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2012

Virtù private

Dopo quasi dodici anni nel polder mi sono ribellata: basta con la stramaledetta convenzione sociale olandese che accompagna il compleanno dal primo all’ultimo anno di vita e vuole una maratona di feste e celebrazioni che neanche all’epoca dell’impero romano. Convenzione che ho puntualmente relazionato da quando son qui e iconizzato nell’articolo del 2009, articolo non a caso nella top 10 degli articoli più letti.
Ebbene, da quest’anno si fa all’italiana! Quindi niente festa di compleanno per me e per il vikingo: entrambi abbiamo abbondantemente superato la quarantina e non sta bene ricordarci quanto rapidamente stiamo invecchiando. Siamo andati a cena al ristorante in entrambe le occasioni e chi ha voluto aggregarsi è stato il benvenuto. In quanto a Matteo, frequentando la basischool (scuola materna/elementare/media), il pargolo ha diritto a tutta la parafernalia ancora quest’anno e il prossimo, dopodiché se tutto va bene andrà al liceo e mi dicono che il primo atto di emancipazione dei neoliceali è proprio il rigetto delle feste di compleanno, senza contare che il rinfresco a scuola è assolutamente out of the question. Abbiamo quindi stretto i denti e siamo passati sotto le forche caudine delle trenta tortine autoprodotte per il rinfresco scolastico e le due torte con annessi e connessi per l’immancabile festa sleep-over che ha trasformato il nostro solaio mansardato in un dormitorio nella notte tra giovedì e venerdì. Inutile dire che gli otto scalmanati invitati di età compresa tra dieci e undici anni hanno dormito sì e no cinque ore e schiamazzato molestamente tutto il resto del tempo. Dopo un’abbondante colazione sono stati ripresi dai rispettivi genitori, grati della pacifica nottata appena trascorsa e già pregustando la calma della giornata a venire, dato che la prole esausta si sarebbe sicuramente schiantata sul divano di casa fino al pomeriggio inoltrato. Io invece ho scodellato il pupo ancora adrenalinico dall’amichetto del cuore e, ampiamente rodata da dieci anni di feste di compleanno all’olandese, sono andata a ritirare le ordinazioni preventivamente fatte, consistenti in torte, quiches, focacce, sfilatini, formaggi italiani assortiti e il mio asso nella manica: Aperol, Campari e Crodino, contornati da prosecco, soda e succo d’arancia e accompagnati da olive, salatini e patatine come se piovesse. Dopodiché ho passato il pomeriggio in piacevolissima compagnia di una giovane collega olandese amante della cucina italiana e insieme abbiamo preparato le lasagne e le verdure che sono ormai diventate il mio marchio di fabbrica. Ho notato con piacere che finalmente mi è venuta la mano in cucina, per cui ho prodotto ragù e besciamella in scioltezza e alle cinque ero rilassata, docciata, vestita, truccata e pronta a ricevere gli ospiti. Che differenza rispetto all’angoscia di cinque anni fa!
A costo di farmi ridere dietro da tutti gli autoctoni (e chissenefrega), per non correre rischi avevo preventivamente inviato agli invitati una mail divulgativa che recitava:
Cari amici e familiari, quest’anno abbiamo deciso di festeggiare il compleanno di Matteo all’italiana, dato che coincide con l’inizio della vacanza scolastica e probabilmente sarete impegnati nel weekend. Saremo pertanto lieti di ricevervi a casa nostra venerdì 12 ottobre dalle 17. Cominceremo con un aperitivo, seguito da una cena in piedi alle 18.30 e taglieremo la torta di compleanno verso le 20. Compatibilmente con i vostri impegni, potete scegliere di rimanere solo per l’aperitivo, per la cena o per la torta e naturalmente per tutta la serata. RSVP.
Ebbene, questa semplicissima mail ha prodotto l’effetto che per tutti questi anni ho vanamente cercato. Il 100% degli invitati si è presentato puntualmente tra le 17 e le 17.30; chi è arrivato in ritardo si è pure scusato. Il 96% ha docilmente scelto una delle tre alternative di aperitivo proposto: Crodino, Spritz, Campari Orange. Solo il padre del vikingo ha ostinatamente preteso una birra e si è bevuto i campioni promozionali Heineken che avevamo in casa dall’anno scorso. Dopodiché tutti hanno ordinatamente aspettato che venisse loro servita una porzione di lasagne con contorno di verdure al forno e nemmeno hanno osato chiedere il bis. Alle 19.30 la famiglia del vikingo se n’è andata compatta causa altro impegno improrogabile, alle 20 in punto sono arrivati i vicini di casa per la torta e infine tutti gli invitati rimasti si sono scavati appena mangiata la torta senza nemmeno chiedere un altro caffè. Conclusione: alle 21 in punto la casa era di nuovo nostra.
Miracolo? Forse solo grande congiuntura astrale positiva.
Innanzitutto l’aver organizzato la festa di sera e non di pomeriggio ha fatto sì che tutte le famiglie con bambini piccoli non si trattenessero oltre l’orario di cena per mettere a letto i pargoli: questa è un’usanza olandese che va apprezzata. A differenza dei sadici italiani che trascinano i bambini di ogni età in giro per la città fino a notte fonda, qui i genitori sono rigidissimi sugli orari dei pasti e del sonno della loro prole. Solo a partire dal bovenbouw (quarta elementare) è consentito ai bimbi di stare in piedi «dopo Carosello» - che qui è alle 19.30 - e noi per anni siamo stati guardati con sospetto perché consentivamo a Matteo di andare a letto alle 20.30; in realtà Matteo non ha mai chiuso occhio prima delle 21 e adesso siamo fortunati se dorme entro le 22, ma ci guardiamo bene dal divulgare questa notizia tra gli autoctoni.
Poi l’aver organizzato la festa in un giorno feriale ha automaticamente precluso la possibilità di partecipare agli abitanti fuori porta. Solo una famigliola di Haarlem (140 km da Nijmegen) ha avuto il fegato di presentarsi, tutti gli altri amici del vikingo che non abitano nei dintorni si son guardati bene dal venire, il che ha di molto alleviato lo svolgimento delle cose: alcuni amici fuori porta avrebbero sicuramente guardato il Crodino con sospetto e preteso torta di mele e caffè lungo con latte condensato in barba a tutte le mail divulgative.
Infine l’aver ufficialmente etichettato la festa come «italiana» ha dato un determinante tocco di esotismo all’evento tale per cui più che pretendere la ripetizione del rito conosciuto, gli invitati sono arrivati con la curiosità di sapere come è diverso il rito italiano e gli xenofobi irriducibili di cui sopra hanno avuto una buona scusa per non venire.
Concludo constatando che l’Italia dev’essere tornata di moda: l’improvviso battage pubblicitario di Aperol e Campari che hanno finalmente deciso di introdurre il rito dell’aperitivo tra queste lande desolate non è un caso, secondo me. Per dieci anni ho prodotto lasagne, risotti e altre delicatessen italiane senza che a nessuno venisse in mente di chiedermi nemmeno la ricetta. Quest’anno addirittura una collega olandese è venuta da Amsterdam a Nijmegen solo per seguire un «seminar» di cucina italiana della sottoscritta! Non vi dico poi che successo ha avuto qui l’iniziativa «Red een kaas» (salva un formaggio), che ha visto una coppia di intraprendenti imprenditori locali portare in Olanda e rivendere un TIR di Parmigiano Reggiano rovinato dal terremoto di quest’estate. L’operazione ha avuto un tale seguito che la coppia sta pensando di ripeterla tra un mese.
Io non sono un’intraprendente imprenditrice e quando ho provato a comprare Parmigiano Reggiano dai caseifici toccati dal terremoto, mi sono scontrata con la ben nota burocrazia e disorganizzazione italiana, tanto che dopo un mese di inutili tentativi son tornata al pizzicagnolo locale, ma se a qualcuno viene in mente un’idea di business, me lo faccia sapere. (13 ottobre)
 
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