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2014

America

(08/06/14) Gli amici che mi hanno seguito su Facebook sanno che la settimana appena trascorsa a New York è stata un tuffo nell’immaginario collettivo della mia generazione. Per Matteo invece ha rischiato di essere una scocciatura pari al viaggio a Berlino dell’anno scorso, poi siamo andati sulla cima dell’Empire State Building e ho avuto il piacere di vedere mio figlio per la prima volta genuinamente sopraffatto dalla maestosità di Manhattan. Anche senza torri gemelle e il bagaglio di un lustro di film hollywoodiani, New York resta uno spettacolo affascinante e riuscire ad andare ad abitare nel Village continua ad essere il sogno della mia vita. A Matteo andrebbe benissimo perché ha scoperto che nel parco di Washington Square abitano un centinaio di scoiattoli che si affollano curiosi intorno a chiunque abbia un sacchetto di noccioline da offrire, il vikingo ha espresso parere favorevole all'operazione, quindi adesso si tratta solo di ricevere un'offerta di lavoro che ci permetta di pagare gli affitti astronomici in vigore.

Scherzi a parte, dalla mia ultima visita pre 9/11 New York è diventata una città pulita, curata e soprattutto accogliente: tutti aggettivi che nessuno di noi associa spontaneamente alla capitale morale degli USA. Invece la combinazione di due sindaci illuminati e del trauma nazionale causato dal crollo delle torri ha fatto sì che la popolazione si interrogasse seriamente sulla causa di tanto odio nei confronti di un popolo che crede sinceramente di essere il migliore, il più libero e il più democratico del mondo; il risultato è stato un radicale cambiamento di mentalità per cui oggi i newyorkesi sono dannatamente gentili e si fanno in quattro per aiutarti e farti sentire a casa. Abbiamo alloggiato in un appartamento nella sezione di Harlem sopra la 125º strada, che è ancora abbastanza popolare al contrario della sezione sotto la 125º che è ormai totalmente restaurata e gentrificata; nonostante fossimo gli unici tre visi pallidi in un oceano di sfumature di marrone ci siamo trovati benissimo e non abbiamo mai avuto problemi, anzi, siamo perfino riusciti a farci assegnare un tavolo al Red Rooster, una brasserie dove bisogna prenotare con un mese di anticipo e che vale la pena di visitare solo per farsi risvegliare gli ormoni sopiti dalla menopausa dal nutrito campionario di camerieri color ebano.

Alle attrazioni standard si è aggiunta recentemente (2011) la High Line e a breve sarà possibile visitare il nuovo WTC, l’area devastata dall’attentato interamente restaurata e adibita a centro permanente della memoria. Il nuovo grattacielo Freedom 1, eretto a fianco delle due Pools che segnano il perimetro delle due torri crollate, è quasi completato e le arcologie corollarie saranno probabilmente agibili nel 2015. A parte ciò ho avuto il piacere di notare che le abitudini alimentari locali sono sempre più influenzate dai trend salutistici: non solo il caffè è perfettamente bevibile, ma le brasserie hanno definitivamente soppiantato i fast-food: non ho visto un Mc Donald’s, KFC e Dunking Donut in tutta la settimana, in compenso il nuovo quartiere di Chelsea, con il suo enorme mercato scavato nelle viscere di una vecchia fabbrica, è un omaggio alle calle mediterranee e si trova un Le Pain Quotidien a ogni angolo di strada. Perfino nel popolare supermercato della 129º strada a Harlem il banco della verdura organic è più lungo del banco della verdura regular. Di fatto la ricchezza e la povertà ora si misura in chili: solo le big mamas di Harlem sfoggiano posteriori pachidermici, man mano che si scende lungo la Fifth i posteriori diventano sempre più contenuti e al raffinatissimo ristorante italiano Gigino di Wagner Park (Battery) elegantissimi scheletri pagano trenta dollari per una caprese che resta praticamente intatta a fine pasto.

Infine, mentre in Europa la Le Pen trionfava e Farage parlava con Grillo, qui a New York si celebrava il giorno dei veterani di guerra e la settimana delle forze armate. La seconda notizia nei telegiornali era lo stato della guerra civile in Ucraina e la terza lo scandalo dell’ospedale per i veterani di guerra che ha condotto alle dimissioni di un segretario di stato, il terzo del governo Obama. E concludo con le parole di Luca, un italiano emigrato recentemente a NY: mentre in Europa cambiano i governi ma la politica non cambia mai, qui il presidente fa davvero la differenza. Siamo devastati da otto anni di governo Bush, non abbiamo più nemmeno uno stipendio minimo e l’Obamacare è una grandissima rivoluzione.

So dove andrò quando l’unione europea sarà distrutta dai nuovi fascisti.

 
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