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The Day After

La mattina dopo, in treno, Laura è ancora confusa dalla conversazione telefonica con Elly. Nella luce grigia dell’alba lo scenario suggerito sembra ancora più assurdo della sera prima, quando Laura l’aveva archiviato nella cache per potersi calare nella parte di madre e padrona di casa perfetta. Adesso però la ricreazione è finita e Laura deve cambiare personaggio prima di varcare la soglia dell’agenzia, cioè fra meno di mezz’ora. Beve un sorso di thè per cercare di resistere al sonno di cui è ancora impregnata e si concentra sul rumore ritmico del treno e sul suo impercettibile rollio per creare quello stato meditativo che le hanno insegnato nell’ennesimo corso iniziato con entusiasmo e interrotto brutalmente, come tutto il resto nella sua vita.
La voce perentoria dell’intercom annuncia l’arrivo in stazione e mette fine allo stream of consciousness. Laura respira profondamente fino a stordirsi l’aria umida nei cinque minuti di marciapiede che la separano dall’entrata dell’agenzia e alza il volume deIla canzone di un’oscura band del secolo scorso fino a che le orecchie le fanno quasi male: un rituale guerriero che ha cominciato dall’acquisto del primo Sony Walkman e proseguito fino all'iPod incorporato nello smartphone tuttofare attuale. Venticinque anni di musica come un mantra mattutino. Ecco quanto sono vecchia, pensa Laura. Ecco da quanto tempo lavoro. Conosco tutti i trucchi del mestiere, tutti i segreti più disgustosi e gli imbrogli più sporchi e un giorno imparerò anche come metterli a profitto. Per adesso ho solo l’energia di lottare per la mia sopravvivenza.
La porta di vetro scorrevole si apre con un fruscio discreto e la normalità dell’ufficio avvolge lo sconforto di Laura. Abbiamo appena perso il nostro cliente principale e qui è tutto business as usual: la centralinista sorride e cinguetta un saluto allenato da dieci anni di servizio, il fattorino grugnisce un buongiorno che ha il sapore della sua prima sigaretta del mattino, le segretarie chiacchierano in coda alla macchinetta del caffè e tutti gli altri ticchettano quietamente le tastiere dei propri PC. Un giorno come un altro. Laura sorride random a destra e a sinistra fino alla porta del suo ufficio, si siede e accende il PC. Mancano dieci minuti alle nove e l’intero board è ingolfato nelle rispettive company cars sullo stesso tratto di autostrada come ogni mattina. Almeno un quarto d’ora di pausa prima dell’inizio delle ostilità.
L’ultima mail della sera prima riappare sullo schermo. Naturalmente il memo del CEO è pieno di avverbi e aggettivi controllati uno per uno con l’ufficio legale – da cui i dieci minuti di ritardo sul comunicato stampa. Una ghirlanda di parole accuratamente intrecciata per dare al personale l’impressione che sia tutto sotto controllo e che non ci sia alcun motivo di preoccupazione – da cui l’apparente normalità dell’ecosistema aziendale. Il che significa naturalmente che entro tre giorni tutto il personale verrà convocato in sala riunioni per un annuncio ufficiale al termine del quale una robusta percentuale di impiegati troverà i termini del licenziamento accuratamente stampati, firmati, controfirmati e sigillati in una busta azzurra colla cresta aziendale sulla propria scrivania. Ma chi crede di prendere per il culo Amber? Il comunicato stampa che tutti hanno ormai avuto modo di leggere non era nemmeno lontanamente gentile, nemmeno per gli standard della Maddington.
Ma il potere della rimozione è così grande che Laura ha già sentito confabulare di piani di contingenza, cassa integrazione e ammortizzatori sociali. Ahahahah (ROTFL). State sereni, non ci sarà alcun ammortizzatore – sociale o di altra natura – a evitare la tranvata che vi sta per arrivare sui denti: siamo nel XXI secolo, vi è forse sfuggito qualcosa negli ultimi dieci anni mentre eravate impegnati a votare i populisti di destra e guardare la TV.
Intanto sono le nove e cinque e la mailbox di Laura comincia a lampeggiare ad intervalli sempre più ravvicinati: ogni lampo una mail marcata con urgenza. Alla fine della tempesta ci sono almeno una ventina di messaggi, tutti con la stessa intestazione. Tipico di Amber: la notizia del tuo licenziamento la devi venire a sapere da un comunicato stampa e prima ancora di poterti riprendere dallo shock ti convoca in una serie di riunioni in cui sarai obbligato a scavarti la fossa con le unghie prima che ti arrivi il colpo di grazia alla nuca, il tutto senza chiederti come stai, manco fosse tutta colpa tua. Nonostante la ciclicità dell’occorrenza, la sua disgustosa mancanza di tatto arriva sempre come uno schiaffo e si innesta sulla prevedibile quanto snervante dinamica di gruppo. La prima riunione inizia alle 10:45, grazie al ritardo cronico di Amber, e dura esattamente quarantacinque minuti. Quando Amber lascia la stanza, tutti i capireparto hanno gli occhi fissi sul tavolo come se l’A4 di briefing davanti a loro fosse un foglio di divinazione. Presentare piano di licenziamenti entro le ore 18:00 di oggi; 10 FTE devono essere terminate stante pede e altre 15 entro la fine dell’anno. Totale 25 FTE ovvero 30% delle overheads.
Nel linguaggio dei CEO non ci sono mai persone e stipendi: solo FTE e overheads. I capireparto hanno due ore di tempo per trasformarsi in Giuda Iscariota.
La seconda riunione è pianificata dopo la pausa pranzo ma non inizia prima delle 14:30 a causa del machismo del direttore del personale per il quale far durare la sua pausa pranzo esattamente un’ora in più di quella di Amber è un punto d’onore. Nel frattempo Laura ha stilato una bozza delle possibili vittime mentre gli altri capireparto si sono accusati a vicenda d’incompetenza, dimodoché l’ora prevista per discutere le bozze è invece occupata a stenderle frettolosamente, non senza recriminazioni e lamentele assortite che portano a correre alla terza riunione col direttore finanziario che sta aspettando già da cinque minuti, scocciatissimo perché questa maledetta emergenza lo farà arrivare in ritardo alla cena annuale del Rotary. Alle 16:30 Laura ha l’emicrania e nessun consenso sul piano di licenziamenti. A quel punto si accende metaforicamente la scritta “OK Panic” e Laura deve sopportare altri 45 minuti di autocoscienza, autodafé, capricci, schizzi di testosterone e lotte di potere fino a che qualche maschio prende un pennarello e comincia a scrivere i nomi della lista di Laura sulla lavagna. Alle 18:00 si raggiunge finalmente il consenso e la lista viene spedita al CEO. Dopodiché inizia l’attesa snervante della risposta che arriva sent from my Blackberry alle 19:02 e rimanda la decisione alle 9:00 della mattina dopo. Anche Amber è alla cena del Rotary.
 
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