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2012

Equità fiscale

Non vi dico quanto guardagno. Vi dico solo quanto ho pagato di tasse nel 2011.
Tasse sul reddito da lavoro: 33.810 euro
Imposte sulla salute: 4.171 euro
Imposte sull’abitazione: 777 euro
Contributo pensione che mai vedrò: 4.806 euro
Patrimoniale sul rendimento da capitale: 2.396 euro
Totale: 45.960 euro
Annoto a margine che in Olanda l’ICI sulla prima casa e la patrimoniale sono realtà indiscusse, che le aliquote ICI sono aggiornatissime e corrispondono al vero valore di mercato degli immobili e che la patrimoniale viene calcolata su un rendimento presunto del 4% sui capitali investiti o depositati in banca, a prescindere dal rendimento reale (che è sempre inferiore a meno di non lanciarsi in azzardate speculazioni finanziarie).
Settimana scorsa la CBS (Istituto centrale di statistica) ha pubblicato un rapporto sui redditi degli olandesi e con mia enorme sorpresa ho appreso di fare parte dell’élite che paga il più alto scaglione fiscale sul reddito e quindi, oltre che non aver diritto ad alcuna agevolazione fiscale, quest’anno dovrò pure pagare la tassa anticrisi una tantum (si spera) di 500 o 1000 euro (ancora stanno decidendo l’importo della mazzata).
La sorpresa non sta tanto nell’appartenenza allo scaglione fiscale più elevato: questo mi viene ricordato ogni mese dal cedolino paga e ogni anno dall’ufficio delle imposte, quanto nel fatto che questo scaglione conti appena 904.000 persone sui 12,9 milioni di olandesi che percepiscono un reddito.
Qualcosa non mi quadra.
Com’è che, pur appartenendo al 7% degli olandesi più ricchi, vivo nella stessa villetta a schiera nel buco del culo del polder che ho comperato quando il mio stipendio era nello scaglione fiscale inferiore? Statisticamente dovrei già aver traslocato in una di quelle ville signorili con l’Hummer e l’Audi 800 parcheggiate nel viale d’ingresso.
Com’è che non ho ne’ iPad ne’ iPhone e tantomeno un navigatore satellitare, un home cinema e tutti i gadget elettronici che secondo le statistiche i miei compagni di reddito posseggono?
Com’è che, con un reddito lordo oggettivamente più elevato di quello di cui disponevo a Milano nel secolo scorso, il mio tenore di vita è drasticamente ridotto? A Milano sì che facevo parte di un’élite: vivevo in un appartamento in centro, vestivo Aspesi e Armani, facevo due vacanze all’anno ai tropici, numerose gite e weekend nelle più svariate metropoli europee e andavo a mangiare da Aimo e Nadia con una certa regolarità.
Qui, se volessi vivere in centro ad Amsterdam, dovrei accollarmi un mutuo da 400.000 euro con la certezza di non poterlo mai ripagare e il massimo che mi posso permettere di vestire senza fare ulteriori debiti è H&M e Zara. In quanto alle vacanze, un mese a Sanremo d’estate, la settimana bianca a Spiazzi e un paio di weekend lunghi fuori porta è tutto quello che ci sta. E’ vero che continuo a frequentare buoni ristoranti con una certa regolarità, ma non del livello (di prezzo) di quelli milanesi.
Qui i casi sono due: o le statistiche sono sbagliate o l’olandese medio vive al di sopra delle sue possibilità.
Siccome mi viene confermato da più parti che in Olanda non c’è evasione fiscale e quando c’è è ad un livello talmente sporadico da risultare ininfluente ai fini statistici, non mi resta che accettare la seconda ipotesi, ovvero che tutti i beni di consumo e gli immobili che vedo intorno a me siano stati acquistati a credito e mai pagati.
Questo vale sicuramente per le case, le auto e tutta la telefonia mobile.
L’olandese medio non può permettersi di acquistare la casa in cui vive, quindi paga solo gli interessi di un mutuo trentennale pari al valore della casa stessa con l’immobile come capitale a garanzia. Al termine dei trent’anni può stipulare un altro mutuo oppure vendere la casa. Se il mercato tira, riesce anche mettersi in tasca un piccolo gruzzolo dopo aver saldato il debito con la banca, altrimenti passa direttamente dalla villa padronale al sottopassaggio della ferrovia. Io invece ho stipulato un mutuo di valore ben inferiore a quello dell’immobile acquistato, con l’unica banca che ha pronunciato le parole magiche: “Tutti i nostri mutui sono a riscatto libero per un valore massimo del 20% annuo sul capitale iniziale”. Grazie alla mia italica cocciutaggine, fra 30mila euro la villetta a schiera in cui abitiamo sarà davvero nostra. Nessuno dei nostri conoscenti può dire altrettanto.
L’auto in leasing è la parte di trattativa più serrata sul contratto di lavoro in qualunque azienda: ho visto colleghi letteralmente in lacrime perché non potevano ottenere la marca di auto di loro scelta, ma dovevano accontentarsi di un modello inferiore. Ho visto dirigenti minacciare di dare le dimissioni se non gli fosse stata garantita la BMW o l’Audi della cilindrata adeguata al loro status e non posso essere più specifica perché la mia personale trattativa è sempre stata quella di ottenere la conversione dell’importo del leasing in un abbonamento annuale ai mezzi pubblici. Credo di essere l’unica in tutto il mio settore ad avere un’auto di proprietà: la mitica Smart che uso solo per andare a fare la spesa.
In quanto al telefono, il mantra-standard dei datori di lavoro con cui ho avuto a che fare è: puoi scegliere tra Blackberry, Nokia e HTC ma l’iPhone non te lo passiamo. Come se a me fregasse qualcosa! I miei colleghi invece ostentano due telefoni: il Blackberry aziendale e l’iPhone personale, a sua volta avuto in leasing con l’abbonamento ad un particolate gestore telefonico. La nostra babysitter per esempio con questo sistema cambia telefono ogni due anni e ora ostenta l’ultimo modello Samsung che a listino costa 500 euro. La stessa babysitter ha il Tom Tom e perfino un DVD/TV combi portatile nella cinquecento: sta pagando il tutto a rate con comodo finanziamento in 36 mesi. Io invece ho un Nokia 6500 pagato a prezzo di listino (150 euro) perché fatti i conti mi conveniva rispetto all’abbonamento-capestro a cui la Vodafone mi avrebbe costretto in caso di leasing (30 euro al mese per 2 anni = 720 euro).
In quanto all’abbigliamento, i negozi vintage stanno proliferando, soprattutto quelli di abbigliamento per bambini, perché le mamme del nuovo millennio sono state contagiate dall’Italian style e ci tengono a non far sfigurare i loro pargoli a scuola, anche a costo di alzare il mutuo sulla casa.
Un discorso a parte merita il cibo. Se l’olandese medio non ha alcuna difficoltà a farsi strozzare dalle banche pur di vivere in una casa che non si può permettere, guidare un’auto nuova ogni due anni e avere sempre l’ultimo modello di smartphone, cenare in un ristorante slow food è considerato un lusso decadente che si può affrontare solo a spese della ditta. A spese proprie, solo patate e polpette. (17 maggio)
 
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