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2014

La grande bellezza

(03/03/2014) In attesa di sapere come tutti voi se il film di Paolo Sorrentino abbia vinto l’Oscar, mi sono concessa una pausa di riflessione su questo concetto, aiutata peraltro dalla ripetitività molesta di Fabio Fazio che ha ripetuto la parola “bellezza” ben 248 volte durante le venti e passa ore di trasmissione del Festival di Sanremo. Il mio innato cinismo mi ha spinto dapprima alla considerazione che la definizione di bellezza di Fazio è sempre più sinonimo di gerontofilia, sfiorando pericolosamente la necrofilia, poi però mi sono guardata dentro, come tutti noi dovremmo fare più spesso, e mi sono chiesta perché sia diventato sempre più normale, quasi doveroso parlare del male di vivere ed essere accusati di buonismo e qualunquismo se ci permettiamo di soffermare lo sguardo sulla bellezza dell’umanità. So che il solo leggere queste parole vi sta provocando un conato di vomito. Trattenetevi. Vi chiedo solo un minuto di sospensione di incredulità. Se proprio non ce la fate vorrei esortarvi a vedere almeno la seconda puntata della fiction RAI “Non è mai troppo tardi”: avete pagato il canone, ne avete diritto, non dovete vergognarvi e siccome è anche disponibile gratis in streaming su rai.it non avete scuse. Oltretutto non si tratta di fiction ma solo della sceneggiatura di un fenomeno televisivo reale che è alla base dell’odierna pedagogia telematica e ha permesso, cinquanta anni fa, ad almeno trentacinquemila (si dice addirittura un milione e mezzo) analfabeti italiani di prendere la licenza di quinta elementare. La grande bellezza.

Per quelli che sono rimasti a leggermi invece vorrei fare una piccola digressione.

L’angoscia e la paura sono due concetti distinti. Si ha paura quando il pericolo è concreto e vicino, per esempio: mia nonna aveva molta paura di essere sepolta viva durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e io ho sempre paura di uno scontro quando l’automobile di fronte a me frena di colpo. Invece l’angoscia è un sentimento di paura per un pericolo indefinito nel tempo e nello spazio e la mia generazione è stata sistematicamente nutrita di angoscia fin dalla culla. Eravamo in pieno boom economico ma anche in piena guerra fredda e i racconti orripilanti delle nostre nonne sui bombardamenti e le fucilazioni della seconda guerra mondiale uniti alle funeste previsioni degli opinionisti più accreditati di un’ecatombe nucleare prossima ventura hanno plasmato la nostra infanzia. Abbiamo trascorso l’adolescenza nei funesti anni di piombo e ci siamo abituati a considerare le sparatorie e le bombe eventi di normale amministrazione. Nel mio piccolo, mi sono guadagnata un trenta e lode in letteratura inglese per aver assecondato le paranoie del professore di turno che credeva nel Grande Fratello governativo e vi prego di notare che tutto questo avveniva al tempo in cui i telefoni avevano la rotella e Berlusconi era proprietario solo di Canale 5.

Recenti studi dimostrano poi che l’angoscia è un sentimento più facile da attivare e più difficile da disattivare della fiducia nel futuro in quanto fa presa su ancestrali meccanismi di autodifesa: è quindi ovvio che noi ci troviamo molto più a nostro agio in uno stato di angoscia permanente, come diceva giusto Orwell che – senza il conforto di studi sociologici avanzati - aveva già previsto tutto questo nel dopoguerra. La bellezza è per noi pensiero debole, ha solo associazioni negative e ci sentiamo colpevoli nell’indulgere in passatempi futili mentre il mondo va a puttane.

Ma il mondo va davvero a puttane? Oggettivamente no. Oggettivamente il mondo sta progredendo faticosamente ma abbastanza inesorabilmente verso l’era dell’acquario. La nostra aspettativa di vita è elevatissima, la violenza è ai minimi storici e tutto questo va di pari passo con l’alfabetizzazione e l’istruzione di fasce sempre più ampie della popolazione mondiale, per cui si potrebbe tranquillamente concludere che oggi l’unico nemico da combattere per conquistare il paradiso è l’ignoranza. L’ignoranza si combatte con la bellezza, perché per apprezzare la bellezza occorre avere tempo a disposizione, per avere tempo a disposizione occorre non avere bisogno di occuparsi dei bisogni primari 24/7 e per non doversi occupare dei bisogni primari 24/7 occorre avere un contesto sociale che ci assicuri la soddisfazione di questi bisogni. Tutte queste condizioni oggi sono presenti, ma nessuno ci sta insegnando ad apprezzare la bellezza. Perché?

È ovviamente una domanda retorica: ignorance is strength, l’ignoranza del popolo è la forza dei suoi governanti, il terzo paradigma dell’Ingsoc. Gli altri due paradigmi: war is peace, la guerra è pace (nessuna novità, lo dicevano anche i romani: si vis pacem para bellum) e freedom is slavery, la libertà è schiavitù e infatti oggi come ai tempi della mia infanzia siamo schiavi della libera informazione, che ci inchioda davanti a vari schermi nella rincorsa continua all’ultima catastrofe e a poco a poco ci fa credere che il mondo sia fatto solo di disgrazie.

Nel 1984 la Apple produsse il famoso spot televisivo in cui una ragazza androgina correva nella platea di iloti a bocca aperta davanti al mega televisore formato schermo cinematografico e lo spaccava con una mazza (grandissima paraculata perché la Apple, come tutte le industrie, non vuole affatto liberare la gente dal grande fratello ma vuole solo spodestare il grande fratello esistente e sostituirsi a questo). Io non voglio spaccare niente, voglio solo cercare la bellezza con tutti i mezzi che ho a disposizione e in tutti i modi che posso. Anche la televisione del Grande Fratello può essere fonte di bellezza: basta guardare Non è mai troppo tardi invece di Ballarò e perfino una trasmissione di puro intrattenimento come quella di Enrico Brignani offre più perle di saggezza di una rissa a Servizio Pubblico o dell’ossessione per i social network di Gazebo.

Per trovare la bellezza non occorre andare a Firenze a vedere il David di Michelangelo e gli Uffizi. La bellezza comincia dal parco che anche oggi ho ripulito dalle lattine e dalle cartacce, dal sorriso del bambino a cui ho regalato un giocattolo che Matteo non usa più, dal ringraziamento della mia vicina ottantenne per i biscotti fatti in casa che le ho portato. La bellezza è in tutti gli atti di rispetto per il prossimo che posso realizzare in una giornata qualunque: la bellezza, a differenza dell’angoscia, è tangibile qui e adesso e il futuro si costruisce con quello che facciamo oggi. Voi che cosa avete fatto oggi di bello?

 
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