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2012

Supermario

Lo confesso: a me Montblanc – come lo chiama la Littizzetto – sta simpatico. Non per questo mi sento obbligata a condividere ogni sua opnione e tantomeno ogni suo provvedimento, ma non posso fare a meno di ammirare il suo fermo cipiglio e la sua sublime dialettica. Ho riascoltato il suo intervento a Che Tempo Che Fa almeno tre volte per assaporare lo stile impeccabile delle sue risposte. Come si dice qui: non ci puoi mettere uno spillo in mezzo, anche se il tuo istinto ti dice che qualcosa nella logica non funziona. E come non fare un applauso alle incursioni della guardia di finanza nei luoghi sacri dell’evasione fiscale proprio nei giorni in cui è al suo massimo splendore? Di facciata, dicono i detrattori. Io dico: una brillante dimostrazione di efficienza di stampo manageriale con il retrogusto di un avvertimento di stampo mafioso, che poi è l’unica cosa che funziona in Italia. Bravo! Ancora!
Trovo invece piuttosto fastidioso il comportamento dell’agit prop sociale aizzato dai mass media, che in Italia - com’è noto - se non son faziosi non se li fila nessuno. Mi pare un po’ troppo demagogico criticare i provvedimenti dolorosi quanto inevitabili che sono stati presi dal governo ‘strano’ perché i politici precedenti, peraltro lautamente pagati proprio per decidere in merito a tali provvedimenti, non hanno trovato il tempo di discuterli: troppo impegnati a spartirsi il malloppo sottobanco scannandosi a vicenda sopra i banchi di Montecitorio se non – questa è davvero troppo facile – provati dai continui bunga bunga e dagli attacchi alla magistratura. E’ un tipico caso della mentalità italiana che se la prende col messaggero invece che prendersela con i responsabili del messaggio, ovvero se stessi.
Non è colpa di Monti e del suo governo se in Italia sopravvivono ancora leggi medievali sul lavoro e sullo stato sociale; leggi che nel resto d’Europa – Germania inclusa - sono state spazzate via dalla prima ondata dei governi di destra negli anni ottanta e definitivamente affossate dalle tre recessioni degli ultimi vent’anni. Fare finta che l’Italia non faccia parte di un sistema-Europa fondato sul capitalismo è da imbecilli. Pensare che mandare al governo un imprenditore avrebbe aiutato l’emancipazione della classe operaia è da idioti e pensare che un governo tecnico formato da professori della Bocconi potesse essere l’equivalente di un colpo di stato leninista è da somari.
Il sistema-Italia che tanto fa scandalizzare gli anglosassoni è proprio questo. Il ministro Fornero commette forse una semplificazione nel dire che l’articolo 18 frena gli investimenti esteri, ma non pensiate che tutto il corollario burocratico cresciuto come un cancro attorno a quel maledetto articolo sia altro da sé. E siccome io non ho il dovere istituzionale della political correctedness mi posso permettere di essere d’accordo con la Marcegaglia quando dice che i sindacati farebbero meglio a smettere di difendere ladri e assenteisti. Me lo posso permettere anche perché porto ancora le cicatrici delle nefaste conseguenze dell’equivalente scolastico dell’articolo 18 che ho dovuto subire nei tre anni di Liceo Sperimentale Lussana da me frequentati con dubbio profitto negli anni di piombo: un mirabile esperimento pedagogico fallito proprio grazie alle pratiche che hanno permesso a ladri (di voti) e assenteisti di essere ammessi agli esami di maturità senza aver mai studiato un giorno in vita loro, contemporaneamente impedendo a noialtri di seguire il programma educativo che avevamo scelto e a cui avevamo diritto con continue occupazioni e manifestazioni assolutamente inutili se non architettate proprio per impedire ai vari capetti dei movimenti studenteschi di subire le prove scritte e orali previste dal programma.
Ma chi volete prendere in giro? Credere che il resto dell’Europa sia un paradiso fiscale e sociale è quanto di più distante dalla realtà ci possa essere. Pensate forse che gli operai tedeschi portino i calzini bianchi sotto i birkenstock per scelta stilistica? Pensate che coi loro regali stipendi si possano permettere Porsche e barca a vela? Che facciano la settimana bianca a Innsbruck? Che vivano tutti in quelle maestose ville con ettari di parco che tutti possiamo ammirare ai bordi del Reno e della Mosella? Venite a vedere i quartieri in cui abitano gli operai tedeschi, venite a cena da loro come ho fatto io da studente e poi ne riparliamo.
Come dice anche Gramellini, per pretendere regole tedesche bisogna essere tedeschi e quello che manca agli italiani e che ai tedeschi invece viene martellato in testa da quando sono nell’utero materno (come mirabilmente descritto da Huxley in Brave New World) è l’educazione civica e sociale.
Quello che mi ha colpito di più all’inizio del mio esilio volontario è l’insulto squisitamente olandese usato contro tutti coloro che buttano carte per terra, parcheggiano in doppia fila, parlano al telefono in treno e hanno insomma un comportamento che disturba la quiete pubblica: ASOCIAAL. Anche senza traduzione lo capite.
Ecco, io sono convinta che gli Italiani siano profondamente e caparbiamente asociaal. Urlano in continuazione - al telefono e a viva voce – gli affari propri, buttano per terra - da finestre e finestrini - di tutto e di più, piantano la macchina in mezzo alla strada nel più completo sprezzo delle regole del traffico e del prossimo, non si sognano di pretendere la fattura dall’idraulico e dal medico specialista, che a sua volta si rifiuta di riceverli in ospedale attraverso la mutua e li visita la sera stessa nel suo studio privato. Pubblicamente si lamentano dell’iniquità della pressione fiscale e privatamente pagano tutto quello che possono in nero, compreso il commercialista creativo che si occupa della loro dichiarazione dei redditi. Oltre che antisociale, questo comportamento è estremamente stupido perché assicura che la pressione fiscale diventi sempre più iniqua. Questo gli anglosassoni l’hanno capito già da un pezzo e, infatti, qui per evadere il fisco devi avere quantomeno la residenza a Montecarlo o un commercialista del calibro di Lusi. Il 99% - per usare l’espressione cara a Occupy – dopo aver pagato tutte le salatissime tasse sul reddito previste dalla legge, l’IVA su tutte le fatture e gli scontrini regolarmente emessi, i numerosi quanto onerosi contributi di previdenza sociale, i servizi pubblici, le spese per la casa e per i figli, con quello che gli resta può solo andare al bar sotto casa a bersi una birra. Le canne no: quelle se le fanno solo i turisti. Se qui ti fai una canna, non contare sulla comprensione di capo e colleghi il giorno dopo, non so se mi sono spiegata.
Se Monti ha un merito, è quello di stare tentando di cambiare la mentalità antisociale degli italiani e già solo questa è una vera rivoluzione per l’Italia, da troppo tempo omologata alle pratiche corrotte e depravate della sua classe dirigente. Sta tentando di cambiarla con un cronometro che ha già iniziato il countdown e gli strumenti che ha a disposizione: la sua esperienza alla Bocconi, alla BCE e alla UE. Gli strumenti di un conservatore che crede nel capitalismo, nell’Euro e nella comunità europea. Gli strumenti di un politico di altissima caratura, rispettato e temuto a Bruxelles come nessun altro politico Italiano è mai stato – basta leggere gli articoli reverenti della stampa di qui che gli italiani, tanto ossessionati dalla loro immagine pubblica, sembrano improvvisamente ignorare adesso che cominciano a vedere qual’è il prezzo da pagare per far parte del club esclusivo dei padroni del mondo.
Non vi sta bene? Volevate la rivoluzione proletaria? Alzate il culo e fatevela. (4 marzo)
 
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