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in equilibrio su un filo di seta

Evelyn

Evelyn entra senza bussare nell’ufficio di Laura e butta la cenere della sigaretta che tiene in mano in sprezzo a ogni divieto direttamente nel cestino dei rifiuti accanto alla scrivania. Se quest’abitudine – com’è probabile – sarà la causa dell’incendio che raderà al suolo l’agenzia, l’unico pensiero confortante è che Evelyn non riuscirà mai a raggiungere l’uscita di sicurezza in tempo.
“Domani vieni alla cena di Amber.”
Non è una domanda: è un ordine e Laura sente il sangue bruciarle sotto le unghie ma la feroce assertività di Evelyn le fa decidere di evitare il confronto diretto. Per cui mormora evitando accuratamente di incrociare il suo sguardo: “Non credo proprio. Non ho tempo. Ho un sacco da fare.” e si rinchiude come una tartaruga dietro lo schermo del PC.
“Non sei venuta le ultime quattro volte. Non hai scelta: questa ti tocca.” Ribatte Evelyn implacabile.
Adesso il confronto è inevitabile: “Tieni per caso il conto delle mie attività sociali? Ma come ti permetti?” Laura mette nello sguardo e nelle parole tutta l’indignazione di cui è capace e anche una badilata in più per buona misura, ma Evelyn è assolutamente indifferente ai sentimenti di chiunque non sia un cliente attuale o possibile.
“Certo che tengo il conto, visto che un autistico al tuo confronto ha una vita sociale intensa. Se non te ne frega niente di essere un’emarginata, la nostra reputazione aziendale richiede che ti faccia vedere almeno una volta al mese alle principali funzioni extra lavoro e con questo non intendo il bowling dell’amministrazione. Non posso permettere che l’azienda venga messa in pericolo dal tuo pervicace rifiuto delle regole basilari del saper vivere.”
“Ma che diavolo dici? Stai facendo un esercizio in futilità. Amber a momenti non sa nemmeno che esisto, figurati se nota che non vado alle sue cene! Non sono ne’ un cliente, ne’ un prospect ne’ un amministratore delegato e nemmeno un giornalista di settore o un concessionario. Non sono in nessun modo utile ad Amber socialmente, non so nemmeno perché il mio nome sia ancora nella lista degli invitati.”
“Sei completamente fuori strada, come al solito. Non solo Amber sa benissimo chi sei, ma non ha fatto altro che chiedermi perché non vieni più alle sue cene e francamente sono stanca di inventare scuse.”
Tipico di Amber – pensa Laura furiosa. Di me non gliene frega assolutamente nulla, ovviamente, ma le da fastidio non vedermi scodinzolare a comando. In quanto a Evelyn, scommetto che è stata lei a far notare la mia assenza ad Amber proprio per mettermi nella posizione di dover obbedire ai suoi ordini. Laura sa bene che tagliare le gambe ai colleghi è uno dei giochetti preferiti di Evelyn e lei è una vittima troppo facile, proprio grazie alla sua mancanza di savoir faire sociale, che nell’ambiente si traduce nel dare coltellate alle spalle a chiunque prima che lo faccia lui con te.
Evelyn, che deve la sua carriera principalmente alla forza dei contatti privilegiati che la sua posizione sociale implica, ha fatto del savoir faire un’arte e quindi non si accontenta di dare semplicemente coltellate alle spalle ai suoi possibili aggressori ma sgombra preventivamente il campo con una tattica ben collaudata: denigrare sistematicamente tutti i suoi colleghi e potenziali concorrenti di fronte a superiori, clienti e fornitori nonché di fomentare ogni possibile dissidio ed ingigantire ogni incomprensione tra loro in modo da poter sempre giocare il ruolo del mediatore e rendersi in questo modo indispensabile per sedare dissidi e incomprensioni da lei stessa seminati. Non si può nemmeno accusarla di metterci impegno, visto che per lei la maldicenza e il disprezzo del prossimo sono naturali come respirare.
Laura, che al contrario deve la sua carriera esclusivamente alle sue capacità di analisi e di astrazione – e che per questo è la vittima preferita di Evelyn - risponde nell’unico modo a lei possibile e cioè facendo appello alla logica: “Sai come odio le cene di Amber. Sai anche che se mi faccio vedere sarà chiaro a tutti entro dieci minuti che cosa penso di loro. Se veramente ti sta a cuore il bene dell’azienda sai quindi che ti conviene continuare a trovare scuse per la mia assenza, anzi, dovresti concentrare le tue energie per farmi togliere definitivamente dalla lista degli invitati.”
Di solito questo tipo di ragionamenti ha il potere di spiazzare Evelyn, ma questa volta Laura si accorge che ha sottovalutato la portata del gioco perché Evelyn, invece di andare in tilt e ritirarsi mugugnando qualche insulto, sfodera il sorriso crudele del gatto che ha finalmente messo il topo in un angolo e si prepara a dargli la prima zampata lacerante. Schiaccia il mozzicone consumato nel bicchierino del caffè e, incurante delle braci che stanno lentamente divorando la plastica, guarda Laura fisso negli occhi mentre scandisce la sua condanna.
“Normalmente ti darei ragione ma questa volta no. Non dopo il comunicato stampa della Maddington. Violet in persona ha fatto sapere che sarà presente e questo significa che dobbiamo tutti fare quadrato intorno ad Amber. Per cui tu non solo domani verrai, ma farai in modo che tutti vedano quanto sei felice di essere in loro compagnia e quanto stimi Amber e Violet. Altrimenti puoi star sicura che oltre a sparire dalla lista degli invitati sparirai anche da quella degli impiegati. Sono stata abbastanza chiara?”
A Laura non resta altro che ingoiare l’umiliazione e annuire. Si toglie solo la misera soddisfazione di dire: “Chiarissima, come tua abitudine. E ora se non togli immediatamente la tua immondizia tossica dalla mia scrivania ti denuncio all’ufficio personale per violazione del divieto di fumo in luogo pubblico. E questa volta lo faccio davvero.”
E’ una dichiarazione di guerra. Evelyn stringe le labbra e in un lampo il colore dei suoi occhi si trasforma in un grigio pieno di odio e perfidia. E’ solo un attimo ma Laura deve concentrare tutta la sua energia per resistere all’onda d’urto della quantità di odio che è contenuta in quello sguardo. Se lo sguardo di Evelyn potesse uccidere, di lei adesso resterebbe solo un mucchietto di cenere più piccolo del mozzicone nel bicchierino ormai sciolto.
 
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