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2015

Un tranquillo weekend di stress

(22 marzo) Intendiamoci bene. Se avessi voluto fare la madre casalinga mi sarei sposata a 21 anni e avrei sfornato almeno 3 marmocchi prima dei 30. Il fatto che mi sia sposata a 44, abbia avuto il mio unico figlio a 39 e sia dirigente aziendale da quando avevo 27 anni mi pare sia un indicatore sufficiente delle mie priorità. Pertanto considero questo weekend lungo una punizione per peccati che devo aver commesso in vite precedenti.

Vikingo a Montreal da giovedì. Colf malata da martedì. Entrambi tornano - se tutto va bene - tra martedì e mercoledì prossimo. E quindi io devo prontamente improvvisarmi madre casalinga e pure single per tutto il weekend e buona vacanza. Poi vediamo come torno in ufficio mercoledì.

Giovedì: corsa col cardiopalma al treno dopo l'ultima riunione per accogliere il pargolo di ritorno da scuola e costringerlo a fare i compiti mentre contemporaneamente finivo i lavori con scadenza ravvicinata. Poi correre a fare la spesa, cucinare la cena, mettere a nanna il pargolo, dare da mangiare ai gatti, pulire la cassettina.

Venerdì: fare tutte le pulizie arretrate, tre bucati, la spesa grossa, la manutenzione dei gatti, portare il pargolo dal dottore, sgolarsi inutilmente per fargli fare i compiti. Preparare la cena e mettere a letto il pargolo.

Stamattina: andare al mercato e preparare il pargolo per la partita di calcio settimanale.

Ora.

Qui si dice: tot hier en niet verder (fino a qui e non oltre).

Se fossi veramente madre single, delle due l'una: o Matteo a calcio non ci andrebbe proprio o sarebbe una di quelle attività che si gestirebbe in totale autonomia come i videogames e Youtube. Avendo invece un regolare marito, questa è una delle cose che spettano a lui. Io non ne voglio sapere proprio niente. Al massimo lavo le divise sporche.

Invece.

Stamattina mi sono staccata le tonsille per staccare Matteo dall'iPad e poi dal Topolino e costringerlo a vestirsi. All'ennesimo tentativo inutile sono dovuta scendere all'unica tattica che funziona: "Va bene. A me del calcio non me ne frega un cazzo. Tu fai quello che vuoi ma stasera niente sushi, iPad e iPhone sequestrati e a papà lo spieghi tu perché non sei andato alla partita."

Dopo 5 minuti Matteo era vestito, la borsa era pronta e siamo arrivati al campetto con ben 5 minuti di anticipo. Adesso però a me serve un litro di Lexotan. Non ce la posso fare.

 
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