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in equilibrio su un filo di seta

Sarah

Mentre Laura sta assorbendo la notizia che pone fine alla sua carriera nel terziario avanzato, Sarah sta cercando di togliersi dalla bocca il sapore disgustoso delle attenzioni indesiderate del figlio del macellaio, camminando velocemente a testa bassa e spalle strette verso la scuola materna del paese. Il suo viso è ancora rosso di rabbia e frustrazione e se una parte della sua mente è furiosamente occupata a cancellare il ricordo di quegli interminabili secondi di vergogna, una parte altrettanto grande si chiede come può evitare il ripetersi di simili incresciose occorrenze in futuro. Non è colpa del figlio del macellaio, questo è fuori discussione: il povero ragazzo è chiaramente stato istigato dalla cricca dei suoi amici che lo vessano continuamente sull’argomento e probabilmente anche dal padre che scalpita ormai da mesi in attesa di un annuncio che non arriverà mai – almeno non finché Sarah costituisce un ingrediente indispensabile dell’annuncio. No, Jack era altrettanto imbarazzato e pieno di vergogna quando l’aveva costretta nell’angolo del magazzino e le aveva messo le mani addosso. Se non fosse stato così Sarah non avrebbe mai potuto liberarsi e correre via prima che l’orrore dello stupro si fosse compiuto: Jack pesa almeno novanta chili ed è dotato di bicipiti larghi come prosciutti. Sarah deve ammettere suo malgrado che, se si dovesse arrivare ad attribuire una colpa, questa sarebbe tutta a carico suo. Non si può pretendere che un sano ragazzo di campagna di venticinque anni si accontenti di una relazione platonica e Sarah ha abusato della sua pazienza e dei suoi ormoni oltre ogni sopportabile limite. Tentata violenza a parte, le dispiace dover dire addio a Jack, che è un bravissimo ragazzo, il suo unico amico e confidente. Inoltre, ragiona Sarah, dovremo cambiare macellaio e questo non andrà giù alla signora Carter. Nonostante le ripetute richieste di Laura, per Sarah lei rimane ‘la signora Carter’ e la persona che ammira di più al mondo. Come faccia ad uscire di casa tutte le mattine alle 7 sempre impeccabilmente vestita, acconciata e sorridente, tornare dopo dieci ore - se non dodici – in mezzo agli squali della city ed essere ancora sorridente, in grado di giocare con Lawrence, fargli il bagno e raccontargli la storia della buonanotte, è un vero mistero. E come faccia in quelle condizioni a mandare avanti l’organizzazione della casa senza il conforto e il supporto del marito è un mistero ancora più grande. Sarah si rende perfettamente conto di dovere la sua posizione privilegiata a casa della signora Carter proprio grazie alla mancanza del marito, partito un anno prima per il deserto del Kalahari per una ricerca sull’AIDS al seguito di Médécins sans Frontières e nonostante reiterate dichiarazioni e accorate promesse non ancora tornato. E nonostante Sarah non contempli un marito nella sua vita sa altrettanto bene che ai fini della procreazione e della protezione sociale i mariti sono una gran bella comodità. Il che la fa prontamente ritornare al suo dilemma attuale e cioè come sopravvivere in un paese di diecimila malelingue, di cui un buon terzo potenziali stupratori, a ventitré anni senza un padre, marito, fidanzato o magnaccia. Di andare via non se ne parla nemmeno; dopo la signora Carter il piccolo Lawrence è la seconda persona più importante della sua vita: è stato un amore a prima vista e Sarah si farebbe violentare anche dal figlio del farmacista se fosse necessario per la salute e il benessere di Larry. 
Il quale ha riconosciuto la sagoma sottile e il trench beige di Sarah e con un grido di gioia le è corso incontro dimentico del gioco che lo aveva impegnato intensamente fino ad allora.
“Sara! Guarda che cosa ho costruito: un castello con la camera per il drago!” urla eccitato saltellando intorno a lei. Sarah gli sorride piena d’amore, quell’amore che vorrebbe elargire a tutti gli uomini e che purtroppo le è consentito solo finché il testosterone non entra in circolo. Dimentica istantaneamente Jack e l’incidente nel magazzino e per i dieci meravigliosi minuti in cui gioca con Larry, il drago e il suo nuovo castello di Lego si sente felice e appagata.
“Tu hai un dono speciale per i bambini.” Le aveva detto qualche mese prima Megan Brown, la direttrice della scuola materna, dopo averla osservata giocare con Larry. “Non ti piacerebbe lavorare qui da noi? Abbiamo un gran bisogno di ragazze come te e invece scarseggiano sempre di più. Preferiscono una carriera in città, un lavoro da uomo e nessuna vuole occuparsi più dei bambini.” L’implicazione per Sarah era che invece lei era una donna tradizionale che presto si sarebbe sistemata con il figlio del macellaio o equivalente bravo ragazzo locale e avrebbe sfornato i due o tre marmocchi regolamentari per poi potersi dedicare pienamente alle attività delle altre donne tradizionali del paese, che a quanto Sarah può giudicare, consistono principalmente nel farsi gli affari degli altri mentre aspettano l’uscita dei figli da scuola, organizzano festicciole di compleanno e preparano torte per i vari comitati di beneficienza. Ma Sarah è perfettamente felice nel suo ruolo di vice madre della signora Carter e spera solo che le venga concesso di occuparsi di Lawrence anche quando il signor Carter tornerà dalla sua spedizione. O finché a Lawrence comincerà a spuntare la barba, whichever comes first.
Adesso prende per mano il bambino, che non si vuole separare dal drago e si fa mettere il giubbotto senza staccare le mani dalla sua preziosa preda. “Sara, chiedi alla maestra se posso portare a casa il drago stasera? Ha preso tanto freddo nel castello e voglio che la mamma gli faccia il bagno con me e poi gli facciamo bere la cioccolata calda e lo facciamo dormire nel mio letto sotto il piumone, va bene Sara?” lo sguardo di Larry è pieno di speranza e timore che le sue aspettative vengano deluse. Sarah gli sorride e gli stringe la mano. “Che bella idea! Andiamo insieme dalla maestra a chiedere se il drago può dormire da noi. Sono sicura che se le racconti quello che hai in programma non potrà dirti di no.” La mano di Larry è soffice e pulsante come un cucciolo spaventato. “Magari le dico che gli preparo io la cena, eh Sara? Se mi dice che cosa può mangiare lo andiamo a comprare insieme, eh? Credi che ci darà il permesso?” chiede nervoso. Ma lo sguardo e il sorriso di Sarah sono inequivocabili e Larry capisce che il drago è già suo.
 
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