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2016

In Memoriam

(31 dicembre) Mentre scrivo si è appena prosciugato il feed di messaggi di dolore per la prematura scomparsa di George Michael e stanno ancora girando foto di Carrie Fisher, stranamente non nel bikini di metallo che l’ha resa immortale. Secondo la bolla mediatica della mia bacheca Facebook il 2016 è stato l’anno più sfigato della storia mondiale in quanto sono passati a miglior vita una quantità industriale di cantanti e attori iconici. È fin troppo facile verificare che il 2016 non differisce da tutti gli anni passati in quanto a statistiche di decessi nell’olimpo delle popstar: lo hanno già fatto o lo stanno facendo i quotidiani superstiti proprio in questi giorni. L’anno scorso il quotidiano a cui siamo abbonati ha pubblicato un paginone doppio con tutte le foto dei defunti celebri del 2015: erano più di un centinaio e per la maggior parte a me sconosciuti; è probabile che quest’anno riconoscerò un paio di volti in più, ma solo perché ormai l’età media dei divi conosciuti dalla mia generazione si avvicina sempre più inesorabilmente a quella soglia oltre la quale si comincia a lasciare questa valle di lacrime. Facciamocene una ragione: i Rolling Stones sono un’eccezione, la maggior parte delle popstar che non è schiattata di overdose in gioventù come Amy Winehouse, Sid Vicious, Keith Moon, Jim Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplins, per citare giusto i primi che mi vengono in mente, paga adesso le conseguenza di una vita dissipata o più semplicemente fa la fine che aspetta il resto di noi comuni mortali in qualunque momento e che si fa sempre più vicina col passare degli anni. Non voglio assolutamente essere macabra, tutt’altro. Il mio rapporto con la morte è decisamente più sano di quello di chi si straccia le vesti per qualunque decesso più o meno celebre. A dir la verità capisco molto poco la sindrome argutamente descritta da Zerocalcare che spinge a postare accorati messaggi di dolore per persone che abbiamo visto solo al cinema, in televisione o sulle copertine dei CD/LP che abbiamo comperato decenni fa. Non solo perché non sono nostri parenti, amici o conoscenti (per il decesso dei quali mostriamo fortunatamente un riserbo molto maggiore), ma soprattutto perché sono artisti, quindi per definizione immortali.

Mi spiego meglio. Un artista è definito dalle sue opere, che dall’invenzione della fotografia e del fonografo sono replicabili e quindi eterne. Potremo ascoltare la voce di George Michael per sempre, ma non la voce rotta che aveva al momento della morte, bensì la voce sublime che aveva all’apice della sua espressione creativa. Carrie Fisher sarà per sempre la principessa Leia con un fisico mozzafiato e un bikini che ha nutrito le fantasie erotiche della mia generazione, non la Carrie Fisher rattrappita e sofferente delle ultime apparizioni pubbliche. Invece di dolerci per la morte di queste icone dovremmo gioire per il fatto che potremo sempre ricordarle al loro meglio e potremo per sempre godere del loro fascino e della loro arte, a differenza dei nostri cari di cui siamo costretti a testimoniare impotenti il declino fisico e mentale giorno per giorno e di cui ricorderemo ossessivamente solo i giorni di sofferenza prima della fine. Inoltre mi chiedo quanti di noi si siano filati i morti celebri del 2016 quando erano ancora in vita. La risposta onesta? Nessuno. Groupies e stalkers a parte nessuno sapeva se David Bowie, Prince o George Michael fossero ancora vivi dal momento che nessuno di loro ha prodotto niente di memorabile nell’ultimo decennio. Il fatto che Black Star sia stato nominato (in Olanda) il miglior disco del 2016 dimostra solo l’ipocrisia dei critici musicali o in alternativa la qualità dei dischi usciti nello stesso periodo. Sono sicura che se David Bowie fosse stato ancora vivo quel disco non sarebbe entrato nemmeno nella Top 40. Di Prince non si è riusciti nemmeno a mettere insieme un CD postumo e dubito che si riesca a fare altrettanto con George Michael. Pace all’anima loro e se proprio vogliamo ricordarli mettiamo sul piatto del giradischi i loro vecchi successi, senza intasare le bacheche di futili testimonianze di lutto. Soprattutto perché da adesso in poi moriranno sempre più spesso tutti i nostri eroi che sono ancora vivi, quindi rischiamo di trasformare facebook in un obitorio. E a questo proposito, come stanno Howard Devoto, John Lydon e Holly Johnson? Qualcuno ha comperato il loro ultimo CD/LP?

I rest my case. Buon 2017 a tutti.

 
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