paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2014

Controinformazione

(10/03/2014) Stamattina mi è partita la scheggia. Lo so, dovrei elevarmi oltre la mondanità e meditare ma invoco le attenuanti del caso: è lunedì mattina, ho passato il weekend in amena compagnia di bucati arretrati e di una gatta incontinente, sono in pilota automatico in attesa della mia quotidiana dose di caffeina e l’unica cosa che il cervello mi consente è scorrere i post di facebook.

Premetto che dopo Natale ho diligentemente eseguito la purga annuale delle pagine e dei contatti, proprio per evitare di irritarmi inutilmente al display quotidiano di insulti, gattini e appelli a guardare video rivelatori di arcane verità. Nonostante ciò, un contatto di provata fiducia ha risposto ad un post del suo cerchio sociale e grazie al nuovo algoritmo di Zuckenberg mi si è aperto il post originale anzichè la sua risposta. Sono arrivata a metà del terzo paragrafo prima che il mio cervello registrasse l’errore, purtroppo la scheggia era partita in contemporanea.

La prendo alla larga così intanto mi calmo. Negli anni novanta una serie televisiva dal titolo X-Files prendeva amabilmente in giro i fanatici del complottismo che vivono in perenne stato di guerriglia con il mondo dell’informazione ufficiale: un terzetto di sterotipati personaggi aveva la funzione di comic relief in una trama basata sulla paranoia personale di un agente FBI la cui sorella era stata rapita dagli alieni. Il protagonista della serie e i suoi compagni di scorribande nel mondo delle leggende metropolitane vivevano in un mondo in cui l’Apollo 11 non è mai allunato, JFK è ancora vivo e nell’Area 51 viene custodito il cadavere di un ET insieme ai resti della sua navicella spaziale e a poco a poco trascinavano nella loro paranoia un medico legale scettico, seguace della scienza e della razionalità materialista.

Oggi i nerds di X-Files potrebbero aggiungere alle loro paranoie sui segreti di stato anche tutte le paranoie sulle multinazionali che ci somministrano cibi velenosi e onde magnetiche letali oltre che negarci la possibilità di curare cancro e AIDS con rimedi naturali conosciuti da secoli agli sciamani, per non parlare della vaccinazione obbligatoria contro ogni malattia conosciuta, di cui ho già ampiamente discusso l’estate scorsa (vedi Radicali Liberi). Queste paranoie sono costantemente alimentate sui social networks da un battaglione di utenti comuni, gente come me e voi che però – a differenza di me e dei contatti che mi sono rimasti dopo la purga – diffonde in continuazione catene di santantonio che iniziano in uno dei seguenti modi (o variazioni sul tema):

a)   La sconvolgente verità su...

b)   Incredibile scoperta che nessuno ci dice

c)   Vediamo chi ha il coraggio di diffondere questo post

Se analizziamo le fonti, scopriamo poi che i siti/blog da cui partono queste catene sono sempre gli stessi e non faccio i nomi per non dare loro più copertura mediatica di quanta già hanno. Ho impiegato i miei primi anni di Facebook ad individuare ed eliminare tutti questi siti/blog dalla mia bacheca e a sviluppare un’attenzione selettiva per tutti i post dei miei “amici” più impressionabili, ma la scheggia di stamattina è partita da un post – non a caso proveniente dal primo dei siti che ho eliminato – che tocca un’altra paranoia a mio parere totalmente italiana.

Il post argomentava le ragioni per cui la vittoria de “La grande bellezza” nella notte degli Oscar era nota da almeno sei mesi. Per la cronaca, il produttore del film, Nicola Giuliano, ha prontamente smentito uno per uno gli argomenti addotti, la smentita è stata pubblicata dal sito in questione senza ulteriori commenti e questo dice tutto quel che c’è da dire sull’affidabilità degli autori del blog. Quello che invece a me fa venire la nausea è la mania di voler sempre buttare fango addosso a chiunque faccia qualcosa – qualunque cosa - in Italia. Partendo da Sorrentino, stroncato dalla critica italiana al punto che sono andata a vedere il film controvoglia, trascinata a forza dal vikingo, e ho passato i primi tre minuti col broncio prima di venir rapita dal fascino delle immagini e dei personaggi, per arrivare a casi ben più eclatanti e per non buttarla in politica vi parlo solo del Papa.

Io sono atea convinta, tanto che Matteo non è ne’ battezzato ne’ educato secondo i dogmi di qualsiasi religione. Ma non posso sopportare tutti quelli che continuano a ripetere che questo Papa è un furbacchione che ce la metterà in quel posto quando meno ce lo aspettiamo. Sarà anche vero ma intanto questo furbacchione sta dicendo e facendo cose che io in cinquanta anni di vita non ho mai visto fare a nessun membro del clero cattolico, se non a casi isolati come la buonanima di don Mazzi - che non ha mai avuto alcuna influenza sul resto del clero - e al mio catechista della cresima don Maurizio - che è stato addirittura fatto emigrare in America Latina per stroncare la pericolosa crescita della sua influenza nella comunità cattolica bergamasca. Come poi questo Papa ce la possa mettere in quel posto quando meno ce l’aspettiamo mi è del tutto oscuro, in quanto (vivaddio) viviamo in un mondo in cui nessuno viene costretto a seguire i dogmi della religione cattolica nemmeno se battezzato e cresimato. Personalmente, in questo momento storico, se proprio devo temere qualcosa è il dilagare dell’islamismo radicale, non del cattolicesimo gesuita.

Se la mania italiana del complottismo e della dietrologia non avesse delle conseguenze disastrose sul piano pratico non mi sarebbe partita la scheggia. Invece questo post mi ha fatto tornare in mente un articolo sulla proposta di legge elettorale Renzi-Berlusconi, letto sul Fatto Quotidiano prima dell’ultima purga, in cui l’autore argomentava che proprio questa caratteristica è la causa dell’immobilismo italiano, in quanto invece di incoraggiare le proposte di innovazione con un dibattito costruttivo, gli italiani spendono tutte le loro energie nel demolire ogni nuova proposta e nel difendere la loro posizione distruttiva con ogni argomentazione, anche la più assurda. Nei lontani anni settanta è uscito un film (che non ho visto) intitolato Un ufficiale non si arrende mai nemmeno di fronte all'evidenza, firmato Colonnello Buttiglione. A me pare che gli italiani siano diventati tanti colonnelli Buttiglione, per cui preferiscono affannarsi a spiegare la vittoria di Sorrentino agli oscar con una teoria complottista piuttosto che ammettere di aver avuto torto nel definire il film la grande schifezza e vanno a scavare nell’immondizia giovanile del Papa per giustificare la teoria secondo cui ogni cosa che fa è finalizzata ad affilare la lancia che ci metterà in quel posto prima o poi.

Sapete che vi dico? Una risata vi seppellirà. Anzi, vi ha già seppelliti, firmato Jep Gambardella.

 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk