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2016

Le ultime parole famose

(18 gennaio) Nemmeno avevo finito di ricevere i commenti sull’ultimo blog che mi dovevo rimangiare il buon proposito fatto alla vigilia della rituale dieta di gennaio. Siccome sono convinta che nulla avviene per caso, devo concludere che questi tre anni da apprendista cuoca sono solo stati la preselezione per la dieta del supermetabolismo di Haylie Pomroy. Come tutte le diete la promessa è di dimagrire mangiando e perdere tutti i chili superflui in tempo record (9 chili in 28 giorni! Strilla la copertina del libro), a differenza di tutte le altre diete posso confermare che dal 4 gennaio non faccio altro che mangiare e bere da quando mi alzo a quando vado a letto. Dove sta la fregatura? Ovviamente nel tipo di alimenti concessi e negli abbinamenti tra questi, che costringono a esercizi di alta cucina per far quadrare i conti e cancellano tutti gli anni di emancipazione femminile sponsorizzata dall’industria alimentare per farti tornare casalinga del dopoguerra: la Pomroy infatti fa parte di quella corrente di ortoressiche che schifa qualunque cibo industriale. Il primo comandamento del suo decalogo è: non mangerai frumento, il secondo: non mangerai mais, il terzo: non mangerai latte e latticini, il quarto: non mangerai soia e i suoi derivati, il quinto: mai più zuccheri raffinati, il sesto: niente caffeina, il settimo: niente alcol, l’ottavo: non mangerai frutta seccata (datteri, uvette e prugne tanto per intenderci, non le noci) e succhi di frutta, il nono: mai più dolcificanti artificiali e il decimo: mai più varianti “light” o “diet” di qualunque cosa. 

Vi lascio assorbire l’impatto di questo decalogo mentre vado a far marinare il tacchino in aceto balsamico, aglio, lime e sale per farmi gli spuntini della prossima settimana. Perché il comandamento #0, la Zeroth Law per dirla alla Asimov, quello che spazza definitivamente via ogni speranza di poter ritornare alla vita del XXI secolo, è quello che vieta tutti gli alimenti conservati con nitrati, coloranti e additivi chimici. Cioè tutti gli alimenti che si trovano nei supermercati a partire dal prosciutto per arrivare alla maionese. In un colpo solo la Pomroy cancella sessant’anni di onorata sofisticazione alimentare per restituirci quello che a suo dire è il potere medicinale del cibo allo stato brado. La ragione di tanto accanimento ci viene ripetuta come un mantra ogni tre pagine: la Pomroy è laureata in scienza dell’agricoltura e quindi sa perfettamente quante e quali modificazioni genetiche sono servite a darci il nostro pane quotidiano anche prima che arrivasse la Monsanto e i suoi OGM. Ella sa perché mangiamo sempre meno e ingrassiamo sempre di più: tutta colpa degli alimenti che hanno mandato in vacca il nostro metabolismo naturale.

Ora, intendiamoci, non posso assolutamente darle torto giacché io convivo da ormai vent’anni con una forma molto subdola di intolleranza al glutine che non mi dà disturbi immediati come ai celiaci, ma ha un tremendo effetto cumulativo per cui alla terza pizza mi parte una pielite fulminante. Però una cosa è sostituire il frumento con il farro e la segale, un’altra è dover leggere ogni etichetta di ogni cibo preconfezionato per constatare che contengono tutti uno o più degli ingredienti vietati. Forse non tutti sanno che la carne conservata contiene sempre nitrati, oltre all’amido di mais e allo sciroppo di glucosio. Il dado da brodo contiene amido di mais, la metà dei vegetali in scatola contiene sciroppo di glucosio, porca puttana, praticamente TUTTO contiene questi tre elementi in combinazioni varie. E che dire della caffeina e dei dolcificanti artificiali? Mai nessun dietista finora me li aveva vietati e adesso arriva la Pomroy a dirmi: è per questo che il tuo metabolismo è impazzito e fa si che tu accumuli grassi in continuazione. Avrà sicuramente ragione lei ma come minimo adesso vado a prendere a calci in culo tutti i dottori che mi hanno autorizzato se non addirittura incoraggiato a mettere quintali di saccarina, aspartame e stevia (che se guardate l’etichetta contiene sempre maltodestrosio e quindi è vietatissima) negli ettolitri di tè e caffè che ho sempre bevuto per placare i morsi della fame.

E quindi son tornata ai fornelli per convertire con il sudore della fronte chili di verdura biologica, legumi e grani integrali in pasti commestibili, mi sono abituata a farmi il dado da brodo, il roastbeef e il prosciutto di tacchino, mi sono abituata a sostituire i miei due cappuccini del mattino con porridge di avena, mandorle e mirtilli accompagnati da tè rosso (rooibos), mi sono abituata a fare uno spuntino di frutta, verdura cruda o proteine nobili ogni tre ore e adesso vado perfino a letto presto per evitare di dover mangiare ancora dopo la cena. Non ne posso più di mangiare! Soprattutto non ne posso più di ruminare verdura come una mucca tutto il santo giorno. Perché la Pomroy – tra le altre cose - è allevatrice di cavalli e in tutto il libro i paralleli equini si sprecano. Alle volte ho l’impressione che il confine tra equini e umani non le sia proprio chiarissimo date le quantità industriali di carote e avena che ci costringe a mangiare.

Fortunatamente il XXI secolo mi viene incontro sul terreno tecnologico: una meravigliosa app mi ricorda quando e cosa devo mangiare, tiene il conto dell’acqua che bevo (2,5 litri al giorno senza contare le tisane) e soprattutto il gruppo di supporto su facebook mi delizia con ricette ardite ricavate sfruttando tutte le possibili combinazioni degli ingredienti concessi. Ancora non mi sono azzardata a fare i dolci con lo xilitolo di betulla al posto dello zucchero e il burro di cocco al posto del burro vero, ma è solo questione di tempo. Devo prima toccare con mano i risultati promessi e mancano ancora 8 giorni e 10 ore al traguardo. Vi tengo informati.

 
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