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2015

Stai serena

(20 luglio) Il primo anno di scuola superiore - la famigerata brugklas – è finito e Matteo ha portato a casa una pagella senza infamia e senza lode, nelle sue parole: “Ho preso  sei 8, sei 7 e due 6, però sono in Olandese e Disegno quindi non contano.” Tipico Matteo.

Questo anno scolastico è stato un ottovolante e io odio gli ottovolanti. Abbiamo cominciato con una bella serie di insufficienze tra cui spiccavano il 5 in olandese e il 3 in inglese, abbiamo quindi avuto una settimana di crisi isteriche, pianti, minacce, ricatti, bronci e porte sbattute, poi abbiamo commissariato il pargolo: ripetizioni settimanali di olandese, controllo militare quotidiano sugli impegni scolastici, ripasso e interrogazioni prima di ogni compito in classe di qualunque materia. Niente nella nostra esperienza ci aveva preparato a questo; sia io che il vikingo siamo sempre stati studenti modello. A dire la verità nessuno di noi ha mai studiato molto e abbiamo sempre dedicato ai compiti non più di una decina di minuti al giorno però nessuno di noi si è mai sognato di dimenticarsi di fare i compiti o di non prepararsi per un compito in classe. Matteo invece ci ha deliziato per mesi con frasi tipo: “Non ho niente da fare. No davvero.” (il controllo del diario mostra tre scadenze) “Sì, lo so ma non è importante.” (il compito di disegno – segue insufficienza) e l’highlight assoluto: “Ma io i compiti per domani li ho fatti, che cosa c’entra il compito in classe?”

Sì, lo so che esistono pre-adolescenti che si comportano in questo modo, ma non avrei mai immaginato che Matteo sarebbe stato così. Scapestrato e irresponsabile. Lasciato a se stesso non farebbe altro che guardare i video dei vloggers su YouTube o giocare a GTA, Assassin Creed, Minecraft, Titan Fall et al. come sta facendo dal primo giorno di vacanza. Lasciati a noi stessi io e il vikingo avremmo letto un romanzo al giorno, naturalmente dopo le tre ore obbligatorie di gioco in cortile con gli altri bambini. Sempre nelle parole di Matteo: “Ma voi facevate così perché ai vostri tempi non esistevano i computers. La vostra infanzia dev’essere stata una noia mostruosa.”

Probabilmente ha ragione, ci si annoiava parecchio e io in particolare pativo le tre ore obbligatorie di giochi idioti con bambini che mi stavano mediamente antipatici. Per sfuggire all’obbligo avevo preso l’abitudine di andare ogni pomeriggio in bicicletta alla biblioteca comunale dove ho letto tutti i romanzi per ragazzi disponibili all’epoca. È vero che Matteo invece conosce a memoria tutti i video demenziali finora girati, tutte le challenges più idiote, tutte le tecniche di gioco dei games in commercio e tutte le trame di tutti i telefilm che vediamo la sera. Diamola pari e patta, perché non mi va di entrare in un dibattito sul valore culturale di Nancy Drew contro Sheldon Cooper, però le mie scappatelle in biblioteca non mi hanno mai portato a prendere 3 in inglese. Come si fa a prendere 3 in inglese, in Olanda, dove niente viene doppiato e dove i ragazzi sono continuamente esposti a video e games anglofoni? Credo che la mia unica insufficienza sia stata un 4 in fisica a seguito della quale ho preso ripetizioni quotidiane da mio padre fino al compito in classe successivo, dove ho preso una sufficienza che poi ho mantenuto per tutta la carriera scolastica nonostante la fisica per me continui a essere un mistero. Matteo invece si comporta proprio come quelle maledette sfere del laboratorio di fisica che venivano issate in cima a un piano inclinato e poi lasciate andare: solo se sostenuto costantemente dagli sforzi congiunti miei e del vikingo riesce a prendere voti degni della sua intelligenza, ma appena allentiamo la sorveglianza armata precipita di nuovo nelle insufficienze. Nel corso dell’anno ho perfino pensato che lo facesse apposta: appena preso un bel voto smetteva di studiare così da assicurarsi al massimo 6= al compito in classe successivo. Arrivati a giugno ci ha deliziato con tre insufficienze nella stessa settimana, di nuovo inglese e olandese e questa volta dopo sei mesi di ripetizioni e coaching continuo. Io ero sull’orlo delle lacrime e Matteo, irritatissimo, mi ha duramente apostrofato con: “Non farla così lunga, prendere insufficienze è normale, le prendono tutti.”

Qui ho veramente odiato la pedagogia moderna che ci impedisce rispondere a tanta sfacciataggine con una sonora sberla. Il vikingo, come da copione maschile, si è rinchiuso nel suo dolore privato mostrando al pubblico una maschera di rassegnato aplomb e io sono andata a chiedere spiegazioni all’insegnante delle ripetizioni di olandese, la quale mi ha detto che sta cercando di colmare un ritardo di tre anni nello sviluppo linguistico: “Se al bovenbouw (le ultime 3 classi delle elementari) avessero fatto il loro lavoro adesso Matteo non sarebbe così indietro. Ho un sacco di bambini che hanno gli stessi problemi.” ha concluso seraficamente e al mio occhio allenato non è sfuggito un guizzo di soddisfazione al pensiero che i suoi guadagni sarebbero stati assicurati ancora per molti anni. Stante che picchiare o denunciare i maestri della scuola elementare non avrebbe risolto il problema, sono andata a scartabellare le mails di Matteo per appropriarmi del programma dell’ultima prova scritta, quella determinante ai fini del voto, che ho prontamente inviato all’insegnate di ripetizione con preghiera di concentrare il lavoro su quello e lasciar perdere gli arretrati. Dopodiché ho fatto l’unica altra cosa possibile: ho staccato la spina del PC. Quando dopo una snervante attesa di parecchie settimane è arrivato il voto – un 7+ che facendo media con le insufficienze garantiva il 6 in pagella – credo di aver toccato il cielo con un dito.  Ma solo per poco: giusto il tempo di tirare il fiato e poi ci tocca issare la maledetta sfera sul piano inclinato del rientro dalle vacanze.

Ci penserò domani.

 
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