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in equilibrio su un filo di seta

Laura fa un Salto nel Vuoto

Quando la sveglia suona il mondo è bianco e silenzioso. Durante la notte è caduto più di mezzo metro di neve e uscire in strada è un’impresa quasi impossibile.

“Sarah, abbiamo una vanga spalaneve da qualche parte?” chiede Laura alla sempre impeccabile governante, che indossa il suo sorriso efficiente sopra il grembiule da cucina anche alle sette di mattina.
“Sì, è nel capanno degli attrezzi, ma ho sentito alla radio che è stato dato lo stato di emergenza meteorologica e la popolazione è invitata a rimanere in casa almeno fino a che non saranno passati gli spazzaneve sulle vie principali.” risponde Sarah continuando tranquillamente a rimestare il porridge per Lawrence.
“Che cosa vuol dire stato di emmeggenza, mamma?” chiede Larry senza alzare gli occhi dalla sua avveniristica costruzione di Lego.
“Vuol dire che la mamma non va a lavorare e resta a casa con te.” risponde Laura sorridendo.
“Come quando sei in vacanza?” chiede Larry di colpo interessato.
“Una specie di vacanza, tesoro. La vera vacanza comincia a Natale, lo sai quand’è?”
“Certo, fra due giorni!” esclama Larry orgoglioso puntando il calendario dell’avvento appeso al muro.
Laura sorride e abbraccia il suo amatissimo piccolo principe, scompigliandogli i riccioli d’oro e perdendosi nell’azzurro intenso dei suoi occhi, lo stesso colore di Greg, ma di colpo si riscuote come se avesse preso una scossa ed esclama agitata: “Oddio, Greg! Sarah, che cosa hanno detto alla radio degli aeroporti?”
“Tutti chiusi, voli annullati fino a domani, perché?” chiede Sarah allarmata dal repentino cambiamento del tono di voce di Laura.
“Greg sarebbe dovuto partire col volo di stasera da Johannesburg.” risponde Laura cercando di dominare il tono della sua voce per non inquietare Larry che la sta già guardando pieno di interrogativi. “Ti ricordi tesoro che papà ti ha promesso di tornare per Natale, vero?” Larry annuisce compunto: quando la mamma comincia a ricordargli cose che lui si ricorda benissimo da solo è segno che qualcosa non va e adesso Larry sta aspettando che arrivi la brutta notizia.
“Ecco, papà deve fare un viaggio molto lungo in aereo e atterrare a Heathrow, ti ricordi, è il posto dove lo abbiamo accompagnato quando è partito.” Larry annuisce comincia a capire che la brutta notizia riguarda il viaggio aereo. “Mamma, l’aereo di papà non è caduto vero? Hai detto che non poteva cadere.” balbetta terrorizzato.
“Ma no, che dici, certo che non è caduto. Ma se l’aeroporto è chiuso l’aereo non può atterrare e quindi il pilota deve aspettare che l’aeroporto riapra per partire. Hai capito?”
Larry annuisce ancora incerto e fa l’unica domanda possibile: “Quando apre l’aeroporto?”
“Forse domani. Adesso mamma controlla su internet. Poi telefoniamo a papà e sentiamo cosa dice il pilota, OK?”
Larry annuisce vigorosamente: parlare a suo padre attraverso il monitor del PC di mamma è il massimo del cool. Tutti i suoi compagni di scuola lo invidiano moltissimo perché loro al massimo telefonano ai loro papà con il cellulare della mamma, ma nessuno ha Skype.
Avuta conferma che la partenza da Johannesburg è rimandata di ventiquattr’ore, Laura lascia Greg e Larry in animata conversazione e chiama l’ufficio, dove le risponde solo il messaggio preregistrato. Allora controlla le mails e tra le quotidiane inutilaggini assortite scopre una mail di Amber dal sospettoso titolo ‘retention plan’. Curiosa la apre e non fa in tempo a indignarsi che lo smartphone trilla e il nome di Amber appare sullo schermo.
“Laura, ciao, sei bloccata a casa anche tu?”
“Ciao Amber, sì, c’è mezzo metro di neve davanti alla porta di casa: stiamo aspettando lo spazzaneve.”
“Tutto ciò è molto deplorevole e mi costringe a dirti per telefono quello che avrei voluto dirti a voce. Non so se hai già controllato la mail, ti ho appena spedito una proposta che mi piacerebbe tu prendessi in considerazione.”
“Se ti riferisci al piano di ritenzione, l’ho appena letto.” risponde Laura asciutta.
“Sì, quello. Laura, non credo di doverti ripetere quanto ti sia grata per il lavoro che svolgi e in questi tempi difficili le tue qualità sono emerse in maniera spettacolare. Questo piano di ritenzione è il mio modo di ringraziarti e di dirti che voglio che tu rimanga a bordo.”
Laura rimane silenziosa. In questo anno senza Greg si è mossa come un’equilibrista su un filo di seta: a piccoli passi, guardando avanti e cercando di non pensare quanto tempo ancora il filo può reggere il suo peso prima di spezzarsi. Adesso sente che il filo si sta spezzando ed è arrivato il momento di fare un salto nel vuoto. Respira profondamente e chiude gli occhi prima di saltare.
“Ti ringrazio dell’offerta Amber, ma non posso accettare.”
Dall’altra parte del telefono l’ansia è palpabile.
“Hai un’altra offerta? Whithestone?”
Laura riapre gli occhi e rimane interdetta. Il filo non si è spezzato e i suoi piedi stanno toccando qualcosa di più solido. Prendere tempo, adesso, prendere tempo!
“Questo non è il punto Amber. Whithestone o chiunque altro non fa la differenza. Non posso accettare la tua offerta perché è eticamente inaccettabile. Hai appena licenziato trenta persone e i targets dell’anno prossimo sono inarrivabili, come sai molto bene. Questo è un gioco al massacro che io non intendo più giocare.”
Laura si ascolta attonita: non sa da dove le viene il coraggio, o l’incoscienza, di buttare via il bonus di ritenzione che Amber le sta offrendo. E’ stata per troppo tempo paralizzata dal terrore di perdere Greg, Lawrence, la casa, il lavoro; prigioniera del gioco di mikado creato da lei stessa. Adesso che finalmente si è decisa a togliere un bastoncino dalla catasta, l’ebbrezza del rischio prende istantaneamente il sopravvento sulla sua innata prudenza. Dall’altra parte del telefono Amber è palesemente spiazzata.
“Che cosa mi stai cercando di dire Laura? Non vuoi il bonus o non vuoi rimanere con noi?”
“Ti sto cercando di dire che non voglio lavorare a queste condizioni. Sarò felice di discutere con te le condizioni alle quali posso lavorare per te d’ora in poi e fino a quel momento ti prego di considerarmi in congedo maternità.”
“Congedo maternità? A che titolo? Lawrence ha cinque anni!.” ritorce Amber con inaspettata quanto inutile violenza.
“Secondo la legge entrata in vigore il mese scorso ho diritto a un massimo di ventisei settimane di congedo maternità fino all’ottavo anno di mio figlio, da ripartire come meglio credo in base alle necessità contingenti. Considerando che il padre di mio figlio si trova in Africa da oltre un anno, la necessità mi pare più che contingente.”
Ventisei settimane. Il tempo che mi sono presa per pensare a come organizzare il resto della mia vita, pensa Laura con una strana euforia. Il filo si è spezzato e la valanga di bastoncini ha iniziato a rotolare.
 
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