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2013

Rituali estivi

 

Siamo tornati anche quest'estate a Sanremo, nel nostro fidato condominio extralusso dove da ormai sei anni affittiamo un microappartamento con grande terrazzo fiorito di fronte alla piscina con acqua di mare, vanto locale.
Come ogni anno ho passato le prime 24 ore di permanenza a litigare con il personale Vodafone italiano per riuscire ad ottenere quello che mi spetta di diritto e che la Vodafone olandese mi ha già elargito senza che io alzassi un dito. Fortunatamente il servizio 190 funziona - perché credo debba attenersi a standard internazionali - e grazie a questo, al wifi gratis dei numerosi ristoranti sanremesi e alla nostra ormai numerosa dotazione iPhone-Pad (2 cad.) sono riuscita a ricaricare le SIM italiane e a chiudere un contratto internet per l'iPad che ho regalato a mia madre, cosicché anche lei ha finalmente potuto accedere al magico mondo del web, devo dire con un entusiasmo che mi ha ripagato delle sofferenze amministrative subite. A questo proposito voglio fare un plauso alla nostra (olandese) Nellie Kroes che si batte da anni al parlamento europeo per eliminare il roaming all'interno della UE e che, grazie alla sua determinazione, molto probabilmente vedrà i suoi sforzi coronati l'anno prossimo: ecco un esempio di politico utile alla comunità.
Sistemate le questioni informatiche ho potuto immergermi nel colore locale e per ben tre settimane ho cercato di mitigare l'irrefrenabile irritazione che mi attanaglia ogni volta che calo in Italia, con una percentuale di successo inferiore agli anni scorsi, il che vi dovrebbe dare un'idea abbastanza precisa del mio livello di ebollizione. Purtroppo l'attrattiva di sole pizza e mandolini prevale su ogni altra considerazione, soprattutto perché mai come quest'anno ho sofferto il freddo fino alla partenza, avvenuta sotto la proverbiale pioggia gelida, sferzata dal vento, ad una temperatura di 14°. Così nell'ordine mi sono sciroppata: a) le beghe sulla piscina condominiale, rifatta a norma ASL da una ditta locale e quindi corredata da una serie di simpatiche incongruenze e guasti assortiti; b) la nefandezza degli automobilisti locali con contorno di parcheggi abusivi sulla pista ciclabile e nei posti riservati alle biciclette; c) l'arroganza crescente dei proprietari di motorini che, non potendo sfogare la loro mancanza di virilità dall'alto di un SUV, infestano ogni spazio lasciato libero con mostri a due ruote sempre più priapici; d) i titoloni dei quotidiani che nell'ordine ci hanno deliziato con le prodezze di Grillo contro Napolitano, Calderoli contro la Kyenge, la diplomazia kazaka contro il Viminale, i giudici contro Mora-Fede-Minetti, altri giudici contro l'ineffabile comandante Schettino, altri giudici ancora contro il presunto accordo stato-mafia, Renzi contro tutti e perfino Dolce e Gabbana contro l'insostenibile leggerezza del comune di Milano che ha osato chiamarli evasori fiscali (e qui mi chiedo veramente: dove sta la notizia???). Non sarò fortunatamente qui per assistere all'inevitabile bagarre che farà seguito alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset il 30 luglio, ma son già ampiamente nauseata e anelo di tornare ai nostri scandaletti da dilettanti, che oltretutto vengono risolti nel giro di pochi mesi, con moderata attenzione mediatica, sanzioni esemplari e - ça va sans dire - dimissioni fulminee degli implicati.
Visto che comunque devo passare il tempo fino all'aereo che mi riporterà nel gelo nordico, mi son data al pettegolezzo sotto l'ombrellone e ho raccolto una serie di gustosi improperi incrociati che mi hanno sempre più convinto di essere capitata nell'ultimo romanzo di Camilleri, anche se siamo 1500 km al nord di Vigàta. Romanzo piuttosto deludente, a proposito, al contrario degli altri romanzi italiani letti quando lo sconforto si faceva troppo denso: Non so niente di te di Paola Mastrocola e Io che amo solo te di Luca Bianchini. Quest'ultimo in particolare mi ha fatto molto ridere, non solo per la brillante ricostruzione dell'isteria crescente alla vigilia di un matrimonio pugliese da trecento e passa invitati, per il pantagruelico menù e per la incessante sequela di foto e video con pose e parenti sempre più improbabili, ma per il soave vizio tutto italiano di accanirsi a negare la realtà per salvare le apparenze - roba che fa impallidire Orwell e il suo 1984.
Nel romanzo del Bianchini, che consiglio a tutti i miei lettori, il fratello dello sposo è notoriamente omosessuale, ma tutti i parenti, amici, conoscenti e compaesani, invitati o meno al matrimonio, si compiacciono per la sua decisione di farsi accompagnare alla cerimonia e alla festa da una fidanzata di facciata per non far sfigurare la famiglia. Prego trovare le dieci similitudini con i vari processi in corso a Milano e con il pasticcio kazako.
Buone vacanze e buona fortuna. (20 luglio)
 
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