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2014

Millimetri di vita

(16/02/2014) Una delle piccole gioie della mia vita è cucinare piatti sempre più complessi nella mia spaziosa cucina Ikea con l’iPad appeso alla ringhiera dello scaffale delle spezie a tenermi compagnia. A seconda del giorno imposto lo streaming di a) la Bomba (Radio Deejay) b) Che tempo che fa (Rai3) c) un film scelto su Netflix.

Settimana scorsa stavo preparando il curry di pollo allo yogurt e coriandolo mentre in sottofondo Claudio Magris discorreva con Fabio Fazio dei social networks e accusava “la tendenza che tanta parte della nostra cultura spinge ognuno a concentrarsi non sul mondo ma sui propri fegatini, scoprire che una frase detta da una zia cinquant’anni fa ci ha condizionato più di quanto ci abbia condizionato la seconda guerra mondiale o la crisi economica. Questa è la vera impudicizia: mettere in primo piano le nostre piccolezze private.” Questa frase mi ha riattivato un circuito di neuroni e appena messo il pollo a stufare sono corsa a verificare il passaggio di «Va’ dove ti porta il cuore» (Susanna Tamaro, Baldini&Castoldi, 1994): “A te che hai letto la storia di quegli anni soltanto sui libri, che l’hai studiata invece di viverla, sembrerà strano che di tutti i tragici avvenimenti di quel tempo non abbia mai fatto cenno. C’era il fascismo, le leggi razziali, era scoppiata la guerra e io continuavo soltanto a occuparmi delle piccole infelicità personali, dei millimetrici spostamenti della mia anima. Non credere però che il mio atteggiamento fosse eccezionale, al contrario.”

Ecco, avrei voluto ribattere a Claudio Magris e a Fabio Fazio, ecco la semplice verità. Non è impudicizia figlia della nostra cultura: si chiama vita ed è la vita di tutti i milioni di esseri umani che non hanno l’opportunità e l’inclinazione al successo accademico, politico, artistico o anche solo televisivo. Non a tutti è data la possibilità di scegliere se postare su facebook la loro ultima cena al ristorante o pubblicare un saggio sui segreti di stato. Non a molti interessa scrivere un saggio sui segreti di stato e ancor meno ne sarebbero capaci. Infine solo uno di questi riuscirebbe comunque a farlo pubblicare e quindi ad avere la possibilità di essere invitato da Fabio Fazio a parlarne in TV. Il resto del mondo ha solo millimetrici spostamenti della sua anima e piccole (in)felicità personali da raccontare e oggi può usare i social network per raccontarli ad amici e conoscenti geograficamente lontani. Semmai sono i VIP che dovrebbero smettere di usare i social network per prolungare la loro ubiquità logorroica anche in rete e in questo almeno il comportamento del Magri è coerente.

Tornando ai miei millimetri di vita, mi trovo precisamente nella situazione descritta dalla Tamaro. Il 2014 sarà ricordato per una serie di drammatici avvenimenti di cui io sono solo una delle tante spettatrici impotenti. Che cosa posso fare io se Letta è stato esautorato da Renzi? E restando più vicina a casa, che cosa posso fare io se Plasterk (lo so che non sapete chi è, ma qui è sulle prime pagine di tutti i giornali da una settimana) decide di non dimettersi nonostante il furore dell’opposizione e perfino del suo stesso partito? In questo momento la mia vita fa il pendolo tra le grane che mi devo smazzare in ufficio e il CITO toets (vedi B.T.S.) di mio figlio che deciderà del suo futuro accademico. Questa settimana sono stata a visitare quattro scuole superiori, ho parlato con un numero imprecisato di genitori e insegnanti fino a farmi venire il mal di testa e ho passato le notti sul laptop a sfornare una strategia dietro l’altra per rispettare scadenze imposte da clienti a cui francamente non gliene può fregar di meno dei miei problemi privati. Matteo è come al solito impenetrabile e il CITO ha 50% di probabilità di essere un successo o un disastro. Il giudizio degli insegnanti gli preclude comunque già la strada che porta all’università e solo una prestazione accademica eccezionale nel primo anno di scuola superiore (brugklas = classe-ponte) la può riaprire. Secondo il vikingo ci sono più probabilità che il famoso cammello passi per la cruna del famoso ago e il mio orgoglio materno deve arrendersi all’evidenza che mio figlio è ancora più interessato a Clash of Clans che alla storia medievale, anche se in questa settimana mi ha stupito con tre effetti speciali, già diligentemente condivisi su facebook.

Al rientro della seconda giornata di CITO: “E’andata bene, meglio di ieri. Ho cominciato a capire come funziona il meccanismo: sono sereno.” Per la cronaca, nello stesso giorno Poetin abbracciava un’orripilata e impotente Irene Wust, pattinatrice olandese vincitrice dell’oro nei 3000 metri, Renzi diceva a Letta di star sereno e Plasterk scampava per una manciata di voti alla mozione di sfiducia dell’opposizione sull’affaire NSA.

Alla lettura della notizia che gli olandesi rinunciano ai gioielli e agli orologi per comperarsi l’ultimo modello di iPhone: “Anch’io sto risparmiando per comperarmi un laptop.” Alla mia domanda del perché avesse bisogno di un laptop, giacché possiede ben un PC e un iPhone e può usare il mio iPad anche a scuola, ha ribattuto: “Perché quando vado ad abitare da solo mica posso portarmi dietro il PC: devo avere un portatile.” Il vikingo ha alzato gli occhi dal giornale per puntualizzare che gli avremmo permesso di traslocare solo al termine della scuola superiore, cioè fra sei anni, non al termine della scuola elementare, cioè fra sei mesi e il pargolo ha alzato gli occhi al cielo come tutti gli adolescenti di tutti i secoli passati e ha detto: “Duh! Lo so, è per questo che comincio a mettere via i soldi adesso, hai idea di quanto costa un laptop?” e a questo punto nessuno di noi ha avuto più niente da dire. Per la cronaca, nello stesso giorno il governo-Letta cadeva, le ferrovie statali olandesi annunciavano il primo bilancio negativo in 20 anni e l’Olanda usciva ufficialmente dalla recessione con una crescita del PIL di 0,7% nel 4 trimestre.

E infine, tornato da scuola, ha mollato la cartella per terra e ha annunciato: “Vado a giocare da Maxim, a che ora devo essere a casa?” Poi è rimontato in sella alla bicicletta ed è sparito dietro l’angolo della nostra strada per affrontare il mondo senza la mia protezione. Con la gola secca e la testa in fiamme ho acceso l’iPad e ho seguito il suo cammino verso la libertà con la funzione “Find my iPhone”. Impudica? Ai posteri l’ardua sentenza.

 
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