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in equilibrio su un filo di seta

Amber

Quello che Evelyn ignora, poiché in virtù di un bizzarro quanto tacito accordo non viene pubblicamente divulgato, è che in una vita precedente Amber e Laura erano compagne di giochi. Un tipo di giochi che Amber ha accuratamente cancellato dal suo curriculum quando ha deciso di iniziare la sua scalata ai vertici dell’azienda di cui ora è CEO. Con l’avanzare della carriera le sue scelte sono diventate sempre più inaccettabili per Laura e questo ha causato una frattura che col tempo è diventata sempre più grande. Inoltre, Laura non sopporta il marito di Amber e tutto il suo entourage di nani, pagliacci e ballerine. Per concludere, Laura non approva nemmeno il modo in cui Amber si è procurata il marito: rubandolo ad un’altra. E passi se Stephen Lloyd fosse almeno quel che si dice una personalità intrigante, invece è solo un gran coglione pieno di soldi e di potere, precisamente le qualità che Amber cercava in un marito e per le quali non ha esitato a sfasciare una famiglia e ad affrontare una battaglia legale per tre lunghissimi anni, lottando con le unghie e coi denti per aggiudicarsi status e patrimonio di spettanza della prima moglie.
Da parte sua Amber non ha mai capito le scelte di Laura, che ha rinunciato a una sicura carriera per andarsi a impelagare con un idealista ingenuo e sprovveduto che in pochi anni ha dilapidato il patrimonio familiare per costruire pozzi, acquedotti e impianti sanitari in Africa. Un business colossale nelle mani di chiunque altro, ma in quelle di Gregory Carter solo acqua nel deserto. L’unico legame che ancora c’è tra le due amiche di un tempo è il loro comune passato, quel breve periodo pieno di aspettative ancora da realizzare in cui erano partners in crime e cavalcavano gioiosamente il drago della vita. Adesso che tutte le aspettative sono state realizzate e la sua vita ha più passato che futuro, Amber ha ricominciato a cercare la compagnia di Laura, unico testimone rimasto del periodo in cui non c’erano obblighi sociali e nessun bisogno di fingere di divertirsi in compagnia di gente insopportabile. Per questo non l’ha mai tolta dalla lista degli invitati alle sue cene mondane e per questo ha insistito tanto con Evelyn per la sua presenza stasera.
Così Laura va alla cena di Amber, come Anne Boleyn al patibolo. Quando arriva ci sono già quattro persone nel salone, una di queste sta aprendo una magnum di Crystal. Amber sta discutendo con la cameriera la disposizione dei posti e del centrotavola e il suo bambino – coetaneo di Lawrence – sta guardando la TV nella nursery. Laura ha portato un piccolo regalo per il bambino: una macchinina di Lego che anche Larry ha. Con la scusa del regalo chiede al maggiordomo di farsi portare nella nursery dove passa un quarto d’ora di pura beatitudine aiutando il piccolo a costruire la macchinina, fino a che Amber arriva e la ghermisce tra cinguettii di gioia assolutamente spropositati.
“Laura, finalmente ti si rivede! Lavori troppo, non ti fa bene. E Gregory come sta?”
“Greg sta bene.” risponde Laura a denti stretti. “E’ ancora nel deserto del Kalahari per un mese, poi andrà a Johannesburg.”
“Ma non mi dire! Beato lui. Conosci Petunia e Herbert? Ann e Charles? Christine e William? Ciurma, vi presento Laura Carter che mi aiuta a mandare avanti la baracca nella city – giuro che non so come farei senza di lei.”
Sei teste si girano pigramente e dopo un saluto di circostanza tornano immediatamente alla loro conversazione e al Crystal. Arriva altra gente e viene portato altro Crystal. Anche Laura viene corredata di una flûte e comincia a circolare sorridendo random e captando brandelli di conversazione.
“… andato a pesca di barracuda con Momo, ma hanno preso solo …
“… e io: ma non puoi prenderti una puttana come fanno tutti? Santo dio, siamo a Bangkok!
“… così ci siamo messi i jeans e un maglione e siamo andati a vedere le stelle cadenti …
“… Fifi e Mimi erano ancora in smoking, da morir dal ridere!
“… e lui dice: ma questo lo metto sempre in aereo!
“… ma con quel giubbotto l’unica cosa che puoi guidare è una Vespa ...
“… se partiamo alle otto siamo lì per mezzanotte …
“… se ci stringiamo ci stiamo tutti.
“… come le patate con i piselli: stan sempre bene insieme.”
Tutto il gruppo ride all’infantile gioco di parole, già eccitati alla prospettiva di una fugace intimità casuale. Laura comincia a boccheggiare. Odiava questo tipo di persone già vent’anni fa e costata che in vent’anni non si sono per nulla evoluti. Come se il tempo si fosse fermato agli anni dell’università: una ghirlanda infinita di regate, gite in barca, sesso casuale, soprannomi stupidi e molto, troppo alcol per dimenticare il vuoto esistenziale. Come se non fossero già al secondo o terzo giro di matrimoni e di figli. Figli con gli stessi soprannomi stupidi dei loro genitori, che passano sera dopo sera nelle loro magioni deserte con l’unica compagnia delle loro costose governanti e baby sitter finché non vengono spediti in collegio dove perpetueranno la tradizione familiare di cazzoni.
Violet ed Evelyn appartengono a questa razza, probabilmente sono state in collegio con una buona dozzina dei presenti e sicuramente i loro figli vanno allo stesso esclusivo kindergarten di Belgrave Square. Amber invece circola in pilota automatico: bicchiere in una mano, sigaretta nell’altra, sorriso artificiale da perfetta padrona di casa. E’ professionale e distaccata come in ufficio: dedica non più di trenta secondi a ogni ospite, un minuto a quelli più importanti, ignorando diplomaticamente il marito che sta flirtando spudoratamente con un clone di Louise Brooks, appena maggiorenne, avvolta in una petite robe noire così petite da far intravedere la chatte noire. Dev’essere la sua nuova squinzia o lo diventerà stasera dopo che avranno finito di discutere il dove e il quando.
Laura ha smesso da tempo di empatizzare con Amber. Perché dovrebbe? E’ entrata in questo mondo a occhi aperti, con una determinazione e una spregiudicatezza che ne’ Violet ne’ Evelyn potranno mai avere. Ci è entrata come un carrarmato, annientando tutto quello che si trovava nel cammino dei suoi cingoli, compresa la moglie di Stephen e i figli appena nati. E ci è entrata con le stesse armi di questa puttanella: una petite robe noire e tutta la crudeltà dei suoi vent’anni.
Laura guarda l’orologio: sono appena le nove, Violet non è ancora arrivata e l’unica cosa da fare è accettare una flûte di Crystal dopo l’altra fino a fermare gli ingranaggi della sua coscienza.
 
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