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2011

la questione morale

Cito da Wikipedia: “Il termine morale in funzione di sostantivo deriva dal latino moràlia ed ha significato quasi coincidente ad etica, oppure è essa stessa interpretata come oggetto dell'etica. In questo caso la morale rappresenta la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l'uomo agisce.
Il termine morale fa riferimento al greco εθος/ηθος, "èthos", comportamento, costume, carattere, consuetudine. Da ήθος in funzione di aggettivo viene ηθικος che acquista anche il significato di principi delle caratteristiche della condotta umana che influiscono sulla collettività (ovvero moralis in latino). Il termine morale, quindi, assurge a valore di ciò che è attinente alla dottrina etica, oppure significa ciò che è attinente alla condotta e quindi suscettibile di valutazione e quindi di giudizio.
Qui verrà usato il concetto di morale come moralità, cioè come assieme di convenzioni e valori di un determinato gruppo sociale in un periodo storico (o semplicemente di un individuo), concetto ben distinto da moralismo con il quale si intende la corruzione della moralità.”
In questi tempi di estrema confusione semantica la premessa mi sembrava doverosa, prima di passare all’argomento di questo articolo, cioè la morale politica olandese contemporanea.
Da quando a novembre ho letto l’intervento di Youp van ‘t Hek sulla T-Mobile che ha scatenato una polemica ancora non sopita, mi sono scoperta a cercare regolarmente la sua firma nell’editoriale di fondo pagina e la mia assiduità è stata premiata. Contesto: il primo grande dibattito del nostro neo-governo di minoranza capitanato da Rutte. Oggetto: l’annosa questione afghana, ovvero il rinnovo dell’invio di truppe armate per la cosiddetta missione di pace in Afghanistan che di pacifico non ha nulla ed è già costata la vita a 50 militari olandesi in tre anni. Questa volta, secondo le fonti ufficiali, si tratta dell’invio di una squadra di poliziotti per fornire alle locali neo-forze dell’ordine un addestramento specifico in tecniche di mantenimento dell’ordine pubblico.
Non ci vuole un’intelligenza superiore alla media per capire che questa è l’ennesima acrobazia semantica per nascondere la verità: tre anni fa la missione in Afghanistan era stata chiamata ‘esplorativa’. Un nostro amico militare è stato spedito per un anno a Camp Holland in Uruzghan e la prima cosa che ha chiesto quando è tornato è stata: “Ma lo sanno qui che lì c’è la guerra? No perchè dai giornali e dalla TV sembra che siamo lì a setacciare la sabbia. Invece si spara, si buttano bombe, si muore: un esercito contro l’altro, non sono civili.” Giornali e TV hanno continuato imperterriti a negare la verità etichettando le prime casse da morto che venivano rispedite in patria come incidenti in scontri a fuoco con la popolazione locale. Interrogazioni parlamentari  continue sulla vera natura della missione hanno puntellato l’agenda del governo Balkenende IV e sono culminate nella sua caduta esattamente un anno fa, quando il PvdA (= PD) si è rifiutato di avvallare la decisione del premier di prolungare la missione oltre il termine pattuito con nuovo invio di truppe, è uscito dalla coalizione e ha così provocato le elezioni anticipate che hanno portato al governo attuale.
Nemmeno si era asciugato l’inchiostro sulla carta dei tabloid che annunciavano il rientro delle ultime truppe dall’Uruzghan lo scorso autunno che il neo-priemier Rutte si impegnava a condurre una nuova missione, questa volta in Kunduz. Poliziotti, non militari, con il compito di addestrare truppe locali, non condurre azioni di guerra, si è giustificato Rutte con impressionante faccia da culo di fronte ad un parlamento giustamente attonito e compatto nel rifiuto di appoggiare la nuova missione (per la cronaca: neppure il PVV di Wilders ha votato a favore!). L’obiezione sostenuta: se si va in zona di guerra con una squadra di uomini armati in uniforme è dura convincere l’esercito ostile che sono allenatori e quando si comincia a sparare muoiono anche civili e poliziotti. Questa volta insomma sembrava che il nostro non ce la potesse fare quando a sorpresa la neo-leader di Groenlinks (verdi), Jolande Sap, ha appoggiato la proposta di Rutte garantendo così la risicata maggioranza parlamentare necessaria a far passare la decisione. La nostra ha giustificato così la sua incredibile azione: “Ho chiesto ed ottenuto direttamente dal premier la garanzia che la missione avrà finalità esclusivamente didattiche e sarà mia cura ritirare l’appoggio al governo qualora questa garanzia non verrà rispettata.” Ovvero: sono l’ago della bilancia, gente, non so se mi rendo conto di quanto sono figa. Groenlinks vale 10 seggi e secondo i sondaggi ne ha già persi 3, oltre che aver perso 500 tesserati e vi risparmio i commenti dei parlamentari sull’acume della signora Sap. Nessuno ancora dice apertamente quello che tutti si chiedono da settimane e cioè che cosa ha veramente promesso Rutte alla Sap, perchè se la decisione è davvero basata su una garanzia verbale allora la signora dovrebbe essere internata per demenza.
Mentre vado di nuovo a vomitare dal disgusto, lascio la parola a Youp:  “[Rutte] non vuole uscire dalle grazie di Obama. La foto in cornice di Mark alla Casa Bianca col negro deve andare a stare sul tavolo da caffè di sua madre. Non c’è altra ragione. Mark era a tavola con mamma a mangiare lo stufato con le patate quando Jolande gli ha telefonato. Mark ha visto la cornice vuota sul tavolo da caffè e ha promesso a Jolande tutto quello che voleva. Hans en Uri [ministri del governo, noti pupazzi di Rutte] se ne sarebbero fatti carico. Mark vuole tanto bene alla sua mamma e per amore materno posson ben morire un po’ di ragazzi e ragazze olandesi [...] Meglio in Afghanistan che in Italia: lì non fai in tempo a girarti che finisci a letto con Berlusconi. C’è già quella foto sul tavolo di mamma Rutte? Mark e Silvio? Foto in cornice, per questo muoiono i ragazzi al fronte. Niente di più.” (14 febbraio)
 
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