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2012

Garantismo

Tutto avrei immaginato nella mia vita fuorchè dovermi soffermare sulla questione del garantismo. E invece mi ci devo soffermare, perchè la lettura delle cronache processuali di Anders Breivik e di Robert M. mi sta procurando profonda frustrazione e abbondanti travasi di bile. Non credo di dovervi ricordare chi è Anders Breivik e che cosa ha fatto l’estate scorsa al raduno dei giovani laburisti norvegesi sull’isola di Utøya. Robert M. invece non ha l’onore della cronaca internazionale per cui vi aggiorno brevemente. Assistente di puericultura all’asilo nido ‘t Hoofnarretje di Amsterdam e babysitter nel tempo libero, ha sessualmente abusato di almeno 87 (di cui 67 oggetto del processo) bambini di età compresa tra 0 e 4 anni, riprendendo gli abusi con telecamera e diffondendo i video negli appositi circuiti pedofili su internet.
Che cos’ha M. In comune con Breivik? Prima di tutto che è reo confesso, poi che i suoi crimini sono abbondantemente e inequivocabilmente documentati. Infine che non mostra alcuna vergogna per quello che ha fatto, anzi, definisce «arte» i video da lui prodotti. A differenza di Breivik, M. riconosce di avere un disturbo psichico che lo costringe alle sue azioni. Non è un’attenuante, ma M. è almeno cosciente di non essere del tutto dalla parte della ragione, a differenza di Breivik che ha recentemente dichiarato che ricorrerà in appello se non gli verrà riconosciuta la sanità mentale.
L’accettazione della sua insanità mentale non ha impedito a M. di ricorrere in appello a seguito della sentenza di primo grado che lo condanna a 18 anni di carcere e TBS (terapia psichica a tempo indeterminato – la versione soft del manicomio criminale) perchè a suo parere è una condanna sproporzionata al delitto. Cito le parole di un penalista: “Non c’è precedente in Olanda per una combinazione di TBS e carcerazione così prolungata per un delitto sessuale. Questa combinazione finora è stata applicata solo ai casi di omicidio.”
Da qui la mia frustrazione.
Sono assolutamente convinta che la giustizia debba garantire agli imputati ogni possibile linea di difesa per dimostrare la loro innocenza e sono assolutamente schierata a favore dei tre gradi di giudizio. Ma sono altrettanto convinta che sia arrivato il momento di fare delle distinzioni che apparentemente ancora non sono state fatte e in questo senso è necessario creare dei precedenti ove non ce ne siano.
Nel caso di Breivik e M. non si tratta più di garantire la dimostrazione di innocenza perchè entrambi sono rei confessi con abbondanti quanto indiscusse prove a carico. L’efferatezza dei loro crimini travalica ogni possibile norma: Breivik è addirittura orgoglioso di quello che ha fatto e si autodefinisce un martire, M. ha iniziato il processo allo stesso modo e – continuando a definirsi un martire (della sua psiche) - ha profferto le sue scuse ai genitori delle vittime unicamente con il dichiarato obiettivo di una diminuzione della pena che gli consentisse di continuare ad operare nella società dopo aver scontato il suo debito, la cui percezione nella sua mente è chiaramente in dissonanza con la realtà. Quanto sincere siano le sue scuse è infine dimostrato dal fatto che, durante la lettura della sentenza, M. ha buttato un bicchier d’acqua in faccia al giudice appena ha sentito che la sua (tardiva) dichiarazione di pentimento non avrebbe comportato alcuna diminuzione della pena stante la gravità degli atti commessi.
Insomma, in entrambi i casi mi pare che ci si trovi di fronte a due individui profondamente disturbati che palesemente non sono in grado di capire l’enormità dei crimini da loro commessi, ma che nelle mani di abili avvocati (pagati da chi, mi piacerebbe sapere) sfrutteranno ogni possibile cavillo legale per ottenere quello che vogliono.
E’giustizia questa? A me sembra abuso di garantismo.
Nel momento in cui la colpevolezza è evidente, nonchè accompagnata da insanità mentale, è ancora legittimo che gli imputati siano affidati ad avvocati penalisti il cui unico scopo è quello di guadagnare più soldi possibili (soldi di chi, mi piacerebbe sapere) e che palesemente non hanno alcuno scrupolo morale? Gli avvocati di M. stanno provando in tutti i modi a far ritirare le prove a carico – cioè i video trovati a casa di M. a loro parere illegalmente confiscati - dopo aver tentato di argomentare che non si trattava di violenza perchè M. usava la vaselina!!! In quanto a Breivik, la prima perizia psichiatrica è stata messa in discussione da una seconda perizia (pagata da chi, vorrei tanto sapere), secondo la quale Breivik è perfettamente in grado di intendere e di volere!!!
Da qui i miei travasi di bile.
Perchè mi chiedo se sia legittimo in questi specifici casi consentire agli imputati di sfruttare i tre gradi di giudizio. Perchè non basta la sentenza di primo grado? A me pare che l’unica ragione per ricorrere in appello sia quella di garantire la revisione del processo in caso di dubbio sulla colpevolezza. Il dubbio qui non sussiste. Nessuno dei due imputati vuole essere riconosciuto innocente: al contrario!
Breivik vuole una vittoria morale che avrà ripercussioni pratiche non indifferenti nel momento in cui un individuo che ammazza a sangue freddo un’ottantina di persone innocenti e disarmate senza altra ragione che il suo credo politico viene dichiarato sano di mente. M. vuole essere riconosciuto come vittima di una patologia e vuole che la società si accolli l’onere della sua cura. Cioè entrambi i criminali stanno lottando per scardinare alcuni dei principi di base della giustizia su cui si basa la civiltà occidentale e noi glielo stiamo permettendo, probabilmente anche a spese della comunità.
Oppure, se riesco a far rientrare la bile e la frustrazione, posso autoconvincermi che le sentenze di questi processi fino al terzo grado sono necessarie a segnare una pietra miliare nella storia della civiltà occidentale. Comunque vada, la pietra miliare la segneranno. Ma la sensazione da declino della civiltà resta. (10 giugno)
 
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