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Una Conversazione Difficile

Sarah e la signora Carter siedono al tavolo della cucina con due tazze fumanti di thè e il disegno di Lawrence spiegato tra loro. Non c’è stato tempo di parlare fino a che l’abituale delirio serale della cena-bagnetto-nanna si è concluso e le due stanno assaporando i primi minuti di pace e silenzio assoluto della serata. Larry è un bambino modello e questo comporta la capacità di passare da angioletto a posseduto da satana in tre secondi netti senza preavviso. Sarah vive nel terrore costante che i vicini chiamino il telefono azzurro quando Larry comincia ad ululare che non vuole fare il bagno o che non vuole mangiare le bietole e ci vogliono gli sforzi riuniti della signora Carter e Sarah per fronteggiare l’estenuante passaggio dalla veglia al sonno che le porta ogni sera sempre più vicino all’orlo della follia. Adesso la pace è tornata e si possono sentire solo i rassicuranti ronzii degli elettrodomestici frammisti ai suoni ovattati del traffico serale sulla provinciale oltre il placido quartiere residenziale al bordo del paese.
Sarah beve un sorso di thè per prepararsi alla relazione della giornata e quando comincia a parlare non c’è più alcuna traccia di fatica o frustrazione nella sua voce. Tranquilla e pacata racconta la conversazione con la signora Brown ed è felice di percepire un moto represso di stizza nella reazione della signora Carter.
“Ma come si permette? Se non fossi esausta le telefonerei davvero adesso per dirle quello che penso delle sue illazioni. La chiamerò domani sera; diglielo quando porti Larry a scuola.”
Nonostante Sarah sia d’accordo con la signora Carter per quanto riguarda la direttrice della scuola materna, si sente in dovere di farla partecipe di una questione ben più grave e ancora inespressa. Si fa forza con un altro sorso di thè e comincia.
“Se devo essere sincera, le opinioni espresse dalla signora Brown sono largamente condivise in paese. In verità la signora Brown si è espressa in termini molto cauti. In paese ho sentito dire di peggio.”
“Di peggio? In che senso?”
“Si dice che … noi due ... intratteniamo una relazione ... con rispetto parlando ... intima.”
Sarah cerca di mantenere un contegno calmo e distaccato di fronte allo sguardo sempre più sgranato della signora Carter.
“Ma questo è inaudito! Chi mette in giro queste voci? E su che cosa si basano, di grazia?”
“La signora mi permette di parlare con franchezza?” chiede Sarah perdendo quel tanto che basta del suo distacco professionale per trasmettere la gravità della situazione.
“Ma certo Sarah, per favore, aiutami a capire perché giuro che in questo momento non so più che cosa pensare.” 
“E’ una combinazione di diversi fattori, naturalmente. Il fatto che il signor Gregory non sia ancora tornato è certamente uno di questi. E lei esce di casa tutte le mattine con la valigetta e il gessato e va a lavorare nella city proprio come un uomo – questo non aiuta. Poi c’è stato l’incidente con il figlio del macellaio.”
Sarah si rende conto che la signora è completamente all’oscuro dell’incidente e si affretta a colmare questa lacuna.
“E’ stato il giorno in cui lei è tornata a casa preoccupata per il suo lavoro, signora, per questo non le ho detto nulla. Ho litigato con Jack. E’... difficile da spiegare … Lui ... ha ... forzato la mano. Io l’ho respinto e da allora sta dicendo in giro che sono una lesbica. Con rispetto parlando.”
Sarah lascia il tempo alla signora di assorbire l’informazione, ma rimane sbigottita alla sua reazione.
“E tu sei lesbica? Con rispetto parlando.” Chiede la signora con molta tranquillità.
“No! Naturalmente no!” esclama Sarah terrorizzata che la signora possa intrattenere questo pensiero su di lei anche solo per pochi secondi.
“Non hai nessun motivo di offenderti o scandalizzarti. Per tua informazione, io non sono lesbica e ho avuto modo di verificare la mia asserzione più volte quando avevo la tua età. Per questo te lo chiedo. Però in questo caso non dovrebbe essere difficile smentire la voce messa in giro da quel mascalzone, rivelando che ti ha messo le mani addosso contro la tua volontà. Siamo nel XXI secolo: questo comportamento non viene tollerato, nemmeno in un paese di diecimila anime.”
“E’ la mia parola contro la sua.” Ribatte Sarah amara dimenticando del tutto la calma.
“E vale altrettanto quanto la sua. Sarah, non ti facevo così sottomessa. Sei diplomata in puericultura, hai studiato a Londra, hai abitato in una casa per studenti. C’è altro che non mi stai dicendo e che è pertinente alla questione?”
Il silenzio che segue questa domanda si allarga fino a diventare assordante. Sarah si sente in trappola e non sa come uscire. Ma lo sguardo della signora è implacabile. Se mente adesso dovrà lasciare l’impiego perché la signora farà certamente ricerche più approfondite sul suo passato. Beve un altro sorso di thè e contempla la tazza ormai vuota mentre il suo stomaco si fa sempre più pesante.
 “Sono tecnicamente ancora vergine.” dice misurando le parole senza staccare gli occhi dal fondo della tazza. “Non voglio avere sesso, ne’ con uomini, ne’ con donne, ne’ con altro. Il sesso non mi interessa in assoluto.”
Un enorme ma pende nell’aria ma nessuno lo pronuncia.
“Va bene Sarah.” dice la signora Carter. “Non è il caso di continuare questa conversazione se ti mette così a disagio. Adesso ti parlo come ti parlerebbe una madre. Hai ventitré anni, sei molto carina e i tuoi ormoni dovrebbero girare a pieno ritmo. Se non è così, vuol dire che qualcosa non funziona a livello fisico o psicologico. In ogni caso, dovresti cercare aiuto professionale. Se non è coperto dalla mutua fai mandare il conto a me. Ci siamo capite?”
Sarah solleva gli occhi dalla tazza e sorride tirata. Se solo la signora Carter sapesse quanto aiuto professionale ha ricevuto in tutti i suoi ventitré anni non oserebbe fare una proposta del genere. Ma è colpa sua, proprio come con Jack. E’ colpa della sua ostinata omertà e adesso dovrà fronteggiare le conseguenze della sua colpa, ancora una volta.
 
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