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2015

Refugees

(3 ottobre) Mi si permetta una digressione sui rifugiati siriani testé arrivati nel ridente borgo di Heumensoord alle porte di Nijmegen. Gli M&M’s questa volta non c’entrano, ma la parola pirla ci sta tutta.

A cominciare dal nostro primo ministro, un tale campione di autogol che perfino la satira politica ha smesso di prenderlo di mira: fa molto più ridere lui. Mentre sbraitava dall’alto della sua solo formale autorità che mai e poi mai l’Olanda si sarebbe piegata al diktat di Bruxelles sulle quote obbligatorie di rifugiati, la foto del bimbo sulla spiaggia aveva già risvegliato le coscienze e aperto i borsellini del quinto paese più ricco del mondo. A lui è rimasto lo sguardo da idiota che lo contraddistingue dalla nascita e il precipitoso dietrofront a cui ci ha abituati fin dalla sua geniale idea di far partecipare Wilders (il nostro Salvini) al suo primo governo. Il leader del partito laburista ha come al solito perso l’occasione di dire qualcosa di sinistra e tutti sono andati avanti tranquilli a fare quello che gli olandesi in questi casi fanno: il loro dovere.

Per finire con i titoli degli organi di stampa vetero-conservatori che ieri davano spazio ai 30 ribelli 30 (su 1000) che hanno dichiarato di voler tornare a Ter Apel (la nostra Lampedusa) piuttosto che rimanere nel campo di accoglienza di Heumensoord. Comme d’habitude i titoli venivano smentiti nel testo sottostante: dopo una passeggiata nei boschi i ribelli han deciso che tutto sommato gli conveniva dormire al coperto e all’asciutto e son tornati indietro. O forse gli è venuta fame, dato che nel pacchetto di accoglienza non c’erano alimentari e s’era fatta una certa. Aspettiamo il prossimo pirla che si occupi di riportare fedelmente le proteste sull’immangiabilità del cibo servito dal servizio di catering che serve anche tutte le mense aziendali del resto d’Olanda e intanto andiamo avanti imperturbabili a fare quello che abbiamo sempre fatto: il nostro dovere.

Che poi è stato, per parafrasare John Lennon, tutto quello che è successo tra queste due eclatanti dimostrazioni di imbecillità mediatica: il sano, benedetto e spero imperituro pragmatismo calvinista olandese ci ha salvati anche in questa occasione. Tra la fine di agosto e ieri ecco quello che è successo in Olanda:

    1) Sono stati stanziati più di 100 milioni di euro in aiuti monetari, questo al di sopra degli aiuti monetari già previsti nel bilancio statale. Le donazioni private alle associazioni benefiche sono già talmente elevate che si è deciso di non aprire un conto speciale come di solito avviene;
     2) Sono state raccolte più di 100 tonnellate in vestiario e suppellettili varie, tanto che le associazioni benefiche stanno emettendo bollettini sempre più pressanti per fermare il flusso di materiale ormai diventato ingestibile;A seguito di un appello della Croce Rossa sulla TV pubblica i volontari sono raddoppiati nel giro di 24 ore, tanto che la Croce Rossa stessa ha disabilitato la pagina di iscrizione e pregato gli aspiranti volontari di portare pazienza e aspettare il proprio turno;
     3) Centinaia di studenti e famiglie si sono offerti di ospitare profughi nelle loro (seconde) case e nelle stanze sui vari campus. Di nuovo le associazioni benefiche hanno dovuto stemperare gli entusiasmi e canalizzare le offerte;
     4) È stato costruito un villaggio di accoglienza per 3000 rifugiati nel giro di 2 settimane e i primi 1000 sono arrivati ieri tra ali di folla festante con striscioni di benvenuto in inglese e arabo;
     5) L’orario di lavoro del Dipartimento per l’Immigrazione è stato portato da 5 a 7 giorni la settimana per far fronte all’aumentato impegno e sveltire le procedure burocratiche necessarie;
    6) È stata portata in parlamento la richiesta di riconvertire gli edifici pubblici vuoti in alloggi permanenti ad uso dei rifugiati.

In barba agli strepiti sempre più isterici di Wilders e alle sempre più sparute proteste dei soliti facinorosi che piuttosto di regalare una maglietta usata al prossimo bisognoso se la mangerebbero sporca, sindaci e cittadini fanno a gara a chi offre più aiuto ai profughi. Nijmegen ha sbaragliato la concorrenza con l’annuncio della costruzione del villaggio di Heumensoord, il più grande di tutta l’Europa a detta del sindaco, che ha commentato asciutto: “Ospitiamo ogni anno quarantamila marciatori da tutto il mondo per la Vierdaagse. Sappiamo come gestire i flussi di persone. Ci sembra il minimo che possiamo fare.” E senza altre cerimonie ha convertito il campeggio militare in un parco di prefabbricati “Perché le tende d’inverno non offrono sufficiente protezione dal freddo e dall’umidità. Questo lo abbiamo imparato a seguito della crisi di profughi del 1998.” Sembra che un impiegato di Ter Apel incaricato di accompagnare il primo contingente di profughi a Heumensoord sia rimasto a bocca aperta alla visione della sala mensa: “Questo è un tipo di padiglione che si utilizza per gli eventi più esclusivi, magari avessimo questi lussi a Ter Apel.” ha dichiarato alla stampa. Il che getta una luce alquanto dubbia sui 30 ribelli che volevano tornare indietro. Siamo diventati talmente cinici e disincantati che non mi stupirei di leggere lunedì mattina che i 30 erano provocatori sovvenzionati da PowNed (la nostra Radio Padania). In ogni caso il villaggio di Heumensoord è solo un centro di accoglienza provvisorio; il sindaco ha chiarito che il 1 giugno verrà sgomberato per dare il tempo ai militari di ricostruire il campeggio per la Vierdaagse, quindi il Dipartimento dell’Immigrazione fa bene a lavorare 7 giorni su 7 per smaltire le pratiche.

Il pragmatismo calvinista olandese ha anche questo di bello: le priorità sono sempre chiare e nessuno potrà mai accusarci di buonismo. Alla domanda “Quanto tempo resteranno qui i profughi?” un organizzatore ha risposto laconico: “Il meno possibile.” Poi è tornato a fare il suo dovere.

 
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