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2015

Aujourd'hui je suis Charlie

(9 gennaio) Avrebbe dovuto essere un articolo sulle nefaste conseguenze dei botti di capodanno ma da mercoledì pomeriggio i morti di capodanno hanno lasciato il podio ai morti di Parigi.

Per cui.
Chiariamo subito una cosa.

Le vignette di Charlie Hebdo sono volgari, offensive e personalmente non mi fanno nemmeno ridere. Forse non sono abbastanza sofisticata per capirle, forse sono troppo vecchia o forse non sono abbastanza francese. Whatever.

Detto questo.
L’attentato di mercoledì è mostruoso e ingiustificabile. Punto.

I colpevoli vanno arrestati e puniti secondo le leggi in vigore in Francia e solo perché mi ritengo una persona sufficientemente civilizzata non propongo di applicare la legge del taglione. I mandanti dei colpevoli vanno ricercati, arrestati e puniti secondo le leggi in vigore nella Comunità Europea. Punto.

Tutto il resto è chiacchiera oziosa. E in questi due giorni non ho sentito altro che chiacchiere oziose, ma soprattutto dichiarazioni da far rizzare i capelli e prudere le mani. E dire che pensavo di aver selezionato con cura i miei amici di Facebook.

Ho letto cose che voi umani non potete capire. Ho letto che dare la vita per difendere opinioni che non si condividono sembra un po’ troppo, ho letto che quelle vignette erano davvero troppo irrispettose e che forse un po’ i vignettisti se la sono cercata. Ho letto anche che siamo in guerra con l’Islam, popolo di barbari che vogliono distruggere la nostra civiltà con la loro religione di m….

La fiera dell’egoismo e della xenofobia insomma.

Poi è arrivato Ahmed Aboutaleb e mi ha riportato nel mondo dei sani.

Chi è Ahmed Aboutaleb? E’ il sindaco di Rotterdam, laburista, di origine marocchina, musulmano e figlio di un imam. Ahmed Aboutaleb, poche ore dopo la notizia dell’attentato, ha dichiarato alla stampa che se qualcuno dei musulmani residenti in Olanda non condivide i nostri principi e le nostre leggi tra cui la libertà di espressione o trova la satira troppo offensiva è caldamente invitato a fare le valigie e andarsene a quel paese. Dopodiché ha riunito tutti gli imam delle moschee di Rotterdam e gli ha strizzato ben bene i coglioni ottenendo la promessa di massima collaborazione con le autorità e infine ha tenuto un discorso in una piazza gremita di cittadini, condannando l’attentato senza mezzi termini e dichiarando la sua solidarietà con il sindaco e i cittadini di Parigi: normalement je suis le maire de Rotterdam mais aujourd’hui je suis Charlie, ha detto. Tutto è stato ripreso dalle telecamere e tutto è disponibile su YouTube alla voce Aboutaleb, oltreché sul mio account di Facebook. Non stiamo a sprecare altri link.

Ahmed Aboutaleb ha detto quello che ogni musulmano olandese (jihadisti esclusi) pensa ma non ha il coraggio di dire. Ci vogliono più persone come lui in Europa e spero per la Francia che ce ne siano abbastanza anche lì. Sull’Italia, no comment.

Ai miei amici che fanno ancora fatica a capire perché è importante arrivare a dare la vita – se necessario – per difendere la libertà, anche quella di pubblicare vignette volgari e offensive, non citerò ne’ Voltaire ne’ Brecht ma rivolgo l’invito a (ri)vedere un film del 1988 di Jonathan Kaplan: The Accused. Il film è ispirato ad un fatto autentico avvenuto in un bar di New Bedford, Massachusetts, nel 1983 (Wikipedia). La trama: Sarah Tobias è una ragazza della classe meno abbiente e meno istruita che beve, fuma, parla come uno scaricatore di porto, si veste come una zoccola e la dà via a destra e a manca. Il suo comportamento induce tre ragazzotti altrettanto stupidi a pensare che una gang bang sul flipper del bar locale le farebbe piacere e procedono a violentarla per quindici lunghissimi minuti tra le urla di incitamento degli avventori che non sono scappati via. I quindici minuti vengono ripresi dal regista in tutto il loro orrore e il film prosegue con il tormentato percorso legale di Sarah per riuscire a far riconoscere il reato di stupro per i tre aggressori e il reato di istigazione a delinquere per gli avventori. La ragione per cui questo film è importante è che Sarah Tobias non è una donna di buon senso e il suo comportamento non è ne’ prudente ne’ esemplare. Ma nessun comportamento, per quanto offensivo, può mai autorizzare a pensare che sia giusto ricorrere alla violenza come ritorsione e il compito della società civile in cui ci vantiamo di vivere è di difendere il diritto di Sarah Tobias di darla via a chi vuole e di vestirsi da zoccola, non di giustificare i suoi aggressori. Se non siamo d’accordo, come dice Aboutaleb, possiamo fare le valigie e trasferirci in uno dei paesi dove le norme morali, civili e legali sono più consone al nostro sentire. Ce ne sono abbastanza a questo mondo, nella mia modesta opinione pure troppi.

I vignettisti di Charlie Hebdo sapevano benissimo quello che facevano. Sapevano benissimo che cosa rischiavano. Il minimo che possiamo fare è schierarci dalla loro parte, anche se non ci hanno mai fatto ridere e anche se ci hanno offeso. Non c’è altro da dire.

Normalement je suis Paola Cassone, mais aujourd’hui je suis Charlie.

 
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