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in equilibrio su un filo di seta

Violet

E’ stata una settimana d’inferno per Laura. Non solo ha dovuto confrontare Greg su Skype con il fiato caldo di Elly sul collo e le disgustose foto di Marcia davanti agli occhi, ma si è dovuta sottoporre a un programma serrato di eventi mondani in compagnia dei più vetusti, noiosi e arroganti rappresentanti dell’establishment, costantemente assediata dai giornalisti, vessata dalle comari di paese e senza il conforto della perfetta organizzazione di Sarah, mandata fuori paese in fretta e furia in attesa che le acque si calmino.
Ovviamente Greg ha negato ogni rapporto con Marcia Barnes che esuli dallo stretto necessario ai fini della missione, si è mostrato genuinamente stupefatto delle fotografie incriminate e si è affrettato a onorare la sua promessa di concludere la missione immediatamente: ieri le ha faxato il biglietto aereo di ritorno per tranquillizzarla, ma manca ancora una settimana alla partenza e Laura si sente sempre più stanca e depressa. Perciò, quando lo smartphone squilla e il nome di Violet Maddington appare sul display, vorrebbe buttare l’apparecchio o se stessa fuori dalla finestra. Invece si fa forza e le sue labbra ritrovano automaticamente la posizione del sorriso artificiale che l’ha accompagnata tutta la settimana.
“Buon giorno Violet. In che cosa posso esserti utile?”
Violet Maddington è una donna troppo cattiva per essere vera. Generalmente si trova solo nelle peggiori soap opera e nelle fiabe per bambini alla voce perfida regina/matrigna. E’ una sadica naturale, endemicamente corrotta, che camminerebbe volentieri sui cadaveri di tutta la sua famiglia per cinquecentomila euro o cinque minuti sotto i riflettori. L’espressione ‘abuso di potere’ sembra esserle stata disegnata addosso, al contrario delle creazioni di Donna Karan nelle quali cerca invano di strizzare natiche sempre più giunoniche. Quando non presenzia agli eventi con copertura mediatica o alle feste più esclusive, vessa il personale della holding che porta il suo nome, o meglio, il nome del bisnonno che ha costruito l’impero economico con un fatturato tra i primi dieci della nazione su cui Violet oggi spadroneggia. La stessa holding che ha appena comunicato la cessazione dei rapporti con l’agenzia in cui lavora Laura, facendone crollare il valore azionario e costringendo al direzione ad una repentina ristrutturazione.
“Cercavo Evelyn, ma non risponde al cellulare. Hai idea di dove sia?” gracchia Violet indignata per quello che evidentemente considera un affronto personale.
“Credo che sia in una riunione a porte chiuse in questo momento. Devo farle avere un messaggio?” risponde Laura diplomaticamente. L’idea che lei sappia dove Evelyn si trovi in ogni minuto della giornata è ovviamente insensata, ma questo non sembra far parte delle considerazioni di Violet. Evidentemente il numero di Laura era appena sotto a quello di Evelyn nell’elenco delle chiamate recenti, altrimenti avrebbe chiamato il primo numero a caso e avrebbe preteso dal malcapitato interlocutore informazioni precise sulla dislocazione di Evelyn.
“Sì. No. Vai bene anche tu. Ho bisogno dell’ultima flowchart con le stime di budget dell’anno. Evelyn avrebbe dovuto mandarmela ieri ma evidentemente se n’è dimenticata come al solito.” La stoccata è perfida quanto falsa: Evelyn è talmente efficiente che la flowchart è sicuramente stata spedita ieri all’ora stabilita ma Violet non guarda mai oltre il primo messaggio della fila nella sua mailbox. Laura clicca sulla cartella dove tutti gli aggiornamenti di budget vengono automaticamente archiviati e naturalmente la mail di Evelyn è lì da ieri pomeriggio.
“L’ho appena rispedita. Dovresti riceverla entro pochi secondi.” dice Laura ad alta voce.
“Come? Ah, sì, è arrivata adesso.” e Violet taglia la linea bruscamente, delusa di non aver potuto torturare qualcuno prima di colazione. Ma sono solo le otto di mattina e adesso il numero di Laura è al primo posto nella lista delle chiamate recenti. Sarà una lunghissima giornata.
Nove anni prima, quando Laura aveva lasciato l’agenzia giurando che mai e poi mai si sarebbe fatta coinvolgere di nuovo nel suo delirio (le ultime parole famose – pensa amaramente), le era sembrato di aver finalmente superato un traguardo importante (Amy direbbe, di aver sciolto un nodo karmico). Lacrime vere le bruciavano gli occhi e scorrevano sulle gote accaldate mentre il CEO dell’agenzia concorrente le dava il benvenuto nella nuova famiglia. L’aveva fatta sentire come una moglie traumatizzata che avesse finalmente trovato il coraggio di lasciare il marito e bussare al centro di accoglienza per le vittime della violenza domestica. Di sicuro, dopo sedici anni con clienti come Violet Maddington e colleghi come Evelyn Hill, Laura si sentiva una moglie traumatizzata.
Più che un centro d’accoglienza, l’agenzia concorrente sembrava il paese dei balocchi: le avevano offerto quasi il doppio dello stipendio per gestire un portafoglio clienti da capogiro e venti collaboratori per aiutarla. Ma, come nel paese dei balocchi, appena le bollicine del Veuve Cliquot che il CEO aveva stappato erano svaporate e l’applauso di benvenuto del board si era spento, le botte erano ricominciate.
Quella era stata la lezione di vita più profonda che Laura avesse imparato. Nessuno ti offre mai una cena gratis e non esistono mariti non violenti - se si è sposate al proprio lavoro.
Quando aveva incontrato Greg, così diverso da tutti gli altri uomini che aveva conosciuto e a suo modo così esotico, pieno di entusiasmo e sogni come un bambino, Laura era stata folgorata. Aveva impiegato sedici anni per cambiare datore di lavoro, ma in meno di sedici ore aveva cambiato tutta la sua vita per stare insieme al suo principe dagli occhi azzurri. Poi Greg le ha regalato la cosa più bella e preziosa che avesse mai avuto: Lawrence e così Laura è stata costretta a rimangiarsi il suo giuramento per non dover dipendere dalle sempre più ridotte finanze del marito, le cui imprese non sembrano mai andare a buon fine. Greg non ha mai dovuto lavorare per guadagnarsi da vivere, per cui si occupa esclusivamente dei progetti che lo appassionano, incurante del risultato economico. Non sorprendentemente, in capo a cinque anni ha spensieratamente dilapidato tutto il patrimonio ereditato dal padre e adesso solo il lavoro di Laura e la reputazione della famiglia lo tengono a galla. Questa missione per conto di MSF è la sua ultima possibilità di ripristinare almeno in parte la sua reputazione personale e il suo patrimonio. Per questo Laura lo ha lasciato andare e – nelle parole di Eliza – gli ha dato tutta questa corda. Per questo gli crede quando dice che tra lui e Marcia Barnes non c’è niente. Per questo sa che tornerà.
La rêverie di Laura viene interrotta dal lampeggio dello schermo: una mail di Greg. Laura apre la bustina e tutto cambia.
 
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