paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2013

Etica applicata

 

Nella mia vita precedente, quella della donna in carriera milanese, la palestra occupava uno spazio rilevante nei miei rituali giornalieri. Nella mia vita attuale invece mi arrabatto come posso e in tredici anni ho cambiato almeno quattro palestre prima di gettare la spugna e arrendermi all’evidenza che la possibilità di una soddisfacente sessione giornaliera in una palestra vicino a casa o meglio ancora al posto di lavoro proprio non c’è. C’è invece la possibilità di fare lunghe corse nei numerosi e tranquilli parchi intorno casa e così il mio rituale giornaliero adesso prevede una bella camminata a passo sostenuto (mi dicono che adesso si chiama mindful walking) sul circuito da 3,5 km nel parco tra casa e scuola di Matteo prima di fare colazione. Per più di quattro anni mi sono puntualmente indignata ogni mattina e specialmente la mattina della domenica nel rilevare la presenza di sempre più frequenti rifiuti abbandonati sul percorso dalla gioventù adolescente e spensierata che passa le ore serali sulle panchine mangiando, bevendo e fumando abbondantemente. Il fatto che ogni piazzola preveda un paio di cestini dei rifiuti accanto alle suddette panchine non sembra essere stato registrato dalle loro coscienze civiche, oppure i codici adolescenziali odierni prevedono lo sprezzo dell’educazione a priori. In ogni caso il parco è sempre più sporco e questo è anche in buona parte dovuto al taglio dei costi comunali: se fino alla crisi finanziaria del 2008 gli spazzini comunali pulivano con solerzia svizzera ogni mattina tutte le strade della ridente cittadina che mi ospita, oggi lo fanno con molta meno frequenza e anche molta meno solerzia a giudicare dallo stato di abbandono di certe aiuole un po’ defilate nei quartieri popolari. A queste sconsolanti premesse si aggiunge il degrado progressivo e inesorabile del controllo sociale grazie al quale chi butta rifiuti per terra o peggio ancora fuori dal finestrino può contare anche qui su una crescente impunità.
Devo dire che la tentazione di mettermi a raccogliere i rifiuti abbandonati si è fatta in questi anni sempre più forte, ma solo pochi mesi fa si è trasformata in pratica, molto probabilmente grazie alla combinazione dei nostri pranzi filosofici del venerdì e di un innocente volantino dell’associazione di quartiere che ci esortava ad adottare un pezzo del parco e a tenerlo pulito, stante la conclamata situazione di degrado. Fatto sta che una domenica mattina di qualche mese fa, al dispiego usuale di lattine abbandonate ai piedi delle panchine della piazzola dove si trovano anche i giochi per i bambini piccoli e numerosi cestini dei rifiuti, mi è salita la rabbia e ho cominciato a raccogliere e buttare nei cestini tutto quello che trovavo sul mio cammino. L’esperienza mi ha talmente gratificato che il giorno dopo ho allargato il mio raggio d’azione alla piazzola successiva, poi ho progressivamente mappato la locazione di tutti i cestini dei rifiuti nel parco e adattato il mio percorso in modo da raccogliere rifiuti sulla maggiore superficie possibile, fino ad arrivare ad invertire il senso di marcia per rendere la raccolta più efficiente (ci sono infatti più cestini nel verso opposto a quello da cui partivo). Una domenica mi sono fatta accompagnare da Matteo e insieme abbiamo bonificato un pezzo di parco notoriamente dimenticato perfino dagli spazzini più solerti e infine, il 25 dicembre, mi sono armata di guanti di gomma e numerosi sacchetti e ho raccolto sistematicamente tutti i rifiuti sparpagliati dalla tempesta del 24 sera: è stato il mio regalo di natale al quartiere.
A questo punto vi aspetterete un lieto fine o una conclusione col botto. Mi dispiace deludervi. Vorrei potervi dire che il mio esempio è stato seguito da altri volontari o che i giovani si sono accorti della presenza dei cestini, ma non è così. Nessuno mi ha ringraziato e tutti quelli che mi vedono all’opera fanno del loro meglio per ignorarmi. Da parte mia limito la raccolta al weekend, quando non ho l’angoscia di dover correre a lavorare, e limito il mio raggio d’azione ad un pezzo ben preciso del parco dove la presenza dei cestini è tale da non farmi fare chilometri carica di detriti. E questo è quanto. (30 dicembre)
 
torna su
« precedente      
 
| design&development: Artdisk