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2015

Piccoli uomini crescono

(1 settembre) Con il rientro dalle vacanze ho concluso un cambio di guardaroba epico. Matteo è cresciuto 10 cm nell’ultimo anno, obbligandomi di conseguenza a una continua rincorsa a capi di vestiario adeguati che per la prima volta mi ha fatto capire  il grandissimo valore aggiunto dell’e-commerce.

Se si fosse trattato solo di trovare vestiti della sua taglia non avrei avuto difficoltà , ma col passaggio all’adolescenza è subentrata la variabile del gusto che nei maschi del XXI secolo è criptico e complesso al pari di quello femminile. Dopo essere stata ripetutamente costretta a restituire vestiti che Matteo si rifiutava di indossare, la scorsa primavera l’ho convinto ad accompagnarmi in un giro di negozi che si è rivelato frustrante ed estenuante per entrambi.

Prima delle vacanze, constatata l’impossibilità di riutilizzare costumi e pantaloncini dell’anno scorso, ho proposto senza molto entusiasmo di ripetere l’esperienza e alla fine di un sabato pomeriggio di trattative snervanti ho ottenuto un rifiuto categorico. I negozi erano ormai tutti chiusi e l’unica cosa che potevo fare era consultare l’app di H&M per cercare di farmi recapitare a casa almeno un paio di capi-base prima della partenza. Mentre scorrevo indecisa le centinaia di immagini con ragazzini sorridenti  vestiti in colori e fogge improbabili mi è arrivata l’illuminazione. Sono corsa dal pargolo con l’iPad in mano e dopo soli cinque minuti di recriminazioni, ricatti, tira e molla, sbuffi, sospiri e alzate di spalle, nel carrello virtuale si trovavano ben cinque magliette, quattro pantaloncini e tre costumi da bagno che avevano passato il vaglio di Matteo. Tre clicks dopo ho potuto ripigliarmi dallo stress con un prosecco ben freddo e il giorno dopo è arrivato tutto a casa ben confezionato in eleganti buste di plastica trasparenti. Non ho dovuto fare altro che trasferire le buste nella valigia aperta, aggiungere spazzolino da denti, pigiama, biancheria, sandali e voilà!

L’esperienza mi ha talmente galvanizzato che al rientro dalle vacanze l’ho ripetuta ben due volte e credo che tra poco mi toccherà un nuovo giro perché anche i pantaloni della misura 158 cominciano a stare stretti: il tenero cucciolo delle foto di un anno fa si è trasformato in un ragazzone che mi guarda dritto negli occhi e mi provoca contusioni a ogni richiesta di coccole. Solo la voce è ancora incorrotta ma proprio per questo Matteo ha preso a mugugnare invece di parlare, costringendomi a faticosissimi esercizi di traduzione auricolare.

Come da copione Matteo è diventato insofferente, intollerante e intrattabile. Si inalbera per ogni commento che prende come una provocazione e passa dall’entusiasmo più infantile allo spleen più dark almeno otto volte al giorno. La prospettiva di altri cinque anni su questo ottovolante emotivo mi fa capire perché le madri di buona famiglia si rovinano di Prozac e gin tonic, poi Matteo torna il mio tenero cucciolone per il tempo di un telefilm e tutto passa.

E a proposito di telefilm, come dimenticare la faccia da Urlo di Munch con cui Matteo ci ha deliziato durante la visione di una puntata di The Mentalist, quella in cui Patrick e Theresa investigano un omicidio in un retreat esclusivo per top manager stressati. Il direttore spiega che l’uso dei telefoni cellulari è vietato e che in tutto il retreat non c’è WIFI, Matteo si gira verso di noi con la faccia di cui sopra ed esclama: “Ma come fanno a rilassarsi in quelle condizioni? A me verrebbe l’esaurimento nervoso!”. Io e il vikingo stiamo ancora ridendo.

 
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