sullo schermo TV tendeva pericolosamente all'omicidio di massa c) si erano fatte le 10 e ho cominciato a dare segni di palese nervosismo per il protrarsi della cena. "E chiamalo e digli che vi sentite dopo" mi ha detto Laura ad un certo punto. "Posso invece dargli il tuo numero e farmi richiamare?" ho ribattuto io e così ogni volta che squillava il telefono io entravo in agitazione. Giacché Dee e Laura erano in contatto telefonico continuo durante la maledetta trasmissione il telefono è squillato almeno quattro volte prima di quella buona. Quando finalmente Laura mi ha detto "E' per te." ho afferrato il telefono e mi sono fiondata in camera sua. Quando sono tornata in sala tutti erano al caffè, il grande fratello era terminato con l'eliminazione di marina come da copione e io sono perfino riuscita a fare 10 minuti di conversazione parasociale prima di scusarmi e tornare a casa a dar da mangiare ai gatti.
18 ottobre 2000
 
Dee mi tira un culo spaventoso perché sono una cafona insensibile. Mi cita episodi che non ricordo assolutamente ma che mi suonano orrendamente familiari, la visione di me dall'esterno e non è bella, come quando pesavo 64 kg e avevo paura di guardarmi allo specchio. Una vita fa. Ma Dee cita episodi recentissimi, la cena di A&E dove avrei detto e fatto cose orribili, concluse con l'essermene andata via prestissimo. A questo punto mi riscuoto dall'abbrutimento e reagisco ululando che se le 23:30 a loro sembra un'ora da galline non mi invitino più in giro, che sanno tutte benissimo che la mia vita ruota intorno alla telefonata serale con Martin e che se non gli sta bene cazzi loro. Al che Dee mi tira fuori la cena di giovedì scorso in cui mi sarei addirittura alzata da tavola prima del dolce e isolata per mezz'ora al tel. incurante di tutto e di tutti. E io le faccio: ma se nemmeno c'eri a quella cena! E lei dice, certo che no ma me l'hanno raccontata in tutti i più estenuanti dettagli, di che cosa credi che parlino le tue amiche quando non ci sei? e io sono stufa di sentirmi la tiritera di quanto sei stronza. Detto da lei che mi ha regalato l'adesivo "I might be a cruel and hartless bitch but at least I'm good at it" suona un filo ipocrita, come minimo quando si parla di quanto sono stronza lei ci dà dentro con gusto se non conduce addirittura il concerto! Lo scenario è comunque sconfortante se penso che queste sono le mie migliori amiche ma penso che ognuno si merita le amicizie che ha e se non altro lo sparlare di me vivacizza le loro grigie esistenze fatte di aperitivi nei locali alla moda e di grande fratello tutti i giovedì. E che parlino. Ho le spalle larghe e anche così non è questo che mi sta facendo andare in pezzi, no, non è questo: è l'intollerabile pensiero che mentre io sono qui a parlare di niente con il nulla Martin è 1000 km lontano e forse in questo momento ha tanto bisogno di me quanto io ne ho di lui. Quanto manca alla telefonata?
26 ottobre 2000
 
Terri mi fa vedere il suo polso sinistro e mi dice "L'ho tolto". Io per un secondo non metto a fuoco poi mi piglia un accidente: Terri ha tagliato via il braccialetto azzurro del villaggio di St. Martin, quell'affare di plastica coi buchi che sigillano addosso agli all inclusive appena arrivati. Quello che avevamo giurato di tenere come talismano portafortuna finché non fosse caduto da solo. Guardo il mio che è al suo posto, un po' malconcio ma al suo posto e le chiedo perché. Lei dice che tanto Eric non chiamerà più, che è finita e che tanto vale. Io dico che il mio non lo taglio nemmeno a morire e Terri dice logico, per te è diverso.
28 ottobre 2000
 
Sto finendo di asciugare i piatti della colazione e squilla il cellulare. Mio fratello, agitatissimo, che mi fa "Tu che cosa hai deciso di fare per la cena di natale?" Guardo smarrita Martin che sta lavando il pavimento della cucina, Rem sta leggendo il giornale seduto al tavolo. Fuori piove ancora. Tutto normale. "Non so, Fra, in che senso?" Mio fratello si lancia in una sconclusionatissima sequela di frasi sconnesse come suo solito, al termine della quale mi pare di capire che a) si trova a pranzo a casa dei miei b) sono già riusciti a litigare sugli inviti per la cena di natale del 24 dicembre (esattamente tra 8 settimane minchia che tempismo!) che da sempre si tiene a casa dei miei e da sempre è fonte di profondissimo stress da parte di tutti e da sempre tutti diciamo che questa è l'ultima volta perché così non si può andare avanti. Tutto come nelle migliori tradizioni familiari italiane. Il problema di quest'anno è naturalmente Martin. Mio padre ha dichiarato che se Martin si presenta alla cena lui se ne va al cinema. Io ricordo vagamente di aver dichiarato l'ultima volta che ho parlato a mio padre che io a casa sua ci vengo con Martin o non ci vengo proprio, da qui il casino. Guardo ancora Martin che ignaro di tutto ha legato il sacco della spazzatura e lo sta portando fuori e mi sento dire "Voglio troppo bene a Martin per infliggergli la cena di natale. Ci vengo da sola, se ci vengo." Mio fratello dice che sono l'unica persona che ragiona in famiglia, mi ringrazia profondamente e torna all'incubo del pranzo sabbatico con i miei. Martin è tornato dentro e mi guarda interrogativo. "My brother over the Xmas dinner" gli dico. Lui mi guarda stranito e attacca il sorriso imbarazzato di quando non riesce a dirmi che secondo lui i miei sono pazzi. "Yes, right. You don't wanna know." concludo alzandomi e tornando ai miei piatti.
30 ottobre 2000
 
Stamattina ho preso l'intercity per Amsterdam armata di tailleur blu Lucio Costa, cappotto Max Mara, scarpe Cellini, borsa MD serie Hera e foulard Hermes: sembravo la copertina di Vogue! Pioveva che dio la mandava ma io fidavo nel fatto di trovare un taxi per percorrere i 3 km che separano la stazione del treno dal ristorante. Ovviamente arrivata alla stazione l'acquazzone era diventato un nubifragio e di taxi nemmeno a pensarci. Mi sono fatta sui tacchi chilometri nell'acqua gelata per trovare un ufficio informazioni che almeno mi dicesse se e dove potevo prendere un mezzo di trasporto qualunque e dopo svariati tentativi sono riuscita a salire sull'unico bus locale che mi avrebbe portato a 700mt dal ristorante. A questo punto ho chiamato Pierre dicendogli che sarei stata in ritardo di un quarto d'ora a causa del maltempo ma lui non mi ha nemmeno lasciato finire e mi ha detto che per lo stesso motivo lui non era nemmeno potuto partire da Parigi stamattina e quindi avrei incontrato da sola il direttore generale della filiale olandese. La qual cosa non ha certo contribuito alla diminuzione del mio già altissimo nervosismo. Comunque sono arrivata al ristorante - la solita roba fighissima da chairman dove perfino la carta igienica è firmata - in uno stato pietoso, col mascara che mi ruscellava sulla camicetta insieme all'acqua, i capelli incollati alle guance, le scarpe da buttare e menomale che le calze erano ancora intere perché ci mancava solo la smagliatura a completare l'aspetto da homeless. Speravo di riuscire a farmi dire dove era la toilette prima che arrivasse il direttore generale ma invece una specie di gigante pelato con gli occhiali (versione yuppie di Nico non ho potuto fare a meno di pensare) si è alzato da una poltrona del bar e mi è venuto incontro. "You must be Bree. I'm Dan." mi ha detto senza fare una piega al mio aspetto da naufraga del Titanic. Io ho sorriso cercando di non pensare al rossetto sbavato e ho chiesto 5 minuti per rassettarmi. Dopodiché ho fatto largo e completo uso di tutte le facilities della toilette e mi sono ripresentata al bar con i capelli perlomeno pettinati e il trucco riassestato su una faccia asciutta. Ho passato tutto il pranzo cercando di ignorare la sgradevole sensazione dei vestiti che mi si asciugavano addosso emanando vapori che spero ardentemente profumassero ancora di lavanderia e Contradiction, anche perché il pranzo è stato un colpo di scena per portata e al dolce a momenti collassavo! All'antipasto mi è stato rivelato che - contrariamente a quello che Pierre mi ha detto - si è appena liberata una posizione in una consociata della company e questa posizione corrisponde esattamente alla mia job description! Al main course ho scoperto che il cliente principale per cui "la posizione" avrebbe dovuto lavorare è capitanato da una mia ex collega dei tempi di Londra, praticamente l'unica olandese che ho mai conosciuto prima di Martin! Al dolce Dan mi ha chiesto quando avrei potuto incominciare e se non mi dispiaceva firmare il contratto prima di conoscere il mio capo, in vacanza per tutto il mese di novembre. Ho retto bene il colpo considerando che il cuore ha dato un botto da infarto. Ci siamo accordati per discutere gli aspetti contrattuali nel giro di 2 settimane, il tempo necessario per fare un paio di verifiche con Pierre, col capo in vacanza e con il cliente. Sono perfino riuscita a dire senza tremare che la mia richiesta contrattuale era molto semplice: un lavoro da 40 ore alla settimana e non 1 minuto di più. Dopodiché Dan si è fatto molto cordiale e mi ha perfino accompagnato alla stazione del treno. Nel viaggio abbiamo amabilmente chiacchierato di ex colleghi e abbiamo scoperto di avere più di una conoscenza in comune. Ci siamo lasciati come dire pappa e ciccia ... purchè non sia un altro Tommy Hilfinger.
31 ottobre 2000
 
La cretina che dirige la filiale olandese della mia ditta mi ha fatto venire fino ad Amsterdam e fare mezz'ora di anticamera per dirmi che lei non ha bisogno di nessuno ma che alla holding c'è una posizione che mi potrebbe interessare. Non poteva dirmelo per telefono? Adesso devo tornare il 6 novembre per un colloquio col direttore della holding! Ma che cazzo! E neanche si sognano di offrirmi il biglietto!
 
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