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in equilibrio su un filo di seta

Il Piano di Sarah

Sarah ha appena lasciato Lawrence alla scuola materna e si affretta a tornare a casa per stendere il programma della giornata. La sua pur breve assenza ha lasciato uno strascico di lavoro incompiuto o malamente eseguito dalla ragazza mandata dalla signora Bennet: Sarah deve ricordarsi di parlarne alla governante di casa Bennet e soprattutto deve trovare il modo di parlare con Jack, sia pure in luogo pubblico, del futuro della loro relazione. Il suo biglietto infatti ha sollevato una speranza lieve come il battito delle ali di una farfalla, che da ieri sta danzando nel subconscio di Sarah. Ma si tratta di una speranza così assurda, così inverosimile che Sarah non osa lasciarla libera di scorrazzare nella sua coscienza. Si deve concentrare, come un equilibrista sul filo, guardare avanti, respirare regolarmente e muovere un passo alla volta. Per cui si costringe a seguire la sua routine giornaliera e solo quando ha finito tutto il lavoro domestico arretrato si concede di andare in centro a fare la spesa. Lascia volutamente il macellaio per ultimo; quando entra nel negozio affollato, ha la certezza che anche Jack sta camminando su un filo molto sottile e la speranza batte le ali più forte.
“Buongiorno Sarah, in che cosa posso servirti?” chiede Jack compunto e con la coda dell’occhio registra i movimenti dei clienti che si sono improvvisamente congelati ed ora si accomodano per osservare bene la scena.
“Buongiorno Jack. Hai per caso del filetto di vitello? Poi mi serve mezzo chilo di macinato magro e un etto di quel prosciutto nuovo che avevi settimana scorsa, mi sfugge il nome.”
Jack annuisce e si affretta ad eseguire l’ordine. Poi, con un tono che vuole essere casuale e riesce solo a far drizzare le antenne ai pochi clienti ancora distratti: “Era buono il roastbeef che ho mandato ieri?” chiede e i suoi occhi chiedono molto di più. Sarah sorride e risponde calma e controllata: “Oh, sì, grazie. Il migliore che abbia mangiato in settimane. Mi devi promettere che me ne metterai via un paio d’etti ogni volta che ne hai. D’accordo?”
“Certo, con piacere!” esclama Jack con un entusiasmo che fa repentinamente tossicchiare un paio di signore. Sarah guarda ostentatamente l’orologio e annuncia: “Mi mandi tutto a casa prima delle sei? Adesso devo scappare altrimenti non farò in tempo a mangiare nemmeno un boccone prima di andare a prendere Lawrence. Con tutto quello che c’era da fare in casa ho saltato il pranzo e ora non mi resta che fare uno spuntino veloce da Bell’s.”
Jack assorbe l’informazione insieme a tutti i clienti e Sarah ha la matematica certezza che fra meno di un quarto d’ora Bell’s sarà affollato più di Harvey Nichols durante i saldi. Dominando un sorriso malizioso, allunga il passo e si aggiudica il tavolino più in vista dietro la vetrata di Bell’s. Mary, la cameriera, arriva subito al tavolo con un gran sorriso.
“Ciao Sarah, sei tornata? Che cosa ti porto? Il piatto del giorno è tofu piccante con germogli di soia e fagiolini.”
Bell’s deve la sua esistenza alla caparbietà di Amy Bell, che si ostina a servire esclusivamente spuntini vegetariani, tisane, thè verde e pasticceria biologico-dinamica ad un pubblico sempre più sparuto. Fortunatamente i suoi cosmetici naturali e i trattamenti anti-age a base di erbe hanno una clientela fissa e affezionata che compensa le perdite del ristorante e consente ad Amy uno stile di vita decoroso. Sarah declina l’offerta del tofu e ripiega su un più neutrale sandwich al formaggio di capra e miele selvatico, poi si accomoda in attesa degli eventi. Come previsto, nel giro di pochi minuti il campanello della porta d’entrata ha già suonato almeno una dozzina di volte e quando Jack arriva trafelato si trova davanti tutte le comari del paese che fingono di interessarsi alla composta di rabarbaro e chiedono informazioni sui biscotti di farro alla sempre più stralunata Mary. Jack sospira rassegnato e si avvicina al tavolo di Sarah come un condannato alla gogna.
“Proprio qui?” le sussurra e poi ad alta voce: “Mi permetti di tenerti compagnia?”
Sarah sorride e indica la sedia davanti a lei. Dopo aver goduto della sua espressione costernata durante la consultazione del menù, che si conclude con l’ordinazione di un caffè d’orzo e una fetta di torta integrale alle uvette, decide che il supplizio è durato abbastanza.
“E’ il mio locale preferito.” dice con deliberata lentezza guardando Jack fisso negli occhi. “Qui mi sento bene. Forse lo troverai stupido, ma quando sono qui ho come la sensazione di essere al sicuro, protetta, con la certezza che non mi può succedere niente di male.”
“No, no, ti capisco.” si affretta a confermare Jack mentre almeno quindici paia di occhi seguono ogni suo movimento e quindici paia d’orecchie non perdono una battuta. “E’ quello che dice sempre anche mia madre. E’ merito della signora Bell: i suoi trattamenti hanno del miracoloso. L’anno scorso mi ha dato una tisana per una ferita infetta che non voleva guarire e nel giro di due giorni si è perfettamente rimarginata.”
“Noi usiamo le sue pomate per le scottature: basta un’applicazione per non sentire più il dolore.” ribatte Sarah amabilmente.
A quel punto anche le comari più incallite devono arrendersi e lasciare il negozio, cariche di barattoli che finiranno nella prima riffa di beneficienza. Sarah aspetta che il locale torni al suo stato abituale di silenzio prima di parlare di nuovo.
“Ti ringrazio Jack. Voglio credere che tu sia veramente pentito e del resto non sono stata completamente onesta con te perché non ti ho detto qualcosa di me che a questo punto devi sapere. Ho fatto un voto di castità. Non potrò mai essere tua moglie o la tua amante.”
Jack quasi stritola la tazza del caffè nelle sue mani grosse come badili. Grosse gocce di sudore gli imperlano la fronte.
“Non importa Sarah. Non importa. Io non cerco un’amante. Io voglio stare con te. Quello ... quello che è successo l’altra volta ... è ... difficile ... io non volevo ... ma loro … mi hanno detto che alle ragazze piace essere prese con la forza ... e io ci sono cascato ... e ... ho rovinato tutto. Ma io ... io non sono così ... io non sono come gli altri ... capisci quello che voglio dirti?”
La farfalla comincia a volare libera nello stomaco di Sarah.
“Non so se capisco esattamente quello che vuoi dirmi, Jack.” dice piena di tenerezza. “Ma non c’è fretta. Tu hai capito che cosa vuol dire voto di castità?”
Jack annuisce e deglutisce ripetutamente. “Sì, certo, come le suore ... cioè ... insomma ...”
“Come le suore, Jack. Se tu mi prometti di proteggere il mio voto, io proteggerò il tuo segreto, quello che ti fa diverso dagli altri uomini. Siamo d’accordo?”
 
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