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in equilibrio su un filo di seta

Un altro Lavoro

“Ma perché sei così ossessionata? Sai bene che non ti licenzieranno mai!”
Eliza e Laura stanno pranzando insieme come ogni settimana nel bistrot alla moda del momento e, come ogni settimana, Elly ordina il caffè senza aver toccato la sua insalata.
“Levami una curiosità, mangi mai qualcosa tu?” chiede Laura, che ha finito il suo panino e ora attacca la macedonia. Elly alza le spalle: “Occasionalmente, quando non posso proprio farne a meno. Ma non sviare il discorso. Dovresti canalizzare le tue energie fuori dal tuo lavoro che – ti ripeto – non è in pericolo.”
“Come fai ad essere così sicura, mi chiedo. Sai qualcosa che io non so?”
“Abitualmente sì, in questo caso non so nulla di più di quel che sai tu e proprio per questo ti dico che non hai niente di cui preoccuparti. Si sa che il primo giro di licenziamenti riguarda solo quei lavativi che tra vacanze, maternità, malattie e congedi vari non hanno mai lavorato un giorno in vita loro ma hanno santi in paradiso. Santi che gli hanno girato le spalle appena l’aria è cambiata. Vero o no?”
Suo malgrado Laura deve annuire. Eliza continua implacabile:
“Nel secondo giro verranno eliminati tutti i ladri che hanno dissanguato l’agenzia, forti di protezioni meno effimere, ma troppo stupidi per rendersi conto che in questo momento l’amministrazione ha cominciato a contare anche le graffette e che quindi continueranno a rubare finché non saranno colti in flagrante. Vero o no?”
Laura continua ad annuire e le scappa una mezza risata. Elly ha ragione, come sempre.
“Nel terzo giro andranno via tutti quelli che rendono meno di quel che costano e tu mia cara non appartieni nemmeno a questa categoria. Senza contare che il tuo livello di stipendio comporta una buonuscita esagerata, per cui il direttore finanziario si taglierà un’orecchia piuttosto che pagare gente come te. No, mia cara, sei in quel che si dice la classica botte di ferro.” conclude trionfalmente Elly portando la tazzina del caffè alle labbra in un unico gesto fluido ed elegante.
“Ma certo, in quelle botti di ferro che vengono rosolate a fuoco lento. La campagna di Amber per rendermi la vita impossibile è già cominciata. Ho già visto questo film: ti ricordo che sono sopravvissuta a tre recessioni e ne porto ancora i segni.”
Recessione: la parola d’ordine che i governi tirano fuori ogni volta che le banche hanno sperperato tutta la liquidità a disposizione e hanno bisogno di più roba per soddisfare la loro sete perenne. Laura conosce a memoria i passi di danza che seguono la prima dichiarazione di crisi finanziaria e la perdita di un cliente come la Maddington è l’equivalente di una recessione per il microcosmo dell’agenzia in cui Laura lavora. Ma la conoscenza del futuro non le dà alcuna tranquillità, al contrario! I giri di licenziamenti così accuratamente descritti da Eliza si trasformano in una spirale ascendente di delirio lavorativo per i superstiti, costretti ad addossarsi anche il lavoro dei licenziati e contemporaneamente a contribuire alla ricerca spasmodica di nuovi clienti per colmare il buco nel bilancio. Ovvero: niente permessi, disponibilità 24/7, riunioni fino a mezzanotte, sabato e domenica compresi.
“Mi dispiace – continua Laura – ma non ho alcuna intenzione di finire nel tritacarne. Se non mi licenziano entro Natale mi licenzio io. Non sono ne’ psicologicamente ne’ fisicamente in grado di contemplare l’idea di dover lavorare fino a notte fonda finché non arriva un nuovo cliente a rimpiazzare la Maddington: ho già dato.”
“E quale sarebbe il tuo piano?” chiede Elly battagliera. “Sentiamo un po’.”
“Ci sto pensando.“ risponde Laura colta in flagrante. “Per adesso ti basti sapere che Sarah mi ha giurato eterna fedeltà anche a stipendio ridotto.”
“Un nobile gesto, ma non risolve il problema primario, giacché non si può far conto su Greg e anche gli avvocati andranno pagati.” conclude Elly guardando l’orologio. Laura capisce l’antifona e si alza. Le amiche si accomiatano senza il calore abituale.
Sarebbe tutto molto più semplice – pensa Laura mentre torna in ufficio - se riuscisse a cambiare settore di lavoro. Se riuscisse a staccarsi per sempre da quel mondo fatto di castelli di carte e trame occulte, anche se questo comporterà sicuramente una diminuzione del suo potere d’acquisto attuale. Ma qual è il valore monetario di non dover più interagire quotidianamente con la gang di Prozac-dipendenti isteriche di cui Evelyn, Amber e Violet sono gli alfieri, magari di non dover più nemmeno prendere il treno tutti i dannati giorni feriali? E che possibilità reali ci sono di trovare un lavoro in un altro settore, magari in paese o comunque ad una distanza accettabile da casa? Se solo Laura avesse un minimo di cultura botanica potrebbe convertire il giardino in un orto biologico, allevare galline e vendere verdure e uova al mercato del sabato. Ma siccome non sa distinguere il basilico dalla menta questa è chiaramente una strada a fondo chiuso. Forse basterebbe fare una ricerca delle piccole agenzie locali che hanno nella lista clienti solo produttori etici, peccato che nessun vero produttore etico metterebbe mai piede in un’agenzia per farsi promuovere. OK, allora semplicemente ditte che vogliono acquisire l’immagine di produttori etici. Quelle hanno sicuramente bisogno di un’agenzia e si postula che l’agenzia sia situata in una fattoria convertita ben lontana dalla city per essere credibile. Un paio di nomi emergono dal subconscio e galleggiano nel mare dei suoi pensieri come piccoli tappi di sughero. Google search, mail, call-back: al massimo un’ora di tempo. Si può fare, decide Laura e appunta per sicurezza nell’agenda elettronica un appuntamento-fantasma all’ora di pranzo di domani, quando nessun collega ha diritto di romperle i coglioni e nessun cliente si aspetta che lei risponda al telefono: una bellissima convenzione in via di estinzione, da sfruttare finché dura.
Quando la lunghissima serie di obblighi, impegni e appuntamenti del pomeriggio finalmente le consente di correre a prendere un treno tardivo, Laura si ritrova a fare i conti con la consapevolezza di trovarsi di nuovo prigioniera di una relazione impossibile e di un lavoro disumano, paralizzata dal terrore di perdere tutto quello che ancora le rimane: Lawrence, la casa e il denaro che ha messo da parte per fronteggiare le emergenze, come il divorzio che sembra ormai inevitabile. Basta una sola mossa sbagliata e tutte le sue sicurezze crolleranno come in un gioco di Mikado.
 
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