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2013

Politica da bar

 

Venerdì scorso io e il vikingo siamo andati a pranzo da Brood op de Plank, una panetteria biologica che fa lavorare solo handicappati - concetto molto popolare a Nijmegen che vanta ben tre locali: la pasticceria Coffyn, il caffè Blixem e la panetteria di cui sopra. Abbiamo preso il menù del giorno che prevedeva zuppa di cipolle, sandwich integrale ai quattro cereali con formaggio e pastrami, panino ai semi di girasole con burro e marmellata di lamponi, accompagnato da tapenade, micro-insalata e micro-macedonia di frutta, il tutto per la modica cifra di 10 euro a persona.
Mentre aspettavamo l’ordinazione, abbiamo intavolato un discorso sulla politica, partendo dal concetto ormai trito e ritrito che stiamo vivendo in diretta il crollo del capitalismo e che tirando le somme dell’ultimo secolo c’è da dar ragione a Kent Brockman (The Simpsons) nella celebre battuta: “I’ve said it before and I’ll say it again: democracy simply doesn’t work!”
Del resto anche Platone non riteneva la democrazia la forma migliore di governo, essendo questa costantemente a rischio di degenerare nel populismo. E la democrazia di Platone era molto diversa dalla democrazia odierna, dato che il voto era consentito solo ai maschi adulti e non schiavi: praticamente un 20% scarso della popolazione totale. Nei tempi sempre più lontani della mia gioventù si inneggiava invece alla democrazia proletaria, cioè al governo da parte di quelli che per Platone erano gli schiavi. L’Unione Sovietica e la Cina ci hanno fatto vedere i risultati pratici dell’applicazione della teoria e non c’è da state allegri.
O no?
Il 9 dicembre sono stati pubblicati i risultati di una ricerca della Gapminder Foundation, chiamata Il test dell’ignoranza. Dieci semplicissime domande sullo stato di avanzamento della civiltà mondiale a cui meno dell1% degli intervistati – tutti occidentali con istruzione superiore alla media – ha saputo dare una risposta esatta. Se volete cimentarvi col test il link è qui. Io ho azzeccato 4 domande su 10, il vikingo solo una.
La verità (se esiste una verità) è che la nostra visione del mondo è distorta dalla disinformazione mediatica che non ha nulla da invidiare alla propaganda di orwelliana o staliniana memoria. Ignoriamo quindi che l’80% dei bambini NEL MONDO viene vaccinato contro le malattie più gravi entro il primo anno di età, che l’istruzione scolastica femminile è solo mediamente di un anno inferiore a quella maschile, il che vuol dire che solo il 20% della popolazione mondiale è analfabeta e lo stesso 20% vive in condizioni di estrema povertà. Ignoriamo che il reddito medio giornaliero pro-capite si trova nell’intorno dei 10 dollari e che il tasso di natalità è stabile, non in crescita, perché la combinazione di alfabetizzazione e elevamento dalle condizioni di povertà estrema porta al controllo delle nascite in tutto il mondo. Ignoriamo soprattutto che la popolazione dell’Asia è il 50% della popolazione mondiale e quindi nelle statistiche ha un peso molto superiore a quello dell’Europa e dell’America messe insieme. Noi invece tendiamo a pensare che il modello coloniale Euroamericano sia ancora il modello sociopolitico dominante e questo è il nostro enorme errore di valutazione. Mentre l’Europa si avvita in una spirale di pessimismo e xenofobia come ai tempi della guerra dei 100, 80 e 30 anni, l’Asia si è evoluta in modo alternativo e pacifico, con forme di governo molto più simili all’utopia platonica e oggi è il modello di riferimento a cui dovremmo guardare, con buona pace di tutti coloro che sono ancora schiavi dell’ideologia democratico-proletaria e anche con buona pace dei pochissimi che ancora credono nel modello capitalistico. Io personalmente non ho mai creduto ne’ nell’una ne’ nell’altro e sebbene il modello cinese non rappresenti il mio ideale non ho mai fatto mistero della mia predilezione per il modello della “dittatura illuminata” (la definizione è quella del Lonely Planet e la dice lunga sui nostri pregiudizi) che vige a Singapore e che rispecchia tutto sommato il modello della polis ateniese dei tempi d’oro. Il vikingo è anarchico di natura e quindi preferisce il modello indonesiano-thailandese di caos entropico all’asetticità di Singapore, ma ci siamo trovati d’accordo sull’idea di aggiungere a tutte le prossime schede elettorali l’opzione NONE OF THE ABOVE (nessuno dei soprascritti) che, se risultasse vincente, obbligherebbe a ripetere le elezioni con nuovi candidati. L’idea non è nostra ma è quello che noi personalmente voteremo alle prossime elezioni politiche.
Buon 2014. (22 dicembre)
 
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