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2016

Il cibo che (non) c'è

Venerdì sono andata a comperare un costume da bagno. Ne avevo bisogno perché tutti i costumi comperati in questi ultimi quindici anni mi stanno larghi. I costumi mi stanno larghi perché da gennaio ho smesso di bere alcol, caffè e the, di mangiare formaggi e latticini, zuccheri e farine raffinate, soya, mais, succhi di frutta, cibi industriali contenenti dolcificanti, zuccheri, additivi e conservanti e prima di fare la filastrocca di mio padre che andò al mercato vi metto il link dei post di gennaio e febbraio che spiegano perché ho smesso di mangiare e bere tutta questa roba. Bottom line: da gennaio a giugno ho perso i 14 chili che mi sono cresciuti addosso contro la mia volontà in questi quindici anni.

Sono rimasta comprensibilmente scioccata quando ho scoperto che tutti i costumi in vendita erano troppo larghi, poi mi sono ricordata che quando sono arrivata qui, ormai quasi sedici anni fa, era successa la stessa cosa: la mia taglia di allora (e di adesso) non era tenuta in stock dai negozi. Sono tornata a casa ancora sotto shock e ho ordinato il costume online, dove fortunatamente non ci sono mai problemi di stock: sia benedetta Amazon e i suoi fratelli. Mentre aspettavo la consegna ho cominciato a riflettere sulla strada fatta in questi sei mesi e mi sono accorta che è una strada che parte da molto, molto più lontano di sei mesi fa.

Da quando ho avuto Matteo, nel lontano 2002, il mio corpo ed io siamo entrati in lotta continua. Per anni ho tentato di ritornare al peso che avevo prima della gravidanza, inutilmente. Riuscivo a riavvicinarmi al mio peso ideale solo a prezzo della dieta ipocalorica low fat no carb da 1000 calorie che la dietologa milanese mi aveva prescritto quando avevo scoperto di essere intollerante al glutine e che mi lasciava sempre più infelice, affamata e depressa. Ovviamente appena smettevo di stare a dieta riprendevo tutti i chili persi nel giro di pochissimo tempo. Poi, sei anni fa, sono entrata nel tunnel della menopausa e da allora ho preso un chilo ogni anno, tra gli alti e bassi di quella dieta disumana. Infine l'anno scorso la mazzata: 4 chili tutti in un colpo. Ero disperata: mangiavo praticamente solo una volta al giorno, avevo già eliminato zucchero e dolcificanti nella speranza di vedere qualche miglioramento, prendevo lassativi per debellare una stipsi sempre più ostinata, senza alcun risultato. Prima di Natale ero ridotta uno straccio; piena di dolori alle articolazioni, lividi e infiammazioni ovunque, gonfia di ritenzione idrica, il seno sembrava siliconato da quanto era grande e mi faceva male costantemente, tanto da non riuscire quasi a dormire la notte. Era come se il mio corpo si fosse ribellato contro di me. Sono anche andata dal medico a parlargli di tutti i miei disturbi ma a parte un paio di radiografie per accertare che non ci fossero masse sospette nei punti più dolorosi non mi è stato prescritto nulla, ne’ il medico ha fiatato sul mio evidente sovrappeso. Mi sono data una spiegazione di questa incredibile negligenza nel fatto di possedere ancora un residuo di punto vita: evidentemente la mancanza di una circonferenza addominale superiore alla circonferenza toracica non mi qualificava come caso clinico.

Poi il caso o il destino mi ha fatto leggere un post su facebook: parlava di una nuova dieta spiegata in un libro americano e non ricordo più perché qualcosa nel post mi ha colpito. Solitamente non leggo mai libri di diete, non ho mai fatto le diete di moda: ancora non mi spiego che cosa mi ha spinto a prendere nota del titolo e a ordinare il libro su Amazon, forse la parola metabolismo contenuta nel titolo e la vaga coscienza che il mio stato fisico dipendesse da scompensi ormonali. Comunque, in quel momento la mia vita è cambiata.

Il libro è arrivato il 27 dicembre, ho cominciato subito a leggerlo e ho continuato a leggere come ipnotizzata: ogni parola, ogni paragrafo, ogni pagina era la storia della mia vita. Ogni spiegazione apriva una nuova porta nella mia coscienza, come pezzi di un puzzle che cominciano ad avere senso. Ho riletto il libro almeno tre volte prima di convincermi che non avrei potuto aspettare un altro giorno prima di iniziare. Il 2 gennaio ho bevuto il mio ultimo caffè e sono andata a fare la mia prima spesa supermetabolica, il 3 gennaio ho cucinato tutto il giorno, il 4 gennaio sono andata in ufficio con lo zaino in spalla, pieno di bottigliette d'acqua, frutta, verdura e pollo al vapore. Come sapete faccio la pendolare: ogni giorno ho un'ora e mezza di viaggio in treno da Nijmegen a Amsterdam per raggiungere il posto di lavoro; parto alle 7 di mattina e torno a casa alle 7 di sera. Ma ciononostante sono sempre riuscita in tutti questi mesi a portarmi dietro i pasti previsti dalla dieta (nello zaino), a bere tutta l'acqua prevista, a non toccare il caffè e i dolci che in ufficio sono a disposizione di tutti, gratis e bene in vista. Fuori dall’ufficio sono riuscita a schivare tutte le profferte di dolci, aperitivi e cocktails, a portarmi la schiscetta a tutte le cene sociali, a pretendere un menù adattato alle mie esigenze al ristorante e perfino ad andare in palestra 3 volte la settimana come consigliato.

Come diavolo ho fatto? Ve lo spiego subito.

Ho avuto mal di testa fortissimo per i primi 5 giorni: è normale disintossicazione da caffeina e zucchero, ma sono stata malissimo; solo il fatto di sapere che dovevo resistere almeno 5 giorni mi ha fatto stringere i denti e andare avanti. Poi il venerdì mattina, mentre facevo colazione, ogni cucchiaiata di porridge mi portava sollievo, il mal di testa si è sollevato come la nebbia quando arriva il sole e nella mia ritrovata lucidità mi sono accorta di stare bene. Mi sono accorta che il seno si era sgonfiato e non mi faceva più male, che non avevo più dolori alle articolazioni e che la stipsi era passata. Mi sentivo piena di energia, quasi euforica: non riuscivo a stare ferma e sono praticamente corsa in palestra sotto la pioggia per la mia prima lezione di yoga.

Questa sensazione di benessere mi ha accompagnato tutto il mese, tanto che quando mi sono pesata alla fine e la bilancia segnava 63 kg ci sono rimasta malissimo. Io mi sentivo bella e in forma, ero riuscita a rientrare in tutti i vestiti larghi della 42, come era possibile che avessi perso solo 4 chili? Ma ho messo a tacere la delusione, mi sono concentrata sul fatto che stessi bene e soprattutto che per la prima volta in tutta la mia vita non avessi fame, anzi, che mi dovessi sforzare di trovare sempre nuove combinazioni di ingredienti per riuscire a mangiare tutti gli alimenti obbligatori. Sono andata avanti. E più passavano le settimane più succedevano cose incredibili: il peso calava poco, in compenso perdevo un centimetro di circonferenza alla settimana, i piatti che prima mi sforzavo di finire adesso mi facevano venire l'acquolina in bocca e mi sorprendevo a guardare l'orologio per vedere se erano passate le due ore obbligatorie tra un pasto e l’altro, non vedevo l’ora che arrivasse la sera per poter scaricare tutta la mia energia repressa in palestra e il venerdì mi alzavo piena di desiderio di andare di nuovo a stirare tutti i muscoli con una sessione di yoga: era il mio corpo che me lo chiedeva, che mi chiedeva di andare avanti.

Alla fine di maggio avevo perso 12 kg e la 42 mi stava già larga. Sono entrata in mantenimento e ho continuato a perdere peso: adesso ho ritrovato il mio peso e la mia taglia pre-gravidanza, ma quello che è più importante è che per la prima volta nella mia vita amo quello che mangio, amo tutti gli ingredienti, amo le acrobazie culinarie che la rinuncia a tutti gli alimenti di cui sopra comporta. Il cibo non è più un nemico, è lo strumento che mi ha fatto fare finalmente pace col mio corpo. Il mio corpo mi parla, mi incoraggia, mi dice quando sbaglio, mi suggerisce quello che devo fare. Ci fidiamo l'una dell'altro: abbiamo fatto la pace dopo decenni di battaglie e incomprensione.

Ecco come ho fatto.

E per dirlo in parole chiare, in modo che non ci possa essere alcun equivoco: per la prima volta nella mia vita non ho alcuna voglia di tornare a mangiare quello che mangiavo prima, a bere caffè, vino, o succhi di frutta. Sarei ipocrita se dicessi che quando passo di fronte a Starbucks o a un negozio di formaggi non mi venga l’acquolina in bocca, ma penso a quanto stavo male prima del 4 gennaio e tiro dritto. Inoltre adesso non provo più alcun desiderio di fronte alla vetrina di un pasticcere o all’offerta di un pezzo di torta, segno che la disintossicazione dagli zuccheri è riuscita solo ed esclusivamente grazie a questa dieta.

Due settimane fa sono tornata dal medico, che non mi vedeva da dicembre. Prima ancora che potessi rivelargli la natura della mia visita mi ha chiesto con aria preoccupata se avessi perso peso. Appena saputo che avevo perso 14 chili in sei mesi gli si sono accese metaforicamente le sirene in testa: mi ha prescritto una valanga di analisi del sangue e mi ha esortato a tenere d’occhio il mio peso. Quando ci siamo accomiatati mi ha augurato “Beterschap” che vuol dire auguri di pronta guarigione, al che ho esclamato risentita che io mi sentivo benissimo e che confidavo in una conferma del mio stato di salute da parte delle analisi. Conferma che è puntualmente arrivata settimana scorsa tramite l’assistente (in Olanda gli esami e le analisi vengono spedite al medico, non al paziente) che mi ha chiesto se usavo supplementi perché i valori della vitamina B12 e del ferro erano molto alti, se pur nella norma; ho mentito per non dover entrare in dettagli. Il medico da parte sua era perplesso e quasi deluso nel dover constatare che aver perso il 20% del mio peso corporeo non si fosse tradotto in terribili scompensi ormonali e deficienze vitaminico-minerali. Se mi avesse prescritto le stesse analisi a dicembre scommetto che avrebbe rilevato un netto miglioramento su tutti i fronti; purtroppo questa è una delle tante cose della vita di cui non avrò mai conferma.

Dopo il colloquio mi sono indignata perché a quanto pare siamo arrivati al paradosso che alla mia età sia normale essere sovrappeso e pieni di dolori mentre un ritorno al peso e volume della gioventù sia per definizione sospetto. Voi sapete che non sono per natura complottista ma dopo episodi del genere è difficile credere che i medici non siano tutti al soldo delle multinazionali farmaceutico-alimentari. In realtà credo che la medicina degli ultimi tre secoli si sia concentrata nel debellare malattie mortali e nel prolungare quanto più possibile la durata della vita tralasciando un aspetto che oggi sta diventando preponderante e cioè la qualità della vita. A che serve avere un’aspettativa di vita di 80 e passa anni se la metà di questi sono spesi in stato di prostrazione, dolore e frustrazione?

Mi fermo qui perché non voglio fare polemiche, non è questa l’intenzione di questo articolo. Con questo articolo voglio celebrare il mio nuovo bikini, il mio rinato gusto per la vita e per aver finalmente trovato il cibo che non c’è. 

 
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