paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
in equilibrio su un filo di seta

Il Colloquio

L’atrio dell’agenzia che proclama di occuparsi esclusivamente della promozione di aziende etiche è un campionario di luoghi comuni a cominciare dal logo: newbalance.org, ovviamente tutto minuscolo e senza spazi, inciso a fuoco in una variante custom-made di Berlin sans FB su una base di frassino grezzo. Di frassino grezzo sono anche tutti gli infissi e i mobili in uno stile misto Ikea e convento trappista che ha fatto la fortuna di qualche studio di design emergente. Piante rampicanti, tubi a vista ed enormi vetrate effetto-serra rifiniscono il look e un silenzio ovattato avvolge il tutto come in una bolla di sapone. Dietro la vetrata che separa l’atrio dal workfloor (guai a chiamarli uffici), impiegati impeccabilmente vestiti con grande ostentazione di cotone organico in colori naturali si muovono con apparente scioltezza, armati di laptop wireless dell’ultima generazione, tutti rigorosamente bianchi e griffati dalla mela di Jobs. Laura silenzia lo smartphone e si accomoda con un sospiro represso sulla scomodissima panca ricoperta di cuscini di juta e crine. Nonostante la profusione di piante e fiori, nell’aria aleggia lo sgradevole bouquet di vernice, legno e umanità dolente tipico del nuovo millennio, da quando dormire sul posto di lavoro per rispettare le deadline è diventato una consuetudine. Laura comincia a pentirsi di aver accettato il colloquio con Fanella (!) Summers, amministratore delegato dell’agenzia e - a giudicare dal profilo su LinkedIn - appena uscita da Oxford con i soldi di papà. Ma Fanella era stata l’unica ad aver risposto alla mail che Laura aveva inviato a otto agenzie offrendo i suoi servigi, per cui una visita di cortesia si era resa obbligatoria. Appena Fanella appare, una faccia piena di lentiggini e capelli rossi sopra un tailleur di cachemire Nicole Fahri color sabbia, il cuore di Laura salta un battito. La ragazza non può avere più di due anni di esperienza lavorativa e molti più soldi di quanto le giovi a giudicare dalla chincaglieria di design finto-etnico casualmente drappeggiata sul cachemire.  

“Laura Schiaffino? Piacere, Fanella Summers.” Dice la post-adolescente che deciderà se dare un lavoro a Laura, tendendole una mano che non ha mai toccato una spugnetta o uno straccio per la polvere in tutta la sua esistenza. Laura deglutisce e si fa forza per soggiogare il suo corpo che sta dando sempre più chiari segnali di disagio. Stringe la mano con un saluto misurato sperando ardentemente di venir liquidata in dieci minuti. Invece Fanella la scorta nel mezzanino open-space, arredato solo da uno spartano tavolo rotondo con quattro sedie su cui tronegga l’immancabile tablet bianca accanto all’iPhone e un vassoio di tartine.
“Considerando l’ora e il fatto che probabilmente non ha fatto in tempo a pranzare, se vuole tenermi compagnia, si serva pure.” Esordisce Fanella con un tono amichevole. Laura ringrazia e accetta una tartina e un bicchiere di San Pellegrino, preparandosi alla prima stoccata che arriva puntuale.
“Lei è per caso parente di Giancarlo Schiaffino?”
“Mio padre.” dice Laura asciutta. Maledetto orgoglio che le ha fatto decidere di tenere il suo cognome da ragazza nonostante le ripetute preghiere di sua madre e delle amiche. Lo stesso orgoglio che le ha fatto decidere di tornare a lavorare invece di accettare l’offerta di aiuto economico del padre. Ma il pensiero dei compromessi indissolubilmente legati ai soldi di famiglia le fa stringere i denti in attesa della scure che sta per abbattersi sul suo capo.
“Che combinazione! Sono stata proprio settimana scorsa al negozio di Fulham Road. Molto ben fornito, come sempre.” commenta Fanella neutra e Laura si rilassa: ovviamente la ragazza è troppo giovane per conoscere il modesto ristorantino di Soho con le tovaglie a quadri rossi e i fiaschi di Chianti classico che ha aiutato la giovane famiglia Schiaffino a sopravvivere nella Londra degli anni sessanta. Fanella conosce solo la raffinata catena di negozi di delicatessen che il padre di Laura ha aperto grazie al boom della cucina italiana iniziato con Conran e Oliver alla fine degli anni ottanta e che ha permesso a Laura di studiare a Cambridge.
“Ma veniamo al motivo della sua visita – continua Fanella totalmente ignara della tempesta che si è scatenata per un attimo nella testa di Laura. Mi pare di capire dalla sua mail che è interessata a proseguire la sua carriera nel settore etico. Posso sapere perché?”
Perché il tuo ufficio è a soli cinque chilometri da casa mia e perché nella home page del tuo sito dichiari che i tuoi collaboratori sono liberi di lavorare a casa se vogliono, pensa Laura e ad alta voce dice: “Dopo più di vent’anni al servizio di grosse multinazionali mi accorgo di essere diventata disincantata nei loro confronti e sento di avere bisogno di occuparmi di qualcosa che mi dia più soddisfazione morale e soprattutto che sia una garanzia per le generazioni future. Credo che la mia recente maternità abbia contribuito in modo determinante a portarmi in questa direzione.”
“Capisco le motivazioni – dice Fanella asciutta – ma pensa di avere sufficienti qualifiche per occuparsi del settore etico? Lo sviluppo dell’etico è molto diverso dal marketing delle multinazionali per cui lei ha lavorato.” 
E questo lo vieni a raccontare a una con venticinque anni di esperienza e tre pubblicazioni. Sei più cretina di quel che pensavo o vuoi solo provocarmi, pensa Laura e sorride. “Sono certa di poter sviluppare strategie alternative basandomi sul minimo comun denominatore delle analisi econometriche e dei consumer insights. Le multinazionali per cui lavoro si occupano di etico – in modo del tutto discutibile e in alcuni casi contro produttivo – ma la assicuro che il lavoro di preparazione da me svolto finora è stato del tutto rigoroso. Il fatto che non si sia tradotto in decisioni di rottura è inerente alla natura delle multinazionali e la causa del mio disincanto.”
Il viso di Fanella non tradisce alcuna emozione e a questo punto Laura ha la matematica certezza di trovarsi di fronte ad un’idiota figlia di papà che non sa distinguere un fondo etico da una mina antiuomo. Infatti l’amministratore delegato dell’agenzia etica più quotata del momento sorride a trentadue denti e declama: “Ne sono certa ma vede, nel nostro settore le sue credenziali non hanno un’immagine positiva. Ho parlato con i nostri clienti più rappresentativi e sono dolente di dire che la menzione del suo nome non ha incontrato l’entusiasmo che mi aspettavo. Nonostante questo, il suo curriculum è davvero impressionante e ci tenevo a conoscerla perché penso che la sua esperienza ci sarebbe di grande beneficio qualora decidessimo di estendere le nostre attività. In questo momento l’unica posizione che le posso offrire è a progetto, non so se incontra le sue aspettative.”
No, una posizione senza contratto e senza garanzie non è quello che avevo in mente, pensa Laura e ad alta voce dice: “In questo momento una posizione di freelance non rientra nelle mie ambizioni ma vorrei pensarci e darle una risposta definitiva dopo Natale se per lei va bene. In ogni caso è stato un vero piacere conoscerla”.
Una conclusione elegante e vacua come l’interlocutore, pensa Laura di nuovo in strada, respirando a pieni polmoni l’aria carica di promesse di abbondanti nevicate per questo Natale. Next.
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk