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2015

Sinterklaas a Heumensoord

(6 dicembre) Abbiamo fatto un miracolo. Abbiamo portato la magia di Sinterklaas nel campo profughi di Heumensoord. Abbiamo dato a settecento bambini, ai loro genitori, a tutti gli abitanti del campo un’ora di assoluta felicità, di lettere di cioccolato, biscotti di spekulaas e regali, come vuole la tradizione olandese.

Quale tradizione olandese? Ne ho parlato praticamente tutti gli anni: potete googlarla, consultare wikipedia o semplicemente rileggervi un articolo random del mio blog. È la tradizione olandese più sentita, più importante e più determinante per capire la nostra società. È un regalo collettivo all’infanzia e come tale non ci è sembrato giusto escludere l’infanzia che è ospite sul suolo nazionale.

Ci sono caratteristiche della personalità olandese che vanno apprezzate. La determinazione nel portare a termine missioni impossibili è una di queste. Un italiano medio penserebbe quello che abbiamo pensato tutti noi e cioè: sarebbe bello poter dare a questi bambini che hanno perso tutto e vivono in condizioni terribili un po’di magia, un momento di distensione e magari anche qualche deroga alla triste dieta del catering più spartano dei francescani, poi si fermerebbe lì. Un olandese medio invece mette un messaggio su Facebook, apre un crowdfunding e comincia a percorrere con infinita pazienza la montagna burocratica e logistica che l’impresa implica. È così che ho incontrato Karin Stultiens. Un’olandese assolutamente indistinguibile dalla marea di facce e gattini su Facebook. Un’olandese con un’idea, che era anche la mia. Ho accettato di aiutarla a realizzarla e quando, dopo una stringa infinita di messaggi, ci siamo incontrate insieme alle altre due olandesi altrettanto determinate ad aiutarla, ci siamo riconosciute, capite e integrate senza nemmeno presentarci. Non era necessario.

Quello che invece è stato necessario potrebbe tranquillamente riempire un romanzo di proporzioni Dumasiane. Non è detto che un giorno non lo scriva.

Per adesso quello che mi interessa condividere è la sensazione di avere finalmente fatto qualcosa di grande nella mia vita. Qualcosa che le ha finalmente dato senso. Qualcosa che ha occupato le mie notti e i miei weekend di novembre e di cui adesso sento la mancanza. Ho aperto una porta che non si chiuderà più.

E adesso un po’di cronaca.

Il crowdfunding ha raccolto 2000 euro in 3 settimane. Con questi abbiamo comperato 600 lettere di cioccolato, 600 pacchetti di pepernoten, 600 palloni di plastica gonfiabile, 3 pompe per gonfiare i palloni e 600 sacchetti di plastica per contenere i regali. Una fabbrica di biscotti ci ha regalato 600 biscotti di spekulaas a forma di Sinterklaas, in più ha offerto il rinfresco ai sessanta volontari che il 4 dicembre si sono impegnati a fare i pacchetti e a distribuirli. La biblioteca civica ha regalato 160 valigette contenenti un libro di cartone e uno di stoffa per i bambini più piccoli. Tre professori universitari e nove studenti hanno accettato di interpretare Sinterklaas e i suoi Pieten. Perché tre? Perché Heumensoord è diviso in tre villaggi (Green, White e Purple) a cui fanno capo tre aree ricreative e il COA (Organo Centrale per l’Accoglienza dei rifugiati) ha messo come conditio sine qua non che la distribuzione dei regali avvenisse simultaneamente nelle aree ricreative di tutti i tre villaggi. Il COA da parte sua ha fornito il supporto logistico, la security e il servizio di pulizia prima e dopo. Sette profughi siriani che abitano a Heumensoord ci hanno affiancato e hanno aiutato sia nell’assemblaggio dei pacchetti che nella loro distribuzione e posso tranquillamente affermare che senza di loro non saremmo riusciti a combinare un bel niente, perché il 90% dei profughi non parla inglese e tantomeno olandese mentre il 100% del COA e dei volontari incluse noi del comitato non parla ne’ arabo, ne’ aramaico e tantomeno farsi.

All’alba del 4 dicembre abbiamo formato una carovana di auto cariche di tutto il necessario e siamo partite alla volta di Heumensoord. Arrivate al cancello principale una valchiria della security si è avvicinata alla prima auto con fiero cipiglio. Non ho sentito che cosa le ha detto Karin ma la metamorfosi è stata sconvolgente. L’espressione ostile e minacciosa si è stemperata in un sorriso beato e la robusta valchiria si è trasformata in una leggiadra ballerina che con passo aggraziato ha danzato fino alla mia auto. “En u bent?” (e lei è?) ha chiesto soavemente e alla mia risposta: “Ik ben de Piet” si è sciolta in una ridarella incontenibile. A formalità disbrigate siamo entrate nel campo e abbiamo cominciato a scaricare tutti gli scatoloni. Uno ad uno sono arrivati anche i volontari del mattino che senza tante cerimonie si sono messi a aprire scatoloni, pompare i palloni e impacchettare i regali. Dopo il rinfresco di biscotti e caffè abbiamo aspettato l’arrivo del secondo turno di volontari e li abbiamo brieffati sulle attività del pomeriggio. Poi è arrivata l’impiegata del COA con i facchini e a poco a poco i pacchetti sono spariti nei portacarichi, seguiti dai volontari. Quando siamo arrivate ai rispettivi villaggi i volontari erano già in postazione dietro ai tavoli dei regali con l’elenco dei bambini. Abbiamo installato amplificatori, CD players e casse acustiche e abbiamo fatto partire la musica. Insieme a noi c’erano due agenti della sicurezza e due host del COA che si sono tenuti in disparte, pronti a intervenire in caso di bisogno. Fuori dalle porte intanto si stava materializzando una sempre più robusta folla di bambini e genitori che si sono riversati nella sala appena abbiamo dato il segnale di via libera. Le volontarie non addette ai regali hanno cominciato a far ballare e cantare i bambini in attesa dell’arrivo di Sinterklaas e nel giro di un quarto d’ora tutti i bambini si stavano divertendo un mondo. Ero impegnata in un trenino con un gruppo di seienni scalmanati al suono di “Hij komt, hij komt” quando con la coda dell’occhio ho visto arrivare Karin e il Sinterklaas assegnato al  mio villaggio. Di nuovo la metamorfosi è stata sconvolgente: in un battito di ciglia i bambini si sono trasformati in una folla di teenagers isterici alla vista dei Beatles e sono corsi urlando verso la porta. Per mezz’ora abbiamo cercato di riportare ordine in un allegro caos, tra un muro di bambini urlanti e genitori invasati col telefonino in posizione selfie. Finalmente Sinterklaas è riuscito a sedersi davanti ai tavoli dei regali e i bambini si sono seduti in cerchio intorno a lui. Abbiamo avuto ben cinque minuti di calma, nei quali Sinterklaas ha espresso in tre lingue tutta la sua gioia di essere arrivato a Heumensoord per il suo compleanno e di aver portato i regali. Alla parola regali si è scatenato di nuovo l’inferno ma questa volta le vittime dell’entusiasmo sono state le volontarie addette alla distribuzione. Abbiamo di nuovo impiegato mezz’ora per riuscire a mettere i bambini in fila e il vero miracolo è stato che nessuno si è fatto male e tutti sono usciti dalla sala stringendo l’agognato pacchetto.

A cose fatte, quando tutti i volontari si sono dileguati con la stessa semplicità con cui erano arrivati, ci è arrivata anche una lettera di ringraziamento del COA che dice testualmente: “ Jullie hebben iedereen een onvergetelijk geschenk bezorgd, bewoners, collega's, vrijwilligers: allemaal verbonden!”(avete fatto un regalo indimenticabile a tutti i residenti, i colleghi, i volontari: tutti affratellati!).

Queste cose, signore e signori, sono possibili solo in Olanda e solo nel nome di Sinterklaas. Domani il mondo tornerà l’orrore che è sempre stato ma per me, per Karin e per tutti i volontari che ci hanno aiutato sarà indelebilmente migliore di prima.

 
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