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2012

Vizi pubblici

Ho cominciato a scrivere questo articolo due mesi fa e da allora l’ho ripreso regolarmente in mano ma qualcosa mi ha sempre impedito di andare oltre le prime due righe. Ora che sono tornata alla normalità della mia vita olandese, noto una correlazione quasi lineare tra writer’s block e abbronzatura: man mano che la pelle impallidisce, mi torna anche la voglia di scrivere le mie osservazioni vacanziere. Riprendo quindi da dove ero partita.
Una delle abitudini più decadenti del mio soggiorno sanremese è la lettura del giornale seduta ai tavolini del bar Foce davanti ad un marocchino fumante (il cappuccino no perché la versione sanremese è ostica al palato milanese). E’ per me un lusso inestimabile poter devolvere almeno mezz’ora della mia giornata a un’attività che qualsiasi pensionato considera banale e scontata come la sveglia che ogni mattina alle 6.50 mi ricorda che devo soffrire. A Sanremo entro automaticamente nella modalità-pensionato perchè inconsciamente so che questo risicato mese di permesso non pagato è la cosa che più si avvicina a una fase dell’esistenza che la mia generazione non vivrà mai. Per questo forse ho cominciato a guardare i veri pensionati ai tavolini vicini con malcelata invidia, ma quest’anno ho notato soprattutto che il mio umore generale tende sempre più alla zero tolerance per i miei ex compatrioti in generale. Che intasano ogni strada con macchine e motorini sempre più ingombranti come se il prezzo della benzina non avesse toccato i 2 euro al litro. Che fermano l’auto in mezzo alla strada bloccando tutto il traffico per andare a prendere il pane o per far scendere la moglie esattamente davanti al negozio del panettiere e non un metro più avanti dove ci sarebbe anche posto per parcheggiare – ovviamente in divieto di sosta, ma figurarsi chi bada a queste sottigliezze. Che parcheggiano non solo in divieto di sosta, ma anche davanti ai passi carrai, sulle strisce pedonali e perfino davanti ai limitatissimi parcheggi per le biciclette, impedendo ai pochi ciclisti come me di esercitare i loro striminziti diritti. Che riescono a intrufolarsi con le loro maledette e puzzolentissime auto lungo interi tratti di pista ciclabile con la scusa che hanno perso la strada. Che non rispettano i segnali di precedenza, le corsie riservate ai mezzi pubblici e gli attraversamenti pedonali. Più di una volta ho dovuto afferrare al volo Matteo per evitare che fosse stirato da un’auto che nemmeno ha rallentato; il vikingo mi ha salvato la vita in almeno tre occasioni simili al ritorno dalla nostra passeggiata serale e sono stata testimone di un incidente tra due auto perchè la prima ha inchiodato a tre millimetri da una vecchina con tanto di bastone che stava arrancando sulle strisce e la seconda le è entrata nel cofano (dell’auto, non della vecchina). La vecchina per lo spavento è caduta e si è pure fratturata il femore, il tutto a causa della cronica mancanza di rispetto per il prossimo che è la caratteristica principale dell’italiano medio del nuovo millennio.
E’ come se dentro di me si fosse rotto qualcosa quest’estate. Certo non ho mai tollerato la maleducazione italiana, nemmeno quando vivevo in Italia, ma mai come quest’anno ho provato sollievo nel pensare che casa mia non sia più Milano ma Nijmegen. Perchè anche se in Olanda la barbarie avanza inesorabile, non siamo nemmeno lontanamente al livello di decadenza italiano. Mi sono convinta che l’italiano medio non si accorga nemmeno più dell’astronomico numero d’infrazioni che commette in un giorno medio della sua esistenza, come un tossico che continua a biascicare che può smettere quando vuole. Lo dico perchè sono rimasta senza fiato alla naturalezza con cui due persone scambiavano queste parole, colte al volo in un luogo pubblico:
“Sì, ma è scemo: affitta a patti in deroga e dichiara tutto.”
“Ah beh allora ci credo che non ci guadagna niente.”
Vorrei farvi riuscire a capire quale sgomento ho provato nel sentire la naturalezza con cui queste persone dall’aspetto rispettabilissimo e perfino elegante insultavano una persona onesta (almeno sull’affitto della casa in questione – sul resto non oso esprimere un giudizio) e scuotevano la testa di fronte all’assurdità del suo comportamento come una madre esasperata potrebbe scuotere la testa di fronte all’ennesima marachella del figlio scapestrato.
Forse riesco a farvi capire il mio stato d’animo riportando l’opinione espressa da Matteo – carica di tutta la gravità corrucciata della pubertà - dopo aver osservato numerosi esempi di comportamento civico locale: “Mama, sorry dat ik het zeg maar de helft van de italianen zou in de gevangenis zitten.” (Mamma, scusa se te lo dico, ma secondo me la metà degli italiani dovrebbe essere in galera).
La voce dell’innocenza.
Vorrei trasmettervi almeno una parte del mio imbarazzo di fronte alle lamentele di un residente sulla nefandezza del comune di Sanremo, colpevole di aver alzato le tariffe del parcheggio giornaliero sul lungomare a 8 euro. Non ha lamentato – si badi bene – la nefandezza del comune di Sanremo, colpevole di aver trasformato il lungomare di fronte al casinò in un’enorme colata di cemento e la passeggiata in un orribile parcheggio da ottocento posti-auto che nelle giornate di sole raggiunge la temperatura di un forno crematorio. No, ha lamentato l’effetto deterrente sul turismo del costo del detto parcheggio, perchè “la gente non può permettersi di spendere 8 euro al giorno per parcheggiare l’auto.” (sic).
L’idea che si possa parcheggiare dove la tariffa è inferiore e percorrere le poche centinaia di metri che separano il parcheggio dalla spiaggia a piedi, oppure recarsi direttamente in spiaggia in bicicletta, apparentemente non è contemplata dai turisti, nonostante l’amministrazione locale abbia all’uopo e con gran fatica costruito una meravigliosa pista ciclabile che percorre tutto il lungomare da Ospedaletti a Imperia, con ben sette punti di noleggio altrettanti parcheggi per i velocipedi. A questo proposito vorrei farvi capire il dolore che provo quando sento i commenti irosi dei residenti che ritengono la pista ciclabile uno spreco di spazio e denaro pubblico e che oltre al parcheggio pretenderebbero una ‘aurelia bis’ al posto della pista ciclabile per permettere alle auto di intasare anche il lungomare.
Quando ho fatto notare al conoscente in questione che ad Amsterdam il parcheggio costa 8 euro l’ora proprio per scoraggiare l’utilizzo dell’auto nel centro storico dove a malapena c’è spazio per un tram, mi ha guardato come se il suo cervello fosse andato in tilt. Blank. Ho cambiato immediatamente discorso e naturalmente siamo finiti sulle nefandezze del governo Monti. Su questo mi sono ampiamente espressa lo scorso aprile e non ho nulla da aggiungere fino alle prossime elezioni.
Mi sarebbe piaciuto dibattere delle altre nefandezze dell’amministrazione pubblica, prima tra tutte l’incuria nel mantenimento della suddetta pista ciclabile e del cronico stato di abbandono di vasti tratti del suolo pubblico come il giardino della Foce, l’ex parcheggio di porto Sole e il minigolf di San Martino, per non parlare dell’Hotel Astoria Palace, i cui lavori di restauro a singhiozzo stanno diventando la barzelletta locale. Ma l’atteggiamento dei residenti è pari al tanto deprecato insciallà mediorientale. Come si possano permettere i locali leghisti di discriminare ancora meridionali e extracomunitari di fronte a questo triste spettacolo di inefficienza amministrativa nordica mi è del tutto incomprensibile.
Ho provato un sottile senso di disagio durante tutto il lunghissimo mese di vacanza, disagio che si è esplicitato nella decisione di partire un paio di giorni prima del previsto perchè oggettivamente non ce la facevo più a rimuovere in continuazione gli stimoli visivo-uditivi molesti, proprio come quando in tempi ormai remoti non vedevo l’ora di riprendere l’aereo che mi avrebbe portato via dalla miseria del paese del terzo mondo che stavamo visitando. E proprio come di fronte ai ruderi del palazzo delle Nazioni Unite a Grand Comore, mi sono chiesta dove stava andando a finire la mia Italia e mi sono data la risposta che il custode, in lacrime, mi ha dato allora: “Il n’y a plus rien. Tout est fotu.”  (12 settembre)
 
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