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in equilibrio su un filo di seta

Una Giornata Particolare

Larry sta colorando il disegno astratto con grande impegno e movimenti misurati del piccolo pennello che continua a inzuppare nella ciotolina di vernice ad acqua blu. Blu è il suo colore preferito del momento e si è lamentato con Sarah tutta la settimana che non esista altro cibo blu se non il gelato e le caramelle al gusto di Puffo, che è anche l’unico cibo che vuole mangiare. Per convincerlo che il verde è una sfumatura di blu e fargli mangiare un passato di verdura, Sarah ci ha messo un giorno intero. Appena Sarah è partita per la sua vacanza con Jack, il trenino di legno si è incastrato nella porta e Laura ha dovuto correre ai ripari con colla e nastro adesivo. Poi Doggy si è perso e Larry si è quasi fatto venire le convulsioni perché senza Doggy non riesce a dormire. Dopo un’ora di spasmodica ricerca Doggy è stato ritrovato, incollato tra il sedile e lo schienale del divano nel salotto da una caramella al gusto Puffo. Così Laura ha dovuto lavare sia Doggy che i cuscini del divano prima di potersi vestire per andare alla cena di Eliza e meno male che la babysitter è arrivata in tempo per fare il bagnetto e raccontare la storia della buona notte al piccolo principe, consentendo a Laura di truccarsi e dare un colpo di phon ai capelli prima di uscire.

La mattina di Natale è cominciata niente male: Larry ha svegliato Laura alle sette e mezza e si è fatto lavare, vestire e pettinare in un tempo ragionevole. Laura è perfino riuscita a convincerlo che il porridge con le banane è solo una tonalità di blu un po’ slavato e la colazione ha potuto procedere senza incidenti. Alle nove è arrivata la babysitter e Laura è riuscita a lavare, vestire e pettinare se stessa, rendendosi pronta ad affrontare gli impegni della giornata, che iniziano con la telefonata di auguri obbligatoria a sua madre.
“Oh, finalmente sei sveglia! Avremo l’onore di vederti oggi a pranzo?” esordisce la signora Schiaffino, bellicosa come sempre.
“Buongiorno anche a te e buon Natale.” risponde Laura rassegnata. “Ti ho già detto di non contarmi per il pranzo: sto aspettando che mi chiami Greg da Heathrow.”
“Ah, viene anche Milord?”
“No mamma, sarà sicuramente stanco del viaggio e l’ultima cosa che vorrà è essere trascinato a un pranzo di Natale italiano.”
Il battibecco si protrae per dieci minuti e Laura deve inventare una telefonata immaginaria per riuscire a troncare la comunicazione.
L’ascesa sociale degli Schiaffino, poveri emigrati italiani che si sono conquistati un posto nella casta dei Lloyd, Carter e Bennet lavorando duramente e investendo tutti i sudati risparmi nell’emancipazione dell’unica figlia, suscita da sempre sentimenti ambivalenti di orgoglio e vergogna in Laura. L’orgoglio per l’achievement professionale di suo padre – da semplice cuoco di trattoria a fornitore di delicatessen ai migliori ristoranti del regno - le ha fatto mantenere il suo cognome da ragazza nell’ambito lavorativo; la vergogna per l’arrivismo sfrenato e la mania di controllo di sua madre le hanno fatto ridurre i rapporti con la sua famiglia d’origine al minimo sindacale. Il cocktail di orgoglio e vergogna impedisce da sempre a Laura di chiedere a suo padre un mensile per il mantenimento suo e di Lawrence, un mensile che in questo momento risolverebbe tutti i suoi problemi, ma la costringerebbe a tornare nella sfera d’influenza di sua madre e questa condizione è inaccettabile.
La seconda telefonata di auguri obbligatoria è per Lady Edwina, la quale se non altro ha il merito di durare pochi secondi. Poi lo smartphone comincia a squillare ma il numero chiamante non è quello sperato.
“Laura Schiaffino? Buon giorno, sono Fanella Summers, newbalance. Mi scuso per il disturbo e con l’occasione le porgo i miei più sentiti auguri di buon Natale.”
Laura è talmente interdetta che si limita a ricambiare gli auguri e tace, aspettando che Fanella le spieghi il motivo della chiamata.
“Si chiederà certo perché l’ho chiamata proprio oggi. Bene, ieri sera il suo nome è venuto fuori in una conversazione con sir Branson. Non sapevo che avesse letto le sue pubblicazioni ma mi creda, ne è rimasto assolutamente impressionato e mi ha pregato di contattarla per organizzare un incontro.”
“Un incontro? Con sir Branson? A che titolo, mi scusi?” riesce a rispondere Laura - che è rimasta senza fiato – con sufficiente aplomb.
“Per discutere eventuali possibilità di collaborazione nell’ambito di un progetto che stiamo curando per suo conto. Sir Branson ha insistito particolarmente sulla sua presenza a questo incontro, anche se sa che lei è al momento legata da contratto con la Lloyd.”
“Quando sarebbe questo incontro?” chiede Laura che ha recuperato il fiato ma sta cercando di dominare la vampa di rossore che le ha invaso il viso, anche se è improbabile che Fanella possa vederla dall’altra parte del telefono.
“Domani mattina alle sette a Brook Green. E’ un breakfast meeting.”
Il rossore si intensifica mentre una rabbia cieca prende il sopravvento su Laura che si sente rispondere con tono glaciale: “Domani mattina alle sette mi è del tutto impossibile essere a Brook Green. Temo che sir Branson debba fare a meno di me o acconsentire a incontrarmi in un’altra occasione.”
Dall’altro capo del telefono, è la volta di Fanella Summers di rimanere senza fiato.
“E’ sicura? Capisco che sia un po’ last minute ma sir Branson ha molti impegni; non credo gli sarà possibile spostare l’incontro di domani.”
“Non ho detto che sir Branson debba spostare l’incontro di domani; ho solo detto che io non sono disponibile per un incontro di lavoro alle sette di mattina il giorno di Santo Stefano.” dice Laura mantenendo il tono glaciale che le è del tutto nuovo e una strana ebbrezza comincia a serpeggiarle nelle vene come bollicine di champagne: l’ebbrezza dell’irresponsabilità.
Prima che Fanella abbia il tempo di reagire, la porta si spalanca e Larry entra urlando come un invasato: “E’ arrivato papà, è arrivato papà!”
Laura si gira di scatto e il suo sguardo incontra l’azzurro degli occhi di Greg incorniciato da un viso spiegazzato, smagrito, abbronzato e sorridente. Assolutamente irresistibile.
 “Hi honey: I’m home.”
 
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