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2015

Blind date

(1 novembre) Giovedì sera ho avuto a cena tre rifugiati siriani. Entro a gamba tesa nell'argomento che sta infiammando la discussione sociale e politica qui come da voi, con la differenza che qui la maggioranza silenziosa si è rimboccata le maniche e promuove incessantemente numerosissime - perfino troppe - iniziative di supporto al fiume di profughi che sta riempiendo tutti i centri di accoglienza vecchi e nuovi.

The Welcome Dinner Project è un'iniziativa australiana che due studenti di Nijmegen hanno trasportato qui e che ha avuto un successo incredibile. Mi raccontava l'organizzatore che nel giro di una settimana si sono iscritte ben 850 famiglie olandesi contro 250 “famiglie” di profughi sui 2000 che attualmente risiedono a Heumensoord. Le virgolette sono di rigore e capirete tra poco perché.

Io sono tra i fortunati selezionati e abbinati a una “famiglia”; ho avuto una settimana di tempo per organizzare la cena e contemporaneamente rendermi  conto di quanto poco fossi preparata all'accoglienza dell'ignoto.

La mail di conferma mi dava chiarissime istruzioni. Preparare carne halal, niente alcool, chiudere animali haram (per esempio cani) fuori dalla stanza dove si mangia (per informazione: i gatti non sono haram e possono restare), evitare il contatto fisico tra uomini e donne e assolutamente non lasciare una donna siriana sola in una stanza tra uomini sconosciuti. Occorre infine evitare argomenti di conversazione potenzialmente traumatici. Le tre domande che non bisogna mai porre sono: Siete felici di essere qui? Come siete arrivati qui? Che lavoro facevate in Siria? Inoltre non è opportuno fare domande sulla politica e sulla religione, il che lascia ben pochi argomenti di conversazione, ma fortunatamente la mail ci informava anche che la conoscenza di inglese e olandese da parte dei nostri ospiti sarebbe stata scarsa e che ci saremmo dovuti arrangiare a gesti, sorrisi e immagini.

Il menù della cena è stato tutto sommato l’aspetto meno problematico; una preziosa collega mi ha consigliato di preparare pesce per evitare complicazioni: il pesce infatti è tutto halal – prendete nota. Ma quando ho chiesto all’organizzazione chi erano i miei ospiti sono iniziate le difficoltà. Nessuno lo sapeva con precisione, anzi, la probabilità che la presunta famiglia a cui ero abbinata si presentasse all’ora e nel giorno stabilito era remota. Il vikingo è partito alla volta di Heumensoord armato di cellulare e pazienza, io sono rimasta in attesa a casa e per mezz’ora non ho saputo niente. Poi il vikingo ha chiamato e mi ha fatto sapere che la famiglia di quattro persone che ci era stata assegnata non si era presentata, ma tre uomini adulti si erano dichiarati disposti ad accettare di sostituirla. Quanto adulti? Ho chiesto. Molto adulti, ha risposto il vikingo.

E qui ho potuto sperimentare sulla mia pelle quanto la politica del terrore governativo-mediatico abbinata alla xenofobia genetica sia potente. In modo del tutto irrazionale ho visualizzato tre barbuti terroristi islamici corredati di kalashnikov e giubbotto esplosivo. L’immagine mi ha perseguitato fino a che sono scesi dall’auto del vikingo tre signori dall’aria molto distinta, perfettamente rasati e vestiti impeccabilmente, sia pure in modo casual. Dopodiché abbiamo rotto tutte le regole sopracitate perché la scarsa conoscenza di inglese e arabo unita alla buona educazione reciproca e Google traduttore ha creato una serie di equivoci a catena e quando ci siamo seduti a tavola restavano a salvarci solo il cibo e i gatti, per i quali abbiamo ricevuto abbondanti complimenti.

Dopo aver accettato un bicchiere di birra, i nostri tre ospiti si sono dichiarati felicissimi di essere qui. Il loro viaggio è durato due settimane: hanno attraversato la Turchia la Grecia, la Macedonia e l’Austria prima di arrivare in Olanda. Uno di loro era uno studente universitario, un altro faceva il farmacista e il terzo era un commerciante di caffè. Hanno lasciato in Siria le loro famiglie e sperano di poterle rivedere qui presto. Uno di loro mi ha fatto vedere le foto dei cinque figli e credo di aver capito che sono o si metteranno presto in viaggio con la moglie sullo stesso itinerario. La famiglia di un altro – moglie e tre figli - è bloccata in transito, ma non abbiamo capito dove. La famiglia del terzo è rimasta a Damasco, dove nel frattempo non c’è più ne’ elettricità ne’ acqua corrente, internet e telefono non funzionano e l’unico modo di tenersi in contatto è via sms. Lo studente ci ha informato che l’università è in mano ai militari e il commerciante che la città è assediata dagli estremisti.

Penso che riusciate da soli a collegare i punti e riempire i vuoti.

Se invece non ce la fate, vi prego di astenervi dal chiedermi chiarimenti tramite questo blog perché sarò inesorabile nel mio diniego di approfondire l’argomento.

I tre sono stati unanimi nel deplorare le condizioni del campo di accoglienza. La struttura è impersonale, sembra un carcere: tutti dormono in stanze da 8 persone in letti a castello, fa freddo e si mangia malissimo. Mi hanno fatto vedere le foto delle razioni di cibo e li ho rassicurati che questo è quello che mangiano anche gli Olandesi. A questo punto si è rotto il ghiaccio, abbiamo riso tutti  e abbiamo parlato del rapporto tra gli olandesi e il cibo, di quello che invece si mangia in Italia e in Siria, dei nostri cibi preferiti. Poi il più timido si è sciolto e ha dichiarato appassionatamente che vuole la nostra amicizia, che la sua missione è di farci capire che i siriani sono brava gente. Mi ha fatto vedere una foto che ha fatto il giro di facebook settimana scorsa: è la foto dei siriani che venerdì scorso hanno distribuito le rose alla stazione di Nijmegen. Mi ha detto che l’ha scattata lui, che era lì anche lui a distribuire le rose, per ringraziare i cittadini olandesi di avere ospitato i cittadini siriani. Gli altri si sono inseriti nella conversazione e hanno confermato che gli olandesi sono molto gentili, che gli sorridono sempre.

Quando gli ho chiesto che cosa vogliono fare qui mi hanno risposto unanimi che vogliono integrarsi il più presto possibile, imparare la lingua, trovare una casa e un lavoro, ma anche che vogliono tornare in Siria appena questa guerra sarà finita.

Sotto le parole, le foto, i sorrisi, solo una profonda disperazione. Passate le due ore di normalità artificiale di questa cena resta il fatto che questi uomini, questi professionisti di buona famiglia come me e come voi, hanno perso tutto quello che avevano costruito nel loro paese, hanno dovuto lasciare le loro famiglie in una zona di guerra e non sanno se rivedranno i loro bambini. La chiave di tutto sta nell’ottenere il diritto di asilo: una volta ottenutolo le loro famiglie potranno raggiungerli, ma la burocrazia è rallentata dai passaporti falsi in circolazione. Lo studente mi ha detto che ci sono criminali afghani e iracheni infiltrati tra i veri profughi, che ci sono stati furti e episodi di violenza e a quanto pare c’è un fiorente commercio di passaporti falsi. A questo punto la conversazione si è bloccata, tutti ci siamo guardati imbarazzati e il vikingo ha detto, beh, si è fatto tardi, vi riaccompagno al campo così potrete riposare.

Abbiamo scambiato contatti e numeri di telefono. Abbiamo fatto un paio di foto-ricordo. Avevano tutti e tre gli occhi rossi. Non hanno voluto portare via niente, mi hanno assicurato che non hanno bisogno di niente: li ho convinti a fatica ad accettare un pacco di spekulaas per i bambini del campo in nome di Sinterklaas. Li ho invitati per il prossimo weekend a mangiare la pasta. Spero davvero che vengano, come spero di poter incontrare le loro famiglie entro Natale.

Perché dopo questa cena ho capito una cosa. Questa tragedia è un nodo karmico che siamo chiamati a sciogliere. O un segno di dio, per chi ci crede. Non possiamo più fare finta di niente, non possiamo più tirarci indietro. Credo che sia arrivato il momento per tutti noi, che abbiamo avuto la fortuna di nascere nella parte del mondo che ha tutto, di fare qualcosa per coloro che hanno avuto la sfortuna di nascere nella parte del mondo che ha perso tutto. I bambini di questi uomini, di questi EROI, devono venire in Europa al più presto e nessuno di noi potrà trovare la pace finché non saranno qui, sani e salvi.

Aiutatemi.

 
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