paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2011

manus

Ebbene, siamo approdati in quella parte dell’anno in cui ci è lecito insanire, come dicevano i nostri nobili antenati che in quanto a orge non si sono fatti mai mancare nulla. E visto che in Italia insanite già da mo’ e non avete bisogno di rinforzi, vi intrattengo con le nostre licenziosità da educande, ovvero con l’umorismo da terza media che caratterizza da sempre il carnevale in Brabante e da cui il Limburgo si dissocia (lo dico onde evitare telefonate in trasmissione da parte del Principe del Carnevale Limburghese). L’anno scorso vi avevo fatto partecipi dello scandalo attorno alla canzone ‘Zachte G, harde L’, un testo poco più allusivo del clarinetto di Arbore (inteso come canzone). Quest’anno lo scandalo riguarda la canzonetta dei Pikantos, che altro non è che una cover dell’omologa hit del 1970 ad opera di un tal Peter Muller, editore di riviste che oggi verrebbero definite soft porn, che manco è su Wikipedia ma ci arriverà ben presto se la sua canzone diventerà la carnavalshit n°1 come tutti si aspettano.
A differenza di ‘Zachte G, harde L’, questa canzone di allusivo non ha nulla. Il testo recita: “Manus (lat.), tira fuori il dito dal mio anus (lat.): non fare pazzie, non fare l’animale! Se non togli subito quella zampa ti becchi una sberla.” Insomma, in questo caso la parte del corpo in questione viene nominata per intero e prevedibilmente questo è stato sufficiente a destare lo scandalo dei conduttori di radio Oost (emittente della locale bible belt) e TV Oranje (idem) al punto da vietare la trasmissione della canzone, fornendole quindi un’immediata quanto spropositata pubblicità gratuita: i bambini a scuola di Matteo la cantano già e manca ancora un mese a carnevale. Ma una censura non fa piacere a nessuno e i Pikantos si sono giustamente risentiti facendo presente che nella top 40 nazionale ci sono almeno quattro canzoni americane il cui testo (o titolo) prevede la parola ‘fuck’ e nessuno le ha mai censurate, molto probabilmente perchè per la provinciale e ipocrita morale olandese una parolaccia in inglese non la capisce nessuno. Come vedete anche gli olandesi sono maestri nel trovare peli negli occhi altrui ed ignorare le travi nei loro e, come il colonnello Buttiglione di nostalgica memoria non si arrendeva nemmeno di fronte all’evidenza, gli olandesi non si arrendono nemmeno di fronte alla logica stringente.
I Pikantos hanno fatto anche giustamente presente che ‘ano’ non è una parolaccia e che volendo si sarebbe potuto fare di peggio, giacchè il vocabolario olandese prevede almeno due sinonimi più volgari. E allora si deve concludere che la censura non è arrivata tanto a causa della parola in questione, bensì del contesto in cui viene adoperata e qui effettivamente c’è poco da obiettare perchè il testo è centrato - in modo fine ed educato, che nulla ha di impertinente o volgare - sui piaceri del sesso anale che, pur praticato anche dal coro delle vergini dai candidi manti di goliardica memoria, è tutt’ora un tabù in Olanda e fino a pochi mesi fa lo sarebbe stato anche in Italia. Non è un caso che Edwin Evers, il DJ più pagato d’Olanda e non certo un un fine intellettuale, abbia commentato: “Ma in Italia la conoscono già questa canzone?” e con questo se ancora aveste avuto un residuo dubbio sulla nostra immagine all’estero ve lo siete tolti. Ad ogni modo, i Pikantos si sono piegati alle esigenze mediatiche e hanno prontamente messo i mutandoni al testo, pubblicando una versione dove i piaceri anali sono ridotti al minimo indispensabile per far tornare la metrica e così farsi trasmettere anche in fascia protetta (che qui non esiste perchè non ce n’è bisogno: gli olandesi si autoregolano benissimo da soli). La potete ascoltare qui e giacchè questo blog vanta almeno due lettori olandesi e un discreto numero di bilingui lascio a loro giudicare il grado di volgarità del testo.  (2 febbraio)
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk