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2015

Le apparenze ingannano

(10 luglio) Sapevo benissimo per chi stavo emigrando: un hippy che viveva nella cantina di una casa studentesca, aveva sì e no tre magliette senza buchi, girava per casa palle all’aria e aveva come ideale di vita The Big Lebowsky. Amo Martien (il vikingo) incondizionatamente, come amo il frutto dei nostri cromosomi congiunti, Matteo. Ma mi incazzo anche, quotidianamente, alla totale indifferenza con cui vengono accolte le mie richieste di mantenere un minimo sindacale di ordine e pulizia nella casa che dividiamo con i nostri tre gatti. A ben vedere i tre gatti sono più ordinati degli M&M’s. Se non altro non lasciano per terra  vestiti e asciugamani sporchi, piatti da lavare sopra la lavapiatti vuota, un tappeto di briciole sotto il tavolo e un quintale di cianfrusaglie sparpagliate per ogni dove.

È vero che le apparenze ingannano sempre. Quindici anni fa ero rimasta affascinata dalla buona educazione del vikingo che – disordine a parte – si lavava e si pettinava scrupolosamente ogni dodici ore e lasciava il bagno immacolato, lavava e asciugava i piatti dopo ogni pasto, lavava, stendeva e piegava con cura la biancheria, passava l’aspirapolvere in continuazione e gestiva il complicato sistema della spazzatura differenziata senza fare un plissé. Ah, i bei tempi della Nieuwe Nonnendaalseweg!

Sarà stato l’arrivo di Matteo a sconvolgere il delicato equilibrio della nostra convivenza post-studentesca o il trasloco in una casa di nostra esclusiva proprietà? La seconda che hai detto, direbbe Guzzanti. Le doti casalinghe del vikingo spiccavano positivamente nel confronto con i coinquilini di allora: veri studenti scapestrati, sporchi e disordinati. Nel contesto di una convivenza coniugale invece spiccano negativamente tutti quegli aspetti che non avevo notato, peraltro accecata dalle fiammeggianti chiome del vikingo e dalla giostra dei miei ormoni. Ora che i suoi capelli stanno diventando grigi e la menopausa ha placato i miei ormoni, i miei occhi sono sempre più spalancati sull’inconciliabile diversità degli standard maschili. Perché è evidente che le nostre nozioni di igiene, pulizia e ordine viaggiano su due binari irrimediabilmente paralleli. Gli M&M’s mi considerano una nevrotica non soltanto perché non tollero l’utilizzo di mollette spaiate sullo stendibiancheria (lo ammetto, questa è una vera nevrosi) ma perché mal sopporto i mucchi di biancheria stesi sul dorso delle sedie in attesa di essere piegati e le pile di libri, giornali e quaderni sparsi su tutti i tavoli del soggiorno. Matteo in particolare non sopporta la mia mania di esigere che si presenti a tavola con le mani lavate col sapone; per il vikingo un rapido sfarfallio di dita sotto un parco rivolo d’acqua del rubinetto è più che sufficiente. E curiosamente, il vikingo non tollera le briciole lasciate sotto il tavolo della sala da pranzo e corre a prendere l’aspirapolvere dopo ogni pasto, ma ignora allegramente le briciole sul pavimento della cucina e le impronte di scarpe infangate in ingresso. E a proposito di scarpe, per quanti armadietti, appendini e scatoloni io comperi, le scarpe degli M&M’s conoscono solo un ripostiglio: il pavimento dell’ingresso.

 
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