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2014

Op naar de volgende

(30/12/14) Anche quest’anno sta per finire. Mi torna in mente l’unica canzone di Dalla che mi piace: L’anno che verrà. L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando: è questa la novità.

Per la prima volta in quattordici anni di convivenza il vikingo mi ha chiesto che cosa voglio fare l’anno prossimo, quali mete voglio raggiungere. E io, dopo una pausa riflessiva di qualche decina di secondi, gli ho risposto gravemente: voglio un nuovo forno perché questo cuoce sempre meno bene e non mi posso permettere una prestazione subottimale per le mie ricette.

Penso che in questa risposta sia racchiuso tutto il consuntivo di quest’anno, delle mete che abbiamo raggiunto insieme e del cammino che ancora ci resta da fare. E’ stato un anno interessante, nell’accezione cinese del termine. E’ stato un anno di forti alti e bassi e un anno in cui, per citare Jep Gambardella, la più sorprendente scoperta che ho fatto è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare. Girata in positivo, questa scoperta diventa: devo cercare di occupare tutto il tempo che mi resta a fare solo cose che mi piacciono. Viaggiare, cucinare, passare tempo coi miei M&M’s, i miei gatti e i miei amici che - grazie a Facebook - sono ormai tutti sempre con me quando voglio. Non ho più tempo da dedicare a persone e cose che detesto e infatti, appena preso coscienza di ciò, ho preso la cittadinanza olandese, ho prenotato due viaggi all’estero invece di tornare a San Remo e infine ho fatto decluttering tra i miei impegni: dalla fine dell’estate mi rifiuto categoricamente di stare nella stessa stanza con persone di cui non condivido ne’ ideali ne’ stile di vita ne’ modus operandi in nome di una convivialità formale. Li ho definiti jihadisti e la definizione comprende una gamma eterogenea di individui accomunata dal fanatismo o anche solo dalla devozione nei confronti di missions che non condivido. Basta. Fuori dalla mia vita.

Per tornare al forno, questo è un modello Neff del 1980, ereditato insieme alla casa e sopravvissuto alla ristrutturazione della cucina per la sua provata resa e qualità. Ma è un modello ormai anacronistico: consuma una quantità di energia smisurata, non prevede la cottura microonde, oltre al timer non funziona più nemmeno la luce interna e le guarnizioni sono talmente logorate che mantenere la temperatura di cottura costante è impossibile. La sua era è chiaramente finita e sostituire guarnizioni e lampadina (ammesso sia possibile) non lo renderà un forno adeguato alle esigenze del terzo millennio.

Questa è stata la seconda scoperta di quest’anno. Il XX secolo è definitivamente morto. Sepolto. Non tornerà più. Inutile affollare la casa e la memoria di reliquie senza senso. Non sono ancora arrivata a buttare via gli LP di vinile ma sarà il prossimo passo. Ho già regalato all’esercito della salvezza tutte le mie gonne a tubo e i tailleur strizzati degli anni novanta, perché se anche tornassero di moda la mia veneranda età mi impedirebbe di metterli. Ho fatto piazza pulita della vecchia elettronica, delle cassette a nastro, dei walkman, delle vecchie radio e dei vecchi GSM, ancora perfettamente funzionanti ma resi obsoleti dal progresso; anche il Sony Trinitron e il video 4:3 han preso il viale del tramonto. Del XX secolo mi rimangono, oltre ai suddetti LP, solo i libri di carta a cui non rinuncerò finché l’alternativa non sarà altrettanto eterna: gli e-books attuali sono pratici ma non ancora sostitutivi. Proprio oggi, per accontentare il vikingo che ancora rimane pervicacemente aggrappato al secolo scorso, sono andata nel suo negozio di dischi preferito e ultimo baluardo rimasto a Nijmegen della musica su supporto materiale. Appena entrata mi ha preso una tristezza infinita, la stessa tristezza che mi prende quando entro in un negozio di paese con derrate impolverate e cagnolini di ceramica. Basta: è finita l’era delle molecole e siamo entrati nell’era dei bits. Resistance is futile. Perfino l’NRC Handelsblad si sta arrendendo all’idea che non ci sarà mai più una ripresa dell’economia materiale: i consumi di beni materiali calano, la richiesta di beni virtuali cresce, l’economia di scambio, di condivisione, di time sharing è una realtà che non è più possibile ignorare.

E quindi via il vecchio forno: il 2 gennaio andremo alla showroom Neff di Kleve per vedere che cosa offre la tecnologia oggi. Magari non sarà nemmeno un forno quello che compreremo, magari sarà l’abbonamento a un forno virtuale gestito in time sharing. Op naar de volgende! (avanti verso quel che verrà). 

 
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