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in equilibrio su un filo di seta

Megan

Quando Sarah arriva alla solita ora a prendere Lawrence, ad attenderla sulla porta della scuola materna c’è la direttrice in persona, con una faccia che non promette nulla di buono.
“E’ successo qualcosa a Lawrence?” chiede Sarah preoccupata, già subodorando che la tempesta che si sta per abbattere sul suo capo non riguarda il piccolo - non direttamente.
“Lawrence sta benissimo.” Risponde secca Megan Brown troncando con un gesto perentorio della mano l’insinuazione che sotto la sua supervisione possa succedere qualcosa di male ai bambini. “L’ho avvertito che saresti arrivata più tardi oggi e l’ho messo a giocare con il gruppo del doposcuola. Posso parlarti cinque minuti nel mio ufficio?”
Sarah annuisce e sospira: adesso l’intuizione si fa certezza. Megan Brown è quel che si dice un’antenna della vox populi: sempre pronta a captare ogni pettegolezzo, sussurro, sospetto e la più piccola insinuazione che venga fatta nel suo raggio d’azione sempre più grande ora che quasi tutte le madri sono obbligate dal lavoro in città ad affidare la cura dei loro figli prima all’asilo-nido, poi alla scuola materna e infine al doposcuola. Megan, dotata oltre che di intuizione di un gran fiuto per gli affari, ha trovato una perfetta opportunità di combinare l’utile al dilettevole e ha prontamente convertito la scuola materna che gestisce da oltre vent’anni in un centro di accoglienza per bambini da 0 a 14 anni, aperto tutti i giorni feriali dalle 7 alle 19 come previsto da un’ordinanza ministeriale, peraltro largamente ignorata dalle istituzioni pubbliche e private, e ha dato l’avvio ad un business fiorente oltre che ad un flusso ininterrotto e crescente di vox populi per il suo maggior diletto.
Tecnicamente Lawrence non avrebbe bisogno di frequentare la scuola materna, giacché Sarah è una governante diplomata in economia domestica e puericultura ed è stata assunta dalla famiglia Carter proprio in occasione della sua nascita, ma la decisione fa parte della strategia di integrazione che Laura persegue da quando si è trasferita in paese ed è stata rafforzata dalla partenza di Greg. Inoltre, proprio dal punto di vista educativo, Larry può solo trarre gran beneficio nell’imparare ad interagire con i suoi coetanei ben prima dell’impatto inevitabile della scuola elementare e Sarah può sfruttare le ore di scuola per dedicarsi all’amministrazione della casa – quel che si dice una win win situation. Se non fosse che Megan Brown, forte del suo doppio ruolo di pedagoga e amica di famiglia, si sente in dovere di interferire costantemente con consigli e opinioni perentori quanto ordini e così facendo obbliga sia Sarah che Laura ad estenuanti quanto inconcludenti schermaglie verbali.
Adesso si siede con sussiego dietro la vasta scrivania di mogano, di proprietà della famiglia da almeno tre generazioni, si aggiusta meccanicamente la collana di perle e il collo della camicetta di seta avorio e appoggia le mani sobriamente quanto impeccabilmente curate ed inanellate su un foglio da disegno accuratamente capovolto e spiegato sull’ecritoire.
“Tu sai come io sia particolarmente attenta allo sviluppo di Lawrence – esordisce – Soprattutto da quando Gregory ha deciso di – pausa con sospiro appena velato – proseguire la propria carriera oltremare.”
Sarah annuisce compunta mordendosi l’interno delle guance per non scoppiare a ridere di fronte a tanta prosopopea. Oltremare! Santo cielo, che espressione vittoriana.
“Ebbene – continua Megan prendendo sempre più vento in poppa – quel che temevo e di cui a suo tempo ho fatto partecipi sia Laura che Gregory, è successo. Ecco qui.” Finisce trionfante sciorinando in un gesto fluido il foglio da disegno sotto il naso di Sarah.
“Che cosa dovrei notare?” chiede quest’ultima osservando lo scarabocchio bizzarramente colorato e totalmente astratto. Megan solleva un sopracciglio e stringe le labbra fino quasi a risucchiarle nelle guance.
“Questo disegno, nelle parole di Lawrence stesso, rappresenta la sua famiglia. Ti prego di notare la figura più grande, piuttosto androgina, che porta un completo di grisaglia e una valigetta ventiquattr’ore e si trova fuori dalla casa. Questa rappresenta Laura. Invece questa figura più piccola e decisamente femminile rappresenta te. Infine qui ci sono tutti i suoi pelouche e la tartaruga. Tutti si trovano dentro la casa. Solo Laura no.”
“E questo?” chiede Sarah indicando un oggetto sospeso tra la casa e il cielo, già sapendo dove si andrà a parare.
“Questo – esclama trionfante Megan – è il televisore. E dentro al televisore c’è Gregory.”
Sarah conta mentalmente fino a cinque, poi guarda Megan dritto negli occhi cercando di non battere ciglio. “Mi pare una descrizione molto accurata della sua famiglia. Il fatto che ponga il televisore in un luogo indeterminato tra il cielo e la terra mi pare indice di una grande comprensione della tecnologia avanzata che gli permette di parlare col papà lontano ogni sera. La tecnica del tratto e del colore è ancora piuttosto incerta, segno che Larry ha bisogno di lavorare di più sulla psicomotricità. E’ su questo che voleva attirare la mia attenzione, signora Brown?” dice scandendo le parole senza la minima inflessione dialettale come fa con Larry.
“Lo sviluppo motorio di Lawrence va benissimo.” Esclama stizzita Megan. “Quello che non va bene è che Lawrence sta chiaramente attribuendo il ruolo paterno a Laura, il ruolo materno a te e a Gregory il ruolo di un personaggio di fantasia equiparabile ai cartoni animati e sicuramente meno reale e presente dei suoi pelouche e della sua tartaruga.”
Sarah, che ha avuto il tempo di prepararsi a questa conclusione per tutto il colloquio, inclina leggermente la testa in segno di rispetto ma anche di commiato. “Riferirò accuratamente alla signora Carter la sua interpretazione del disegno quando torna a casa stasera, se avrà la bontà di lasciarmelo e le farò sicuramente telefonare dalla signora stessa, se mi fa sapere quale orario le reca meno disturbo. Se non c’è altro vorrei portare Larry a casa per la merenda senza ulteriore ritardo. La signora Carter insiste particolarmente sulla regolarità dell’orario dei pasti e del sonno del bambino.”
“Naturalmente.” concorda immediatamente Megan alzandosi e guardando l’orologio. “Non possiamo permetterci di sconvolgere gli unici aspetti di normalità rimasti in questa deplorevole situazione. Dì a Laura che mi telefoni anche stasera dopo cena, se non è troppo stanca. Per lei sono sempre disponibile.” E con questo si aggiudica, come sempre, il primo round.
 
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