paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2012

Aguzzate la vista

La settimana appena trascorsa è stata, come dicono i cinesi, interessante. Si è aperta con l’annuncio della caduta del governo di minoranza VVD-CDA (liberali e democristiani), incagliato dopo sette settimane di trattative sulla finanziaria 2013 per colpa di quel grandissimo figlio di mignotta (senza offesa per le mignotte) di Geert Wilders (PVV) e si è chiusa con l’accordo di massima sulla finanziaria e l’annuncio delle elezioni per il prossimo 12 settembre.
L’aspetto maggiormente interessante della settimana è che l’accordo è stato stretto in meno di quarantott’ore nei corridoi di palazzo tra un ministro delle finanze dai nervi d’acciaio e tutti i partiti dell’opposizione tranne PvdA (laburisti) e SP (socialisti), che si trovano adesso nell’imbarazzante situazione di essere d’accordo con Wilders.
E quali provvedimenti contiene la finanziaria, che deve garantire all’Olanda un disavanzo sotto 3% come richiesto dalla UE? Innalzamento graduale dell’età della pensione da 65 a 67 anni nel 2024, cioè un anno prima dell’accordo in vigore, innalzamento dell’IVA al 21%, congelamento degli stipendi degli impiegati statali e prelievo una tantum sui redditi alti, (= >€54.000 lordi/anno), introduzione di un’imposta sul traffico automobilistico, raddoppio della prevista imposta sui redditi bancari, incremento dell’onere delle imprese in caso di licenziamento, incremento dell’imposta su alcool tabacco e bibite (!), incremento dell’equo canone e infine una diminuzione delle agevolazioni fiscali sui mutui per la casa, parzialmente compensata dall’abbassamento della tassa sull’acquisto. In cambio, i partiti dell’opposizione hanno ottenuto l’eliminazione delle nuove imposte su cultura e sanità (ticket) e di quasi tutti tagli di spesa sulla cultura, sull’istruzione pubblica, sui mezzi pubblici e sull’aiuto ai paesi in via di sviluppo, in altre parole tutte le concessioni fatte da Rutte a Wilders dalle elezioni del 2010 a oggi.
Di seguito un sunto dei commenti degli oppositori e della nuova coalizione informale.
Wilders (PVV) “Abbiamo detto no alle imposizioni dei burocrati di Bruxelles che pesano solo sul portafoglio dei pensionati. Questo accordo raffazzonato va bene solo ai mulini a vento e agli attivisti ambientali sussidio-dipendenti.
Samsom (PvdA) “Non abbiamo potuto contribuire a questo compromesso, che è iniquo, che pesa solo sugli impiegati statali e sui pensionati. Se avessimo potuto contribuire a questo accordo, il pacchetto di misure sarebbe stato ben diverso.”
Roemer (SP) “Propongo che il ministro specifichi nella sua lettera a Bruxelles: valido fino al 12 settembre (le prossime elezioni n.d.r.).”
Rutte (VVD) “La politica olandese ha mostrato il suo lato migliore in questo momento di estrema difficoltà. I miei più sentiti complimenti al ministro delle finanze e ai rappresentanti dei cinque partiti e che hanno reso possibile questo accordo.”
Anonimo CDA: “Quello che a Rutte non è riuscito in sette settimane è riuscito a Jan-Kees (CDA, ministro delle finanze) in due giorni.”
Sap (Groenlinks) “Siamo estremamente felici di aver potuto porre fine al vento di destra che soffia nel nostro paese.”
I sindacati sono unanimi con SP, PvdA (e PVV, ma nessuno lo fa notare) nel dichiararsi contrari all’innalzamento dell’età pensionistica che rischia di creare un nutrito gruppo di esodati e al congelamento degli stipendi che impoverisce ulteriormente la classe impiegatizia che non vede un aumento da due anni e che secondo questo accordo non lo vedrà per i prossimi due.
Imprenditori e finanzieri invece sono unanimi con Rutte e i suoi nuovi alleati nello sperticarsi a lodare il senso di responsabilità dei parlamentari nonostante un buon numero di nuove imposte li colpiscano direttamente. E’ evidente che lasceranno ai lobbysti il compito di far scivolare nell’oblio le misure meno favorevoli e scaricheranno su clienti e impiegati tutto il resto. Intanto l’indice AEX è salito e lo spread è calato e questo è tutto quello che importa qui per tirare avanti.
Il secondo aspetto interessante di questa settimana è stato il repentino rovesciamento di fortuna di Wilders, la cui ascesa sembrava inarrestabile e che ora si trova in un pozzo nero da cui sarà difficile emergere. Il suo populismo sta mostrando le corde e i suoi cavalli di battaglia sono caduti uno dopo l’altro di fronte al pragmatismo olandese.
Nessuno condivide la sua visione folle di uno sganciamento dell’Olanda dalla UE, soprattutto dopo i fiumi di inchiostro spesi in propaganda negativa sui ‘mangiatori d’aglio’ (= PIGS = Portogallo Italia Grecia Spagna) che rischiano di mandare a puttane l’Euro con il loro disavanzo di spesa. Che l’Olanda debba attenersi alle regole della UE è fuori discussione, che queste regole si traducano in lacrime e sangue per i cittadini è altrettanto scontato: gli olandesi sono profondamente calvinisti e non bastano certo vent’anni di capitalismo sfrenato per sopprimere secoli di sacrifici per il bene comune.
Che qualcosa andasse modificato nelle agevolazioni fiscali sui mutui per la casa lo sanno anche i bambini: dalla crisi del 2008 siamo qui tutti con le chiappe strette pensando a che cosa succederebbe se anche qui la classe media non potesse più pagare gli altissimi mutui, incoraggiati esclusivamente dalle aberranti agevolazioni fiscali finora godute in un gioco perverso che ha indebitato i privati cittadini e ha arricchito le banche. Nessun olandese sano di mente oggi si azzarda a stipulare un mutuo del 130% sul valore della casa come avrebbe fatto vent’anni fa senza battere ciglio e le banche hanno già rispolverato i vecchi mutui a riscatto lineare, spariti negli anni novanta e ora incoraggiati da costose campagne pubblicitarie. Il fatto che dall’anno prossimo per legge non sarà più possibile stipulare un mutuo superiore al 100% del valore d’acquisto e il riscatto lineare sarà obbligatorio per poter fruire delle agevolazioni fiscali è il minimo sindacale per arginare l’anomalia che rischia di far crollare le banche come tessere del domino.
Che l’innalzamento dell’aspettativa di vita stia mandando a puttane i fondi pensione è una realtà che a quanto pare solo pensionati e sindacati si rifiutano di accettare. Eppure è stata spiegata con linguaggio da prima elementare dagli economisti americani già negli anni novanta. I calcoli sui contributi pensione sono stati fatti negli anni sessanta e si basavano su un’aspettativa di vita media di 76 anni. Oggi l’aspettativa di vita media è di 79 anni e in Olanda si parla addirittura di 82 anni. Morale: ci mancano da tre a sei anni di contributi a testa, ergo dobbiamo lavorare da tre a sei anni in più per pagare le pensioni attuali. Più terra terra di così non si può ed è perfettamente inutile impuntarsi (anche se io per prima contavo di andare in pensione l’anno prossimo e potete capire quanta gioia provi nel sapere che dovrò lavorare ancora diciotto anni). In alternativa, o riduciamo le pensioni attuali del 10% oppure smettiamo di curare le malattie a tutti i pensionati così muoiono prima. E non pensiate che queste opzioni non siano al vaglio dei governi. In Olanda per esempio la mutua non è più sovvenzionata dallo stato dal 2006, i costi delle assicurazioni private salgono esponenzialmente ogni anno e l’accesso a medicine e ospedali è contingentato. Se va avanti così, un pensionato con la minima non potrà più usufruire di cure specialistiche entro cinque anni. In quanto alla riduzione delle quote pensionistiche attuali, qui la propaganda è già iniziata, per cui è solo questione di tempo.
 
Per finire, la lotta contro l’Islam su cui adesso Wilders punta tutte le sue carte ha smesso di interessare l’opinione pubblica da quando Al Qaida e Bin Laden non possono più essere usati come capri espiatori di tutti i mali del mondo ed è diventato evidente che i veri terroristi sono ariani come Breitvik.
Ma io ho scritto questo articolo per invitare i miei lettori a cercare le differenze tra la situazione italiana e quella olandese. Scrivo un pezzo sull’argomento a scelta di chi ne trova più di dieci. Meditate gente, meditate! (28 aprile)
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk